lunedì 21 settembre 2015

VINCENZO RESTIVO - QUANDO LE CAVALLETTE VENNERO IN CITTÀ


Dopo una lunga pausa di riflessione - e chiamiamola riflessione! - si torna a sputacchiare qualche pensiero sulle pagine di questo blog che trascuro sempre di più. Padre degenere e con la memoria corta. La mia memoria. Parliamone. Un corto circuito niente male. 

I ricordi. Il peso dei ricordi e il peso micidiale delle scelte che possono determinare la nostra felicità o la nostra disperazione. Ritorno con un'intervista a un giovane autore che riesce a turbare e ad accarezzare il lettore con le sue storie piene zeppe di insetti e sentimenti controversi. Un autore sincero e diretto, capace di parlare di sé con una nitidezza rara. Ecco a voi il frutto del nostro incontro:

Com’è nata l’idea del romanzo Quando le cavallette vennero in città?
Le donne. Volevo scrivere una storia di donne, una di quelle storie che mostrasse quanto le donne siano un universo di bellezza e sorpresa. Andy non ha un padre, vive assieme a sua madre e sua nonna, e anche per Blu è lo stesso: Rosi è la sua unica famiglia. Gli uomini sono solo accennati, trapelano nei ricordi, ma sono figure deboli, spesso superflue o addirittura elementi di fastidio. Le donne portano avanti la famiglia, una famiglia che, nonostante la rigidità cattolica di fondo, è scomposta, lontana da ogni canone tradizionalista.  Ecco, credo sia stata questa l’idea iniziale, in qualche modo dovevo ubbidire a questo bisogno. E l’ho fatto.

Cosa pensi quando classificano le tue storie come “letteratura gay”?
Sono omosessuale e in più  co- direttore agli eventi letterari di un’associazione LGBT nel casertano (RAIN), quindi,  la questione mi sta molto a cuore, non posso nasconderlo. Tuttavia, catalogare i miei libri, e non solo, come letteratura di genere LGBT , credo sia abbastanza limitativo e fuorviante. È giusto che ci sia una corposa letteratura che affronti temi Lgbt  e di testi di successo se ne contano a centinaia, dai romanzi di Patroni Griffi a Pasolini, da Wilde a Besson, ma il punto è che, non sono solo questo.  Dopo il neo realismo, ancora di più, si è avuta un’impressionate ibridazione di generi, la letteratura ha cominciato ad avere un’incessante sete di novità. È giusto, quindi, che ci sia una cultura LGBT che miri all’inclusione (che non è integrazione), quanto l’unico modo per inglobare una diversità nelle infinite differenze che vivono la nostra realtà culturale.

Il tuo coming-out ti ha creato problemi nella vita e nel mondo letterario?
Sono gay, lo sono dalla nascita e, sebbene ancora molti pensano che l’omosessualità sia una scelta di vita, la mia naturale non-scelta è parte di me e quindi fa parte del pacchetto "autore/scrittura". Non mi ha creato problemi perché non ho avuto mai bisogno di rivelare qualcosa che sono sempre stato naturalmente.

La tua passione per la scrittura quando nasce e dove e quando ami scrivere?
Ho cominciato a scrivere a dodici anni. Il mio primo lavoro consisteva in una raccolta di raccontini  un po’ gotici che feci leggere alla mia insegnate di Italiano alle scuole medie e rimase un bel po’ sbalordita dai contenuti. Mi rivelò di aver pensato di parlare coi miei e consigliargli di mandarmi in cura da uno  psicologo, ma poi, due anni dopo, si prestò per scrivere la prefazione del mio primo romanzo…horror. Amo scrivere ovunque, specialmente mentre viaggio, quando sono in treno e i paesaggi mi saettano di fianco, dietro al  finestrino, come tanti fotogrammi impazziti.

Quanto c’è di te nella storia che racconti?
Un po’, non tanto. Quanto basta, quanto è giusto che ci sia.

La tua prima memoria culturale?
Il libro Cuore di De Amicis. Lo comprai a Napoli, su una di quelle bancarelle dove le cose sono così economiche che pensi  sia una truffa. Me lo  consigliò mia zia, che insegnava Italiano alle scuole elementari. Ho pianto tanto per quel libro, ma mi ha lasciato indubbiamente la passione che ancora oggi ho per la letteratura di formazione.

