lunedì 30 marzo 2015

QUELLO CHE SIAMO STATI


Domenica pomeriggio, mi sono fatto una bella chiacchierata con la mia super-nonnina. Ho vissuto con lei dai 0 ai 3 anni. Mia madre insegnava nei paesi più sperduti dell'isola e tornava sempre troppo tardi il pomeriggio per potermi lasciare solo. Ci pensò mia nonna ad aiutarli e io, per 3 anni, ho vissuto con lei e mio nonno ad Alghero. I miei genitori venivano a trovarmi tutte le domeniche e si restava insieme. Mia nonna mi ha raccontato di quel periodo. Del Carlo piccolo che la chiamava "mamma". Un bambino bravissimo e sorridente.
"Ti mettevo sul vasino con un banchetto davanti per giocare con le macchinine e tu stavi lì anche un'ora, giocando sereno. Io pulivo casa e tu giocavi e ridevi."
"Ti piaceva chiuderti nello sgabuzzino per giocare con le pentole. Tiravi la tenda e giocavi con tegami e padelle."
"Quando la domenica arrivavano i tuoi genitori, esplodevi di gioia... e quando, la sera, tornavano a Sassari, ti prendevo in braccio e tu li salutavi con la manina dalla finestra. Tutte le volte li chiamavi e dicevi: "Mamma... io voglio mamma!"... tua mamma piangeva di nascosto e andava via con il cuore rotto. Poi ti calmavi, io ti dicevo che mamma sarebbe tornata la domenica successiva e tu aspettavi quel giorno sereno."
Ora ho capito molte cose.
Ricordo quegli anni come anni sereni. Adoravo mia nonna. La amavo di un amore assoluto e pensare alla sua morte mi faceva tremare i polsi. Era lei che mi accudiva e coccolava, Lei che mi dava da mangiare e mi portava ai giardinetti a giocare. Lei che mi sorrideva con i suoi occhi tersi e mi ricopriva di baci. Tutti la scambiavano per la mia mamma e lei, ogni volta, diceva... "No, io sono la nonna!"
Ricordo lo sgabuzzino e tutte le stanze di quella casa. Ricordo nonno e i pesci che portava la domenica e ricordo mia zia Angela e la sua bellezza. Ricordo tante cose... tutte strade segnate sul mio volto.
Nella foto si vede mia zia Angela, allora una giovane fanciulla di 20 anni, la mano di mia Nonna che mi vuole pettinare e io che sono convinto di essere - forse - un grande sarto che controlla la piega del vestito. Chissà cosa aveva attirato la mia attenzione!

mercoledì 25 marzo 2015

OCCHIO ALLA MONTATURA (MEDIATICA?)


Venerdì scorso mi sono recato in un negozio di ottica dove mi servo da diversi anni per ordinare gli occhiali nuovi. 
Il momento è arrivato. Il solco saltato. Il bivio finalmente giunto sulla mia strada. Passo dalle lenti mono-focali alle lenti progressive. Primo segnale che l'età avanza inesorabile. 
Il mio difetto di vista, superati i 40 anni, porta a un improvviso invecchiamento degli occhi di un lustro, e urge rimediare con degli occhiali che mi permettano di vedere da lontano e da vicino (lettura), con una gradazione intermedia per media distanza (computer), 
Fatta la visita a dicembre dal mio oculista, ho tentennato diversi mesi ascoltando diversi opinioni su queste famigerate lenti progressive. Molte persone mi hanno raccontato di problemi di adattamento pazzeschi: nausea, capogiro, persino crisi di vomito... e io mi sono chiesto: "Mi toccherà girare con due occhiali per il resto della mia vita? Uno per la vista da lontano e uno, agganciato al collo, per riuscire a leggere il prezzo dei ravanelli al mercato della frutta e verdura?"
Decido di affrontare la situazione - anche economica - e cerco di capire cosa mi aspetta.

