giovedì 13 giugno 2013

UN MONDO ARCOBALENO


Io non ci potrò andare come ormai mi capita da troppi anni, però, come tutti gli anni, mi piace ricordare un appuntamento importante: il GayPride. 
Una festa di colori, una sfilata di gioia, una manifestazione di orgoglio e appartenenza, un desiderio di libertà e condivisione. 
Me ne sono fatti tre in gioventù, compreso quello storico dell'anno 2000 - anno del Giubileo - e ricordo ancora con piacere le emozioni provate in mezzo a tante persone comuni che non hanno paura della bellezza splendente dei colori dell'arcobaleno. 
Se non ci siete mai stati, se vi siete preclusi questa esperienza, se giudicate senza aver mai immerso il naso nella realtà delle cose... ecco, regalatevi un week-end a Roma. Un week-end di vita, amore e rivoluzione. 

Inserisco un link di un articolo de IL FATTO QUOTIDIANO che ho trovato sulla bacheca di un amico. 
Dopo aver letto molti commenti, opinioni... ho espresso la mia idea con semplicità e chiarezza.

"Mi permetto di dire la mia su un argomento che conosco bene. Ho letto l'articolo e mi duole constatare che c'è un'interpretazione falsata di quello che si dice (sempre secondo la mia umilissima opinione). L'articolo parla di uno studio australiano - quindi circoscritto, limitato, legato a un contesto culturale e sociale specifico - che sta monitorando un certo numero di famiglie arcobaleno. Questo studio ha rilevato dei dati e li ha riportati. Non c'è un meglio o un peggio. Ci si permette - basandosi sulle abitudini relazionali di queste famiglie - di affermare che i bambini nati e cresciuti in famiglie arcobaleno, tendono a essere più aperti e più disponibili al confronto su tematiche importanti come bullismo, omofobia, diversità, sessualità, ecc. ecc. E questo perché i temi si affrontano nel nucleo famigliare per far fronte alle inevitabili discriminazioni - piccole e grandi - che i bambini e gli adolescenti tendono a subire nel loro confronto diretto con il mondo esterno. Tutto qui. Io non ci ho letto-visto un sotto-testo che afferma che le famiglie tradizionali crescono figli cretini. Quando si tirano fuori Dio, la Natura, il Pisello e le Patata... ecco, ho chiaro in mente a cosa devono far fronte i bambini delle famiglie arcobaleno... confrontarsi con un mondo che tende sempre a classificarli e giudicarli. Finisco dicendo che mi pare alquanto curioso che un articolo di questo genere accenda in alcuni animi focosi il desiderio di difendere con vigore il valore della FAMIGLIA TRADIZIONALE... come se venisse minacciata da qualcosa di non meglio definito. Sono le famiglie arcobaleno a dover giustificare continuamente il loro diritto di esistere, e non il contrario, e forse, uno studio di questo tipo, può aiutare a capire che si parla solo di amore, ancora d'amore, semplicemente d'amore. Grazie e scusate se mi sono permesso di dire la mia."

Detto ciò... vi saluto con alcune foto rubate a un caro amico... foto scattate durante la manifestazione contro l'omofobia tenutasi a Sassari sabato 8 giugno.

























Ringrazio Giovanni Salis - occhio sensibile e attento - per le sue bellissime foto, rivelatrici di una città che c'è... esiste... nascosta tra le ombre e i silenzi.

lunedì 10 giugno 2013

IL RAGAZZO ALLA PARI di FEDERICA GNOMO TWINS


Non sono un grande lettore di romanzi d'amore e ancora meno lo sono di romanzi erotici.
Penso che scrivere di sesso sia una delle cose più difficili al mondo. 
La penso esattamente come il regista Sorrentino che di recente ha dichiarato di non mostrare mai il sesso nelle sue pellicole perché è facilissimo cadere nel ridicolo o nel prevedibile. Meglio evocare, suggerire, sfiorare l'argomento e non discernerlo nei minimi particolari. Tutti facciamo sesso e tutti sappiamo cosa si prova e come si fa: inutile e pericoloso, quindi, tentare di illustrarlo con parole o immagini originali. 
Mi ricordo qualche lontana lettura adolescenziale: passavo dai romanzoni di Jackie Collins (un ibrido tra Dallas e Dinasty), ai testi del Marchese De Sade, alle storie barocche di Judith Krantz. 
Della prima mi è rimasta impressa una scena di fellatio tra una donna matura e un giovane uomo (chiara, esplicita, drizza-piselli per intenderci... e a 15 anni è molto facile emozionarsi quando si leggono certe cosette spinte).
Parto da questo spunto-ricordo per parlare del romanzo di Federica Gnomo Twins: anche in questo libro si racconta l'amore tra una donna di 40 anni e un ragazzo (un tatone tedesco) di 23, ma lo si fa con un tono completamente diverso. Tra le pagine del romanzo "Il ragazzo alla pari" c'è leggerezza, divertimento e moltissima ironia. 
La storia di Federica che parte verso la Sardegna con i suoi due gemellini per dimenticare un matrimonio fallito, e che tramite un annuncio assume una "tata" alta, muscolosa, bionda e di sesso maschile, gira tutta intorno alla fantasia smodata della mamma-moglie-amante. Pensieri, dubbi, speranze, voglia di provocare e desiderio di rinascere. C'è tutta la complessità dell'animo femminile tra le pagine di questo romanzo e tutto scivola con soave leggerezza.
Ho intervistato l'autrice per conoscere un po' meglio la genesi della storia e il suo mondo artistico e personale.
Quello che segue è il frutto della nostra conversazione.