Musiche e visioni che ti hanno cambiato la vita?
Un paio di film: Beautiful thing di Hettie Mcdonald, la storia d’amore di due ragazzini omosessuali e il loro coming-out nella londra proletaria; Riflessi sulla pelle di Philip Ridley, l’infanzia negata di un ragazzino che deve fare i conti col mondo disilluso degli adulti.
Tanta musica: Vienna Teng, Tilly and Wall, Damien Rice. Ascolto e le idee vengono da sé. Come quelle indomabili magie non richieste.

 Il libro dove vorresti abitare?
Gli occhi di Mr Fury di Philip Ridley. Un altro romanzo di formazione, di amore, di diversità nelle diversità, di conflitto, di accettazioni. E anche di magia.

 Biografia in una playlist?
Sarà perché ti amo- Ricchi e Poveri/ Never Ending Story – Limahl/Dream a litte dream of me / Mama Cass Elliot / Inmortal- La oreja de van Gogh/ City Hall-Vienna Teng/ Elephant- Damien Rice/ Buon compleanno-Daniele Groff/ Night of living dead- Tilly and Wall/ Mia- Gatto Panceri/ Fly High- Shaggy/ poi tante altre mille e duecento…

 Cosa stai leggendo?
Il Cuore Segreto di Simona Ferruggia

Mai compiuto illegalità nel nome della cultura?
Non ne sarei capace. Sono troppo impacciato

Feticismi tecnologici?
Nessuno. Se mi avessi chiesto quelli sessuali, ti avrei redatto una lista.

Cosa odi e ami del web?
Amo gli acquisti sul web, sono rapidi e comodi e la velocità con cui circolano certe notizie.
Odio però  le notizie scritte male e la falsa informazione. Con Internet è più facile incitare xenofobia. Internet sfrutta i cervelli deboli, quelli arrabbiati per come vanne le cose, quelli che per la pochezza intellettiva e culturale, non si preoccupano di guardare oltre il loro naso. La cattiva informazione sollecita le menti già debilitate o le spegne del tutto.

Un politico che ti piace?
     Vendola. Soprattutto per l’orecchino. Non sono ironico.

La frase-scusa preferita?
Non posso. Devo studiare. (Di studiare, non si finisce mai)

A 13 anni cosa volevi fare?
Il veterinario.

Hai il potere assoluto per un giorno. La prima cosa che fai?
Debellerei le malattie mortali. E così, anche l’ansia di morire troppo giovane.

Se la tua vita fosse un film chi sarebbe il regista?
Ferzan Özpetek

Come spiegheresti a un bambino la parola: felicità?
La felicità è come un ghiacciolo al sole. Devi sbrigarti a godertelo perché poi si scioglie

Cosa conta più dell’amore?
La salute. Senza ombra di dubbio. Essere sani con la mente e col fisico ti dà la grinta per amare come si deve, lavorare come si deve, vivere come si deve.

La tua casa brucia. Cosa salvi?
La mia famiglia. Che domande!

Se ti dico Italia…cos’è la prima cosa che ti viene in mente?
Disuguaglianza

La volta che hai riso di più?
Una notte , quando ancora lavoravo a Valencia, completamente ubriaco con amici, in giro a suonare ai citofoni delle abitazioni. Ero felice a Valencia. Ma non lo sapevo.

Una cosa che non hai mai capito della gente?
Perché la gente crea frontiere e confini? Sarebbe tutto più semplice senza.

Una cosa che volevi e non hai avuto?
Un lavoro

 In spiaggia raccogli qualcosa?
Da piccolo raccoglievo telline. Adesso mi piacciono i sassi levigati dalle onde. Cerco sempre quelli a forma di cuore.

 Quando hai visto per la prima volta il tuo libro cosa hai provato?
Una gran voglia di rileggerlo.

Cosa guardi in tv?
Non guardo la tv ma quando capita mi piacciono molto i programmi di cucina e di viaggi. Mi piace molto “BIZARRE FOODS”, dove c’è quel tizio che va in giro per il mondo ad assaggiare l’impossibile.

Se guardi il cielo cosa pensi?
Alle forme stravaganti delle nuvole.


