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martedì 15 aprile 2014

A BOCCA CHIUSA di STEFANO BONAZZI


Ho letto questo libro perché mi è stato consigliato da un amico. 
Amo il genere thriller e sapere che si trattava di un giovane autore esordiente ha stimolato ulteriormente la mia curiosità. 
La copertina mi ha fatto pensare subito al caldo afoso dell'estate - il campo di grano o le sterpaglie che si vedono nell'immagine - e la vanga a qualche corpo - o segreto inconfessabile - nascosto sotto un metro di terra arida e secca. 
La promessa è stata mantenuta solo in parte. Il libro non è un thriller nel senso stretto del termine - anzi, la componente thriller è davvero irrilevante - ma il caldo asfissiante c'è e ci sono anche i corpi e i segreti inconfessabili. 
I corpi non sono morti, ma si muovono come automi dentro una scenografia claustrofobica e alienante. 
Il romanzo racconta la storia di un bambino che deve passare le vacanze a casa con il nonno perché la mamma e la nonna lavorano. Un nonno ex-camionista arrabbiato con il mondo e con la gente. La gente è tutta cattiva, inutile, falsa, interessata al denaro che ha messo da parte. La gente può inquinare la mente del nipote e trasformarlo in una nullità. La casa del nonno è silenziosa e buia. Le finestre sono sempre chiuse e la penombra regna ovunque. Il bambino passa il tempo costruendo mondi fantastici con i mattoncini Lego su un tappeto rosso che lo contiene - e lo protegge - come un utero caldo e avvolgente. L'ombra del nonno è una presenza oscura e silenziosa. Un'idea di uomo che non si riesce mai a cogliere del tutto. Le fantasie del bambino, il suo non-tempo in quella casa vuota d'amore, l'estate che scivola sorniona fuori dalle finestre, le voci e i rumori del palazzo... non si possono tradire le aspettative del nonno. 
E quando Luca, un ragazzino che abita nello stesso stabile, "rapisce" il protagonista per portarlo in un mondo di biciclette, terra e polvere, il dramma esploderà con una crudeltà assoluta. Senza dire niente alle donne di casa - che conoscono e taciono la tendenza alla violenza dell'uomo - il vecchio burbero inizierà a lasciare il bambino sotto il sole nel terrazzino della casa, e per tutto il tempo, indifferente al caldo e senza fornire acqua o cibo al bambino, penserà solo a dormire e a ignorare il mondo di fuori. Sarà ancora Luca a portare lontano da quella prigione il bambino-mattoncino e il suo gesto ribelle innescherà un meccanismo subdolo e spietato che modificherà la percezione stessa del reale da parte del piccolo protagonista. 

Il romanzo di Bonazzi è duro, crudele, cattivo e non lascia molto spazio alla speranza. Siamo tutti vittime. Siamo tutti prigionieri di un sogno, di una paura, di un ricordo... tutti ci muoviamo trascinati da fili invisibili che non riusciamo a spezzare mai del tutto. L'infanzia è un luogo di bellezza e perdizione. Una dimensione dove possono nascere le fedeltà e le ossessioni più sublimi e assolute. 
Schiavi di un click che ci imprigiona dentro una foto sovraesposta...



Ho intervistato l'autore e grazie alle sue parole capiremo meglio la natura della sua opera e della sua anima (volo troppo alto?)

Ciao, Stefano… il tuo romanzo è difficile da classificare. Si muove – direi quasi si agita – tra gli angoli oscuri di molti generi e non ne abbraccia del tutto nessuno. Se dovessi raccontare a chi non ti ha ancora letto la natura, intima e profonda, del tuo romanzo, cosa diresti?
Ciao Carlo, grazie per la possibilità di prender parte al tuo blog letterario. Se dovessi spiegare A bocca chiusa in poche frasi lo definirei come un trip allucinogeno e claustrofobico sulla desolazione dell'individuo moderno. Una sorta di “Trainspotting” visto con gli occhi di un bambino.

