giovedì 17 novembre 2011

ANOMALIE


Guidando in macchina di notte ti possono capitare delle strane visioni.

Perchè dopo tanti anni di cose anomale e assurde capita di stupirsi per le cose più ovvie come un gatto che ti taglia la strada, un asino che pascola in mezzo alle due corsie, un cane che cammina sul ciglio della strada o un gallo che ruzzola nella linea di mezzeria.

Dopo il regno di Berlusconi capita di stupirsi per un Presidente del Consiglio che ha   una faccia seria e composta e non racconta barzellette sconce.
Uno che al massimo ha preso l'insufficenza in ginnastica alle scuole medie.
Uno che ha lo strano vizio di fare le cose seriamente e si concede una botta di trasgressione giocando a Risiko con gli amici la domenica pomeriggio.
Uno noiosamente normale.
Uno che fa il suo lavoro con serietà e senso del dovere e non pensa a nani, giocolieri e ballerine.
E si...è davvero strana la vita quando ti stupisci di un semplice gatto che ti attraversa la strada in piena notte!

ALIAS

martedì 15 novembre 2011

AMARCORD AMARI


Domenica pomeriggio, spinto dal sole di una giornata primaverile, sono uscito di casa con un amico per passeggiare sulla spiaggia.
C'era davvero molta gente che si godeva la bella giornata e camminando tra le dune e gli stabilimenti chiusi, la sensazione che percepivo nell'aria era quella di una diffusa meraviglia per l'inatteso regalo sceso da un cielo novembrino stranamente limpido e sereno.
Il mare era una tavola liscia e compatta.
Uno specchio che rifletteva le piccole nuvole che sorvolavano smarrite la volta celeste, alla ricerca di un senso o una direzione perduta.
Seduto su un muretto ho iniziato a ricordare le mie estati al Lido Novelli.
Ci ho passato 5 o 6 estati, fino all'età di 11 anni, e tra quelle cabine ho vissuto piccole rivoluzioni dello spirito.

La mia famiglia affittava tutto l'anno una cabina che era in realtà un piccolo appartamento composto da una cucina, una sala, una camera da letto fornita di letti a castello e un piccolo bagno, e lì si passava tutta l'estate.
Da giungo a settembre.
C'erano una decina di cabine-appartamenti e le famiglie che ci vivevano erano sempre le stesse.
Ogni anno ci si ritrovava tutti lì.
Oltre alle cabine-appartamento c'erano anche le cabine vere e proprie dove le persone si cambiavano e appoggiavano le borse e gli ombrelloni.
C'erano tre lidi e solo nel terzo - l'ultimo - esistevano le cabine-appartamento: tutte le altre erano semplici cabine-spogliatoio.
In un certo senso eravamo dei privilegiati.
La mattina, quando mi alzavo, aprivo la porta di casa, e superato il gradino del marciapiede, mi trovavo direttamente sulla spiaggia.
Gli amichetti di quelle lunghe estati sono tutti nella mia memoria.
Le sorelle Caterina e Tatiana (io ero innamorato della biondissima Tatiana).
Gianni con i suoi fumetti bellissimi.
Paolo e la sua numerosa famiglia: si organizzavano "Giochi senza frontiere" e persino le astronavi di "Spazio 1999" nella spiaggia dello stabilimento, con i premi forniti dalla ditta del papà. 
Maurizio, Alberto e poi tanti altri volti, sorrisi, ricordi.
Momenti indimenticabili.

