venerdì 24 maggio 2013

LE PRESENTAZIONI NON SONO PENSATE PER I CAMERIERI


In questi giorni di immobilità coatta (la bilancia inizia a dire la sua) ho potuto girovagare tra siti e blog per passare il tempo. 
Ero sicurissimo che avrei usato questi giorni per iniziare il nuovo romanzo e invece, la gamba, i dolori, i problemi logistici, il nervosismo, hanno spento tutti i miei slanci creativi.
Dicevo: curiosando in giro ho scoperto tante nuove iniziative interessanti. 
Corsi di scrittura creativa e di critica letteraria, laboratori di fotografia, mostre e infine... una valanga di presentazioni di libri in librerie e biblioteche. 
Escludendo l'infortunio che mi impedisce di partecipare in questi giorni a qualsiasi iniziativa culturale, ho capito (da tempo in realtà) che le presentazioni non sono pensate per i camerieri. 
Puntualmente sono organizzate di venerdì o di sabato e noi siamo tagliati fuori per ovvie ragioni. 
Anche il lunedì, il martedì e il mercoledì per me sarebbe impossibile partecipare. 
Il mio giorno di riposo è il giovedì e, credetemi, in quel giorno, se sono fortunato (e io non lo sono) posso trovare al massimo un corso di bricolage creativo organizzato dalle suore orsoline. 
Che ci andrei pure, eh... tanto per non sentirmi sempre tagliato fuori dalle cose del mondo.
Tutto succede sempre quando io sono al lavoro.... sempre!

Ora, a giorni, inizia a Sassari GIALLO NOIR, una rassegna organizzata dalla Libreria Azuni di Emiliano Longobardi e io rosico. Ma rosico proprio tanto tanto.


Ecco cosa scrive Emiliano nella pagina facebook della libreria.

Anche quest'anno tornerà "GialloNoir - Brividi d'estate", la nostra piccola rassegna dedicata alla narrativa di genere. Dopo le precedenti edizioni, dedicate ai temi "Italia criminale", "Sardegna criminale" e "Scritture e generi di confine", per questa quarta rassegna ci concentreremo su "Tutti i colori del nero".

Questi sono alcuni appuntamenti segnalati in anteprima nella pagina: 

Il primo ospite della nostra piccola rassegna, Venerdì 7 Giugno, sarà il padovano Matteo Strukul, autore di "La ballata di Mila" e "Regina nera", due romanzi al fulmicotone usciti per Edizioni E/O nella collana SabotAge, ideata da Massimo Carlotto e curata da Colomba Rossi.


 Il secondo ospite, Venerdì 14 Giugno, sarà il genovese Riccardo Gazzaniga, autore di "A viso coperto" (Einaudi), romanzo d'esordio vincitore del Premio Calvino 2012 e dedicato al violento conflitto tra poliziotti e ultras.


Venerdì 21 Giugno, sarà la volta di un altro genovese (di origini ploaghesi), Marco Cubeddu, che ha recentemente esordito in Mondadori con "C.U.B.A.M.S.C. - Con una bomba a mano sul cuore", una pirotecnica e picaresca storia veramente falsa di falso amore.



E qui mi fermo... anche se forse, non lo so ancora, ci saranno altre presentazioni in cartellone... ovviamente sempre di venerdì.

Io, in via ufficiale, ho scritto a Emiliano Longobardi e gli ho confessato una semplice verità: "Caro Emiliano... ho deciso: io ti odierò per tutta la vita!"