L’idea del romanzo da dove nasce?
Dalla volontà di raccontare un disagio. Inizialmente non avevo ben chiaro tutto lo svolgimento narrativo. Sono partito piantando un seme nero, poi l'ho annaffiato e coltivato pagina dopo pagina, notte dopo notte, in modo che potesse diventare un immenso e intricato groviglio di rami.
Volevo una storia che potesse prendere a pugni il lettore, che lo lasciasse con un sapore amaro al termine di ogni capitolo.
Mi piacciono i libri che in qualche modo cercano di destabilizzare e mettere alla prova, che non lo assecondano comodamente nella lettura e che una volta raggiunta l'ultima pagina possano lasciare qualcosa, un retrogusto amaro. Spero con A bocca chiusa, di aver lasciato un mio piccolo tributo a questo genere letterario.

Leggendolo viene spontaneo chiedersi quanto ci sia di autobiografico nella storia. Ci hai messo un po’ di te e del tuo mondo o si tratta di pura finzione narrativa?
Preferisco lasciare al lettore il beneficio del dubbio. Autobiografico o no, ai fini della lettura questo aspetto non ha molta importanza. Penso che un libro vada valutato per quello che è, non per l'empatia che può suscitare o meno il suo autore.

La copertina del libro è ingannevole e fa pensare a una storia di tutt’altro genere. Hai fatto i conti con la percezione falsata che si ha del tuo libro?
In effetti questo libro potrebbe trarre in inganno o deludere chi lo compra pensando di trovarsi di fronte ad un thriller tradizionale. So che potrei perdere una parte di potenziali lettori affermando questo, ma la realtà dei fatti è che A bocca chiusa nasce e si conclude come un dramma, la componente thriller è davvero minima.

Nel romanzo hanno un ruolo importante i mattoncini Lego. Gli omini con la faccia gialla e il sorriso eterno. Le mani a forma di C. Ricordando la mia infanzia, tutta la prima parte della storia, mi ha fatto rivivere emozioni sottili e difficili da decodificare. Anche io vivevo con i nonni e anche io passavo le ore inventandomi un mondo colorato che potevo disfare e ricreare a mio piacimento. Ho sempre pensato che quel gioco innocente sia stato il mio primo tentativo di creare storie. Anche tu sei stato un Lego-dipendente? 
Assolutamente si. Avevo davvero una cesta di mattoncini enorme in cui potermici tuffare e trascorrere le giornate. I Lego erano una manna di salvezza per i bambini dotati di una vena creativa. Non voglio passare per il solito nostalgico brontolone ma le potenzialità di quel gioco erano davvero infinite. Oggi vedo ragazzini di quattro anni controllare un iPad con la stessa abilità con cui noi costruivamo palazzi, città, automobili... beh che dire, un po' mi spaventa ma in realtà penso si tratti di un processo d'evoluzione normale ed inarrestabile. Mi auguro solo che possano trovare in esso le stesse emozioni che provavamo noi maneggiando quei mattoncini colorati.

Ho avuto l’impressione, arrivato alla fine, che ti sia censurato o frenato per rendere la storia più “buona” e meno “urticante” e “indigeribile”. Potevi andare giù molto più pesante e raccontare i fili della trama con un distaccato cinismo che sarebbe stato perfetto nel climax della storia. È una scelta di stile o, come dire, una smussatura arrivata in seguito per esigenze editoriali?
Nessuna direttiva editoriale. È stata una mia precisa scelta. Ti confesso che la fiaba che il protagonista inizia a raccontare nella seconda parte del romanzo è stata completamente riscritta rispetto alla prima versione, ma per scelta mia non per imposizioni editoriali. Stava diventando davvero difficile gestire tutto quel magma nero, lo ammetto, avevo bisogno di emergere, almeno alla fine, forse, essendo il mio primo romanzo, non mi sentivo ancora del tutto pronto.

