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lunedì 18 agosto 2014

LA NASCITA DI UN LIBRO: IL CLUB DEI CANTANTI MORTI di SUSANNA RAULE


Ho evitato di parlarne in modo esplicito sul blog e sulla mia pagina Facebook fino al giorno in cui, il libro, finalmente, dopo due lunghi mesi di lavoro, non è arrivato nelle librerie.

Sono entrato nel progetto Otto Micron senza quasi accorgermene; perché a volte, parlando con un amico, può succedere che le parole prendano forma e peso, e lentamente inizino a diventare qualcosa di molto più concreto nonostante tutte le spinte contrarie che ti consigliano di lasciar perdere (vedi "crisi dell'editoria" e "crisi economica").

E invece no!
Invece decidi di metterti in gioco anche se il tempo è poco e non sai quanto potrai dare per rendere un'idea un progetto reale.

Il mio ruolo?
Si dice "editor"... ma ovviamente io non sono un editor.
Sono un lettore e sono "uno che scrive".
Uno che ama le storie.
Ho fatto solo questo: letto.
E dopo aver letto... ho scelto.
Quando Susanna Raule mi ha spedito il suo romanzo "IL CLUB DEI CANTANTI MORTI", mi è bastato leggere il lungo prologo per capire di avere tra le mani una storia perfetta.
Uno: perché ho riso come non mi capitava da tempo.
Due: per la scrittura cinematografica, velata di ironia e citazioni colte per chi vuole approfondire certi temi.
Tre: per i personaggi e l'ambientazione. 
Quattro: per un'emozione che ricorderò.
Cinque: perché la Raule è davvero una tipa figa e se ne frega di certe regole editoriali scegliendo, lei, nota autrice Salani, di uscire con noi: piccoli, piccolissimi e un po' folli come lei.

E dopo due mesi di editing, dopo aver coinvolto Armando Rossi per la cover, dopo aver riletto il romanzo non so quante volte, sorprendendomi ogni volta... ecco, dopo due mesi, ora tocca ai lettori dirmi/ci cosa pensano nel nostro primo libro.

Io ci metto un bollino giallo di qualità.  :-)

Ps. per presentazioni, eventi e altre novità... potete seguire la pagina Otto Micron su Facebook. 

sabato 5 luglio 2014

SEI FUORI TARGET!


Sei fuori target!
Ormai mi aspetto di sentirmelo dire tutte le volte che presento un mio romanzo a una casa editrice. 
Eternamente fuori target e difficilmente inquadrabile in un genere.
Io scriverei con uno stile più semplice e ironico, più adatto a un pubblico giovane che dovrebbe rappresentare il target di riferimento ideale. 
Io eliminerei tutti i riferimenti - nomi e situazioni - che soltanto un ragazzo dai 25 anni in su può capire veramente.
Io ambienterei il romanzo in un paese immaginario.
Questi sono alcuni consigli di un editor che sta lavorando su un mio romanzo che vorrei fare arrivare alle stampe.
Tutti pareri personali, sebbene espressi da un professionista che conosce bene il suo lavoro e sa come si muove - agita o ristagna - il mercato editoriale.
Ma se provate a farvi editare un testo - a pagamento - da un editor e seguite tutte le sue indicazioni, e poi, per puro scrupolo, affidate quel testo già editato ad un altro editor... scoprirete che il secondo editor vi criticherà e vi correggerà proprio i punti criticati e corretti precedentemente dal suo collega. Se siete fortunati tornerete alla vostra idea originale, se gira male, vi ritroverete tra le mani una terza versione della storia. Se cocciuti proverete con un terzo editor, state sereni, capiterà la stessa cosa: tutto verrà rimesso in discussione e non saprete che pesci pigliare.
Perché i giudizi su un testo sono sempre tutti molto personali e per riuscire a sfondare il muro compatto dell'indifferenza occorre - pare facile! - solo un editor, UNO SOLO, che si innamori della tua storia. 
Tutto qui.
Perché quando ti innamori le menate sul target e il genere e la grandezza e lo stile vengono tutti in secondo piano... perché quando ti innamori vedi tutto con occhi più ampi e lucidi... e riesci a vedere il bello anche dietro un'evidente piccola imperfezione.