giovedì 23 maggio 2013

CORAL GLYNN di PETER CAMERON


L'ultimo romanzo di Peter Cameron, uscito in Italia in contemporanea con l'uscita americana, è una storia ambientata nella primavera del 1950 in un'Inghilterra piovosa, umida, oscura... ancora ferita dalla guerra nel corpo e nello spirito. 
Ci sono fratelli morti in guerra e ci sono uomini tornati dal fronte con menomazioni e fantasmi invadenti. 
La protagonista del romanzo, Coral Glynn, è una graziosa infermiera sola al mondo. 
I suoi genitori sono morti, suo fratello, come si diceva prima, è morto in guerra... la sua realtà è fatta di case di estranei dove lei arriva per curare un malato terminale e vi rimane giusto il tempo di alleviare gli ultimi giorni dell'anziano sofferente. 
Tutte le volte è un nuovo inizio, una nuova partenza.
Qualcosa sembra cambiare solo quando Coral arriva a villa Hart per assistere una vecchia signora malata di cancro. Nella grande villa vivono anche il figlio Clement, un uomo taciturno e di bell'aspetto, rimasto ferito in guerra, e una governante ben poco cordiale con la bella infermiera.
Qui, Coral, cerca una nuova normalità... un nuovo nido dove sentirsi al sicuro dagli artigli affilati del mondo, e il suo arrivo smuoverà i sensi sopiti di Clement, chiuso nel suo dolore e impossibilitato ad amare per una confusione emotiva che il suo amico Robin non lo aiuta a dipanare, cercando un contatto ormai impossibile.
Si intuisce che tra i due, in gioventù, è successo qualcosa di importante. Ma se Robin, sebbene sposato, vive ancora nel ricordo di quell'antica passione, Clement, si lascia solo accarezzare dai riflessi di un errore passato. 
Villa Hart è circondata dalla Foresta Verde, un intricato bosco dove Coral ama spesso passeggiare nei pochi momenti liberi che le concede il suo lavoro. Qui, tra le foglie fitte di un agrifoglio, un giorno, vedrà una scena che devierà il corso del destino. 
Poco giorni dopo, il delitto di una bambina, scuoterà l'atmosfera immobile della piccola cittadina e Coral, proprio il giorno del suo matrimonio con il maggiore Clement - celebrato dopo l'improvvisa morte dell'anziana madre - verrà travolta dagli eventi e sarà costretta a fuggire verso Londra per evitare l'arresto. 
Cameron è bravissimo a tratteggiare i personaggi e a renderli vivi con dialoghi sempre perfetti e sincronizzati con ironia. Un'ironia tagliente, dolorosa, spesso disarmante.
I suoi personaggi sono anime sofferenti che inseguono un ricordo, un sogno, una vaga speranza. Piccoli volatili feriti che sbattono le ali sempre più deboli per non venire inghiottiti dalle acque gelide di uno stagno putrido.
Il soggiorno di Coral a Londra, complice il gesto egoista di Robin che nasconde le lettere della ragazza e non le consegna al suo amico Clement, novello sposo trepidante e sconsolato, porterà la nostra eroina a una nuova consapevolezze di sé, all'incontro con un giovane polacco dal fascino sfrontato e le idee molto chiare (la scena della seduzione notturna nella pensione della madre del ragazzo è tra le più comiche e dirette che ho letto nella mia vita) e a una nuova idea di possibile felicità. 
Sono molte le scene che restano impresse nella memoria.
Piccoli particolari che rimangono lì, incastonati tra i pensieri, fulgidi come pezzi di vetro tra la sabbia arroventata dal sole. 
Inutile dirvi che Peter Cameron è un autore che stimo moltissimo.
E come ho letto in una recensione... "Il libro è la perfetta sintesi della qualità prima di Cameron, quella di dar figura a personaggi in doloroso equilibrio tra frustrazione e stupore, quello di chi non sa cosa aspettarsi dalla vita, si infila in garbugli crudeli e non sa trarre altro partito dagli incontri che il rammarico."
Vivamente consigliato.

mercoledì 22 maggio 2013

IL CANTO DEL GALLO


Ieri ho parlato di un uomo divorato dall'odio.
Oggi parlo di un uomo illuminato dall'amore.
Un amore puro, libero, ribelle, totale, fragile e imprevedibile.
Un uomo di chiesa... la chiesa più bella... quella che apre le porte e non teme l'odore della strada e della vita.
Un uomo che odorava di sigaro, pioggia e sogni audaci.
Pane e fede.

Ho ammirato la sua lucida visione.
Il suo aprirsi al mondo... il suo cercare la verità nelle pietre di un marciapiede... nei silenzi delle anime perse...
L'amore per i colori... 
L'amore per l'amore...
Portatore di una voce radicale... e non per questo non disponibile all'ascolto di voci diverse...