Ciao, Federica. Il tuo romanzo IL RAGAZZO ALLA PARI si inserisce a pieno titolo nel filone del romanzo erotico, tornato in auge con il grande successo della trilogia sulle “sfumature di grigio”. Il sesso raccontato dalle donne piace al grande pubblico, indiscutibile. Secondo te da dove nasce questo grande interesse?
C’è sempre stato un grande interesse delle donne verso il sesso raccontato. Le donne sono più cerebrali, gli uomini più visivi. Da sempre le donne parlano tra loro, scrivono su forum femminili, e leggono romanzi rosa conditi  e piccantini, poi come da me previsto già nel 2008 qualche editore ha fiutato la mega-nicchia di lettrici e ha fatto fortuna,  naturalmente non in Italia, dove gli editori arrivano sempre dopo…

L’idea del romanzo come è nata e com’è cresciuta dentro la tua testa?
Frequentando, appunto, forum di scrittrici donne e un altro di  fan di una band, ho pensato perché non dare una storia d’amore anche un po’ hot ma non volgare? Era appunto il 2009 quando è nato Au pair , la prima versione del Ragazzo alla pari. Volevo dichiarare a tutti che l’amore non ha età, né sesso; questa è sempre stata la mia battaglia, ho sempre scritto di coppie non convenzionali.

La tua protagonista si chiama come te. Il romanzo è scritto in prima persona. Volevi creare una forte identificazione con l’autrice del testo? C’è un po’ di te in quello che racconti?
Le situazioni esilaranti mi appartengono tutte, poi naturalmente c’è tanta invenzione. La Federica del romanzo è nata prima della Federica autrice… forse è l’autrice che vorrebbe essere pazza come la protagonista!

Descrivere una scena di sesso è complicatissimo. È un tema così abusato che è facilissimo cadere nel grottesco e nel banale. Come hai costruito le scene hot del tuo romanzo? Ci hai meditato su o ti sei lasciata andare?
Io scrivo sempre di getto, immagino la scena , la vedo come in un film con dialoghi e tutto. Scrivo anche molto semplice, e a tratti poetico, insomma non lo trovo complicato, sono molto spontanea di natura.

La Sardegna  fa da sfondo alla storia di Federica e Tom. Ci sei mai stata e come mai l’hai scelta come la scenografia ideale per il tuo romanzo?
Sono innamorata della Sardegna e del suo mare, ci vado dal 1977, ho origini, lontane, sarde.

Se pensi al tuo lettore ideale… come lo immagini?
Allegro, curioso, aperto, disinibito, non volgare. Sopralerighe, come il mio blog,  appunto!

Imbarazzi con amici e parenti dopo la pubblicazione del libro? Qualcuno/a ti ha detto: “Però… questa Federica!
Sì…mia cognata, mio fratello, le mie amiche, mia madre… insomma tutti, ma io scrivo, e voglio scrivere anche ciò che le donne vogliono sentire, e vivere. Io per prima. Non mi è mai interessato il giudizio dei perbenisti, neanche da ragazza.

Quali sono i libri che ti hanno cambiato la vita?  
Ho letto tanto, soprattutto il romanzo dell’800 ( inglese, francese, russo),autori del 900 italiano,  contemporanei, reportage, storie di altri paesi del mondo. Ma il libro che mi ha cambiato, nel senso letterale del termine,  la vita è stato solo uno: Destinazione TH di mia figlia Dorotea. Con lei, ancora minorenne e quindi da tutelare,  ho scoperto l’editoria e ho ricominciato a scrivere d’amore non convenzionale.

Puoi descriverci la tua giornata tipo?
 Faccio la mamma, la moglie, l’imprenditrice e sto sempre al pc, a leggere e cercare autori bravi. Tengo un blog seguitissimo Gnomo Sopralerighe, e una rubrica di cucina su Lovvy.it . Seguo i libri di Farnesi , tutti,  da molto vicino, diciamo dalla testa dell’autore al prodotto finito. Ultimamente scrivo poco, per mancanza di tempo. La sera leggo i libri dei molti “amici” scrittori. Metto le virgolette, perché se non leggo in fretta mi tolgono l’amicizia… quindi non so se sono veri amici.