Entro, spiego cosa cerco e consegno la prescrizione del mio oculista al commesso del negozio di ottica. Mi accompagna nella sala dove sono esposte le montature. Vorrei una montatura simile a quella che indosso. Lui mi osserva, poi si gira verso la vetrina illuminata con tutte le montature e ne sceglie una. Me la porge. Chiedo la marca. Mi risponde. "Dolce & Gabbana."
"Noooo... niente Dolce & Gabbana!"ribatto io, con piglio deciso. 
Lui mi guarda e mi dice: "Mmm... anche lei? Mi è già successo in questi giorni."
Provo altre due montature e il commesso, chiamato da un responsabile del negozio, mi lascia nelle mani di una collega. Mi presento. Spiego anche a lei cosa sto cercando. Prende sorridente una montatura dallo scaffale e mi dice: "Provi questa!"
"Marca?"
"Dolce & Gabbana."
"Di nuovo?", penso. "Ma sono appassionati del marchio o cercano di vendere delle montature che nessuno vuole più?"
Ripeto anche a lei che non voglio montature di quella marca e vedo l'espressione stranita della commessa che si incrocia con un'altra collega. Anche un altro cliente, un signore di mezza età impegnato come me nella scelta di un occhiale progressivo, mi guarda e sorride. Ha capito.
Dopo varie prove individuo due montature. Una di Gucci e una di Armani. Quella di Gucci è fighissima. Quella di Armani è molto particolare. Chiedo il prezzo. Gucci 240 euro ('sticazzi!), Armani 120 euro. E figurati se io non mi innamoro della montatura più costosa!
Ci sediamo e parliamo delle lenti. Mi apre davanti uno schema e mi illustra come sono composte le lenti progressive. In poche parole, a parte le tre zone per vista da lontano, distanza media e da vicino, ai lati, ci sono due zone cieche, dove non riesci a mettere a fuoco l'immagine. Quindi, più sono ampie queste zone laterali, più si restringe la zona dove metti a fuoco l'immagine, e più scende il prezzo delle lenti. Ovviamente con tutte le problematiche di adattamento (vedi nausea, capogiri, vomito) che ne conseguono. Chiedo il costo delle tre opzioni. Sono già seduto... non posso crollare al suolo. Arriva la sentenza. Mettendo le lenti più buone e la montatura Armani spendo 950 euro. Parliamo di 3/4 di uno stipendio medio. Pazzesco! Con lo sconto arrivo a 870, compresa l'assicurazione sulle lenti che mi garantisce, nei prossimi 2 anni, di poterle cambiare con il 70% di sconto se le dovessi graffiare o danneggiare. 
Okay... li compro. Non posso farne a meno. Senza occhiali non distinguo i parenti.
Ho un mese di tempo per capire se mi abituerò alle lenti progressive. Se non riuscissi proprio a tenerli e indossarli, mi faranno due occhiali, uno da lontano e uno da vicino, con la stessa medesima cifra (troppo buoni!)
Esco dal negozio frastornato e nei giorni successivi mi scontro con mezzo mondo. Tutti mi dicono: "Ma sei matto? Ma dovevi andare qui e dovevi andare là e risparmiavi." 
Si sa, sono tutti furbissimi e bravissimi quando si parla dei casini altrui. Io sorrido e dico solo: "E non potevi dirmelo prima?"... così li faccio contenti e ci passo per fesso io. Poi ho anche pensato alle piccole azioni che tutti noi facciamo e mi sono detto: "Beh, mica è una cosa da poco se uno dice no a una montatura d'occhiale, se uno dice no a una borsetta e un altro a un pantalone... l'effetto a catena può essere devastante per un marchio come Dolce & Gabbana!"
Sono pentito del mio boicottaggio? Manco per niente. Io sono molto Dolce e non sono per niente un Volta-Gabbana... diversamente da certi signorotti ricchi e viziati che pensano di poter sparare cazzate senza subire nessuna conseguenza e urlano FASCISTI a chi decide di non comprare più un bottone della loro linea di moda. 

Post dedicato ai BAMBINI SINTETICI. Facciamoci una risata alla faccia loro. :-)

sabato 21 marzo 2015

ATTO OSCENI IN LUOGO PRIVATO di MARCO MISSIROLI


La voglia di leggere può sparire di colpo e lasciarti orfano di un piacere sublime che ami gustare nel silenzio della tua camera. 
Un rallentamento improvviso. Un malumore. Una nuvola nera. Possono essere mille le cause di un disamore. Giri sconsolato per casa, sfiori i dorsi dei libri che aspettano un segnale, e tu non sai ancora quando finirà questa terribile astinenza-assenza. 

La mia è durata un mese. Trenta giorni di "no" ripetuti a denti stretti. 
Poi, un giorno, ho letto su Facebook un post scritto da Michela Murgia: parlava con meraviglia e passione di un romanzo. Il titolo mi lasciava perplesso: c'era qualcosa che strideva nelle mie orecchie. ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO. Mah! 
L'autore lo conoscevo di nome. Punto. Mai letto. Lascio correre. Passa qualche giorno e ricado su un nuovo post. Questa volta è Roberto Saviano a scrivere il suo post. Stesso autore. Stesso romanzo. Stesso entusiasmo. 

Solitamente diffido dei troppi complimenti... ma questa volta un tarlo ha iniziato a mordermi il cervello. 
Terza botta: la recensione entusiastica del critico del "Corriere della Sera". 
Mi dico: qua non torna qualcosa. Sarà mai possibile che tre personaggi illustri che ammiro per diversi motivi, siano tutti concordi sulla bellezza dello stesso testo e scrivano all'autore con la stessa passione e la stessa gratitudine?
Finisce nel modo più scontato per la mia fottuta curiosità. Lo compro.
Inizio a leggerlo quasi subito... sfidando la mia bulimia da parole. I primi giorni tentenno. Non riesco ad andare oltre un capitolo. Poche righe per godere della magia di una storia che ancora non mi è molto chiara. 
Libero Marsell, il protagonista che incontro all'età di 12 anni, mi sta subito simpatico. Simpatico con riserva, aggiungerei. Qualcosa di lui mi sfugge. Devo capire.
Il ritmo aumenta dopo metà romanzo. Ora ho più familiarità con Libero e le sue ossessioni. Il suo erotismo sfacciato e impertinente. La sua ricerca di una geografia dei sensi. Ho conosciuto la sua famiglia, le sue donne e i suoi amici. Corro sempre più veloce e arrivo alla fine con la sensazione di aver saltato un fosso e, soprattutto, di aver curato la mia astinenza letteraria con una bella "scopata" di parole. 