Domenica, dopo tanti anni di oblio, ho deciso di tornare a vedere il Lido della mia infanzia.
Ci sono arrivato dalla spiaggia e quello che ho trovato mi ha spiazzato e rattristato.
Il mio Lido non c'era più.
Un muro con una rete metallica ha chiuso la spiaggia e all'interno è stato tutto cementificato per costruire vialetti e aiuole con orribili palme bruciate dal vento invernale.
Le cabine-appartamenti chiuse con muretti e portici di legno che rendono il tutto ancora più carico e pesante.
Non c'era più nulla dell'allegria di allora.
Oltre il muro è rimasta una striscia di sabbia invasa dalle alghe.
Faccio delle foto per mostrare a mia madre cosa è rimasto di quel luogo amato e mentre scatto la foto sbuca fuori dal nulla un ragazzo che mi chiede se ho bisogno di qualcosa.
Lavora al bar-pizzeria del Lido e cerca di capire le mie intenzioni.
Spiego i miei motivi e il ragazzo, perplesso e vagamente imbarazzato dalla mia evidente delusione per quel degrado innegabile, borbotta di correnti marine deviate che hanno rischiato di mangiarsi la struttura, di fondi regionali che non arrivano per mettere di nuovo in luce la bellezza di quel posto, e in quel bla-bla generale prendo semplicemente atto che il mio Lido meraviglioso non tornerà mai più.
Ho salutato gentilmente e mi sono voltato verso il mare per guardare con nostalgia il paesaggio che ho ammirato per anni con i miei occhi di bambino e...in qualche modo...consolarmi con la bellezza di un tramonto.


Il mio povero Lido.


Il paesaggio della mia infanzia.

ALIAS

lunedì 14 novembre 2011

RANE


Vorrei avere abbastanza forza nelle zampe per saltare in alto e scappare dall'acqua puzzolente di questo stagno. E invece sono qui, a pancia all'aria su questa foglia morta, e galleggio senza andare da nessuna parte.
Ma voi lo sapete cosa vuol dire essere solo una rana in un mondo troppo grande per poterlo vedere tutto?
Sono buona anche fritta. Finisco nei piatti dei gourmet. Sventrata, spezzata, impanata, fritta. Profumo di pane grattuggiato, uova o farina. A volte mi condiscono con spezie esotiche, ma il risultato cambia poco. Sono e resto una rana morta dentro un piatto.


Vorrei che qualcuno vedesse le mie lacrime.
Non riuscite a crederci che una rana possa piangere?
Siete convinti che il luccicore che splende nei miei occhi sia un riflesso della luna?
Io ho provato ad emanciparmi. Tutto quello che ho ottenuto è stato finire in una fiaba con una principessa sfigata che cerca di baciarmi; tra le mani di una strega che mi tagliuzza per buttarmi nel calderone delle pozioni magiche; sul tavolo di un laboratorio di scienze con uno studente annoiato che mi seziona con il bisturi per capire come sono fatta dentro. Ma cosa vuoi saperne di come sono fatta dentro IO?
Così come sono non vado mai bene per  nessuno. Devo essere sempre qualcosa di diverso, di meno verde, di meno viscido, di meno saltellante. Persino le mosche mi schifano...io non schifo loro. Per niente. Allungo la lingua...e gnam...me le pappo. Non sono più buone come una volta. Sanno di pesce morto, di colla e segatura. Ma in qualche modo placano la fame.


Vorrei saltare con te come un tempo tra le foglie galleggianti a pelo d’acqua. Tra questi fiori viola e questa melma fitta. Ma sono solo una rana zoppa...fritta...morta...vivisezionata...persa.
Non ci sono più le rane grasse di una volta.
Lo dicono tutti.

ALIAS

domenica 13 novembre 2011

EVOLUZIONI


Ieri sera durante una cena a casa di amici.

Stefano: "Fai vedere il pollice?".
Giammy solleva il pollice e mostra il ditone alla tavolata.
Stefano: "Ecco, vedi? Noi sardi abbiamo i pollici con la punta inclinata...storta!"
Luca: "Come?"
Stefano: "Alza il pollice e fammi vedere...".
Luca obbedisce e solleva il pollice.
Stefano: "Anche il tuo è storto, non lo vedi?"
Tutti solleviamo il pollice e osserviamo la sua forma per capire se anche il nostro dito corrisponda a questa deviazione anomala di cui parla Stefano.
Graziano: "Ma perché dici che noi sardi lo abbiamo tutti storto?"
Stefano: "Un motivo c'è..."
Io: "E sarebbe?"
Stefano: "E' un'eredità delle nostre nonne e delle nostre mamme che preparavano gli gnocchetti con il classico movimento di sfregare la pasta con il pollice sul piano del tavolo."
Io: "Ma se non ho mai preparato una sola volta gli gnocchi in casa?"
Stefano: "Ma che c'entra? Sono doti che ci hanno trasmesso geneticamente le donne della nostra razza!"
Io, Giammy, Graziano e company: "Ah!"
Restiamo tutti a bocca aperta.
Davanti a una tesi evoluzionistica di tale portata, nessuno è riuscito a ribattere in modo convincente.