Scrivere è?
Ringiovanire

Una cosa che speri che esista?
L’amore sincero

Un personaggio dei fumetti che vorresti come amico?
Nonna Papera, per regalarmi ricette

Il cattivo perfetto?
Lo sfruttatore o vampirizzatore dei miei sentimenti e capacità

Tu sei anche una editrice. Come scegli un romanzo da pubblicare?
Devo  trovare una storia giusta per il momento in cui deve uscire( mercato), autore il cui stile espositivo mi piaccia, un pizzico d’ innovazione ( intuito).
Tre consigli tre per un autore esordiente?
Non mollare, ma scrivere tanto e confrontarsi con altri.
Caffè in cialda o moka?
 Basta sia caffè…

Tre libri letti nel 2012 che consiglieresti a chi ti legge?
Il rumore dei tuoi passi di Valentina D’urbano,  L’eredità dei corpi di Marco Porru, e La spiaggia delle anime di Roberto Alba

Hai mai fatto una sorpresa a qualcuno?
Ne faccio continuamente, mi piace

Cosa ti auguri di raggiungere nel prossimo futuro?
La serenità

Biografia in una playlist?
Riavvolgi il nastro
Mai compiuto illegalità nel nome della cultura?
Mai, sono una persona semplice, non un artista

Feticismi tecnologici?
Non ambisco a nessun oggetto.

Cosa ami e odi del web?
Amo il contatto con tante persone e odio il non poterle conoscere davvero

Un gesto politico importante?
Non ho mai fatto cose eclatanti, mi sono impegnata  in varie associazioni e basta.

La frase scusa preferita?
Ho un altro impegno( che spesso ho davvero!)

Un posto dove ti senti sempre “a casa”?
 A casa, ma davanti al fuoco, amo l’inverno e il fuoco.

A 13 anni cosa volevi fare?
 La stilista

Hai per un giorno il potere assoluto: la prima cosa che fai?
Elimino la fame dal mondo

Il sesso cos’è?
Coinvolgimento totale

Se la tua vita fosse un film, chi sarebbe il regista?
Io

Il libro più erotico che hai letto?
Histoire d’O

Cosa amano trovare le donne in un romanzo erotico?
Evasione, trasgressione, amore. Qualcosa che le porti a fremere e immaginare di stare con un partner meraviglioso, spesso inesistente.

Come spiegheresti a un bambino la parola “felicità”? 
Abbraccia te stesso e gli altri

La tua casa brucia… cosa salvi?
Gli esseri viventi

La volta che hai riso di più?
Rido spesso, di me e delle situazioni. Spesso rido anche dei guai, per non incavolarmi ulteriormente.

Una cosa che non hai mai capito della gente?
Perché dovrebbero interessarsi a questa intervista? Scherzo: non capisco il bisogno di indebitarsi per comprare qualcosa di futile come un nuovo cellulare, televisore, auto, vestito ecc

Una cosa che volevi e non hai avuto?
L’altezza! Sono gnoma…

Cosa c’è sempre nel tuo frigo?
Latte

Un figlio gay ti avrebbe sconvolto la vita?
 L’avrei amato come amo Tea, io lotto per la parità dell’amore. Infatti scrivo anche romanzi a tematica gay, oltre che stravaganti situazioni sentimentali.

Una cosa stupida che non riesci a smettere di fare?
Mettere baby doll per andare a letto, anche in inverno col freddo.

Icone moderne?
La pizza…e l’effimero

Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
Bill Kaulitz

Se alzi gli occhi e guardi il cielo…cosa vedi?
Il mio futuro

Federica Gnomo Twins, autrice di Il ragazzo alla pari, Gremese editore, maggio 2013

***

Ringrazio Federica per la disponibilità e la simpatia.
Ora dovete solo correre a comprare il libro. 
Un po' di piccante nella vita ci vuole, no?

giovedì 6 giugno 2013

CONTROPIEDE TECNOLOGICO


Oggi qualcuno è riuscito a sorprendermi.
Uscito dalla sede dell'Inail, dove ho fatto le visite di controllo finali prima di rientrare al lavoro - domani è il grande giorno - mi sono diretto verso casa e ho deciso di passare a far visita a una libreria per portare la scheda tecnica del mio libro. 
Sono entrato nel negozio con la mia cartelletta sottobraccio e dopo aver salutato e aver notato una relativa calma, mi sono rivolto direttamente alla libraia che mi sorrideva come se mi conoscesse da una vita.
"Salve, mi chiamo Carlo Deffenu, ho pubblicato un libro per una piccola casa editrice e..."
"Lo so, l'ho già ordinato."
"Come? Scusa? Lo hai già ordinato? In che senso?"
"Sì, ho visto la copertina su Fb - non mi ricordo dove - e incuriosita sono andata a leggermi la trama e ho deciso di ordinarlo su una piattaforma online... ho cercato di capire se potevo averlo in libreria ma ancora non risultava disponibile nei canali che usiamo di solito e mi sono mossa per averne una copia per me."
"Ah..."
Ero decisamente basito.
La libraia mi sorrideva perché mi aveva riconosciuto grazie al mio avatar di fb e io tutto potevo immaginarmi meno una reazione simile.
Le ho spiegato che la Farnesi Editore si rivolge direttamente alle librerie per avere un rapporto diretto con i punti vendita e mi ha lasciato subito i dati della libreria per girarli all'ufficio commerciale della casa editrice. 
"Allora aspetto di averti tra le mani... ci aggiorniamo... ok?"
"Certo... aspetto di sapere cosa ne pensi."