P.S. - fare innamorare un editor non è tutto e non porta in modo scontato alla pubblicazione, lo so... ma se capita, la strada è molto più agevole e serena. 

P.S.2- a chi mi chiede quando uscirà il mio prossimo romanzo (quale delle tre storie che ho già pronte?) rispondo sempre che è più facile fare innamorare Angelina Jolie che tornare sugli scaffali di una libreria. 

P.S.3 - io mi sa che ci morirò fuori target. 

venerdì 15 febbraio 2013

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE


Sono schiavo della mia mente. 
Lo sono da sempre... però, ultimamente, The Brain, inizia a prendersi un po' troppo spazio. 
Dopo mesi di scrittura mi sono fermato e ho cercato di capire cosa era davvero necessario per il mio benessere. 
Ho scritto un racconto per un contest e sono contento del risultato finale. 
Non amo scrivere racconti, e non amo farlo perché non ci riesco... le mie idee hanno bisogno di più spazio per evolversi; con i racconti ho sempre l'impressione di contenermi, limitarmi... 
Questa volta l'idea è arrivata: chiara, lucida, precisa. 
Ho scritto il racconto tenendo presente il limite di battute e, tagliando e pulendo, ho portato a casa il risultato.
Io scrivo per immagini - non a caso, molti lettori, mi dicono che il mio stile è parecchio cinematografico - e quando VEDO una storia ho già fatto buona parte del lavoro. 
Mi tocca solo sedermi, con pazienza e volontà, per dare corpo alle mie visioni. 
Dopo giorni di letture (leggo moltissimo e Simenon è il mio compagno di viaggio preferito ultimamente), questa mattina, mi è nata un'idea... un'immagine... ci ho pensato e mi sono detto: ecco, sei proprio fuori di testa!
In realtà, ho un progetto più complesso in stand by... ci penso da un po', devo solo trovare la spinta giusta per buttarmi dentro il vortice della storia. 
Ho paura di non farcela... di non avere la forza per affrontare l'impresa. 
L'idea nuova è più leggera, solare, positiva... forse più adatta al mio blocco emotivo.
Scrivere è un salto nel vuoto... sei sicuro di sapere dove cadrai con il tuo paracadute e invece... dopo pochi metri di volo... tutto si confonde e si altera nella tua percezione degli eventi.
Mi è stato chiesto di esprimere con una frase breve il mio pensiero su cosa è per me scrivere... ho risposto così...


E ci credo fermamente. 
La scrittura mi ha salvato dal vuoto, dalla depressione e dalla solitudine nera.
Non tutti lo capiscono.
Ci sono abituato.
Ma se riesci a ridere, se riesci a piangere, se riesci a fermarti nel silenzio della notte con una parola che pulsa come un neon, se pensi ai personaggi come a delle persone vere, se desideri viaggiare... e con la fantasia ci riesci benissimo senza portarti dietro nessuna valigia, se in un foglio puoi essere quello che hai sempre desiderato diventare nei tuoi sogni di bambino, se con la penna puoi gridare quello che con nessuno ammetteresti mai... neanche con un sussurro... allora, forse, e ripeto... forse... qualcosa vive in te.