ALIAS

sabato 12 novembre 2011

COLPI DI GENIO


Ho trovato queste foto sul sito de "La Repubblica" e non ho potuto resistere alla tentazione di postarle sul blog.
Il travestimento ispirato al vecchietto del film della Pixar "Up" (un capolavoro!) è semplicemente geniale.
Non so di chi sia l'idea...se di un pubblicitario, del fotografo che ha scattato le foto, o molto più semplicemente dei genitori del bambino-modello.
Ma chiunque abbia partorito l'idea merita un applauso e detto da uno come me che odia il carnevale è un complimento super-sincero.


Se avessi incontrato per strada un bambino vestito così sarei scoppiato a ridere come un matto e avrei inziato a gridare: "Il genio esiste!"


ALIAS

venerdì 11 novembre 2011

LASCIARE LIBERO IL PASSAGGIO


Mi accorsi del fenomeno una mattina quando sentii un "pump" sul vetro della finestra.
L'autunno era alle porte e la luce languiva.
Non riuscivo ad alzarmi dal letto.
Guardando il soffitto in stato confusionale - un misto di sogni sfilacciati e sensazioni reali - e mi crogiolavo nel calduccio confortevole delle lenzuola rimandando il tragico momento di mettere i piedi fuori dal letto per affrontare la giornata.
Quel "pump" mi richiamò all'ordine.
Mi alzai e sbandando come uno zombie verso la finestra sbirciai oltre i vetri.
Il solito panorama.
Un cielo grigio e bizzoso, il palazzo di fronte, il lampione e...accidenti...guardando verso la strada scoprii cosa aveva urtato poco prima il vetro della finestra.
Una rondine.
Se ne stava riversa sul davanzale con il collo spezzato e una piccola macchia di sangue colorava il marmo bianco.
Aprii sconcertato la finestra e rimasi come un ebete a guardare quel corpicino ancora caldo, con le piume che venivano smosse da un leggero venticello.
Rabbrividii.
Non so se per il freddo o per la tristezza di quella morte improvvisa.
Raccolsi il corpicino, chiusi la finestra e cercai una scatola dove poterlo deporre.
Non sapevo cosa fare.
Non avevo un giardino dove sotterrarlo e buttarlo nell'umido mi sembrava un gesto troppo crudele e irriverente per riuscire a farlo senza alimentare cocenti sensi di colpa.
Nel dubbio lasciai la scatola in cucina ìn attesa di un'illuminazione divina.
Mi preparai di malumore e uscii di casa per sbrigare delle commissioni urgenti.
 Tornai a casa a mezzogiorno passato, aprii la porta di casa e non ebbi neanche il tempo di sfilarmi il giubbotto che un altro "pump" riecheggiò nel silenzio delle stanze.
"No!", pensai. "No, no, no..."
E lo pensai guardando prima la scatola e subito dopo la finestra.
Corsi verso la camera da letto e con un timore che non riuscivo a contenere, guardai fuori...sul davanzale.
Non c'era il corpo di una rondine morta.
No.
Ce n'erano una mezza dozzina di rondini morte.
"Ma cosa succede?" pensai con una sensazione di sgomento che cresceva a dismisura.
Raccolsi i corpicini e li infilai a uno a uno nella scatola che conteneva il loro compagno morto.
Stavo per chiudere la finestra quando un missile entrò nella camera e andò a sbattere contro l'armadio a quattro ante.
Mi girai sorpreso e scorsi a terra un'altra rondine.
Non era morta.
Si muoveva.
Mi avvicinai per soccorrerla e riuscì appena in tempo a inchinarmi verso il pavimento e a schivare un'onda impazzita di rondini che esplosse nella stanza in una frenesia di ali e urla.
Mi buttai a terra e aspettai che il fenomeno sparisse o si calmasse in qualche modo.
"Ma che succede? Cosaaaaa?", urlai disperato.
Le rondini girarono tra le mura della stanza per un lunghissimo minuto e alla fine di quel vortice inspiegabile uscirono tutte insieme dalla finestra.
Mi alzai con il cuore che pompava a mille e con orrore mi accorsi di aver schiacciato la rondine riversa sul pavimento.