Tornando al post precedente - e allo scambio di battute con Stefano nella sezione "commenti" - ho scoperto sulla mia pelle la potenza della rete e di un mezzo come facebook.

martedì 4 giugno 2013

MA CHE PIACERE!


Mi ricordo che all'inizio guardavo con molta diffidenza il nuovo social-network dove tutti si iscrivevano con grande entusiasmo. 
A chi mi diceva: "Ma lo sai che così puoi rintracciare persone che non vedi da una vita... persino i tuoi vecchi compagni di scuola!", rispondevo: "E perché dovrei ritrovare delle persone di cui mi sono liberato anni fa?"
La mia risposta era ironica, provocatoria e solo in parte sincera.
È vero che non ho mai sentito l'impulso di andare a cercare i vecchi compagni di scuola su facebook: è una parte della mia vita che ricordo con molto poco piacere. Nessuna epica giovanile, nessun romanticismo, nessuna complicità goliardica... ma solo tanta noia, tanta pesantezza e tanto vuoto esistenziale. 
Per me sono stati un'accozzaglia di anni informi, anomali, dove non mi sentivo né carne né pesce, sospeso tra due mondi, in bilico tra maschere grottesche... perciò nulla di veramente memorabile, nulla da festeggiare con uno stupido amarcord in pizzeria. 
Quando incontro per caso un compagno delle superiori (quelli delle medie e delle elementari sono fantasmi lontanissimi... sbiaditi nella memoria) mi stupisco sempre nello scoprire che quelle entità fisiche esistono ancora nella realtà... e semmai esistono con mogli/mariti e figli a carico. Sorridono e mi presentano il/la consorte e tutti i figli (nomi, età, doti e aspirazioni) e poi mi dicono: "Non sei cambiato... ti trovo sempre uguale!"
Io sorrido imbarazzato. Loro sono cambiati - e anche parecchio - e anche io non sono da meno, nonostante le loro parole di circostanza. Quello che non appare fuori, scava buchi profondissimi dentro. 

Dopo anni di uso giornaliero del mezzo - alla fine mi lasciai corrompere dalla curiosità - posso dire che non ho ritrovato molti compagni di scuola (in realtà uno solo) ma, con mia grande sorpresa, ho ritrovato... quasi casualmente... degli amici persi nel vortice del tempo.
È difficile dire perché qualcuno sparisca dalla tua vita da un momento all'altro quando, fino a poche ore prima, ne impregnava ogni angolo con il suo odore e la sua presenza.
Sono deviazioni, lutti, perdite che capitano... a volte terribili, altre volte naturali... distacchi che ti rendono orfano o ti fortificano come mai avresti creduto possibile.

Poi, il tempo, lenisce le ferite. Pulisce, purifica e smussa gli angoli. Quello che ti appariva in un modo ti appare in un altro e scopri che non senti rabbia, rancore, odio o amarezza. Solo calma. Una calma quasi innaturale. Sei contento di parlarci ancora e ascolti con vero piacere le novità di una vita che un tempo ti apparteneva come l'aria che respiravi. 

Una volta di più ho imparato che il mezzo è sempre neutro... siamo noi a decidere il suo pH usandolo in modo saggio o in modo maldestro.

Bentrovati amici.

giovedì 30 maggio 2013

LIBEROS DI SOGNARE


Sono felice di tutto quello che è mi capitato da quando ho annunciato l'uscita del mio primo romanzo in libreria. 
DOMANI SARÀ UN GIORNO PERFETTO è diventato un libro grazie alla Farnesi Editore e alla mia editor Federica Gnomo. 
Amici, conoscenti e persino perfetti sconosciuti/e mi hanno cercato, salutato, stimolato con il loro entusiasmo. 
Ho tenuto il segreto per mesi (sono un bravo lupetto) e ora, dopo tante notti insonni, posso finalmente vivere questo momento senza paure o insicurezze. 
La mia creatura è quasi nata... ha rotto l'uovo... ed è pronta a conquistare l'universo (quanto grande ed esteso ancora non posso saperlo!).

Ieri ho ricevuto anche l'email di accettazione da parte dell'associazione LIBEROS dopo mesi di attesa.
Ho potuto creare la mia "pagina autore" sul loro sito e iniziare a inserire i libri che amo nella mia libreria virtuale. Per vedere la mia pagina cliccate QUI.
Liberos è un'associazione, una comunità di lettori, autori, bibliotecari, librai che amano i libri, li diffondono e li sostengono con iniziative, eventi e molteplici progetti. Libri pubblicati da case editrici non a pagamento, ovviamente, che cercano un loro spazio nell'immenso e complesso mondo dell'editoria italiana. 

