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mercoledì 3 febbraio 2016

RED HOT


Ci sono molte manie e molti feticismi quando si parla di bellezza e attrazione. 
I rossi sono una fissa molto diffusa, almeno a dare retta ai pareri di molti amici e conoscenti.
Il fascino dei rossi incuriosisce, turba, intriga e spesso, nei romanzi, le donne fatali sono rosse di capelli e gli uomini, invece, interpretano o il nerd imbranato o il cattivone di turno. 
Ruoli sempre estremi, mai banali... come se il rosso determinasse una connotazione estetica così forte da non passare inosservata.
I rossi imperversano in alcuni paesi europei e qui da noi, invece, sono decisamente molto meno diffusi. Si parla di rossi naturali. Quelli chiarissimi di pelle e con le lentiggini sparse su tutto il corpo. 

Per omaggiare la bellezza dei rossi è stato creato un calendario e un libro.
Un rosso caldo.
Provocatorio.
Tentatore.

Le immagini meritano e bisogna ammettere che davanti a tanta bellezza si può solo soccombere, anche se, diciamocelo, si tratta di modelli e modelle... gente che con la bellezza ci campa alla grande. Nella realtà le cose, come per tutti, sono un po' diverse. E infatti, io, in classe, mi sono ritrovato il rosso più brutto e antipatico che mi potesse capitare in sorte. E la ragazzina rossa della classe accanto alla mia, era molto diversa dalla ragazzina dai capelli rossi che tormenta da sempre le notti di Charlie Brown. Perché la vita reale è molto più crudele di un film, un romanzo o un fumetto. 

P.s. - e voi siete attratti dai rossi/rosse?

P.s. 2 - ora che ci penso il mio editore è rosso. Quindi i rossi hanno anche un certo buongusto nello scegliere gli autori da pubblicare. :-)
























venerdì 19 dicembre 2014

IL CONDOMINIO DENTRO LA MIA TESTA


Per un autore i personaggi delle storie che scrive non sono semplici creature di fantasia relegate in un mondo di carta e inchiostro, ma incarnano qualcosa di molto più ricco e complesso.
Sono pensati, creati, costruiti rubando caratteristiche e ricordi a persone che si amano o si sono amate in passato - oppure odiate... nelle storie ci sono anche personaggi poco raccomandabili -, oppure si tende a saccheggiare il baule delle cose lette, viste o scoperte da quando parli, leggi o guardi la TV. 
Una miriade di informazioni che si sono accavallate nella tua testa e vengono fuori quando meno te lo aspetti. In letteratura si chiamano "plagi" oppure "citazioni", "omaggi". 
I plagi non sono sempre volontari. 
Tu mica puoi ricordarti che in una puntata di un telefilm visto all'età di sette anni c'era proprio quel particolare che hai inserito nel tuo romanzo. 
Quella cosa c'è, ma tu, molto semplicemente, ignori di averla archiviata nel tuo database personale. 
A volte ti rivela il misfatto un lettore quando durante una presentazione ti domanda: "Ma in quella scena volevi omaggiare la serie televisiva "Le isole perdute", vero?"
La tua faccia da ebete spiegherebbe molte più cose del tuo vago tentativo di parlare delle influenze artistiche in modo mooooolto generico per deviare la domanda. Ma il lettore insiste e persiste e tu, ancora più ebete, ascolti un'interpretazione della tua storia a te completamente ignota. A volte persino più figa, ricca e articolata di quella che hai pensato tu nella tua umile testolina. Perché spesso si procede per istinto... si segue un ritmo, un'idea senza pensarci troppo, assecondando un impulso creativo indomabile. Le interpretazioni le lascio a chi mi legge. 