Un uomo che ho sempre trovato un alieno lontano anni luce dalla meschinità italica... 

Ci sono cose per cui vale la pena vivere e lottare...
Ci sono persone che è bello sentire parlare...
Ci sono uomini che non ti fanno pentire di essere carne e sangue.

Ciao Don Gallo... hai svegliato le coscienze... come il tuo nome ha sempre promesso.
Un chichirichi allegro e fiducioso.

Quando guarderò alzerò lo sguardo al cielo e vedrò una piccola nuvola più colorata delle altre... penserò a te e al tuo sigaro.

martedì 21 maggio 2013

AMEN


Ho appena sentito una notizia al tg che mi ha lasciato perplesso.
Uno scrittore francese di 78 anni che non ho mai sentito nominare, un certo Dominique Venner, si è sparato un colpo di pistola in bocca sotto l'altare di Notre Dame, per protestare contro la legge a favore dei matrimoni gay. 
Aveva annunciato un gesto eclatante nel suo blog solo poche ore prima.

"Ci vorrà certamente un gesto nuovo, spettacolare e simbolico per scuotere la sonnolenza, scrollare le coscienze anestetizzate e risvegliare la memoria delle nostre origini", ha scritto Venner, sul suo blog, condannando i matrimoni gay e annunciando la sua morte. "I manifestanti del 26 maggio hanno ragione di gridare la loro collera. Una legge infame che, una volta votata può sempre essere abrogata". Per Venner però "non basterà organizzare delle gentili manifestazioni di strada per impedirle (ndr le nozze gay)". Bisognerà invece procedere a una vera "riforma intellettuale morale". E ha parlato del rischio che "la Francia cada nelle mani degli islamisti". (fonte La Repubblica online)

Venner è un ex militante di estrema destra. Uno storico e un saggista molto noto. Un convinto assertore dell'assurdità di una legge che rende i cittadini (gli uomini) tutti uguali davanti alla legge (e per chi ci crede a Dio.)

Per me, Venenr, è solo un vecchio uomo mangiato vivo dall'odio.
Uccidersi per difendere un'ideale ha un senso se quell'ideale ha, appunto, un senso.
Uccidersi per limitare la libertà degli altri... per segnare una linea... qui i giusti e laggiù gli infami... gli impuri... i malati e i depravati... chi si uccide per dire che non ama ma odia... ecco, per me... è solo un vecchio stupido che non vede oltre i suoi limiti morali e culturali.

Un gesto politico assurdo.
Un gesto umano deprecabile.
Un gesto stupido... e inutile.

E la scelta di una chiesa dice moltissimo.
Dio è altrove.
E non vive nelle tue parole vuote e violente... caro Venner.

Riporto qui le parole del giovane scrittore Max Bosso lette su Facebook.

"Solo perché sia chiaro. E' l'odio ad avere spinto il signor D. Venner a spararsi davanti all'altare di Notre Dame. Non l'amore. Non la passione politica. Non un sentimento di nobile affezione per le proprie ideologie. Ma l'odio. Un odio così incontenibile da condurlo alla disperazione. Un odio così radicato e viscerale da fargli dimenticare che Dio, quello stesso Dio che alcuni immaginano (o sperano) spietato con gli omosessuali, con i suicidi non è, né sarà mai, meno crudele."

Amen.

lunedì 20 maggio 2013

TUTTI A TAVOLA!