Sono felice di partecipare con il mio piccolo libro a un progetto così bello e ambizioso.
La nostra madrina speciale è la scrittrice Michela Murgia. 
Non so se mi spiego! 

Presto vi aggiornerò su tutto quello che girerà intorno al mio libro. 
Presentazioni, eventi e... sorprese... tante sorprese. 

Grazie ancora a tutti.

martedì 28 maggio 2013

DOMANI SARÀ UN GIORNO PERFETTO di CARLO DEFFENU


E finalmente posso dirvelo... i primi di giugno (data indicativa il 5 giugno) esce il mio primo romanzo in formato cartaceo grazie a una piccola casa editrice molto battagliera.
La FARNESI EDITORE ha amato il mio romanzo finalista al Torneo 2011 organizzato da GeMS (uscito soltanto in versione ebook) e lo ha scelto per inaugurare la sua collana di narrativa BLUINCHIOSTRO.
Tutto ha avuto inizio in tempi non sospetti  grazie alla passione di Federica Gnomo, una cacciatrice di storie  instancabile che mi ha tenuto d'occhio e mi ha spinto a crederci e a non mollare mai la presa.
Il romanzo è stato riscritto con l'aggiunta di due nuovi capitoli e dopo mesi di dubbi e sudore, ora posso dire, senza paura di smentite, che la storia ha trovato una strada nuova, imprevedibile e, almeno per me, sorprendente. 
Pensavo di aver detto tutto quello che c'era da dire e invece... be', mi sbagliavo... eccome se mi sbagliavo!

Vi aggiornerò molto presto su presentazioni, incontri e iniziative di ogni genere... in attesa, ovviamente, dei vostri commenti e del vostro parere.

Ecco qui sotto la cover completa.


 P.S. - Grazie al mio angelo. Il cielo non è mai stato così luminoso come in questi ultimi giorni.

P.S. 2 - "In culo alla balena!"... per sicurezza me lo dico da solo. 



domenica 26 maggio 2013

È SEMPLICEMENTE AMORE di MAX BOSSO



Il romanzo di Max Bosso, intitolato “È semplicemente amore”, è un libro ingannevole. Lo è involontariamente, perché il titolo e la copertina ti fa pensare a un certo tipo di storia (un amore adolescenziale tra due ragazzi… uno italiano e uno tunisino) e invece, sebbene parli anche d’amore, di desiderio e di fusione di corpi e menti, è molto di più di tutto questo. È un canto d’amore… una fuga verso un’idea di felicità e libertà che possiamo anche chiamare “utopia” o, se vogliamo, “Visione”… come nel racconto “Sulla collina nera” di Chatwin, dove due gemelli passano tutta la vita insieme dentro una fattoria che si chiama “Visione”, e lì dentro nascono, diventano grandi, invecchiano e muoiono. Dentro quella visione si bastano e si completano e nessuno, donne comprese, è ammesso e voluto.  La vita è tutta concentrata e distillata in un luogo che diventa mondo, universo, inizio e fine.  
Max Bosso è abile nel seguire le avventure di Tommy e Said, attento nel perlustrare i movimenti del cuore, della mente e del corpo; un corpo mai negato, un corpo sempre esplorato e desiderato. Perfetti i dialoghi che ci lasciano entrare nella storia con leggerezza e lucidità e le descrizioni ambientali. 
Alcuni passaggi sono molto cinematografici (il ritrovamento della carcassa del maiale che segnerà i ricordi del protagonista) e non è difficile “vedere” la storia e seguire i pensieri più segreti di Tommy.
“Quando non capiamo gli altri, non si deve pensare che sono strani”  dice Said quasi alla fine del romanzo al suo amico-amante Tommy che non capisce le parole misteriose del ragazzo tunisino. 
In questa frase ho trovato il senso di molti rapporti umani e con forza mi ha fatto soffermare sullo sguardo che io stesso proietto sul mondo che mi circonda.

“È semplicemente amore” è un romanzo misterioso, ampio, ellittico, imperfetto, evocativo, utopico e terribilmente carnale.  
Ho intervistato l’autore per scoprire qualcosa di più della genesi del libro e conoscere meglio le sfumature della persona che si nasconde dietro una penna così acuta e sensibile.


Ciao, Max. Il tuo romanzo è stato un finalista al premio Calvino. Ci racconti com’è andata e come hai vissuto questo importante risultato?
Quando la notizia mi è stata comunicata, per telefono, ero molto emozionato, non avevo idea di cosa sarebbe capitato in seguito e immaginavo tutto e il contrario tutto. Poi però ho capito quasi subito che indulgere troppo alle fantasie non avrebbe fatto del bene né a me, né al romanzo, così mi sono imposto una dose di sana leggerezza e ho semplicemente lasciato che le cose accadessero.