Chi legge il mio blog sa bene che non scrivo delle vere e proprie recensioni. Mi limito a delle leggere pennellate. Pure sensazioni. Impressioni. Niente di più. 
Il romanzo è un classico romanzo di formazione alla "Giovane Holden" - e più di un recensore lo ha avvicinato al capolavoro di Salinger - e narra la storia di Libero, dividendo il romanzo in 6 sezioni che corrispondo a diverse fasi della sua vita. 
Tutto inizia con una frase buttata lì dalla madre e da una risposta inattesa del padre durante una cena. Un piccolo chiodo che entra nella testa del protagonista adolescente e gli fa capire il senso di quello che un giorno ha scoperto spiando l'intimità della madre. Un atto erotico con un amico di famiglia. Un tradimento. 
Da lì parte la ricerca di un senso e la scoperta del piacere. Autoerotismo e fantasie. Il risveglio del corpo. Le mutazioni della pubertà. I primi peli. Il cambio di voce. La paura dell'invisibilità. L'ultimo che nessuno vede e nota. 
Sarà Marie, una bibliotecaria, ex-fidanzata dell'amante di sua madre, ad aprire altre porte grazie all'aiuto prezioso dei libri. Battesimo con "Lo straniero" di Camus. 
E sarà Parigi a tracciare le prime linee sul suo corpo con la passione viscerale per la sorella di un amico. 

Tanti i personaggi e tante sfumature diverse. Ho trovato particolarmente riuscita la parte Milanese, dove Libero lavora in uno studio d'avvocati e la sera serve ai tavoli di un'osteria sui Navigli gestita da Giorgio, un omone saggio e burbero, costretto su una sedia a rotelle, che a suon di musica saprà ascoltare e consigliare il suo giovane amico

Quindi Grazie Marco. Dopo Michela, Roberto e il super Critico del Giornalone... arrivo io, piccolo piccolo, a dirti che il tuo Libero mi ha fatto tornare la voglia di leggere, di scrivere e di vivere.

Vi pare poco? 

mercoledì 18 febbraio 2015

LUNA ELETTRICA


Palazzo davanti al mio. Luce esterna dimenticata accesa in terrazzo dagli inquilini che sono partiti dopo l'ultima vacanza (non so se la casa viene affittata ai turisti oppure se viene usata solo dai proprietari).
Risultato: una luna elettrica che illumina il mio letto e mi abbaglia quando cerco di dormire. Ho provato a regolare l'avvolgibile (che ha qualche problema di scorrevolezza) ma non mi è stato possibile ridurre di molto l'abbaglio. Quindi, o cambio l'avvolgibile per trasformare la camera in una cripta oscura, o inizio un lancio ripetuto con una fionda per spaccare la plafoniera sulla parete, o prego tutti i santi in paradiso perché i proprietari tornino prima dell'estate.

Ieri notte mi sono svegliato due volte e per due volte mi sono spaventato (ancora non ho interiorizzato il disturbo luminoso). La prima volta mi è sembrato di vedere una crepa sul muro e ho pensato a una situazione di pericolo imminente, la seconda, camminando verso il bagno, ho avuto l'impressione che il pavimento tremasse e le mattonelle si muovessero sotto i miei piedi (shock da pavimento esploso solo due settimana fa). Emoticon unsure
Piccoli stress della vita - notturna - quotidiana.

domenica 1 febbraio 2015

LA NOSTALGIA DEL GETTONE



Luogo: ristorante.

Scena: tavolo con 6 ragazzi tra i 16 e i 20 anni (tre di loro sono pieni di acne giovanile).

Situazione: tutti e 6 con l'iphone in mano che chattano, scrivono su whatsapp, controllano la bacheca e gli aggiornamenti di FB, bevono e mangiano. Non mollano i cellulari neanche morti... parlano tra di loro a smozzichi ma restano sempre collegati con il mondo virtuale. Uno di loro passa tutta la cena chattando con qualcuno su whatsapp. Lo vedo perché è seduto a capotavola e tiene il cellulare sollevato mentre scrive le frasi con una velocità assurda. Messaggio e sorso di birra. Messaggio e sorso di birra. Senza pause.


Negli altri tavoli la situazione non è molto diversa. Dovunque ti giri vedi persone - anche adulte e senza acne - con il cellulare in mano che guardano o mostrano qualcosa a un altro commensale.

Quando vado in bagno trovo nel salottino tre donne che piangono e si consolano a vicenda. La scena è inattesa e spiazzante. Ho pensato subito: avranno per caso finito la batteria o nel ristorante non ci sono abbastanza tacche?

Un'altra cosa tipica è la ricerca di una presa per ricaricare il cellulare. Anche due amici seduti al nostro tavolo sono corsi a cercare subito energia fresca per non vedersi morire il display prima del dessert.

Conclusione: ci siamo proprio fottuti il cervello se non riusciamo a tenere per due ore un cellulare dentro una borsa parlando SOLO E SOLTANTO con le persone che abbiamo davanti.