Ogni famiglia ha i suoi riti e le sue abitudini.
A tavola, questi riti e queste abitudini, si manifestano in modo chiaro e rivelatore per chi guarda dall'esterno una piccola tribù durante la consumazione di un pasto. In quel momento si possono aprire finestre di comprensione fino ad allora chiuse o incomprensibili.
Intorno a un tavolo si parla, si discute, si litiga, si ride, si resta in silenzio, si guarda la tv, si mangia, si amoreggia, si raccontano storie... intorno a un tavolo i nodi arrivano al pettine... le tensioni si sciolgono o si intensificano... gli sguardi si cercano o si perdono.
Penso sia capitato a tutti di pranzare a casa di un amico o di una fidanzata... e di capire di quella persona molto di più in quelle due ore intorno a una tavola imbandita, guardando i rituali della sua famiglia e i meccanismi innescati con genitori e fratelli, di quanto si sia capito con una lunga frequentazione di mesi tra uscite insieme, bevute, cene e serate a girare per i locali della città.
La famiglia ti spoglia e ti riveste con una corazza diversa. 
Splendi nello stesso momento in cui ti spegni e ti adatti al contenitore come un liquido finalmente trasparente.

Il lavoro di Douglas Adesko racconta proprio questo piccolo mondo con i suoi equilibri, le sue leggi e le sue inattese evoluzioni. Per 10 anni ha girato per l'America e ha fotografato soltanto famiglie durante la consumazione del pasto. N'è venuta fuori una ricerca antropologica delle infinite abitudini delle persone, che possono cambiare radicalmente da zona a zona.

Piccole finestre aperte su un mondo privato... posizionando l'attrezzatura per lo scatto in modo tale da favorire l'interazione naturale tra i componenti della famiglia.

Penso alla mia famiglia e alla sua allegra confusione. Siamo in tanti (6 figli) e intorno alla nostra tavola... negli anni... ho visto e sentito di tutto. Perché quando ritorni a casa... dopo tanto tempo... c'è sempre un sapore che ti chiude il cuore e un ricordo che te lo fa sanguinare.











sabato 18 maggio 2013

IDIOTA


In ristorante stiamo lavorando per aprire la terrazza. 
Un'impresa edile si sta occupando dei lavori.
Tutte le mattine, come arrivavo in ristorante, trovavo un muratore di mezz'età e il suo aiuto, un ragazzo di 29 anni, intenti a demolire un muro per costruire dei muretti nuovi per la sala all'aperto. 
Io lavoravo e il ragazzo, ogni tanto, scendeva giù per chiedermi il permesso di riempire un secchio d'acqua, presumo per preparare il cemento, e altre volte mi chiedeva la gentilezza di riempire una bottiglia di plastica di acqua fresca per lenire il calore del sole che batteva sul tetto.
Piano piano abbiamo parlato un po' e ho scoperto un ragazzo timido, molto rispettoso ed educato, nonostante il look forte... con i capelli rasati come va di moda adesso, con una piccola cresta in punta, e i tatuaggi sulle braccia. 
Mi sorrideva sempre e io lo salutavo tutte le mattine con molta cordialità.
Solo dopo qualche giorno mi sono reso conto perché mi sembrava quasi sorpreso dalla mia gentilezza.
Una mattina, infatti, arriva un altro muratore con un camioncino per scaricare mattoni e sacchi di cemento e il ragazzo è sceso subito dal tetto per aiutarlo nell'operazione. 
Mentre uscivo dalla sala per entrare in magazzino ho assistito a una scena terribile: l'uomo sul camioncino si rivolgeva al ragazzo chiamandolo "idiota".
"Idiota... prendi questo... ma ti muovi idiota... non sai fare nulla idiota..."
Per un attimo ho incrociato lo sguardo del ragazzo... e lui non è riuscito a reggere l'espressione sorpresa e indignata del mio viso... e prontamente ha abbassato il suo di sguardo... vergognandosi per quell'umiliazione che poteva sopportare solo lontano da sguardi indiscreti.

Ho dovuto frenare la lingua per non dire quello che pensavo al cafone sul camioncino.
L'ho fatto solo per non rendere ancora più pesante la situazione al giovane muratore.
Sono rientrato in ristorante e ho ripreso il mio lavoro.

Dopo quell'incidente spiacevole il ragazzo mi guardava con un po' di imbarazzo... io allora gli ho offerto un caffè e gli ho chiesto qualcosa di lui.
Ho scoperto che è fidanzato, che ama ballare e vorrebbe fare altro della sua vita.
Ho sorriso e lui ha sorriso con i suoi denti un po' storti.