L’idea del romanzo come è nata e com’è cresciuta dentro la tua testa?
L’idea è nata e ha preso corpo dall’esigenza di raccontare i luoghi della mia vita, che sono la Sardegna e Torino. Curiosamente, dopo essermi traferito in Piemonte, ho iniziato a immaginare la Sardegna e, allo stesso modo, ogni volta che sono in Sardegna, immagino Torino. Parlo d’immaginazione, e non di ricordo, perché quando non mi trovo fisicamente in un luogo che mi appartiene, quel luogo prende vita nel mio pensiero e assume contorni, colori e caratteri che non esistono nella realtà. Per quello che mi riguarda, è in questa incongruenza tra il mondo vissuto e il mondo rivissuto con l’immaginazione che risiede l’origine di ogni storia.

Leggendolo viene spontaneo chiedersi quanto ci sia di autobiografico nella storia. Ci hai messo un po’ di te e del tuo mondo o si tratta di pura finzione narrativa?
Si tratta di pura finzione narrativa. Eppure non c’è riga del romanzo che si sottragga all’incombenza di raccontare me e il mio mondo. Non so dirti come questo accada, ma credo sia un elemento comune a molti scrittori.

Il tema del romanzo è l’amore… ma anche la fuga e l’utopia che si possa vivere lontani dal mondo. Il cambio di titolo devia l’attenzione e spinge verso una direzione un po’ ingannevole. “La qualità del dono” era un titolo molto più poetico ed evocativo. Tu cosa volevi raccontare… cosa ti ha spinto a scrivere proprio questa storia?
Nella tua domanda ci sono due parole per me molto importanti: fuga e utopia. Credo che tu, scegliendole, abbia individuato i due veri motori del romanzo. Io aggiungerei la parola desiderio. Desiderio di fuga e desiderio di utopia, ma anche desiderio inteso nella sua accezione più carnale. Credo che la storia di Tommy e Said rappresenti un raccordo tra molti dei temi che tutti noi, nella nostra esperienza quotidiana, siamo naturalmente portati ad associare a queste tre parole.

Magistrali sono le descrizioni di luoghi e paesaggi. Lo Sperone del Gigante diventa una sorta di isola nell’isola… un luogo dove i personaggi si cercano, si perdono e si ritrovano. Come hai scelto il teatro della loro fuga impossibile?  E’ un luogo della memoria?
È un luogo della memoria, sì. E si trova in Ogliastra, la regione più aspra e violenta della Sardegna. La più vitale, la più evocativa, la più erotica. Immagino l’Ogliastra e soprattutto quella particolare zona dell’Ogliastra che racconto nel romanzo, come la testa e il cuore dell’isola. Vi hanno sede la memoria e l’anelito alla vita. Pulsano in Ogliastra valli profondissime, montagne antiche, boschi sacri e scorci di mare: tutto, in Ogliastra, grida bellezza.

Il romanzo è ambientato a Torino e in Sardegna.  Hai letto qualche autore sardo dell’ultima generazione e se sì chi ammiri di più?
Ne ho letto molti. E credo non esista uno solo degli autori sardi che conosco e che non influenzi la mia scrittura: Soriga per lo sguardo cinematografico, Lecca per l’indagine introspettiva, Fois per i movimenti di trama, Murgia per la naturale affezione alla tradizione antropologica dell’isola. E poi Niffoi, che ha scritto pagine d’inarrivabile splendore e sprigiona poesia in ogni nuovo romanzo e che quasi m’imbarazza citare in un’intervista dove si parla del mio romanzo. 

Letteratura gay. Cosa ne pensi? Esiste o è solo una definizione vuota di senso?
Fatico ad associare quest’espressione al mio romanzo. E il problema non è l’aggettivo gay, ma la parola letteratura. Forse la “letteratura gay” esiste in senso scientifico, è cioè una letteratura sociologica, antropologica e filosofica che affronta temi vicini a quelli che, spesso sbagliando, si considera siano gli interessi primari della comunità omosessuale. Considero “letteratura gay” la lettera che un diciasettenne disperato ha inviato alla redazione di Repubblica qualche giorno fa. Considero “letteratura gay” alcune poesie di Sandro Penna e alcuni discorsi di Don Gallo.  Considero “letteratura gay” quelle opere che sono state scritte con l’intento dichiarato di affermare valori politici e civili. Il mio romanzo, e tutti gli altri che gli sono in qualche modo affini, sono soltanto storie. 

La copertina perfetta per il tuo libro sarebbe stata…? Un’immagine che hai in testa.
Nessuna. Mi piace moltissimo la copertina del mio romanzo!

Quali sono i libri che ti hanno cambiato la vita?
Te ne dico solo due, perché a dirne di più si rischia di  essere noiosi: Lolita, di Nabokov e Il giorno del giudizio, di Satta. Anzi, facciamo tre e aggiungi Pastorale americana, di Roth.

Puoi descriverci la tua giornata tipo?
Lavoro, scrivo, studio, vedo gli amici, di solito all’ora dell’aperitivo. La mattina mi piace svegliarmi molto presto e non faccio quasi mai tardi la sera, perché voglio dedicare sempre un po’ di tempo alla lettura.