sabato 26 gennaio 2013

LA FUGA DEL SIGNOR MONDE di GEORGES SIMENON


Norbert Monde ha sempre sognato di sparire, e una mattina d'inverno, mentre l'autista lo porta verso la ditta di import-export fondata da suo nonno, dove lavora da 30 anni, decide di mettere in atto il suo desiderio inconfessabile. 
Si lascia dietro una moglie, un figlio fantasma, una figlia persa dietro un matrimonio complicato, un lavoro di responsabilità...preleva una grande somma di denaro dalla banca, si fa tagliare i baffi da un barbiere, entra in un negozio di abiti usati per cambiare il suo completo dal taglio impeccabile con un vestito di fattura scadente, e parte verso Marsiglia salendo in uno scompartimento di terza classe di un treno stracarico di gente, disgustato dagli odori e la confusione: "C'era un'infinità di cose da mettere a posto in lui, ma non poteva farlo ancora, doveva prima abituarsi, aspettare che il treno si fermasse, arrivare da qualche parte. Non aveva paura. Non rimpiangeva nulla. Nella maggior parte degli scompartimenti la luce era già spenta. I passeggeri, per dormire, si appoggiavano gli uni agli altri, mescolando odori e aliti."
Il viaggio è lungo e all'arrivo a Marsiglia si dirige direttamente verso il porto per guardare le barche, il mare, la gente impegnata in umili lavori, gli operai nelle brasserie che consumano un pasto veloce...gente che non si è mai spostata da quel luogo, gente che non ha mai preso un treno per cercare altrove un altro tipo di esistenza. 
La notte prende una camera in un albergo del centro e qui cerca di dormire. A impedirglielo saranno le voci concitate di un uomo e una donna che bisticciano nella camera adiacente. Incuriosito ascolta lo scambio di battute, e quando l'uomo va via, prende coraggio, esce dalla camera, e bussa alla porta della camera vicina. Questa scelta, dettata dalla curiosità e dalla paura che possa essere successo qualcosa di irreparabile, gli farà incontrare Julie, una giovane donna sofferente per amore. Istintivamente inizia ad aiutarla e senza un perché, il giorno dopo, vanno a mangiare insieme come due vecchi amici; per giorni conducono una vita sospesa in un limbo di decisioni tutte da prendere: Julie cerca lavoro nei vari teatri e night-club della città, e il signor Monde si lascia vivere, spendendo i soldi che ha nascosto in un pacchetto. La routine continua, tra confessioni, progetti e pranzi sontuosi, finché il pacchetto con i soldi, sistemato sopra l'armadio, sparisce dalla camera. Al signor Monde restano solo i contanti che ha in tasca, e così, dopo lo shock iniziale, partono per Nizza. 
Qui, dopo qualche giro per prendere confidenza con la città, trovano lavoro in un locale notturno: Julie come ballerina e Norbert, con il nome fittizio di Clouet, come contabile. Al Monico, per un caso del destino, il signor Monde incontrerà l'ex-moglie, madre dei suoi due figli, che lo aveva abbandonato anni prima. 
Sarà questo incontro inatteso a segnare il destino dell'uomo. 
Un destino senza più ombre o fantasmi capaci di oscurare la limpidezza del suo sguardo.

Le storie di Simenon si muovono sempre su un asse semplice, quasi lineare...facilissimo ridurre il tutto a una frase tipo: la storia di uomo che cerca se stesso. Ma non è tutto così semplice come può apparire grazie alla bellezza del suo stile e alla credibilità dei suoi dialoghi. Sono storie cinematografiche - non a caso Jean Renoir, innamorato del testo, pensò a lungo di trarne un film - capaci di farci vedere scene, espressioni, caratteri, luoghi...c'è una pennellata di tristezza malinconia, un tocco lieve che sfiora sempre l'animo inquieto del lettore. 
Ho amato moltissimo questo romanzo. Tutte le volte che tiro il respiro e mi tuffo nel mondo letterario di Simenon, resto piacevolmente sorpreso della sua prodigiosa duttilità.