Il fenomeno durò tre giorni.
Tre giorni da incubo.
La scatola si moltiplicò e mi ritrovai con un cimitero di scatole dentro casa che non sapevo in nessun modo come smaltire.

Passò l'autunno e arrivò la primavera.
Il primo "pump" lo sentii alla fine di marzo.
Ma non proveniva dalla finestra della camera da letto come la volta precedente, questa volta a suonare fu la portafinestra della cucina, sull'altro lato della casa.
Mi alzai dal tavolo dove stavo consumando la mia colazione e guardai fuori.
Sul pavimento del terrazzo c'era il corpo inerme di una rondine.
L'incubo di ripeteva.
Cercai rassegnato una nuova scatola e vi deposi dentro il corpicino inerte.
Per tutto l'inverno avevo conservato scatole e solo in quel momento mi resi conto che inconsiamente mi preparavo al ritorno dei volatili.

Le rondini continuarono a morire per tutta la mattina, alle fine, preso dalla disperazione, provai ad aprire la porta-finestra della cucina e la finestra della camera da letto, creando un corridoio, un passaggio, con tutte le porte delle camere intermedie aperte.
Mi sedetti su una sedia e attesi paziente che qualcosa succedesse.
La prima rondine passò come un proiettile dieci minuti dopo.
Così veloce che quasi non mi resi conto del suo passaggio.
Entrò dalla porta-finestra e attraversando la casa per tutta la sua lunghezza uscì dalla finestra della camera da letto.
Non potevo credere ai miei occhi.
Passò solo una manciata di minuti prima che il fenomeno si ripetesse con una piccola pattuglia di rondini.
Fu così per giorni.
Non saprei dire quanti.
Io mi limitai a guardare lo spettacolo della migrazione e a non intralciare il loro passaggio.
Le scatole inutilizzate finirono nella raccolta differenziata e mi consolai con la consapevolezza che il bel tempo mi permetteva di fare una cosa che forse in autunno sarebbe risultata più complicata e faticosa per chi, come me, è un freddoloso incallito!

Sarà un problema che risolverò con l'arrivo della brutta stagione; per ora vi posso solo dire che è davvero dura avere una rotta migratoria che passa attraverso il vostro tinello e la vostra camera da letto, e vivere sereni e tranquilli la vostra vita di sempre.

Pump...ancora?

ALIAS

N.B. - non è un caso che oggi sia il giorno 11-11-11.

giovedì 10 novembre 2011

IL BAU-BAU FANTASMA


Ho vissuto nella mia cameretta a casa dei miei genitori per anni.
Ho fatto mille cose in quella cameretta: letto, riso, pianto, mangiato, dormito, sognato, scritto, disegnato, telefonato, parlato, ascoltato musica, ballato, ricevuto gli amici, fumato...ho fatto tutte le cose che più o meno una persona fa di solito nel suo spazio intimo.
E devo confessare che in tutti quegli anni non mi sono mai accorto di nulla.

Da qualche mese la mia vecchia cameretta ospita una delle mie sorelle.
Immagino che anche lei faccia più o meno le stesse cose che facevo io.
C'è solo una piccola differenza: gli animali.
Io non posso convivere in modo stretto con un animale per problemi di allergia (fanno eccezione i canarini e i pesci rossi!).
Lei è invasa di animali: il suo super-coniglio, cani e gatti vari.