Il protagonista è attratto dalla bellezza maschile. Ammira la fisicità prorompente del suo amico Luca e anche da adulto, osserva con compiacimento la bellezza di un ragazzino che spia dalla finestra dell’ufficio. In più passaggi si avverte una tensione gay che non si esplicita mai del tutto… piccoli accenni che lasciano intuire piccole sfumature del personaggio. Una scena – quella cardine intorno alla quale ruota il prima e il dopo – è un esempio perfetto della confusione che può regnare nella mente di un ragazzino tra dedizione e paura. Sono io che sono tremendamente malizioso o c’è anche questa componente nel romanzo?
Certo che c'è. Penso che in generale, in ogni situazione di allontanamento dalla realtà “normale” (sempre che questa parola abbia ancora un senso nel nostro contemporaneo...) ci sia un mescolamento di personalità e pulsioni che porta inevitabilmente a confondere anche le proprie attrazioni sessuali. Il protagonista frequenta prostitute, ma nulla toglie che questo non sia che un ulteriore escamotage per “convincersi” della propria normalità, per cercare di accettarsi, oppure anche un modo per prendere contatto con una figura femminile così assente nella propria infanzia... Le chiavi di lettura possono essere molteplici ed anche in questo caso preferisco sia il lettore, in base alla sua sensibilità, ad ricavarne le proprie conclusioni. Io lancio solo degli stimoli.

Il male si nasconde dentro le mura di casa e chi ha occhi non vede e chi ha voce non parla. Siamo davvero così soli e invisibili?
In certi contesti “borderline” situazioni del genere penso siano all'ordine del giorno. Basta fare due passi per qualche metropoli il 15 di Agosto.

Quanto curi i personaggi di contorno?
In questo caso pochissimo. In verità tutti i personaggi di questo libro non sono molto caratterizzati. Alcuni lettori li hanno definiti grotteschi e questo mi rende felice perché era il mio intento principale. Volevo imbastire una sorta di teatrino dell'estremo e per far ciò mi erano sufficienti dei semplici accenni ai dettagli secondari dei protagonisti. Volevo che un po' tutti i personaggi apparissero come marionette in balia di una realtà che agisce per loro. Non sarà sempre così. Nella storia che sto scrivendo adesso ci sono molte più sfumature a definire i caratteri, ma in questo romanzo mi sembrava necessario tracciare solo degli schizzi: è una storia prettamente visiva  in cui, nonostante un'estrema staticità di fondo, penso siano le pulsioni e le azioni a dominarla rispetto al volere diretto dei personaggi.

Scrivere è?
Terapeutico.

Tre libri letti nel 2013 che consiglieresti a chi ti legge?
Stefan Merrill Block - La tempesta alla porta
Mazzantini Margaret - Splendore
Sébastien Marnier - Mimì

Quali sono i libri che ti hanno cambiato la vita?
La Strada - Cormac Mc Carty
La montagna incantata - Thomas Mann
Vi perdono - Del Fabbro Angela
Io non sono esterno - Giuseppe Merico
Notti bianche - Fëdor Dostoevskij

Un personaggio dei fumetti che vorresti come amico?
Il Joker

Feticismi tecnologici?
Tutto quello che sforna quella dannata mela morsicata.

Un gesto politico importante?
Vorrei un governo con i gatti al potere. Di razza Maine Coon, preferibilmente.

Biografia in una playlist?
Soap&Skin - the sun
Tricky – Ttattoo
Aaron Parks – Afterglow
Marilyn Manson - Sweet Dreams
Agnes Obel -  The Curse
Gavin Friday - Lord I'm Coming
Julia Kent – Fall
Kidneythieves - Taxicab Messiah
Nils Frahm – Hammers
The Fauns – 4am
The Flaming Lips - Try to Explain
Wallis Bird - Dress My Skin And Become What I'm Supposed To
Xiu Xiu - Stupid in the Dark
Puscifer - Momma Sed
bastano?

 La frase scusa preferita?
Il mal di stomaco è un evergreen che funziona sempre.

A 13 anni cosa volevi fare?
L'hacker.

Hai per un giorno il potere assoluto: la prima cosa che fai?
Farei una legge che impedisse ai SUV di circolare in città.

Come spiegheresti a un bambino la parola “felicità”?
Quell'impellente desiderio di risalire su una giostra che fino a pochi minuti prima ti aveva terrorizzato.