Consigliato a chi cerca un motivo per scappare lontano.

sabato 19 gennaio 2013

IL LATO BUONO DELLA STAMPA


E così il corso di Editoria è giunto alla fine. 
Ultima lezione: abbiamo parlato di come si stampa tecnicamente un libro. 
Stampa Offset o stampa digitale. 
Libri cuciti (Filo refe) o libri incollati (fresatura). 
Carta di scarsa qualità (bianca, spesso lucida...poco adatta per la narrativa e più indicata per i testi scientifici) e carta bella al tatto, calda, color avorio...quella carta che quando apri un libro ti regala subito una bella sensazione e ti spinge ad amoreggiare con le pagine. 
Lastre per la stampa e il procedimento che porta alla creazione del fascicolo (segnatura) che è 1/16, perché normalmente contiene 16 pagine. 
Le lastre sono molto delicate e bisogna conservarle e proteggerle in caso di nuove ristampe. Anche il deposito delle lastre è un costo che pesa sulla stampa, per questo, con la stampa offset, più si stampa, e più si risparmia, perché si ammortizzano i costi. Con la stampa digitale le pagine sono incollate (non si crea il fascicolo), non c'è il costo delle lastre e il problema del deposito, e inoltre, meno si stampa, più si risparmia. Quindi sono scelte editoriali completamente diverse.
E' importante, quando si compra un libro, capire se l'oggetto libro vale il prezzo di copertina o se, dicendolo in parole povere, ci stanno infinocchiando. 

La seconda parte della lezione, la più entusiasmante, è stata gestita dallo scrittore Alberto Capitta (anche autore teatrale, regista e attore) che ci ha parlato del suo lavoro, dei suoi inizi e della fatica che deve fare un esordiente per farsi leggere da qualcuno. Illuminanti i suoi racconti: le attese infinite, le promesse non mantenute, gli agenti, le lettere di rifiuto, il tempo sospeso, la fragilità dell'autore - quando sei ancora ignaro della crudeltà del meccanismo e vivi tutto con un'ingenuità quasi naif - i rapporti con le librerie, la diffidenza, i sorrisi falsi e cortesi. 
Col tempo, poi, si capiscono le regole del gioco e si è più pronti ad affrontare i marosi improvvisi. Mi è piaciuta la leggerezza delle sue parole, la spontaneità, il tono lieve e amichevole, la lucentezza dello sguardo, l'amore per le storie e per la parola magica che può accendere un'intera pagina, la passione per la documentazione e l'amore folle per la natura, sempre presente nei suoi libri. 
Ho capito ancora più di prima che si scrive per necessità...la pubblicazione è un premio, un traguardo importante...è a quel punto, inizia il casino, la vera sfida. E' stato utile ascoltare le tribolazioni dei suoi inizi. In giro per le librerie a portare il primo romanzo, edito da una piccolissima casa editrice, aiutato dalla moglie, attendere lo squillo del telefono per sentirsi dire: ci porta altre 10 copie? Presentazioni, incontri, viaggi impossibili...un'avventura folle e carbonara, capace di entusiasmare e farti disperare. 
Alberto cerca di comunicare con semplicità la passione per la scrittura e lo fa anche con i suoi laboratori di scrittura creativa. 
Se avrò tempo e modo, mi sono ripromesso di seguire il prossimo corso...in fondo non si finisce mai di imparare. 


La serata è finita con una pizzata con tutti gli amici del corso e le nostre super insegnanti...Luana e Silvia.
Una perfetta conclusione dopo tre lunghi mesi di corso...inseguendo parole, sogni e storie...che sono finiti più velocemente di quanto pensassi.

martedì 18 dicembre 2012

COLLA O NON COLLA

 
Non sono una volpe.
Sicuramente resterò sempre al palo.
 