GRAZIE, a Vincenzo per la simpatia e la collaborazione. Inutile dirvi che vi consiglio il suo romanzo. Una storia che non vi lascerà indifferenti. Buona vita, gente! 



venerdì 24 luglio 2015

IL REGNO DEGLI AMICI di RAUL MONTANARI


Non avevo ancora letto niente di Raul Montanari.
Ho comprato il libro attirato dalla copertina (un salto nel vuoto) e dal titolo (la parola "amici" ha per me un suono particolare... io che ho sempre sofferto - o cercato - la solitudine). Ho sbirciato anche la sinossi in quarta di copertina e ho deciso che era arrivato il momento di fare la conoscenza con questo scrittore. 
Metteteci pure che la storia è ambientata a Milano nell'estate del 1982 (quella dei Mondiali vinti in Spagna dall'Italia) e che si tratta di un romanzo di formazione e il gioco è fatto (io, in quell'estate, avevo la stessa età dei protagonisti della storia e quindi vai con i rimandi, i riflessi, i ricordi di un mondo che semplicemente non esiste più... per me, per molti.)
Il romanzo l'ho letteralmente divorato (scrittura fluida che ti porta lontano e ti trascina con sé come le acque fangose del naviglio della Martesana dove si svolge la storia) e ho amato subito i tre personaggi principali, Demo, Elia e Fabiano, tre adolescenti che scoprono una casa abbandonata sulle rive del naviglio Martesana appunto, e lo eleggono a loro rifugio segreto dove bere, fumare, ascoltare musica usando un enorme radione grigio Aiwa, parlare del mondo e delle cose più sceme e incredibili, o dove ammazzarsi di seghe guardando riviste porno senza la paura di venire scoperti dalla mamma o da una sorella. 
Un luogo segreto che loro chiamano IL REGNO DEGLI AMICI. Un posto dove tutto è possibile e dove si può provare a giocare con la propria gioventù, pensando all'età adulta come a un luogo prossimo, ma ancora lontanissimo. 
Qui, sulle rive del naviglio, incontreranno una strana ragazzina che pesca con una rete i pesci che si muovono nelle acque torbide. Pesci che cucina sua madre. Vivono insieme dentro un camper e lei dorme tra i rami di un'acacia dove ha sistemato un materassino gonfiabile. Non ha ancora 14 anni, veste con una salopette e una maglietta rossa, e inchioda le fantasie degli amici del Regno con due bellissimi occhi verdi. Occhi pieni di sapiente ironia ribelle.
Il romanzo racconta questo. L'incanto dell'amicizia, lo stupore del primo innamoramento, la tensione e la gelosia che può spezzare il legame magico tra due amici inseparabili, il mistero dell'ignoto, la paura di quello che si muove nell'ombra. Arriva anche il Velardi, il fratello minore di Cosimo, un delinquente che si accompagna con uno jugoslavo di nome Svetozar, e rispetto a tutti loro sembra quello più saggio, attento, scrupoloso. Quello che osserva e capisce tutto anche delle cose non dette, delle strette di mano improvvise, delle carezze rubate, degli appuntamenti segreti.

Non voglio raccontare molto di più del romanzo. Posso solo dire che la storia, narrata da un Demo adulto che ha superato ormai i trent'anni, ci illustra con spietata lucidità e poesia, la perdita dell'innocenza. Un grande romanzo per uno scrittore che non potrò più fare a meno di leggere per la sua immensa capacità di farti entrare dentro la pagina con una tecnica che posso solo ammirare e invidiare. 

Regalatevelo per un viaggio nel tempo che non dimenticherete. Quando non esisteva il cellulare, il wi-fi, il CD, il personal-computer, i blog, internet, facebook e tante diavolerie moderne. Un tempo dove si era felici anche senza un display sempre fisso davanti agli occhi e dove la cosa più eccitante che ti poteva capitare di scoprire in casa era il catalogo Postal-Market, ovviamente sezione biancheria intima.

giovedì 16 luglio 2015

SERIAL KINDER di WILLIAM SILVESTRI


Vi piace leggere storie piene di serial-killer, gente ammazzata, segreti inconfessabili, rituali di morte terribili e spiazzanti, commissari un po' troppo veloci di mano e donne belle e misteriose?
Beh, allora il romanzo SERIAL KINDER, edito da Watson Edizioni, dovrebbe fare per voi.
Se poi siete anche amanti di uno stile veloce, ironico e super-citazionista, allora è proprio il VOSTRO ROMANZO!