La volta che hai riso di più?
Una mostra a Genova, alcuni anni fa. Metà Agosto, un caldo inverosimile in una saletta esposta al sole e senza aria condizionata. Durante la presentazione iniziarono ad esplodere le sedie in plastica su cui erano seduti gli spettatori. Mentre salivo sul palco a ritirare il premio mi voltai e vidi metà del pubblico con le gambe all'aria.

Una cosa che non hai mai capito della gente?
Perché ti chiedono sempre “Come stai?” se poi in realtà non gliene frega un cazzo di come ti senti davvero. (se non si possono dire le parolacce nel tuo blog, censuralo pure).

Icone moderne?
Carmelo Bene, Alessandro Bergonzoni, Marilyn Manson (non necessariamente in questo ordine).

Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
Philip Roth, David Lynch e Terry Richardson (non necessariamente in questo ordine).

Sei anche un bravissimo fotografo. Mi viene spontaneo chiederti se quando pensi alle scene di un romanzo, riesci a visualizzarle anche da un punto di vista strettamente fotografico.
Si, funziona sempre così. In molti hanno definito la mia, una scrittura “per immagini”, io stesso cerco ancor prima di buttar giù parole di visualizzarmi il set nella mente. Avere la scenografia ben chiara davanti agli occhi mi aiuta a sviluppare meglio al situazione. Prediligo poche ambientazioni, preferibilmente ristrette e claustrofobiche.

A chi diresti grazie?
A tutti quelli che mi hanno permesso di non restare a bocca chiusa.

Se alzi gli occhi e guardi il cielo…cosa vedi?
Una tela bianca, infinita.

venerdì 17 gennaio 2014

E NEANCHE LA SFIGA CI HA FERMATO!


A poco più di due ore dall'inizio della presentazione del mio libro nella libreria Cyrano di Alghero, cerco di non pensare troppo a come andrà l'incontro con il pubblico e il confronto con Lalla Careddu e Giuseppe Mussi. 
L'ultima presentazione l'ho fatta a Pozzomaggiore nel mese di novembre e quasi mi sembra strano presentarlo nella città dove vivo da 13 anni dopo così tanti mesi dalla sua uscita nelle librerie. 
Per logica, Alghero, sarebbe dovuta essere la scelta ottimale per inaugurare il mini-tour nelle librerie sarde e invece, per diverse situazioni e convergenze sfavorevoli, tutto questo non è stato possibile. 
Molto è dipeso dal mio lavoro: nei lunghi mesi estivi gestire il tempo diventa un'impresa davvero complicata e tutte le cose che ami fare si trasformano in mete impossibili da raggiungere. 
Lo so. Ci ho fatto il callo e non mi lamento. Prendo semplicemente atto che non si campa d'aria e, ahimè, neanche di parole e storie. 
La scrittura è una perversione, una mania, un hobby, un tic nervoso... chiamatelo come volete... ma a parte qualche piccola soddisfazione personale e molti rodimenti di fegato, concede ben poco al tuo anemico conto in banca.

In questi giorni ho riletto il libro per tornare dentro quelle atmosfere e mettere a fuoco le sensazioni che lo hanno fatto nascere. 
E quando capita trovo sempre un libro leggermente diverso dalla volta precedente, come se il testo si fosse modificato misteriosamente e avesse deciso da solo di mettere in risalto certe parti rispetto a delle altre. La comprensione delle cose avviene grazie alla sedimentazioni di tante osservazioni che ti arrivano dall'esterno. Anche per questo le presentazioni sono importanti, perché ti aiutano a definire meglio il senso di quello che hai creato nel silenzio della tua testa.

Ogni volta temo che la sala resti vuota e non ci sia nessuno a parte me, i librai e chi mi presenta. 
Ogni volta ho la paura folle di dire cose ovvie o di ripetere concetti già espressi in altre occasioni.
Ogni volta ho paura di non riuscire a guardare in faccia il pubblico o di sentirmi a disagio sulla sedia, dentro i miei pantaloni, nella stanza dove mi mettono... ecco perché, spesso, entro in un bar e mi faccio un Montenegro... mi facilita la parlantina e penso meno a quello che succederà. 
Per calmarmi ho messo su Purple Rain di Prince e ho iniziato a ballare e a cantare in cucina. I miei canarini mi guardavano, sconcertati dalle mie piroette, e Camillo, alla fine, si è unito ai coretti.
Mi sono vestito con la felpa nuova comprata per l'occasione, ho cercato di abbinare pantaloni e camicia e sono uscito di casa con la sensazione netta di aver dimenticato qualcosa. 