Ecco qual'è il guaio: i personaggi ti tengono compagnia per mesi - a volte per anni - e sono più presenti di amici, mogli e parenti.Ci sono in piena notte quando ti alzi dal letto per buttare giù alcune idee. Ci sono la mattina appena ti alzi e ci sono anche quando lavori e dovresti rendere in un altro senso. Servi ai tavoli di un ristorante e nel cervello di riserva - io lo chiamo così - pensi ancora alla storia che stai cercando di scrivere. I personaggi ti parlano sempre. Invadono i sogni e si modellano lentamente, occupando spazi e tempo libero. 
Poi, dopo mesi o anni, quando "chiudi" una storia, ti capita di soffrire di depressione per abbandono o per distacco coatto. O almeno ci provi a staccare la spina... a pensare ad altro, ma loro mordono ancora e pretendono attenzioni. In realtà non li cancelli mai, anche quando passi a un'altra storia e il tuo condominio mentale si affolla di altre presenze, loro si siedono ancora alla tua tavola e bevono il caffè in tua compagnia, ridendo delle tue occhiaie e dei tuoi scazzi creativi.
"Se ci sei riuscito con noi puoi farcela con qualsiasi personaggio. Fidati." Me lo dicono con il sorriso... per sfottermi e farmi coraggio. 
Il mio consiglio è imparare a conviverci anche nei momenti più duri... quando vorresti tutto meno che una banda chiassosa di fantasmi che continua a chiederti se hai messo la moka sul fuoco. 

A volte, quando passeggio per Alghero, mi capita di vedere Dumas. Lo vedo chiaramente con la sua Minolta a tracolla che inquadra scorci cittadini per evocare Dora, la donna amata. E mi succede la stessa cosa con altri personaggi. Vedi Danette e Denis. Ma anche con creature che non avete ancora avuto modo di incontrare perché vivono ancora rinchiusi nella mia testa e nel mio computer. 

Tra non molto dovrebbe uscire il mio nuovo romanzo. Si parla del mese di marzo e io ci spero tanto. Un'altra corsa folle che non so esattamente dove mi porterà. 
Altre facce, altre storie e altri fantasmi da dare in pasto ai lettori. 
Vi devo confidare un segreto: Io non vedo l'ora che accada per sentirmi più leggero e fare spazio ai nuovi arrivi. 

P.S. - Ah... non ho parlato del grande divertimento e la grande gioia che si prova quando si inventano storie e personaggi. Ma di questo potrei parlare in un altro post, sempre che i fantasmi non si montino troppo la testa e inizino a pretendere l'impossibile. :-)

giovedì 27 marzo 2014

CAREZZE IMPOSSIBILI


Ormai è da un po' di tempo che mi chiedo se questo blog abbia ancora un senso. Rispetto al passato scrivo molto meno - qualcuno urlerà in coro: E MENO MALE! - e cerco di capire dove voglio andare a parare con un progetto che è nato quasi per gioco e lentamente si è trasformato in un blob non meglio identificato. 
In fondo non è uno spazio di critica letteraria - le mie recensioni seguono l'umore di un lettore onnivoro e spesso bulimico - e non è strettamente neanche la pagina di un autore. Con un solo libro pubblicato di cosa vogliamo parlare? 
Finita l'onda delle presentazioni, la sorpresa e l'eccitazione di amici e parenti, le telefonate di librai e organizzazioni culturali, posso solo parlare della delusione del dopo... delle cose che non funzionano... dei tasselli che non s'incastrano come vorresti nella tua mente iperattiva. 
Non è un diario personale nel senso stretto del termine: scrivo di me, ma lo faccio senza scendere mai troppo sul personale, rimanendo sempre mezzo metro dal suolo... rasoterra. Non è neanche un blog di critica sociale, non è una vetrina sulla moda, uno specchio sul mondo della TV, un occhio aperto sul cinema, un quaderno dove infilare racconti e disegni... parlo di tutto e lo faccio senza impostare uno schema prestabilito. 
Per questo e altri mille motivi mi chiedo cosa cerchino qui dentro le anime buone che ci passano o ci inciampano per puro caso, quelle che ci arrivano per collegamenti insondabili.
C'è il lavoro in ristorante... il progetto del carcere... il sogno di venire letto e capito... le bottiglie abbandonate alla generosità della corrente... le risposte che non arrivano... la testardaggine... la rabbia e la voglia di farvi vedere chi sono... c'è tutto e il contrario di tutto.
Mi bruciano le mani... vorrei prendere a pugni il mondo.