Mi dispiace non vederlo in questi giorni di convalescenza. Forse non lo rivedrò più perché quando rientrerò in servizio i lavori sul tetto saranno finiti. 

Essere gentili non costa niente e sul lavoro bisogna sempre rispettare tutti... indistintamente. 
Io lo so da sempre. 
Molti lo ignorano e usano il poco potere nelle loro mani per sottomettere chi sta sotto di loro.
Trovo tutto questo volgare, osceno e deprecabile.

venerdì 17 maggio 2013

A PICCOLI PASSI


Ora ho capito sulla mia pelle cosa sono le barriere architettoniche... fuori e dentro casa.
Mercoledì mi sono arrangiato saltellando sul piede sano (una fatica assurda!), ieri sono riuscito a procurarmi delle stampelle e un amico mi ha prestato una sedia d'ufficio con le rotelle. 
Grazie a questa sedia mi muovo per casa con meno problemi. 
Sono riuscito a farmi la barba e a lavarmi le ascelle restando seduto davanti al lavandino. Il bidet è stata un'impresa titanica. Scendere le scale con le stampelle... non ne parliamo... esattamente come dormire con il piede bloccato, vestirmi, mangiare, fare le cose più stupide come accendere la tv o prendere cibo dal frigo. 
Grazie a un amico riesco a fare tutto con un po' di fatica e molto stress mentale. Anche indossare una scarpa è impossibile. Ti senti ridotto al 30%. Un peso. Un elefante dentro una cinquecento. Sbatti contro i mobili... un filo del computer può farti inciampare... la cucina è un'isola lontana dove cerchi di arrivare per prepararti una tazza di tè'. 

Questa mattina ho fatto la prima medicazione. 
Ringrazio l'infermiera di nome Bonaria per la gentilezza e la disponibilità. Abbiamo parlato di lavoro, famiglia e piccole cose della vita quotidiana. Le ho chiesto da quanti anni lavora. Mi ha risposto 37 anni; spera di andare in pensione tra 4 anni per godersi un po' la vita e la famiglia. Ha solo un giorno di riposo a settimana e in quel giorno deve fare tutte le cose che non riesce a fare negli altri giorni (vedi spesa, pulizie, lavatrici ecc. ecc.). Passa tutta la settimana in ospedale assistendo le persone che chiedono aiuto per una caduta, una ferita o un dolore muscolare. 
E' stato un incontro positivo che mi ha stimolato una bella dose di endorfine... l'importanza di un sorriso e di una parola gentile. Sono tesori preziosi e aiutano molto di più di un tutore o una medicina.
Ho trovato anche un'infermiera che passa a casa il pomeriggio per farmi l'iniezione per rendere il sangue più liquido ed evitare il rischio di trombosi. 
Prossima medicazione martedì... ora mi attendono giorni di noia, acrobazie casalinghe e, spero, letture rilassanti per passare il tempo.

Qualcuno mi ha detto che sono fortunato: così almeno ti riposi un po'.
Per gentilezza ho evitato di mandarlo a cagare... ma dentro di me ho sparato una raffica di maledizioni.
Non so com'è... ma ho un'idea molto diversa di relax e non contempla una ferita da coltello e un'immobilità coatta di 15 giorni.
Il minimo che si può augurare a questi "bontemponi" è un riposo altrettanto creativo e stimolante. In amicizia... ovvio!