Conclusione 2: quasi quasi rimpiango il telefono fisso e le cabine telefoniche... il piacere di non essere rintracciabile in nessun modo... la gioia di telefonarsi solo per dirsi l'orario e il luogo dell'appuntamento...e se qualcuno tardava non avevi nessun giochino elettronico con cui trastullarti. O ti portavi un libro dentro la borsa o guardavi la gente passare per il gusto di guardare la gente passare.
Oh my god.... che tempi lontanissimi ormai.

martedì 20 gennaio 2015

IL SENSO SMARRITO E RITROVATO


L'ultima lezione in carcere ha stimolato delle strane emozioni e dei nuovi pensieri sull'utilità di quello che facciamo in quell'aula. 
Un alunno ha scritto una storia che trae inevitabilmente molti spunti dalle sue vicende personali. Lui si ostina a dire che è tutto frutto della fantasia, ma quando difende le sue scelte narrative si capisce che stiamo toccando un nervo scoperto: la vita. La sua vita. 
Dopo aver letto il testo abbiamo cercato di fargli capire cosa non andava bene e cosa si poteva salvare. La tecnica del monologo non è semplice da gestire senza annoiare il lettore e richiede una certa abilità e una notevole esperienza. 
L'aspetto più "fastidioso" della storia era la tendenza a giustificare certe scelte criminali con il "sistema", la "società", il "malessere", la "povertà".
L'osservazione non è stata accettata e l'alunno ha reagito con molta veemenza, urlando quello che pensava. La reazione mi ha sorpreso e anche un po' spiazzato. 
Il collega ha mantenuto la calma e non ha mollato la presa, cercando sempre il confronto basandosi su quello che era stato scritto e sulla coerenza della storia (spesso incoerente). 
Io, nel mio piccolo, ho cercato di far capire a tutti i presenti che si impara di più dai "no" che dai "si". Ho spiegato che nel mondo di fuori le cose non sono mica più semplici. Non basta far leggere le tue cose agli amici e ai parenti, devi cercare l'opinione di persone competenti che non ti devono per forza lisciare il pelo o compiacerti... e allora eccome se arrivano le stroncature e i dolori di testa. 
L'umiltà e la perseveranza aiutano moltissimo se si vuole davvero imparare a scrivere. In realtà non si finisce mai di imparare. Il confronto con i propri limiti è continuo e non ci si può mai considerare "arrivati", perché quello che si è scritto si poteva scrivere sicuramente molto meglio. 
Leggere. Rubare idee e soluzioni narrative dai grandi. Leggere, leggere e ancora leggere. Leggere in modo attivo, prendendo appunti, segnando frasi e parole, provando a ripetere un passaggio o un trucchetto in un proprio racconto. 
Lo smarrimento rabbioso dell'alunno mi ha lasciato perplesso. La resistenza al confronto. La rigidità di pensiero. Sicuramente trattare temi e situazioni che fanno parte del suo mondo lo rende più suscettibile, ma bisogna imparare a gestire le emozioni e soprattutto le critiche. 

Loro vivono in un mondo altro e per noi è difficile comprendere moltissimi limiti di questa situazione. Penso a Massimiliano che mi dice che sta impazzendo perché tutti ripetono sempre le stesse cose in un loop mentale angosciante. Lui si estranea scrivendo e leggendo, ma quando cerchi il confronto umano è complesso trovare nuove forze e nuove energie in un luogo di pena dove tutti vivono di ricordi, amori lontani, storie impossibili. Si vive nel mito di se stessi, di quello che si era o, ancora peggio, di quello che si poteva essere. 

Penso a Daniele che dopo la morte della madre non viene più a lezione. Si è chiuso in un suo mondo dove c'è solo la palestra - per scaricare la rabbia - e i videogiochi. Molti detenuti sono fissati con i videogiochi. Si perdono in quella realtà immaginaria e giocano per ore e ore per superare un livello, per vincere un trofeo, un tesoro, un premio che nella realtà gli è negato. 
Hanno la fortuna di trovarsi in un carcere illuminato dove puoi studiare e seguire moltissimi corsi - scrittura, teatro, poesia, pittura, falegnameria, modellismo ecc. - e sprechi il tempo della tua pena in un modo così stupido e inutile? 
Nessuno ti nega di andare in palestra e di giocare ai videogiochi, ma fai in modo di non fare solo quello, usa il tempo per migliorarti, per crescere, per imparare nuove cose, per confrontarti con te stesso e con gli altri in modo diverso. 
Per me è una piccola sconfitta la rinuncia di Daniele. Spero di rivederlo di nuovo tra i banchi molto presto, con la sua cuffia di lana e il suo sorriso sornione che mi sapeva raccontare molte cose della sua vita. Quando mi parlava di sé e cercava il contatto fisico e visivo, toccandoti e guardandoti negli occhi come un vero amico. 