Scrivere è?
Un brutto vizio.

Una cosa che speri che esista?
Un’estate senza zanzare farebbe di me l’uomo più felice del mondo.

Un personaggio dei fumetti che vorresti come amico?
Mafalda.

Il cattivo perfetto?
Lucy, l’amica di Charlie Brown.

Quanto curi i personaggi di contorno? Io ho trovato magistrale il signor Paolino.
Quello delle “comparse” è un problema che mi sta molto a cuore. L’attenzione che un autore, o un regista cinematografico, riserva alle comparse è a mio avviso molto indicativa dell’amore che nutre per la sua opera. I personaggi di contorno sono come i bottoni per il sarto. Non puoi sceglierli a caso, devi attaccarli bene e gli devi creare delle asole proporzionate, non troppo larghe, né troppo strette. Altrimenti, come una giacca o un cappotto, la storia non riuscirà mai a chiudersi.

Caffè in cialda o moka?
Al bar. Sempre.

Tre libri letti nel 2012 che consiglieresti a chi ti legge?
La cena, di Herman Koch. Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank, di Nathan Englander. Obbedienza e libertà, di Vito Mancuso.

Hai mai fatto una sorpresa a qualcuno?
Ma sì, come tutti. Però devo essere sincero: non mi sono mai venute tanto bene. Non sono portato per le sorprese. Né per farle, né per riceverle.

Cosa ti auguri di raggiungere nel prossimo futuro?
Non mi dispiacerebbe smettere di fumare. Ma non lo vedo come un obiettivo tanto raggiungibile, non finché continuerò a scrivere.

Biografia in una playlist?
Infanzia: La sigla di Occhi di gatto
Adolescenza: Another Brick in the wall, dei Pink Floyd
Età adulta: Sogno, di Gianna Nannini

Mai compiuto illegalità nel nome della cultura?
Se lanciare insulti all’indirizzo di un ministro durante una manifestazione è illegale, allora possono mettermi dentro e buttare la chiave.

Feticismi tecnologici?
L’Iphone è obiettivamente un bell’oggetto. Non so se è il caso di parlare di feticismo, ma non me ne separo mai molto volentieri.

Cosa ami e odi del web?
Amo la possibilità di costruire relazioni. Odio l’impossibilità di approfondirle.

Un gesto politico importante?
Cito una delle nostre “mamme costituenti”, Teresa Mattei:  l'unica volta che misi del rossetto fu per mettere una bomba.

La frase scusa preferita?
“Ho un lavoro urgente da finire”. Di solito non c’è né il lavoro, né l’urgenza di finirlo.

Un posto dove ti senti sempre “a casa”?
Il bar Macchi di Piazza Dante, a Pisa.

A 13 anni cosa volevi fare?
È banale, lo so. Ma volevo scrivere. E lo facevo. Molto male, ma lo facevo.

Hai per un giorno il potere assoluto: la prima cosa che fai?
Porto indietro il tempo e dico un sacco di sì.

Se la tua vita fosse un film, chi sarebbe il regista?
Forse Tim Burton. M’imbatto costantemente in situazioni grottesche.

Come spiegheresti a un bambino la parola “felicità”?
Abbracciandolo stretto e dicendogli all’orecchio: avrai una vita bellissima, potrai sempre contare su di me.

La tua casa brucia… cosa salvi?
Il mio Mac. Cos’altro?

La volta che hai riso di più?
Mi piace ridere, mi piace giocare, mi piace fare gli scherzi.  Mi piace vivere l’allegria, in un modo che, raccontandolo, perderebbe di forza  e di significato.

Una cosa che non hai mai capito della gente?
L’incapacità di guardare oltre se stessi e i propri interessi.  La capirei se fosse una scelta egoistica, ma credo che il più delle volte si tratti, molto banalmente, di pigrizia.

Una cosa che volevi e non hai avuto?
L’autocontrollo. Parto in quarta un po’ troppo spesso. Ma sono sardo, devi capirmi.

Cosa c’è sempre nel tuo frigo?
Il vuoto. Un vuoto deprimente, angosciante. Mangio sempre fuori casa.

Una cosa stupida che non riesci a smettere di fare?
Fumare.

Icone moderne?
Quand’ero più piccolo ne avevo diverse: nella musica, nel cinema, nella letteratura.  Adesso, che sono mediamente più disilluso, è diventato più difficile riuscire a convincermi del fatto che, talvolta, dietro un’icona, possa esserci del contenuto.

Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
Inviterei i miei nonni. Perché non ci sono più e mi manca moltissimo il modo in cui riuscivano a incoraggiarmi e a farmi sentire speciale.  So che nella mia vita non arriverà mai nessuno che sarà capace di proteggermi come facevano loro e so anche che se ci penso troppo, potrei cominciare a piangere e non smettere per ore.