Arrivato in libreria alle 18:35... mi sono spaventato. C'era pochissima gente. Ho salutato e ho cercato di prendere contatto con la realtà. Lalla Careddu si è seduta e abbiamo iniziato a parlare e ad allentare la tensione (la mia) parlando di Patty Pravo e bellezza. Piano piano la sala si è animata e le sedie, all'improvviso, non erano più vuote. Wow... che figata!

Lalla comincia a parlare e io mi incanto... dice delle cose bellissime, delle cose che per quanto sono belle, precise, puntuali... mi illuminano i pensieri e mi fanno dire: "Azz... figo!"
La presentazione è stata, alla fine, una piacevole chiacchierata per raccontare non solo il libro, ma anche me, l'autore, e io, nel mio piccolo, ho cercato di rispondere in modo sincero e diretto alle domande che mi venivano rivolte con arguzia e intelligenza. Ho parlato della mia adolescenza, di mia madre e della mia famiglia stramba. Il pubblico ascoltava e in alcune occasioni ha persino interagito rendendo più viva e allegra la presentazione. 
Ho conosciuto dei lettori nuovi, ho scritto delle dediche e ho visto negli occhi di una ragazza dei lucciconi che non mi aspettavo.
"Cosa succede?", ho chiesto.
"Nulla... mi sono emozionata!", mi ha risposto.
"MI dispiace... non volevo..."
"No, va tutto bene. Stasera non inizio il libro perché sono troppo sconvolta... lo inizierò domani."
Ho sorriso, ho scritto la dedica e l'ho ringraziata per la presenza e la gentilezza.

Forse non ho detto solo stronzate... mi sono risposto mentre la guardavo andare via... forse qualcosa è arrivato. 
Poi un altro lettore mi ha chiesto la dedica e la serata è andata avanti.

Io non lo so quanto durerà. Forse questo sarà il primo e ultimo libro della mia vita... però, queste piccole emozioni, resteranno impresse nella mia memoria... e anche nel mio cuore, più malleabile di quanto non vada raccontando in giro.



Grazie alla libreria Cyrano.
Grazie alla stupenda Lalla Careddu.
Grazie a Giuseppe Mussi (la maledizione del giorno 17 ha colpito ancora!).
Grazie a Giovanni Gelsomino, Simone, Grace, Jeff, Gianmichele e Antonello (uno stalker davvero piacevole!).
Grazie a tutte le persone che sono venute alla presentazione e hanno reso il tutto più bello di quanto sia riuscito a immaginare mentre ballavo Prince in mutande.

Grazieeeeeeeeeeeee...

sabato 31 agosto 2013

SCAMBIO DI PERSONA


Ieri mi è capitata una cosa stranissima.
Tornavo a casa verso le 15, sotto un sole spietato e un caldo afoso, e tenevo in mano una busta con le camicie da lavare. A un certo punto una bambina a cavallo di una bicicletta da corsa, tutta bardata con la tutina aderente, gli occhiali professionali e il casco aerodinamico, mi taglia la strada sul marciapiede centrale della passeggiata Barcellona di Alghero, e punta verso le strisce pedonali. Mi fermo anche io sul bordo della strada e mi giro a osservarla meglio. Mi sembra la figlia di una mia amica... anche le mi guarda e penso: "Forse si vergogna di salutarmi." Istintivamente le chiedo: "Ma noi due ci conosciamo?"
In un attimo vedo la bambina irrigidirsi e balbettare, indicando la strada alla sua destra: "Sto...sto aspettando mi-mio padre."
Capisco al volo che la bambina mi ha scambiato per un maniaco - uno di quegli sconosciuti da evitare se ti rivolgono la parola - e che la curiosa bardatura da ciclista mi ha fatto credere una cosa che non era. 
"Scusa, ho sbagliato persona" dico subito, girandomi verso la strada e attraversando al volo per evitare casini involuti.
Subito dopo arriva il padre in macchina che la incita a riprendere la corsa e lei, faticosamente, si rimette in marcia.