Tutti in cerca di carezze impossibili.

mercoledì 26 febbraio 2014

COSA FARÒ DA GRANDE?


In questo ultimo anno, esattamente da quando è stato pubblicato il mio primo romanzo, mi sono sentito chiedere diverse volte, da amici, conoscenti o lettori, se nella mia vita è cambiato qualcosa. 

Questa domanda nasconde diverse sotto-domande del tipo: ora ti senti uno scrittore?; ora guadagni molto?; quando pubblicherai il prossimo libro?
E io ho sempre risposto: no; per nulla; non si sa.
E davanti all'incertezza e ai dubbi restano sempre un po' delusi, quasi traditi dalla tua prudenza eccessiva.

Scrivo da anni, lo faccio per passione, per nevrosi, per fare qualcosa di bello, per coccolarmi, perché mi piace viaggiare con la mente, perché un solo amico invisibile non mi è mai bastato, per solitudine, per rabbia, per scommessa, perché è sempre meglio che drogarsi con pasticche e polverine, perché la bottiglia non mi aiutava più, perché sono stato un bravo bambino e un pessimo studente, perché mio padre diceva che scrivere non porta bene e fa perdere tempo, perché il sesso dura molto meno, perché mi hanno rovinato i Duran Duran e Candy Candy, perché scrive anche Iva Zanicchi ma si può aspirare a Philip Roth, perché la maestra ha creduto in me e mi ha invogliato a continuare, perché la prima ragazzina mi ha spezzato il cuore e io non ho più accettato cerotti e bende da nessuno per ricomporlo, perché amo sudare, perché adoro il profumo della carta, perché i NO mi fanno bene, perché la mia linea del destino è lunga e tormentata...

Scrivo per tutte questo cose e molte altre... vere e false, uniche e opposte... e soprattutto scrivo per tenermi compagnia.
Le storie sono un'ottima balia: non rompono, non russano, non chiedono giorni di permesso, ti svuotano il vasino senza protestare e ti lasciano in pace quando hai le palle che girano così veloci da fare vento ai pensieri più neri.
Ecco perché la pubblicazione è un caso fortuito, un incidente di percorso, un incontro di sensi che potrebbe non ripetersi mai più.
No; per nulla; non si sa.
L'equazione è semplice.

Le sirene sono tante... le bugie e i sorrisi falsi pure... prendi la tua piccola dose di veleno e impara a renderti immune.
Si scrive perché non si può fare altrimenti.
Tutto il resto è un inciampo occasionale.