mercoledì 15 maggio 2013

CARNE TREMULA


Oggi mi sono alzato con un umore standard e una telefonata inattesa mi ha fatto bene al cuore.
Sono uscito di casa felice... saltellando sulle scale... in un musical tutto mentale che sentivo solo io... ma m'importava solo stare bene... sentirmi leggero... volare sull'asfalto... verso il mare e il cielo terso.
Al lavoro tutto bene. Ho condiviso la mia piccola felicità con i colleghi... mi sono messo a danzare felice... le mie gambe non riuscivano a stare ferme.
Una strana frenesia mi aveva preso tutto... pensieri che correvano a mille... idee... proiezioni future... un riconoscimento che non pensavo arrivasse mai e per una cosa che vedevo bella e importante solo io...
e poi...
... poi arriva l'attimo imprevedibile... ultimo tavolo di clienti... prendo la comanda... entro in cucina e sento un dolore alla gamba... abbasso lo sguardo e vedo la lama di un coltello dove non deve essere... 30 cm. di acciaio... guardo i miei pantaloni... vedo lo strappo... una macchia rossa si allarga sul tessuto dei jeans... 
"Cazzo... la gamba..." dico allo chef.
Mi nascondo dietro il bancone e slaccio i pantaloni per guardare cosa mi sono fatto... quello che mi appare è un taglio profondo di cinque centimetri... il sangue esce e io mi sento svenire... 
Il pizzaiolo mi soccorre... mi tampona come può con un telo... mi caricano in macchina... cammino a stento... arrivo in ospedale e vengo fatto entrare per fermare in qualche modo la perdita di sangue.
Un primo controllo fa capire al medico che è stato compromesso anche il muscolo. Vengo medicato e spedito in macchina in ortopedia (aspettare l'ambulanza richiedeva tempi biblici) e qui medicato, anestetizzato e ricucito internamente ed esternamente.
Mi lascio fare... anche se sento un forte bisogno di urinare... chiedo di poter andare in bagno e l'infermiere mi passa un pappagallo per liberarmi della pressione alla vescica. 
Quando finiscono di piazzarmi la valva (un gesso di plastica)... - io per un attimo capisco "vulva" - mi dicono che devo riposare 15 giorni e prendere delle medicine... tra cui delle iniezioni per evitare la trombosi.
Mi piazzano su una sedia a rotelle. I pantaloni insanguinati non riesco a rimetterli e così esco con una gamba infilata e l'altra no... in mutande... nella hall del pronto soccorso... in attesa di Fabio che venga a riprendermi. 
Torno all'ospedale e faccio la pratica per l'infortunio sul lavoro, poi, con Fabio, mi dirigo verso casa. Ci fermiamo un attimo in farmacia per prendere le medicine e poi, sotto un diluvio universale che ha scelto il momento più giusto per caderci sulla testa, tentiamo di arrivare al mio appartamento.
In mutande, con un ombrello mezzo rotto e saltellando su una gamba, mentre Fabio mi regge come può.
Oggi ho capito cosa vuol dire avere due gambe sane e funzionanti.
Ora sono a casa.
Ho trovato un'infermiera che giornalmente possa venire a farmi l'iniezione.
Mi servono due stampelle e un pantalone con il velcro per poter andare tra due giorni in ospedale per la medicazione. Mi sento Hulk solo per metà... grosso e invasivo.

La mia collega è mortificata... ha fatto una cosa sbagliata e pericolosa e io ci ho rimesso la gamba. Un vassoio di coltelli posizionato sotto il pass per fare delle pulizie; un coltello che slitta sugli altri e si posiziona con la lama verso il passaggio che porta dalla sala alla cucina. Io che entro per portare una comanda - l'ultima della mattinata - e in un attimo accade la tragedia.
Ma poteva andarmi molto peggio: se mi prendeva l'arteria femorale ci sarei rimasto secco in due minuti d'orologio.
Se passava Ernesto... il figlio della "capa" di solo un anno e mezzo... finiva molto peggio... lo avrebbe tagliato alla pancia o alla gola. 

C'è un senso in tutto?
Devo pagare per la mia felicità?
Oggi, la mia leggerezza, doveva essere ridimensionata?
Siamo solo carne... carne e ancora carne.
Imperfetti e fragili.

Mi sono spaventato... ho temuto il peggio...e invece... sorry... mi dovete ancora sopportare per un bel pezzo bella gente!