Il piccolo incidente mi ha fatto pensare a come basti davvero poco per essere fraintesi, giudicati e condannati. 
Basta uno scambio di persona, una parola sbagliata, un piccolo abbaglio... in un tempo dove il prossimo è un potenziale nemico da cui difendersi. 

lunedì 5 agosto 2013

TERRORE IN TERRAZZA


Ieri sera, durante il servizio in ristorante, sono stato testimone di un avvenimento che mi ha lasciato perplesso sulla capacità umana di relazionarsi realmente con la natura che ci circonda.

Succede tutto nella terrazza piena di clienti che cenano, per lo più giovani coppie italiane e straniere in cerca di un po' di intimità tra le mura della città vecchia.
Arrivo dal piano di sotto con due piatti per servire un tavolo e mentre mi dirigo verso la porta per tornare in cucina, un ragazzo spagnolo mi ferma e preoccupato mi indica con un dito un punto preciso alle mie spalle. 
Capisco che la fidanzata è terrorizzata da qualcosa ma non capisco da cosa.
Penso a uno scarafaggio... a un topolino... mi giro, e sotto un altro tavolo vedo una cavalletta, più frastornata e spaesata di tutti quei commensali allarmati dalla sua inattesa presenza, che cerca di capire dove si trova e cosa deve fare.
Mi avvicino per catturarla, ma lei spicca un salto prodigioso e si ferma sul muro interno della terrazza, accanto a una coppia romana. 
Il ragazzo, alto e tutto muscoli, lancia un grido e si sposta di lato come se gli fosse apparso davanti il demonio. La ragazza è spaventatissima. 
Riprovo ad acchiappare la cavalletta senza farle male. Riesco a chiuderla tra i palmi delle mani e con delicatezza mi sporgo oltre il davanzale fiorito della terrazza e la lascio volare via.
Mi giro soddisfatto e scopro che tutti mi guardano ammirati... come se io non fossi un cameriere, ma Rambo in persona. 
"Si vede che ho studiato biologia!" dico io, sorridendo, per smorzare la tensione.
Alcuni ridono, altri si riprendono dallo spavento e altri ancora mi fissano con una strana luce negli occhi.

Mi lavo le mani, me le asciugo e torno a lavorare.

Io non so cosa gli prende alla gente quando la natura si manifesta nella sua ricchezza di esemplari che non si limita a gattini e cagnolini teneri e morbidosi.
Capisco che una cavalletta possa non piacere... lo capisco... ma non stiamo parlando di un mostro... anzi!
Parliamo di un insetto bellissimo, con una forma incredibile e dei colori stupendi... basta osservarle da vicino per capire come sono belle e perfette.

Misteri del creato.

P.S. del giorno dopo: questa mattina ho trovato la povera cavalletta schiacciata sul selciato della strada. Ieri notte, quando l'ho liberata, qualcuno non deve aver gradito la visione di una cavalletta a spasso per la città. :-(