Penso a Carmine, e non è il solo, che ci considera degli idealisti creduloni quando parliamo di mafia, camorra - argomenti che in realtà cerchiamo di evitare se non necessari all'interno di una storia - e cerca di illuminarci sulla vera verità di come vanno le cose. Mi ha detto che la ricostruzione carceraria della serie Gomorra non è credibile, anche se è vero che in molti carcere si sta in 8-10 persone in una cella, quello che abbiamo visto è stato pensato solo per fare spettacolo e infinocchiare lo spettatore. E Saviano poi... quello c'ha fatto i soldi parlando di queste cose e fa la bella vita alla faccia nostra. 
Tu puoi obiettare che la vita di uno scrittore minacciato di morte non è il massimo se deve vivere sempre con la scorta... e lui ti risponde... ma chi lo vuole ammazzare a quello? Ma credete ancora a queste baggianate? Chi lo minacciava è un pentito di giustizia ormai, lo volete capire? Il crimine è morto ormai. Siamo solo ruba-galline e nulla più. 
Tu ascolti le sue teorie sulla vita e il mondo e ti chiedi: sono scemo io o lui? 
Un lui che tra l'altro si sta laureando in giurisprudenza e sa tutto di leggi e cavilli meglio di un illustre avvocato del Foro. Chiedi qualsiasi cosa e lui ti risponde. Conosce casi e vicende nei minimi particolari... un archivio su ruote. Carmine gira sempre sulla sedia a rotelle per un problema ai muscoli delle gambe che non ho ben capito - quando parla si mangia le parole e tende a parlare molto veloce - ma ogni tanto si alza e va a fumarsi una sigaretta in bagno. Ovviamente anche lui sta scrivendo una storia e vorrebbe diventare scrittore. Ho letto le prime pagine e gli ho chiesto: "Ma è un incipit di un romanzo o un verbale di Polizia?" 
Lui alza lo sguardo e mi dice: "Eh, me lo dicono tutti che uso un linguaggio troppo tecnico!"

Verso le 17 - più o meno finiamo per quell'ora - iniziano ad arrivare i profumi della cucina. Gli alunni si alzano per andare a cenare nelle loro celle. Qualcuno mangia il rancio cucinato in carcere e altri preferiscono cucinarsi o integrare il pasto con qualcosa preparato da loro. 

Ecco, ogni volta ci si deve muovere tra mille contraddizioni e tanti dubbi sulla vera efficacia di certi percorsi educativi in un mondo così ricco e complesso.  

Lunedì sono uscito da quell'aula stanco e un po' sconfitto, ma mi rimane ancora la gioia di certi sguardi quando arriviamo e la forza di certe strette di mano quando ci salutiamo.
"Non lasciateci soli... vi aspettiamo lunedì prossimo!" ci dicono, mentre si ritirano verso la loro sezione. E noi sorridiamo e promettiamo che ci saremo anche la settimana dopo, con la strana sensazione che forse, essere ancora lì dopo più di un anno, ha un valore e un senso anche per noi.

lunedì 12 gennaio 2015

LA TRIBÙ DELLE PENNE PAZZE


Svegliarsi alle 6 del mattino dopo due ore di sonno per partire verso Cagliari in compagnia di un gruppo di amici scrittori e librai per partecipare all'incontro che ha riunito molti talenti letterari - c'era qualche assenza per ovvi motivi - davanti all'obiettivo di Marco Desogus per scattare una foto che nelle intenzioni dell'artista vuole fermare nel tempo la nuova generazione di scrittori sardi. 
Un'occasione unica per conoscersi, parlarsi, vedersi oltre la virtualità di Facebbok, contarsi, annusarsi e capire un po' di più di questa strana comunità che vive di parole, sogni e storie. 
Un abbraccio mai così urgente e necessario come in questi giorni di violenza e matite spezzate. L'evento è stato gemellato con un reading al Teatro Massimo di Cagliari per ricordare, a vent'anni dalla sua tragica scomparsa, lo scrittore Sergio Atzeni. 
Fino a qui c'è la cronaca asciutta di una giornata che mi sarà impossibile dimenticare.
Ora c'è il dietro le quinte.

Partire con Emiliano Longobardi, Alessandro De Roma, Gianni Tetti (in una macchina) e Aldo Addis, Marcello Fois e Paolo Mura (in un'altra), Partire dopo aver recuperato Gianni Tetti che si è perso nei vicoli di Sassari Vecchio. Io ho due ore di sonno per colpa dell'agitazione che mi ha preso il sabato notte come se l'indomani dovessi affrontare l'esame di maturità. Arrivo a Sassari trafelato e con il freddo che mi morde il culo. 
Per fortuna, divisi i viaggiatori e partiti verso Cagliari, inizio a scaldami dentro la macchina tra chiacchiere leggere e scherzose che mi permettono di conoscere meglio delle persone che sfioro sempre e solo in appuntamenti ufficiali (vedi presentazioni libri, festival, eventi culturali). Si parla anche di libri, ovvio, e di scrittori. Arriviamo a Cagliari in orario e ci rechiamo all'appuntamento per scattare la foto nel quartiere di Villanova (quartiere bellissimo che mi ricorda Buenos Aires). Appena arrivati nella location dove verrà scattata la foto dobbiamo firmare la liberatoria. Saluto gli amici che sono già arrivati (Roberto Alba, Marco Porru, Fabio Forma) e dopo aver firmato la liberatoria (mi sono sentito un po' all'esame di maturità a dire il vero... per tornare al tema dell'insonnia notturna) mi sono fiondato con la complicità di Alessandro De Roma e di Alberto Capitta a prendere un caffè nel bar più vicino (un bar fricchettone molto ma molto carino e arredato con uno stile vintage delizioso). La scusa era il caffè... ma la nostra reale intenzione era quella di visitare il cesso vintage per lasciare la nostra firma. Cose umane. Umanissime.

Torniamo sul luogo dello scatto. Si prendono le misure. Si cerca di capire come fare. Poi, Francesca Casula sale sulla scala che si erge sul cortile e inizia a fare l'appello (torna la sensazione di essere tornato a scuola) e chiama il nostro nome dobbiamo dire "presente" e spostarci sotto la scalinata per essere visionati dal fotografo. Dopo diversi minuti di "dove mi metto?", "mi si vede?", "io son troppo basso...", finalmente, grazie al fotografo, vengo posizionato sulla scalinata di destra. Ho il mio posticino vicino a Gianni Tetti e Alberto Capitta (mica cotiche!!!). 