Ieri sono andato a pranzo a casa dei miei e sono ritornato a vivere l'atmosfera un po' casinara che ha sempre caratterizzato la mia famiglia.
Dopo pranzo, tra gatti che saltano e cani che ti chiedono attenzioni e coccole, mia sorella mi chiede: "Ma tu nella tua camera hai mai sentito delle voci?"
"Cosa intendi per voci?" chiedo io.
"Voci. Qualcuno che parla...".
"I vicini di casa intendi?"
"Ma no...parlo di voci strane...presenze!"
"Eh?"
"Capita spesso che sento qualcuno che parla e un cane che abbaia...ma non i miei cani...un cane che non c'è...ma che sento in camera. Tutte le volte i cani iniziano ad abbaiare spaventati e i gatti drizzano il pelo e soffiano verso l'oscurità. E poi mi capita di sentire qualcuno che respira o si siede sul mio letto..."
"Ma stai scherzando?"
"Dimmi la verità: hai mai fatto sedute spiritiche in camera?"
"Io? Ma sei matta?"
"Non so che pensare...sono davvero spaventata".
Un'altra mia sorella rincara la dose.
Lei dorme in un'altra stanza e in un altro piano della casa e anche lei ha sentito un uomo e un cane in taverna. Il primo rispondeva con un OOOOH al suo richiamo ai cani che avevano preso ad abbaiare come dei matti in piena notte e il secondo abbaiava come se reagisse alla protesta dei cani di famiglia.

Io ho provato a immaginare un fantasma galleggiante nella stanza con il suo cane al guinzaglio...ma confesso che la mia fantasia non è riuscita a proiettarsi così avanti.
Mie sorelle mi hanno risposto in coro che non era il caso di scherzare su una cosa che a loro provocava ansia e paura.

Io non so che pensare.
In tanti anni non mi è mai capitato nulla di paranormale.
Forse il fanstama era abituato alla mia presenza e ora gradisce meno l'invasione di un'entità fisica nuova, o forse, chissà è allergico anche lui al pelo del cane-reale.
O forse, cosa ancora più curiosa, il suo cane-fantasma difende semplicemente il suo territorio terreno.
Vai a sapere cosa ci riserva l'aldilà!


ALIAS

martedì 8 novembre 2011

SEMINANDO


Ho sempre pensato di essere un bambino curioso.
Si potrebbe dire anche "strano", "anomalo" e "fuori dal coro".
Mi ricordo che sognavo di essere Paul, il pilota della serie "Spazio 1999" (una scelta marginale che rende bene l'idea del mio particolare modo di vedere le cose. Mi piacevano i suoi baffoni, il ciuffo e la sicurezza con cui guidava la sua bellissima "Aquila").
Ho sognato di essere L'Uomo Ragno e mi sono immedesimato, in tempi più recenti, in Wolverine.
Di Peter Parker mi intrigavano molto di più i tormenti interiori che gli scontri con i nemici storici.
E anche con Jack Logan (e tutta la confraternita degli X-MEN) mi capitava di venire fulminato dai temi sociali della serie.
Attualissimi.
Il tema dalla diversità e dell'emarginazione.
La solitudine.
La paura.
Certe pagine del fumetto di Stan Lee riuscivano a scuotermi molto di più di un film di Kubrick o di un romanzo di Milan Kundera.
Ho sognato l'invisibilità e ho sognato di volare.
Ho sognato di poter cambiare le sembianze del mio viso e ho sognato di essere altro.
Ho sognato di essere il Matt Dillon dei "Ragazzi della 56esima strada".
La malinconia che provai quella sera tornando alla mia piccola realtà di solitudine è un ricordo vivissimo nella mia mente.
Invidiai i ragazzi di quel film.
Volevo essere uno di loro.
VOLEVO ESSERE COME LORO!

E invece la mia realtà era molto diversa.

Ho sognato tantissime cose.
Ho sparso semi di fantasia lungo il mio cammino e la scrittura...ora...mi permette di raccogliere i frutti di un sogno che non ha mai smesso di abitare i miei occhi.

Le mie fantasie sono tutte qui.
Ancora segrete.
Non so se arriverò mai alla meta che desidera raggiungere chiunque scriva storie.

I passi intorno sono ancora troppo confusi.

E i silenzi...ingombranti.