venerdì 21 giugno 2013

JOYLAND di STEPHEN KING


Ho letto l'ultimo romanzo di Stephen King e l'ho trovato bello, pulito, essenziale, finalmente non caricato di orpelli inutili che allungano il brodo - vizio del maestro - e sfaldano la storia in mille rivoli. 
L'ho trovato bello come si trovano belle le nuove canzoni di Francesco De Gregori, anche quando quelle canzoni non sono davvero belle come quelle scritte e cantante in passato. Sono belle - per diritto acquisito - ma un po' meno belle delle altre. 
Ma belle. Senza dubbio. 
Ecco, con questo romanzo ho provato una sensazione simile: bello, ma con qualcosa che non mi torna del tutto, come se la penna dello scrittore si fosse trattenuta in punta qualche segreto. Direi perfetto, riferendomi agli orpelli citati prima, ma un "perfetto" con una piccola crepa capace di alterare i colori e le luci della messinscena. 
Che poi, la perfezione, diciamocelo, è noiosa, e una piccola crepa ha sempre il suo sporco fascino. Ci fa sentire meglio, più umani, più giusti, più in linea con i movimenti del cosmo. Parlo da sfigato, ovvio... uno di quelli che deve sempre rincorrere le cose, esattamente come il protagonista, finito a lavorare in un luna-park per dimenticare una ragazza troppo bella e troppo stronza, una ragazza che forse non lo vuole più, ma non glielo dice mai chiaramente. Perché si sa, siamo tutti sordi alle voci che ci dicono: polentone, alza il culo e guarda bene dove stai seduto!
C'è un fantasma anche in questo romanzo: una ragazza uccisa nel tunnel del terrore. 
C'è una bellissima donna, madre di un bambino malato, che passa il tempo in riva al mare.
C'è il sogno di un aquilone.
Ci sono i colleghi di lavoro, la parlata del luna-park - una lingua parallela che possono capire solo i figli del carrozzone - la sua padrona di casa con le sue storielle curiose, un tocco di magia, vera o presunta, c'è un costume da cane, ci sono le sirene di Hollywood, c'è vera amicizia, c'è malinconia e attesa. 
Un romanzo bello. Bello come le canzoni nuove di De Gregori. Onesto, direi. Diretto.
Il romanzo di uno scrittore che vuole solo raccontare una storia e lo fa maledettamente bene.
Come sempre.

Io odio i luna-park e le sue stupide bugie.
Li odio da sempre. 
King è riuscito a farmeli vedere sotto una nuova luce. 
Proprio in questi giorni ne stanno piazzando uno nella banchina del porto davanti alla casa dove abito.
Mentre vado al lavoro e osservo gli operai che montano le strutture metalliche penso ai fantasmi che si possono nascondere dietro quelle facciate di cartapesta.
E una volta di più mi dico che non voglio essere un "frolloccone".

Leggere per credere. 

mercoledì 30 gennaio 2013

COME NON DETTO...


Se non sapete come dirlo...se proprio vi muoiono le parole in bocca...se avete perso 5 kg... o se ne avete preso 10 per l'ansia e la paura del rifiuto...se vostra madre non conosce un solo gay...e se vostro padre vota La Russa e proprio non ci pensa di avere il nemico in casa...se non sapete più come spiegare che non ve ne frega niente del calcio, del ciclismo e della formula uno...e se invece adorate il nuoto sincronizzato, la ginnastica artistica e il rugby...se saltate sulla poltrona tutte le volte che parte alla radio una canzone di Lady Gaga...se vi gusta il rosa...ma non lo indossate mai...se avete tutti i cd di Madonna...ma anche uno degli Aereosmith per confondere le acque...se avete pianto ascoltando le canzoni di Adele...se sognate di vivere in Spagna, in Olanda o a Miami...se sapete vita, morte e miracoli di Gianni Versace...se sapete tagliare i capelli meglio di un hair-stylist...se vi emoziona rivedere per la centesima volta "Le fate ignoranti" quando lo passano a Rete 4...se avete un casino di amici su Facebook...però il profilo segreto non lo date mai a nessuno...se volete sposarvi e avere dei figli... se state bene da soli e non avete mai pensato a un bebè in giro per il loft...se lavorate in una fabbrica e non potete sbilanciarvi...se twittate mille volte al giorno...se siete in cura per una depressione cronica...se vi sentite soli...se siete iscritti a tutti i siti di incontri...se siete un esperto dell'ammorbidente e dei voli low-cost....se per voi il Principe Azzurro esiste...ma non sapete come dirlo a mamma e papà...ecco...bene...ora, guardando queste prove di coming-out...potrete farvi un'idea di come muovervi per rendere la vostra vita più libera e felice.

P.S.- se non siete niente di tutto questo...be'...siete la prova vivente che i gay non sono solo quello che vogliono farci credere.