Scattata la foto (le foto... molti scatti per cogliere l'essenza storica del momento) rompiamo le righe. Si parla ancora, si scazzia, si ride... Tu che fai? Reciterai un pezzo in teatro? Facciamo un giro? Si va a mangiare? 
Il gruppone si divide in tanti gruppini. Chi torna a casa, chi ha un impegno, chi deve guardare la partita del Cagliari, chi ha i figli che arrivano da Amsterdam... chi vuole mangiare un panino... chi dice incredulo: UN PANINO? 

Roberto Alba viene eletto a Virgilio della situazione: PORTACI A MANGIARE. Dopo un aperitivo con stuzzichino, salutiamo i paninari vegani e ci dirigiamo verso una trattoria che il Mr Alba conosce molto bene. 
Un posto delizioso strapieno di gente. Ci sediamo. Siamo in sei: io, Emiliano, Gianni, Roberto, Fabio e Paolo. Alle tre dobbiamo scappare in teatro per il reading. 
"Ce la facciamo... tranquilli!" ci dice Roberto.
Decidiamo per un giro di antipasti misti e poi per un piatto unico (i 5 scelgono un bis di primi... io una tagliata con rucola e grana). Bene. Tutto chiaro. Cosa ci vuole?
Iniziano ad arrivare gli antipasti con un tagliere enorme pieno di salumi e formaggi (davvero buoni) e del pane caldo con un filo d'olio (delirio!). Poi arriva: polpo con patate, burrida, salmone con salsa... e noi si mangia... increduli. Ancora tutto buono. Poi arrivano le ostriche. Oibò! Poi arrivano le lumache con un sugo piccante da leccarsi le dita (non le mangiavo da una vita!)... e poi ci portano una pepata di cozze... e io dopo dovrei mangiare anche la tagliata? Poi ci portano altre ostriche e il formaggio fuso. Preoccupati chiediamo pietà. La cameriera ci sorride e ci dice: gli antipasti sono finiti. E meno male diciamo noi in coro. Il tempo scorre. Gianni è l'unico che deve leggere un testo di Atzeni. Dobbiamo sbrigarci. Dopo un po' arrivano anche i primi. La tagliata latita... ma mi assicurano che è in cottura. Io sono sazio. Guardo i miei compagni che si spazzolano gli spaghetti con le vongole e con l'astice e... azz... mancano 15 minuti alle tre del pomeriggio. 
Il capitano Roberto è l'unico che conosce la strada per il teatro e così accompagna Gianni mentre noi terminiamo il pranzo. Arriva la mia tagliata: un piattone gigantesco. Io non ce la posso fare. Mi aiuta Emiliano... ma è davvero troppo. Ne mangio due pezzi e mi arrendo (io che odio lasciare le cose nel piatto). Ci portano un sorbetto. Caffè. Chiediamo il conto. Io vinco il pronostico sulla quota che ci tocca: tra i 30 e i 35 euro. Alla fine saranno 32. 

Gonfi e sazi ci dirigiamo verso il teatro. L'incubo è il parcheggio. Emiliano (con la sua guida molto sportiva) riesce a trovare un buco. Arriviamo all'inizio dello spettacolo. Raggiungo Roberto Alba. Mi siedo e mi godo lo spettacolo. Roberto ogni tanto cede alla siesta. Io allora gli rifilo una gomitata e lui parte con l'applauso. Ho apprezzato molto Marcello Fois, Savina Dolores Massa (ha una voce da brivido) e Gianni Zanata (esilarante). 

Alle 17 dobbiamo lasciare il teatro per dare spazio a un altro spettacolo. Saluti e baci e complimenti a chi ha letto con passione ed emozione un brano di Atzeni. Poi ds torna a casa. Viaggio dominato dalla stanchezza e la piacevolezza dell'ascolto. Alessandro che ci racconta di una sua fan molto calorosa e delle sue passioni segrete (che non posso svelare) e Gianni Tetti che parla con Emiliano di calcio, marcatori, canzoni tradizionali che sono coverizzate da canzoni impensabili e zilleri dove può succedere di tutto. Ma proprio di tutto. Ci fermiamo a metà strada per una pausa. Salto al cesso, Coca-Cola per digerire e cioccolati al latte per coccolarci. Il bar è invaso dai tifosi del Cagliari che tornano verso casa. 

Cosa mi rimarrà di questa giornata?
L'amicizia e la complicità di un manipolo di prodi mangiatori incalliti. 
La foto di Carol Alt in una scuola elementare che si rivela qualcos'altro.
Lo sguardo di Fabio. Figo lasciarsi andare, vero?
Le facce e i sorrisi di tante belle persone.
Il piacere di esserci. 
La carezza del sole.
Il profumo del caffè.
Le parole di Atzeni.
La voglia di scrivere.
La voglia di leggere.
La voglia di vivere. 