ALIAS

domenica 6 novembre 2011

MONDO CANE


Un servo pastore pregiudicato di 47 anni, di un paesino vicino a Cagliari, è stato salvato tempestivamente dai carabinieri di Narcao, da un vero e proprio linciaggio ad opera di un gruppo di persone inferocite.

L'uomo si era introdotto di nascosto nella proprietà di un allevatore della zona e aveva rubato un cane da caccia femmina, di razza Beagle.
Il proprietario, resosi conto del furto, e ricordandosi di aver visto il pastore aggirarsi intorno al suo terreno nei giorni precedenti, aveva chiamato a sé i suoi fratelli ed era andato a cercarlo in un'abitazione dove svolgeva il ruolo di custode e qui...qui lo avevano sorpreso in flagranza di reato con le braghe abbassate mentre violentava la cagnolina, legata a una branda per immobilizzarla.

I carabinieri sono arrivati in tempo grazie a una segnalazione al 112 che denunciava la presenza di un manipolo di persone con intenzioni poco pacifiche davanti a una casa.

Solo in seguito i carabinieri hanno accertato la successione dei fatti e hanno arrestato l'uomo che verrà processato per direttissima al Tribunale di Cagliari, per furto aggravato e maltrattamento di animali.

La cagnolina è stata soccorsa e visitata da un veterinario che ha subito riscontrato e certificato le lesioni dovute alla brutale violenza.


Fine della notizia di cronaca nera.

Ora mi chiedo: se avessi mai scritto un racconto del genere, cosa avrebbero pensato degli ipotetici lettori davanti a una storia così borderline?
Sicuramente mi avrebbero accusato di crudeltà, pornografia gratuita, amoralità o, nel migliore dei casi, di avere una fantasia malata, eccessiva, esuberante.
Sono consapevole di questo terribile limite

La realtà supera sempre la fantasia.

ALIAS

sabato 5 novembre 2011

PIOVE SUL BAGNATO


Giorni di pioggia.
Giorni di pioggia selvaggia che come uno tsunami violentano il territorio e ribaltano città piccole e grandi, portandosi via macchine, persone, attività, futuro, speranza, lasciando dietro si sé solo un mare di fango, silenzio, stupore e rabbiosa rassegnazione.
La legge del cemento non bada alla morfologia e alla geologia dei territori.
Si costruisce dove non si deve, si deviano corsi d'acqua, torrenti, sfoghi naturali, si cerca di controllare e domare l'indomabile, e poi ci si ricorda di questa silenziosa violenza che si consuma tutti i giorni sul territorio dove viviamo (imprese complici, politici accomodanti, appalti dirottati, magna-magna, malavita) solo quando la Natura fa sentire con forza la sua voce.
Il suo grido di dolore. 
Ci rendiamo conto dei nostri mali sempre quando è troppo tardi.
Quando ci scappa il morto.
I morti.
Berlusconi dichiara che si è costruito male dove non si doveva costruire.
Benissimo.
Tutto chiaro.
Peccato che poi lo stesso governo pensi a un nuovo condono edilizio per premiare i furbetti che hanno costruito dove non si doveva costruire.
Questa è l'Italia.
Coerenza: ZERO!
Cosa si può dire davanti alle immagini di Genova travolta da un'apocalisse?
Perché non si è fatto questo...quello...perché?
Di chi sono le responsabilità?
Penso che dipenda da una terribile deriva culturale e morale che si manifesta nelle piccole e nelle grandi contraddizioni di questo Paese.

Oggi ha diluviato anche qui.
Dal tetto della mia casetta si è infiltrata acqua.
Delle macchie minacciose decorano il soffitto.
Un piccolo problema che sparisce davanti ai drammi che hanno colpito centinaia (migliaia?) di persone.
Pensate alle vite perse, ai negozi devastati, alle macchine e alle moto portare via dalla corrente.
Pazzesco.
Difficile immaginare cosa si provi quando si perde tutto.

Chiudo con una scenetta comica...ma comica solo in apparenza...in attesa che qualcosa cambi davvero e non piova sempre sul bagnato dei luoghi comuni e delle facili promesse.


ALIAS