Ieri ultima lezione dell'anno del corso di editoria.
C'era molto freddo...così freddo che neanche la stufa riusciva a scaldare davvero l'ambiente.
Abbiamo parlato dell'oggetto libro: le sue parti, il modo di pensarlo e costruirlo...qualità della carta, delle copertine, della rilegatura. Imparare a cogliere le differenze per riconoscere le case editrici che fanno le cose con un criterio serio e quelle, troppe, anche importanti, bravissime a risparmiare un po' troppo. Pagare 17 euro un libro di 150 pagine, incollato, è un furto. Come sono tornato a casa ho controllato subito i libri che avevo sottomano e, SORPRESA, la colla c'era...eccome!
Al corso abbiamo parlato anche di ebook...un argomento che mi sta molto a cuore...chissà perché!
Chi lo sostiene...chi no...chi vede un futuro roseo...chi sostiene che la carta non sparirà mai!
Io leggo gli ebook e anche tanti libri cartacei...una scelta non esclude l'altra.
Se un'autrice come Susanna Raule ipotizza che il suo romanzo, uscito in entrambe le versioni, su un campione di 100 copie, ne ha venduto una in ebook, e 99 in cartaceo, rende bene l'idea della dimensione ridotta del mercato del libro digitale. 
In attesa di scoprire cosa si prova a vedere una propria storia, volpi permettendo, in formato cartaceo...continuo a sognare le mie storie dentro un libro, possibilmente cucito e non incollato.

mercoledì 28 novembre 2012

IL REFUSO NON PERDONA

 
Nel post precedente ho parlato del trucco della lente di ingrandimento per scovare in un manoscritto refusi ed errori di battitura.
C'è chi legge a voce alta, chi legge alla rovescia, chi partendo dall'ultima riga per arrivare alla prima, chi legge a salti, chi a voce alta, chi usando un righello per separare le righe dal contesto generale...insomma, l'incubo del refuso è sempre presente nella vita di un autore e in quella professionale di un editor.
Proprio l'altro giorno, lavorando alle bozze di un testo al corso di editoria, abbiamo scoperto un piccolo refuso nel libro stampato. Di cosa si tratta? Una stupidata, ma nel suo piccolo...stona.
Allora, la casa editrice, per una loro convenzione metodologica, scrive i nomi delle città, le località, le parole straniere, le marche o ad esempio il nome di un vino, sempre in corsivo. Quindi, se un autore scrive ad esempio "La Pelosa"* tra virgolette, loro tolgono le virgolette e scrivono la località in corsivo. Bene, tutto chiaro, peccato che poi, confrontando i due testi, si scopre che La Pelosa è stato scritto in corsivo tra virgolette nella versione definitiva.
Cosa è successo? Molto semplice: una svista. Hanno corretto la parola, ma non hanno eliminato le virgolette. Quindi, se nella ristampa quel refuso non ci sarà, il merito è tutto nostro.
Perché parlo di questo? Perché l'altro giorno, dopo aver inviato tutto orgoglioso il mio ultimo romanzo a una cara amica, vengo a scoprire, grazie a lei, un orrore ortografico proprio nel primo capitolo. Una svista assurda, impossibile...eppure...è capitato. A volte ci si mette anche il computer a cambiarti le parole, o a volte ti ci metti tu, che cambi la costruzione di una frase e ti dimentichi una H di troppo! Fa sempre male...peggio di un calcio negli stinchi.
Puoi leggerlo mille volte ma lui...lui...il dannato refuso spunta sempre quando meno te lo aspetti.
 
* La Pelosa: famosa spiaggia di Stintino.