Buonanotte. :-)















Foto di Dietrich Steinmetz

venerdì 2 gennaio 2015

IL BOOM



Perché la disoccupazione ordinaria (Aspi) non è ancora arrivata dopo due mesi? Non era mai successo. Di solito ti saldano novembre i primi giorni di dicembre e poi il mese di dicembre ti viene saldato verso la metà del mese di gennaio. Quest'anno invece niente.
Mi ha fermato persino un venditore di rose che conosco da anni per chiedermi se avevo per caso ricevuto i soldi.
"Io andato all'Inps e loro detto a me che troppi siamo... troppi e dobbiamo aspettare. Loro neanche controllato e mandato via. Se io chiedere a Sassari loro rispondere... qui ad Alghero no... loro non rispondere e mandare via".
Ho tranquillizzato il ragazzo e gli ho spiegato che ci vuole molta pazienza: arriverà tutto quello che deve arrivare.
Ho guardato il mio conto online ieri e ancora niente. Le mie finanze traballano dopo il pagamento della rata semestrale del mutuo. Mando un sms allo chef per sapere se anche lui non ha ricevuto nulla e lui mi chiama al volo per dirmi che questa mattina si è recato nell'ufficio dell'Inps per avere notizie.
Tutto confermato. Quest'anno c'è stato un boom di domande. Quindi, se ne desume, che molti contratti a tempo indeterminato non sono più tali e molti lavoratori sono entrati nel gorgo della disoccupazione.
Pazienza... ci vuole pazienza. I pagamenti dovrebbero essere effettuati entro gennaio.
Se incontro il ragazzo delle rose lo avviso prima che perda la speranza in un mondo migliore.
"Una rosa 3 euro... due rose 5 euro... tre rose 6 euro. No roba cinese, tutta roba buona. Comprate signore... comprate che l'amore bello esiste ancora."

FINE ANNO CON BRIVIDO

Must del capodanno: 
1- la mia mano che trema per il freddo mentre verso il torbato brut nei flute. 
2 - una cliente vegetariana che è allergica all'acido citrico e mangia solo formaggio biologico. 
3 - una cliente che mi chiede la canzone di Charlie Brown che altrimenti non è abbastanza capodanno.
4 - una tavolata che esplode in un applauso tutte le volte che chiudo la porta della sala (non sono l'unico ad aver sofferto il freddo mi sa!).
5 - una cliente che fa precipitare un pannello aprendo una porta di servizio per guardare i fuochi d'artificio (secondo lei) dal tetto della terrazza chiusa.
6 - la richiesta dei clienti di fumare che intanto sono tutti d'accordo e invece non hanno chiesto all'unico tavolo dove c'è un signore che soffre di asma (sfiga cosmica!)
7 - gli occhi al "cielo", ovvero alla copertura impermeabile a strati, sperando che il cielo non piova dentro la sala.
8 - le scale mon amour... le mie gambe sono ancora emozionate.
9 - il brindisi che non ho potuto fare grazie alla mia super dose di Tachipirina che mi ha permesso di lavorare.
10 - io arruolato come fotografo ufficiale della serata per immortalare una tavolata di 13 persone (ultima cena?)
11 - il venditore di rose che fa affari d'oro perché un cliente regala rose a tutte le donne presenti nella sala.
12 - tutti che fanno battute sulla capigliatura di Caparezza.
13 - un tavolo che intona la canzone ALMENO TU NELL'UNIVERSO di Mia Martini... una roba molto allegra... quando gli faccio presente la cosa... ne cercano un'altra della Martini un po' più allegra e si arrendono dopo altre due o tre opzioni deprimenti.
14 - tornare buddista per un giorno e credere ciecamente in un mondo di pace e amore.
15 - Tornare a casa in macchina con la mia collega e parlare come Califano dopo una super sbronza.
16 - accendere il telefono e ricevere i messaggi di qualche amico disperso per lavoro o per divertimento nel mondo (immensa malinconia per chi non è qui con me... ora... che alla faccia della Tachipirina, un brindisi lo avrei fatto... a NOI che CI SIAMO ANCORA!)
17 - cenare con un po' di insalata di riso con la compagnia di Jodie Foster che viaggia nel cosmo nel film CONTACT (mi ricordo che mi emozionò moltissimo quando lo vidi al cinema e mi comprai persino il libro da cui era tratto).
18 - leggere due capitoli di A VOLTE RITORNO prima di andare a nanna.
19 - svegliarmi alle 9... fresco come una rosa marcia... accendere la tv e beccare SANDOCAT... parodia in bianco e nero di Sandokan con Franco e Ciccio (potevo sognare qualcosa di meglio?).
20 - Starnutire e tossire. 

Must del dopo-capodanno: avete presente i dolori muscolari che ti torturano dopo una prima seduta in palestra? Ecco, bene, dopo lo sforzo aerobico sulle scale del ristorante la notte del 31... ora cammino come John Wayne con le emorroidi. Un dolore pazzesco alle gambe e soprattutto ai polpacci... my God! 

giovedì 25 dicembre 2014

LA LETTERINA DI NATALE


Questo Natale la letterina è arrivata a me.
Quando succede resto sempre immobile e incredulo davanti alla cassetta della posta: abituati come siamo alle email, quando qualcuno ci scrive una cartolina o una lettera, ci sorprendiamo per un gesto che solo pochi anni fa era la norma assoluta. 
Quante lettere ho scritto, se ci penso... chilometri e chilometri di parole per raggiungere amici lontani. Attese infinite per leggere la risposta. Ora invece è tutto rapido e leggermente più freddo di allora. Ma sono i tempi che avanzano e dobbiamo adeguarci. Come gli auguri con il cellulare o su whatsapp. Velocità ed efficienza... riduzione dei tempi morti e delle attese. Chi ci rimette è il desiderio. Si desidera molto meno perché si ottiene tutto molto più velocemente e comodamente. 