P.S. comico: proprio oggi ho ricevuto tramite facebook un invito da un amico per un'iniziativa dal titolo... "Ginnastica a piedi scalzi all'aperto"... e certo... come no! 
L'ho letto seduto sulla sedia a rotelle e ho riso come uno scemo in mezzo a una sala gremita di gente dolorante... compagni di gesso e rotelle.

martedì 14 maggio 2013

CONSIGLI DA SCRITTORE


Ieri, durante la lezione d'inglese, ho scoperto che Andrew, il mio professore, ama scrivere. La cosa è saltata fuori così, per puro caso, quando gli ho chiesto se per lavoro traduceva anche romanzi e racconti. Mi ha risposto di sì e subito dopo ha aggiunto che un anno fa gli era saltato in testa il pallino di tradurre il romanzo SARDINIA BLUES di Flavio Soriga per puro diletto. Poi, leggendolo, lo ha trovato una brutta copia dello stile di Kerouac e ha lasciato perdere. O per meglio dire: sembrava la copia di una traduzione fatta male del testo di Kerouac. Sono rimasto sorpreso dalla sua dichiarazione perché ho amato molto quel romanzo e lo trovo ancora il più bello scritto da Soriga. 

La sera, durante la battuta in ristorante, mentre sbrigavo le bevande di alcuni tavoli, ho visto la mia "capa" dire a qualcuno che non c'era posto... sbircio oltre il muro e chi ti vedo? Flavio Soriga con una ragazza che chiede un tavolo senza prenotazione e, appunto, riceve una risposta negativa. Lo vedo uscire con il suo look inconfondibile e per una frazione di secondo non ci scambiamo neanche mezzo sguardo. 
Subito dopo la Capa mi fa: "Hai visto Soriga? Ogni volta passa senza prenotare e ogni volta non trova posto... ha un karma molto positivo."

La notte, stanco dalla lunga serata, chi sogno? Su, dài, è facile... ma Soriga, no?
Nel mio sogno mi fa una lezione sul mestiere di scrittore: "Io mi vesto e mi pettino così solo per lavoro. E' una specie di travestimento. Nella vita normale vesto in modo del tutto diverso. Più casual. Jeans e t-shirt. Ma quando faccio lo scrittore, quando esce un libro, quando vado ospite in televisione... be', allora, mi travesto da Soriga Scrittore Sardo!"
Nel sogno ascoltavo inebetito le sue parole e prendevo appunti mentali... non so bene perché... ma se Soriga ti dice qualcosa, che fai, non ascolti?

sabato 11 maggio 2013

STELLE E STRISCE


Ieri sono riuscito a incontrare dopo quasi un anno il mio amico "americano".
Scrivo americano tra virgolette perché in realtà è sardissimo, ma vive in America con suo marito e le loro due figlie. E' venuto in Italia per una breve vacanza e ha cercato di vedere più amici e parenti possibili prima della partenza. Tutte le volte è un tour e io mi sono goduto fino all'ultimo minuto delle due ore che abbiamo passato insieme, passeggiando per Alghero, sotto un sole estivo che ci ha colti di sorpresa. 
Ci siamo seduti in un tavolino di un bar sulle antiche mura della città, e sorseggiando una Coca ghiacciata abbiamo parlato un po' di noi, ammirando il mare e il promontorio di Capo Caccia in lontananza.
Sogni, desideri, progetti, aspirazioni... cosa tutto non è passato sulle nostre lingue in quelle due ore?

Vorrei dire di avere tutto sotto controllo... ma non è così.
Mi manca il tempo da dedicare alla scrittura. 
Se non scrivo sto male.
Se non creo sto male.
Se non invento storie sto male.
Se non assecondo il mio mondo interiore cosa vivo a fare?
Sandro mi ha capito benissimo: anche lui amante della scrittura (ha pubblicato un romanzo con Fazi), con le bambine e il lavoro di insegnante, non riesce più a concentrarsi per portare avanti tutte le idee che gli si agitano come vermi dentro la testa. 

La verità è che il nuovo lavoro (tanto per cambiare) mi prende troppe ore al giorno... per questo voglio capire meglio cosa desidero davvero.
Aspetterò qualche mese e vedrò un po' cosa fare della mia vita.
L'idea di partire per l'America non sarebbe male. 
Portland mi aspetta... ho una camera con un letto matrimoniale e un caminetto acceso. L'Atlantico fuori dalla finestra e le aragoste e i granchi più grandi che possa immaginare. 

Un sogno a stelle e strisce... poche stelle... e molte strisce.