martedì 27 novembre 2012

IN QUESTO MONDO DI SQUALI

 
Ieri c'è stata la quarta lezione del corso di editoria.
L'ultima lezione abbiamo presentato una nostra sinossi. Io sono stato l'unico a leggere la sinossi di un mio romanzo. Ho fatto in modo di girare a mio favore i compiti a casa: dovevo scrivere la sinossi e usando uno schema proposto durante la lezione, ho scritto la mia. Breve, essenziale e con il finale inserito.
Di solito si tende a ometterlo pensando che non sia il caso di rovinare la sorpresa a chi legge. Ma un editor non cerca una quarta di copertina. Non deve essere stuzzicato alla lettura, ma al contrario deve capire che tipo di testo si sta accingendo a leggere. Il suo sguardo è tecnico, letterario e, ovviamente, commerciale.
La mia sinossi è piaciuta. Ha stimolato i miei compagni di corso e acceso un interesse anche negli occhi degli insegnanti.
Un piccolo segnale positivo per il mio lavoro.
Ieri abbiamo parlato anche del contratto di edizione (quante cose che si scoprono...my god!) e infine ci siamo confrontati sull'editing e sulla correzione delle bozze. E' un lavoro duro e, in fondo, stimolante. Ci hanno rivelato alcuni segreti e alcune procedure: le riletture sono infinite e si usano svariati trucchi. Persino la lente di ingrandimento per scovare errori e refusi. Un altro segreto è leggere il testo a voce alta. Solitamente, quello che passa in una lettura silenziosa, spicca subito all'occhio (o dovrei dire all'orecchio) a una lettura "parlata". Suoni, parole stonate, periodi goffi o confusi...tutto diventa palese, chiaro. Provate. Anche per i dialoghi. Capirete subito se suonano "veri" o "finti".
Insieme abbiamo lavorato su un libro pubblicato dalla casa editrice: da una parte il testo ufficiale, e dall'altra il manoscritto originale. Abbiamo potuto vedere con i nostri occhi il lavoro fatto per smussare, ripulire, perfezionare il testo.
Ecco, davanti all'evidenza, capisci quanto uno scrittore venga "costruito" dagli editori. Non nel senso negativo...ma nel valore positivo del termine. Si trasforma un testo passionale, personale, intimo, in qualcosa di concreto, reale, fisico, commerciale. Si crea un CORPO per il romanzo. E' stimolante, forte, creativo. Vizi di forma, imperfezioni, regionalismi...tutto viene visto, valutato e ridimensionato. Per la prossima lezione ci hanno assegnato il capitolo di un altro romanzo edito (la versione originale) e ci hanno chiesto di fare noi la correzione delle bozze senza tenere conto del lavoro fatto dalla casa editrice.
 
Il discorso che ho fatto in precedenza sulle case editrici a pagamento si arricchisce di una costola interessante: uno scrittore diventa tale solo quando pubblica con una casa editrice che investe su di lui?
Quindi chiunque arrivi in libreria è un autore? Ho qualche dubbio e i casi elencabili sono infiniti. Essere pubblicato non è sinonimo di qualità narrativa. Sarebbe troppo semplice. Come non credo che si possa affermare che la patente di scrittore te la possa dare una casa editrice. Ti può legittimare sul mercato editoriale, ma questa, per me, è un'altra questione. Basta entrare in una libreria qualsiasi per capire come spesso, i libri, siano trattati come semplici prodotti di consumo. Copertine identiche, titoli che si somigliano tutti, richiami a vampiri, spezie (zenzero, sandalo, caffè) o lavori (esecutore, imbalsamatore, esattore) per non capire che c'è una corsa sfrenata alle 50 (e più) sfumature di grigio.
Lo squalo mangia il pesce più piccolo...e la lotta è impari e disperata.
Se potete date fiducia alle piccole realtà editoriali. Investite un po' di soldini negli esordienti. Scoprite cosa si dice di nuovo sul mercato editoriale. Non chiudetevi nella vostra torre d'avorio. L'umiltà e il confronto portano molto lontano.
 
Ve lo dice uno che scrittore, forse, non lo diventerà mai.