Ma bando alle ciance nostalgiche... parlavo della letterina che mi è arrivata per Natale. Mi ha scritto Daniele, un detenuto del carcere di massima sicurezza di Nuchis. Un alunno del corso di scrittura creativa. Anzi, un ex-alunno. Ormai è da un po' che non frequenta. Io gli avevo scritto una lettera nel mese di maggio e lui, con calma, mi ha risposto a dicembre (vedi alla voce "attesa" e "desiderio"),
La letterina l'ho trovata lunedì mattina, mentre uscivo di casa per recarmi proprio in carcere per la lezione settimanale. Inutile dirvi che mi sono emozionato e ho letto quelle parole seduto in macchina... confuso e felice (alla Consoli!).
Da quando sono rientrato nel progetto, dopo la pausa estiva per i miei impegni con il ristorante, non ci siamo ancora incontrati. I primi giorni ho chiesto notizie al suo compagno di cella e sono venuto a sapere con grande dispiacere che non stava passando un bel momento. La letterina mi ha confermato la notizia. 
Daniele ha perso la madre durante l'estate, anzi, "l'adorata madre", come scrive lui con la sua grafia pulita e ordinata, e non riesce ancora a superare il dispiacere per non essere stato presente al suo funerale per l'ultimo saluto (permesso negato). 
Mi ha confidato che sta cercando di reagire per il bene di sua moglie e dei suoi 4 figli. Leggo e mi emoziono. Usa parole desuete per testimoniarmi il suo affetto e io non posso fare a meno di chiedermi com'è strana la vita. Quanti pianeti lontani dal tuo piccolo mondo ti fa incontrare. Scie luminose che alterano la percezione della realtà. Tocchi di magia... a volte amari... a volte dolcissimi.

Ho fatto il viaggio verso il carcere sperando di vederlo. Volevo ringraziarlo, incoraggiarlo, semplicemente abbracciarlo.
Quando siamo arrivati con il collega davanti al cancello abbiamo scoperto che quel giorno il carcere era tutto in tumulto per la visita del vescovo di Tempio e per l'inaugurazione della ludoteca. Uno spazio creato e voluto per accogliere i figli dei detenuti durante gli orari dei colloqui. Siamo entrati con altri educatori per capire come sarebbe andato quel pomeriggio e abbiamo incontrato due alunni del nostro corso che studiavano nelle aule scolastiche - uno di questi era il compagno di cella di Daniele a cui ho chiesto subito notizie, avvisandolo di aver ricevuto la lettera - e dopo qualche minuto ci siamo spostati in una zona interdetta ai carcerati per motivi di sicurezza per assistere all'inaugurazione della nuova ala, tutta dipinta da una squadra di detenuti, chiamati dagli altri "Quelli della Disney", con appunto tutti i personaggi di Walt Disney e qualche concessione ai Simpson e ad altri cartoon famosi. 
Una lunga fila di pareti coloratissime con tanti personaggi fantastici - c'era pure Peppa Pig - che non possono non incantare i più piccoli. E poi giochi, palloni, piccoli banchi scolastici tutti rossi, tappetini musicali, strumenti vari... davvero un piccolo parco dei divertimenti. Il vescovo ha benedetto quel piccolo paradiso colorato in mezzo al cemento e al filo spinato e tutte le autorità hanno speso belle parole per un progetto che vuole includere e non escludere. Avvicinare e non allontanare.

Io e il collega ci siamo risparmiati la messa dopo l'inaugurazione e siamo invece tornati nelle aule per parlare con gli alunni che preferivano fare lezione. Qui ho finalmente incontrato Daniele dopo tanti mesi. Era lì per prendere il compagno di cella costretto su una sedia a rotelle e accompagnarlo alla messa. Ci siamo abbracciati e ci siamo detti due o tre cosette prima di salutarci. L'ho trovato bene, con una bella barba soffice e due occhi meno tristi e rassegnati. Mi ha detto di essere diventato nonno. 
"Dio mio! A 44 anni? Vi date da fare dalle vostre parti!", ho detto io.
Lui ha riso e mi ha chiesto di scrivergli ancora. 
"Scrivimi delle poesie".
"Ma io non scrivo poesie... non ci sono buono."
"No, tu sei bravo". 
Ho sorriso... e gli ho promesso che scriverò sicuramente... anche se non so bene cosa.
Ci siamo abbracciati ancora. Mi ha fatto gli auguri accarezzandomi la pancia per sentire se nel frattempo avevo messo su un po' di ciccia... lui che si cura molto allenandosi in palestra per mantenere in salute il corpo, con me perde sempre. 
Mi ha sorriso e mi ha detto di non esagerare troppo con i bagordi natalizi. 
E certo... come no!

Il mio Natale è tutto qui.
Nella letterina di Daniele.
Poche parole per farmi capire che la vita è bella anche quando ti fa dannare e sputare sangue.

Auguri, amico mio.