Video tratto dai contributi speciali contenuti nel DVD a tematica gay COME NON DETTO...piccolo gioiello passato del tutto inosservato nelle sale italiane e ora, si spera, rivitalizzato e riscoperto, anche dalla comunità gay, nella sua versione per la visione casalinga. 

sabato 1 dicembre 2012

IL GIOCATTOLAIO di STEFANO PASTOR

 
"Le famiglie perfette esistono solo alla televisione, sono un'illusione. L'illusione più grande di tutte. Il compito di una famiglia è quello di proteggere i propri figli. Ma che succede quando la famiglia è una minaccia?"
 
Inizio questa recensione estrapolando una frase dal romanzo di Stefano Pastor, "Il giocattolaio", e lo faccio perché il titolo originale dell'opera era "L'illusione" (il romanzo ha partecipato e vinto l'edizione 2011 del Torneo di GeMS) e perché di illusioni, appunto, si parla nel libro.
Partiamo dalle mie illusioni. Mi spiego meglio: il cambio di titolo, il richiamo in copertina (Guarda. Entra. Scegli. E spera che non ti costi troppo) e la foto, mi avevano fatto credere di trovarmi davanti a un romanzo con qualche debito di riconoscenza a "Cose preziose" di Stephen King.
Immaginavo la bottega di un giocattolaio dove chi entra per comprare un giocattolo rischia di ritrovarsi tra le mani qualcosa di diverso da quello che desiderava. Mi sbagliavo: era solo un'illusione.
Il giocattolaio Peter (vi ricorda qualcosa Peter Pan?) è tutto meno che un uomo pericoloso e con qualche mistero di troppo.
E allora di cosa parla il romanzo? Parla di bambini e adulti. Anzi, parla di figli e padri, di figli e madri, di figli e famiglie esplose, disperse o miseramente allo sbando. Il tutto immerso in un luogo chiamato in modo neutro "Il Quartiere", dove negli ultimi mesi sono scomparsi dei bambini, e dove la crisi ha fatto scappare la gente. C'è miseria, desolazione, disperazione. Interi palazzi e case abbandonate al degrado, alle ombre, ai vagabondi senza una meta da raggiungere.
I bambini protagonisti girano come trottole impazzite alla ricerca di un senso, una strada, una casa, una carezza...e si perdono nei meandri di un labirinto senza fine e, ahimè, senza pace.
Non vi voglio raccontare la trama. I libri si devono leggere e scoprire.
Posso solo dire che la scrittura è secca, essenziale, quasi telegrafica, come va tanto di moda ultimamente (niente King quindi...qui non si spreca fiato) ma una cosa è certa: il romanzo poteva essere asciugato ancora un po'.
Le prime 100 pagine sono lente e...ripetitive. Un loop che porta un po' allo sfinimento e ti fa desiderare più di una volta di mollare il tutto. Trovo ad esempio sacrificabile tutta la parte sulla sparizione del piccolo vicino di casa di Mina, una delle protagoniste del romanzo.
Il meccanismo della storia scatta solo verso pag. 170. E quando scatta...ve lo posso assicurare, sono dolori per tutti. Qui l'orrore arriva e fa male. Malissimo. La parte migliore del libro.
Un libro triste, disperato, allucinato...un po' troppo sovraesposto...i caratteri dei personaggi sono sempre estremi. Più di una volta ho provato fastidio per le loro reazioni ma, questo, non è sempre un difetto: vuol dire che il meccanismo-tagliola mi ha catturato alla grande.
La fine è catartica solo in apparenza. Le ferite non si dimenticano. E' pura illusione pensare il contrario.
 
Titolo: Il giocattolaio - Fazi Editore.
Pagine: 397
Copertina: 6 (si poteva fare di più...il viso della bambola...altra illusione...fa pensare a ben altro!)
Stile: 7 (con punte da 9...vedi la parte finale).
Trama: 8
Personaggi: alcuni convincono più di altri...io ho amato Massimo e Marco...soprattuto l'ultimo.
Consigliato: a chi ha pochi soldi (costa  solo 9.90 euro) e a chi non ha paura di tornare a scuola.
 
Iniziamo l'appello!