mercoledì 14 novembre 2012

LA MELA AVVELENATA DELL'EDITORIA

 
La seconda lezione del corso di editoria affrontava il problema delle Case Editrici a pagamento e di quelle, e non sono poche, a "doppio binario".
Per doppio binario si intende una C.E. che si muove su entrambi i fronti: libri a pagamento e libri scelti per il loro valore letterario.
Discernere le due cose spesso non è facile.
I trucchi per ingannare l'autore esordiente sono infiniti e conviene sempre diffidare di chi ti chiede un contributo in denaro o, più subdolamente, un aiuto concreto - perché loro sono piccoli e hanno bisogno di una mano - comprando 100-200 copie del tuo meraviglioso romanzo. Intanto ci saranno le tue zie, i tuoi cugini, i tuoi amici, i tuoi colleghi pronti a comprarlo appena sapranno che il libro è stampato.
Cosa ci perdi? Nulla, no!
Peccato che quei libri non arriveranno mai nelle librerie e che spesso la loro tiratura corrisponderà esattamente alle copie comprate dall'autore per aiutare l'editore "coraggioso".
Poi c'è la via delle raccolte.
Partecipare non costa molto: invii una poesia o un raccontino, paghi 50 euro e partecipi al concorso; se vinci...entri nell'antologia. Spesso queste antologie sono formate da un numero di racconti (o poesie) notevole e vincere non è poi così difficile. Chissà perché!
Quindi, alla somma dell'iscrizione, sommaci tutte le copie che i singoli autori compreranno per amici e parenti. impazienti di leggerli, e capirai che giro d'affari può muovere una procedura del genere. Ci può essere anche un concorso al mese, o più concorsi al mese, spesso tematici: l'amore, il natale, il primo figlio, la fine del mondo, ecc. ecc. Un modo istrionico per fregare gli autori e farli sentire protagonisti dentro un progetto che non arriverà mai sullo scaffale di una libreria.
Un ottimo modo per capire se c'è una truffa in atto è la velocità di risposta degli editori: se si fanno vivi dopo una settimana-un mese c'è qualcosa che non va. Se ti urlano che sei il nuovo Wilbur Smith e non vedono l'ora di lavorare con te, inizia a dubitare. I tempi di risposta di una casa editrice seria si aggirano tra i 6 e i 9 mesi...tempi inferiori sono da considerarsi improponibili se non si hanno corsie preferenziali come un agente letterario che ci rappresenta.
La voglia di stringere il nostro libro tra le mani è forte...e nessuno - o quasi - scrive per la gloria. Non ho mai creduto a chi dice orgoglioso che scrive soltanto per sé stesso: in parte è così, ma sotto sotto c'è la voglia comprensibile di entrare in contatto con il mondo, di condividere emozioni, esperienze, storie.
Quindi trattenete la naturale vanità che porta solo guai (ne sa qualcosa la strega di Biancaneve) e cercate i canali giusti per vedere realizzato il vostro sogno di gloria.
 
Una casa editrice fa anche scouting (non aspetta solo i manoscritti per posta per scovare i suoi autori) e i concorsi, i blog, i forum sono vetrine importanti per farsi notare e far girare le proprie cose. 
Strano a dirsi, ma anche siti come "Il Mio Libro" possono rappresentare un'occasione di visibilità da non sottovalutare.
E' già capitato che un autore sia arrivato alla pubblicazione reale attraverso la via del self-publishing. Questo passaggio farà storcere il naso a più di una persona. Molti diffidano di questi siti e non ci vedono nessuna differenza con le C.E. a pagamento. E' vero che i testi pubblicati non sono editati da nessuno. Uno potrebbe caricare la lista della spesa e stampare quella. Ma se vogliamo parlare di sana vanità, questi siti ci permettono di soddisfarla con una modica spesa. Si può ordinare una sola copia e regalarla alla persona che amiamo (o odiamo) o tenercela stretta nel nostro cassetto dei sogni. Metterla in vendita sulla vetrina del sito, partecipare al concorso IL MIO ESORDIO, oppure lasciarla relegata in un ambito strettamente privato. Quindi, invece di regalare (buttare) i soldi con le case editrici a pagamento, se proprio volete togliervi la soddisfazione, usate la via meno onerosa dei siti di self-publishing.
10 copie da smerciare sono una cosa, 200 un'altra. Fatelo per i vostri conoscenti...così smetteranno di cambiare strada tutte le volte che vi incrocieranno.
 
Alla fine della lezione ci hanno anche assegnato il compito per casa: scrivere la sinossi di un romanzo da presentare a una casa editrice.
Ecco, inizio a sudare. Ho sempre odiato le sinossi...ma se non voglio prendere subito un non-classificato in pagella è meglio che mi dia da fare.
 
Era una notte buia e tempestosa...