lunedì 17 febbraio 2014

LA STELLA DI PIETRA di MARCO BUTICCHI


Il mio incontro con lo scrittore Marco Buticchi è stato intenso e particolare.
Quando ho ricevuto la telefonata di Elia e, con voce sorniona, mi ha chiesto se mi andava di presentare l'ultimo libro di Buticchi, sono stato vittima di un attimo di sano terrore. 
Conoscevo l'autore ovviamente, ma della sua opera non avevo letto una sola riga. 
Elia mi dice, passa a prendere il libro, lo leggi e poi decidi. E così ho fatto: ho preso il libro, sono tornato a casa, mi sono seduto e ho iniziato a leggere. Già a pagina 30 la trappola era scattata e io, come un bel topolino grassoccio che ambisce al pezzo di formaggio, potevo solo arrendermi alla magia della storia. 
Richiamo Elia e accetto la sfida. Perché per me è stata subito una sfida: fare la prima presentazione da "presentatore" (mi sento molto Baudo e la Clerici in questo momento!) con un autore che non conosco e con un genere che non è tra i miei preferiti, beh... caspita, se non è una sfida questa, forse lo può essere solo una lotta a mani nude contro tre Samurai armati fino ai denti!
Ho letto il romanzo e ho preso appunti, ho fatto ricerche su internet per scoprire ancora più cose su tanti argomenti che venivano toccati nella storia e, così facendo, l'immersione nel mondo di Michelangelo Buonarroti è stata ancora più ricca e profonda; così come è stata avvolgente e angosciante la lettura della parte ambientata nella seconda metà degli anni '80. E quindi le Brigate Rosse, il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, l'omicidio del professore Ezio Tarantelli a La Sapienza di Roma, il lodo Moro, i dubbi, i misteri, le connivenze con i servizi segreti, deviati o meno... quante cose ancora non conosciamo di quella brutta storia? Quante zone d'ombra continuano a nascondere la luce e la verità? 

Marco Buticchi racconta e immagina una storia, lo fa basandosi su documenti reali, storici (che inserisce alla fine del volume) ma come ogni bravo romanziere - o scrittore di romanzi d'avventura - imbastisce una sua idea, una sua teoria che parte dalle statue e i dipinti di Michelangelo, per arrivare al cuore nero di un Italia ferita, dolorante e in stato d'assedio. 
Non vi racconto nulla della trama. Rivelerei cose che si devono scoprire solo leggendo il libro. Posso solo dire che ho amato in modo particolare la parte dedicata al Rinascimento e alle gesta di un genio eccelso come Michelangelo. La parte "moderna", invece, ha risvegliato in me ricordi e sensazioni che avevo rimosso. Quando Moro fu rapito avevo 10 anni, e quella mattina appendevo il mio cappotto negli attaccapanni lungo il corridoio della mia scuola elementare di San Giuseppe. 
Mi ricordo la maestra che arrivò con le lacrime agli occhi e parlando con una collega disse: "Hanno rapito Moro, mio Dio!". Io sapevo chi era Moro, sapevo che era un uomo importante e che governava l'Italia. Lo vedevo alla TV, a volte, durante la cena, mentre i miei guardavano il tg. Quel giorno mi sembrò quasi, guardando la paura e il dolore negli occhi della mia maestra - sempre composta, elegante e sorridente - che dei diavoli rossi avessero osato rapire Padre Pio: un'ipotesi impossibile da immaginare o da pensare. Un'ipotesi assurda.

L'incontro in libreria è andato bene. Non mi sono bloccato davanti alla gente e sono riuscito a portare avanti la presentazione senza problemi, anche grazie a un autore con una grande capacità di raccontare storie e aneddoti. 
Il pubblico ascoltava con interesse e non ho mai avuto la sensazione che quell'attenzione calasse o si perdesse.
L'indomani, sempre con lo staff della libreria Cyrano, abbiamo incontrato i detenuti del carcere di Alghero.
Anche questa esperienza è stata molto forte e ricca di belle sfumature. Marco Buticchi, particolarmente sensibile e vicino alle problematiche del carcere, ha parlato di scrittura, di fantasia e di storia... e i detenuti hanno ascoltato, hanno fatto domande, tutti curiosi e vogliosi di capire qualcosa di più. In una biblioteca con 6 mila volumi, un palco e uno schermo per proiettare i film... e loro, i loro volti, i loro sorrisi, la loro voglia di entrare in contatto con il mondo di fuori. Tutto molto forte e intenso. Alla fine dell'incontro, tutti, nessuno escluso, si sono avvicinati e ci hanno stretto la mano sorridendo. Molti giovani... mi ricordo due volti in particolare. Un ragazzo rumeno che si sta per laureare in Economia e ha posto diverse domande allo scrittore - ci è scappata quasi una promessa di assunzione nello stabilimento balneare di Buticchi - , e un ragazzo con dei profondi occhi scuri che ha taciuto per tutta la presentazione, ma si è avvicinato alla fine dell'incontro per salutarci e dirci: "Grazie di essere venuti!" 
Ci siamo sfiorati soltanto per un'ora con tutte quelle facce e quelle storie... ma per il sottoscritto - e non solo -  è stata un'ora unica, speciale.