Se alzi gli occhi e guardi il cielo…cosa vedi?
Vedo un cielo d’estate, macchiato di nuvole grasse e piene di luce, che corrono verso il mare e scompaiono all’orizzonte. Amo questo cielo, non mi ha mai tradito.

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Ringrazio Max Bosso per la gentilezza e la grande disponibilità. 
Vi ricordo che il libro è pubblicato da EdizioniAnordest e costa 13,90 euro.


sabato 25 maggio 2013

IL PAESE SOGNATO

                        

"Caro direttore, questa lettera è, forse, la mia unica alternativa al suicidio. Ciò che mi ha spinto a scrivere è la notizia di un gesto avvenuto nella cattedrale parigina. Un uomo, un esponente di destra, si è tolto la vita in modo eclatante sugli scalini della famosa chiesa per manifestare il proprio disappunto contro la legge per i matrimoni gay deliberata dall'Assemblea Nazionale francese.


Nonostante gli insegnamenti dalla morale cristiana, io ritengo che il suicidio sia un gesto rispettabile: una persona che arriva a privarsi del bene più prezioso in nome di una cosa in cui crede, merita molta stima e riguardo; ma neppure questa considerazione riesce a posizionare sotto una luce favorevole quello che mi appare come il gesto vano di un folle. La vita degli altri continua anche dopo la fine della nostra. Siamo destinati a scomparire, anche se abbiamo riscritto i libri di storia. Morire per opporsi all'evolversi di una società che tenta di diventare più civile è ottusità e evidente sopravvalutazione delle proprie forze.


Il Parlamento italiano riscontrando l'epico passo del suo omologo d'oltralpe ha subito dichiarato di mettersi in linea per i diritti di tutti. Una promessa ben più vana del gesto di un folle. Tutti sappiamo come il nostro Paese sia l'ultimo della classe e che non ci tenga ad apparire come il più progressista. Si accontenta di imitare o, peggio ancora, finge di farlo. La cultura italiana rabbrividisce al pensiero che due persone dello stesso sesso possano amarsi: perché è contro natura, perché è contro i precetti religiosi o semplicemente perché è odio abbastanza stupido da poter essere italiano. Spesso ci si dimentica che il riconoscimento dei matrimoni omosessuali non significa necessariamente affidare a una coppia "anormale" dei bambini ma permettere a due individui che si vogliono bene di amarsi. In questo consiste il matrimonio, soprattutto nella mentalità cattolica. E allora perché quest'ostinata battaglia?

Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così. Il vero coraggio non è suicidarsi alla soglia degli ottanta anni ma sopravvivere all'adolescenza con un peso del genere, con la consapevolezza di non aver fatto nulla di sbagliato se non seguire i propri sentimenti, senza vizi o depravazioni. Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali. Se ci fosse un po' meno discriminazione e un po' più di commiserazione o carità cristiana, tutti coloro che odiano smetterebbero di farlo perché loro, per qualche sconosciuta e ingiusta volontà divina, sono stati fortunati. Io non chiedo che il Parlamento si decida a redigere una legge per i matrimoni gay - non sono così sconsiderato - chiedo solo di essere ascoltato.

Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l'omofobia, un male che spinge molti ragazzi a togliersi la vita per ritrovare quella libertà che hanno perduto nel momento in cui hanno respirato per la prima volta. Non c'è nessun orrore ad essere quello che si è, il vero difetto è vivere fingendosi diversi. Noi non siamo demoni, né siamo stati toccati dal Demonio mentre eravamo in fasce, siamo solo sfortunati partecipi di un destino volubile. Ma orgogliosi di esserlo. Chiediamo solo di esistere."

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Questa è la lettera scritta da un ragazzo di 17 anni, di nome Davide Tancredi, inviata a La Repubblica e pubblicata dal giornale. Sono parole forti, intense... scritte da un adolescente che chiede semplicemente il diritto di esistere con dignità e rispetto a una società italica ottusa, vecchia, inutile e insensibile. 
Non concordo con tutto quello che scrive Davide. Alcune frasi stonano con la grande bellezza del suo messaggio ("siamo solo sfortunati partecipi di un destino volubile" ... "Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali"), ma tralasciando questi passaggi discutibili, colpisce la lucidità e la profondità di questo ragazzo non ancora maggiorenne. Le sue parole insegnano ai nostri politici cosa sia il senso dello Stato e del Diritto. L'omofobia è molto diffusa e si manifesta nei piccoli soprusi quotidiani, nei silenzi prolungati, nelle esclusioni, nelle prese in giro... e troppo spesso esplode nella violenza, una violenza concreta che non risparmia nessuno. 
Ragazzi e ragazze... uomini e donne. 
Ammiro questo giovane uomo e gli dico di essere orgoglioso di essere quello che è... non si nasce sbagliati... si nasce per andare incontro al proprio destino... unico e irripetibile.

Ps. sarebbe bello che i giovani potessero trovare qui, nel loro paese, la terra fertile dove crescere, amare, studiare, progredire e... lavorare. 
Sarebbe bello... già!