Grazie a Elia che mi ha voluto sfidare.
Grazie a Marco Buticchi che mi ha regalato il piacere e la gioia di conoscerlo e presentarlo.
Grazie a chi è venuto ad ascoltarci.
Grazie ai ragazzi del carcere di Alghero e la direttrice.
Grazie al sole che ci ha baciato in fronte.

domenica 19 gennaio 2014

CYRANO HA UN BEL NASO!

















Come sempre, le foto, mi fanno capire che devo telefonare urgentemente a Dukan.
Ma ci tenevo a mettere sul blog gli scatti di Gianfranco Jeff Pisoni... il pubblico sembra tutto molto serio... e forse annoiato... eppure, giuro, abbiamo riso molto.

Notare il gene Deffenu... io e Grace con un bel bicchiere di cagnulari in mano. 

Ancora grazie a Lalla Careddu... ha saputo cogliere aspetti del mio lavoro davvero inattesi e, cosa ancora più preziosa, farmi sentire subito a mio agio. 

P.S. - bella la libraria Cyrano di Alghero, vero? Si legge, si gioca, ci si svaga e si beve dell'ottimo vino. Cosa potete desiderare di più?

lunedì 18 novembre 2013

MASTERPIECE


C'era molta attesa per questa prima nazionale - e mondiale - di Masterpiece: il primo talent che cerca un nuovo scrittore che possa incidere seriamente sulle classifiche di vendita dei libri. Il vincitore, infatti, verrà pubblicato con una tiratura di 100 mila copie dalla Bompiani. 
I coach- giudici scelti per traghettare questi novelli Dante verso la gloria del paradiso, sono... in ordine di copie vendute: Andrea De Carlo (che io non sono mai riuscito a leggere); Giancarlo De Cataldo (un altro che non ho mai letto nonostante la fama planetaria del suo "Romanzo criminale"); Taiye Selasi (che ancora non ho letto perché ha pubblicato solo un romanzo con Einaudi di cui si dicono meraviglie... e io non posso mica comprare al volo tutte le novità in uscita!). 
L'idea è di De Cataldo, e il direttore di Rai Tre, Andrea Vianello, ha creduto subito nel progetto e ha varato l'arca del novello Noè della letteratura. In redazione sono arrivati 5 mila manoscritti (5 MILA ...PAZZESCO!)... la prima scrematura li ha ridotti a 500, e il confronto successivo con gli autori del programma, ne ha lasciato in gara 72. Da questi 72, in 6 puntate dove si confronteranno - e si presenteranno - 12 autori... dovrà uscire il nuovo fenomeno letterario dell'anno (come enfaticamente recitava la voce fuori campo del programma). 
Dopo giorni di articoli, apparizioni televisive dei protagonisti e anticipazioni più o meno veritiere, era logico, per chi scrive - almeno per chi scrive... e in Italia non sono in pochi - mettersi davanti al televisore per capire cos'è questo nuovo esperimento di talent.
Bene... ora, dopo la prima puntata, ho capito cos'è: una scopiazzatura - poco riuscita - di X-Factor. 
I concorrenti: se non sono strani e tormentati non li vogliamo. Sei un caso limite? Hai qualche stranezza o dramma nella tua biografia? Allora ne possiamo discutere.
Nella prima puntata ci siamo beccati l'anoressica redenta (e meno male!), l'ex-carcerato che con la scrittura ha trovato la via per la salvezza (e meno male!); il vergine-segaiolo (vedere uno scrittore che in tv ammette candidamente di essere un onanista di gran livello non è roba di tutti i giorni); l'ex-ragazzo di strada con un passato sul filo dell'abisso; il giornalista strambo con due ricoveri psichiatrici ecc. ecc. 
I giudici: si presentano con immagini patinate e un montaggio curato e "falso"... e arrivati nel luogo dell'appuntamento, dopo un pellegrinaggio in giro per la città (la Selasi sale in metropolitana con una copia del libro di De Cataldo... tanto per non perdere l'occasione di pubblicizzare l'amico giudice) si fermano al centro della scena così:



Guerrieri? Giustizieri? Ballerini? 
Personalmente mi hanno fatto sorridere. 
Ci manca solo Elio delle Storie Tese e ci siamo! PERFETTI!!!

Le cose sono state più chiare quando i vari aspiranti scrittori si sono presentati davanti alla giuria e hanno parlato di sé, leggendo un passaggio del loro romanzo (alcuni davvero imbarazzanti ). Dopo questa prima scrematura... i 4 rimasti vengono portati in una balera e in un centro gestito da un sacerdote-boxer per fargli vivere sulla pelle delle esperienze forti - e fornire la giusta ispirazione - per poi affrontare il temino che li metterà alla prova live.
Pochi minuti per partorire un testo che prenda spunto dall'esperienza della balera-centro sociale.
Letti i temini... i giudici si sono scatenati.
Insulti, maltrattamenti psicologici e anche il gesto teatrale di Andrea De Carlo che strappa gli scritti dei concorrenti dicendogli in faccia che hanno scritto solo "merda"!
Vi ricorda qualcosa? Forse Bastianich di Masterchef? Bravi... siete dei lettori-spettatori attenti. 


La prova dei temini viene superata dall'ex vagabondo e dall'operaia (forse la più normale di tutta la compagnia) che ha scritto un fantasy con risvolti sociali. 
Bene, ora, da bravi promoter di se stessi, devono convincere un illustre personaggio che il loro romanzo merita assolutamente la pubblicazione e il tutto soltanto in 59 secondi; ovvero il tempo che impiega l'ascensore della Mole Antonelliana ad arrivare in cima. 
L'ospite è Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale della Bompiani, che appare allucinata... sguardo fisso... come una bambola assassina infilata dentro un ascensore. 
Io me la sarei fatta nelle mutande e per la paura mi sarei buttato dalla cabina in movimento. No, loro, i concorrenti, invece no, con grande sintesi raccontano il romanzo in 59 secondi.  Provateci... mica facile! E se hanno preso un balbuziente? Come fa il poveretto? Si sono posti il problema?

Il confronto tra l'ospite e i giudici partorirà il primo finalista e ad arrivare alla meta è... TARATATAN... l'ex-vagabondo che scrive - dicono - come John Fante. 


Mi sono dimenticato di parlare di Massimo Coppola... un Virgilio che accompagna gli autori nei vari gironi... con l'empatia di una zecca attaccata sul culo di un cane randagio. 

Alla fine cosa posso dire?
Mi sono divertito? Be', grazie ai social ho letto delle battute bellissime... questo, a volte, basta e avanza.
Ho capito però una cosa: ho fatto bene a non partecipare al programma quando lessi in sovra-impressione il richiamo delle sirene sugli schermi Rai. 
Io, per come sono fatto, in questo tritacarne... mi sarei sentito solo un alieno e poi, diciamocelo, io che non sono un ex-carcerato o vagabondo, io che non sono anoressico, io che non sono vergine - per quanto sulle seghe possa dire la mia - io che non vanto ricoveri nel reparto di igiene mentale... dico, io... cosa potevo mettere sul piatto della bilancia per farla pendere dalla mia parte?

Ah, sì... una volta... all'età di 5 anni... rubai una padella alla Upim. Vale?