Ho finito di leggere questa opera prima di William Silvestri nella calura di un'estate spietata. Aiutato da un condizionatore che mi ha permesso di sniffarmi le ultime 50 pagine senza tergermi di continuo il sudore dalla fronte. Cinquanta pagine che sono volate via in un soffio piacevole e mi hanno svelato il mistero nascosto dietro l'enigmatica figura di Donato Cozzolino, il famoso serial-killer dell'ovetto Kinder, che in passato, prima di morire bruciato vivo in carcere, aveva firmato i suoi omicidi con un ovetto giallo infilato nelle cavità anali o vaginali delle sue vittime, dove dentro, gli inquirenti, rinvenivano sempre un biglietto con su scritto: "Uccidere è bello!"
Cozzolino è morto da diversi anni ma un giorno, una ragazza brasiliana, amante dell'Avvocato, un vegliardo vecchietto socio, insieme a tre anziani amici, di un club privato dove si balla e ci si diverte, viene trovata morta dentro il locale, smembrata e con l'ovetto infilato nella cavità vaginale. 
Il ricordo delle gesta di Cozzolino torna subito a galla nella mente del commissario Joe Duraccio che riuscì a catturarlo anni prima, assicurandolo alle patrie galere. Anche la stampa nazionale batte il ferro finché è caldo e si domanda se si possa trattare di un emulo del famoso serial-killer o se dietro la morte di Cozzolino ci sia nascosto qualche enigma ancora da svelare.
L'Avvocato, insieme ai suoi soci (il Cavaliere, Don Gennaro e Peppe ‘o Mericano) inizia a indagare. 
Il commissario Duraccio si convince che l'autore dell'omicidio è Francesco Gori, il figlio di Beppe l'Americano, quando nella sua casa, perquisita dopo aver accertato che c'è stato un alterco tra il giovane e la vittima pochi giorni prima dell'omicidio, trovano tantissimo materiale sulla vita e le gesta di Donato Cozzolino.
Chi si ostina a non credere a questa verità è il padre di Francesco e la sua squinternata compagnia di amici-detective.

Un romanzo leggero e forte (alcune scene sono davvero crude e descritte senza troppi giri di parole). Un romanzo ironico e crudele (strappa più di un sorriso). Un romanzo che va oltre i limiti del genere raccontando un'umanità sbandata, confusa e dolente.

Lo consiglio a chi vuole passare delle ore piacevoli sotto l'ombrellone senza troppi pensieri. Ottimo.

lunedì 13 luglio 2015

IL LIBRO FANTASMA


Il mio ultimo romanzo è uscito esattamente un mese fa e dopo un mese mi rendo conto che non ho scritto un libro di fantasmi ma, più esattamente, un libro fantasma. 
Ho deciso di scrivere questo post per spiegare alcune cose e per rispondere a tutte quelle persone che mi fermano per chiedermi dove possono trovare il romanzo e perché il romanzo non si trova in quella libreria specifica dove loro sono da sempre abituati a comprare. 

La Watson Edizioni, la casa editrice che ha pubblicato IL CLAN DEI CARI ESTINTI, non è rappresentata da un grande distributore perché è una scelta troppo onerosa per una piccola casa editrice. La distribuzione è indipendente e si basa sulla volontà delle librerie indipendenti di puntare su una casa editrice nuova. Ovviamente ci sono anche le librerie online - un modo sempre più diffuso per scegliere e comprare i libri con un semplice click da casa - ma le librerie indipendenti (tralasciando gli eventi organizzati dalla stessa casa editrice e il negozio online presente nel sito della Watson) restano - o dovrebbero restare - il punto di forza di un discorso che mette in campo coraggio, passione e curiosità. 
Ho inviato personalmente una lista di librerie al mio editore per un contatto diretto con le medesime per chiedere se desideravano portare il romanzo nel loro punto vendita (tutte librerie che conosco e che hanno già venduto il mio primo romanzo). Le risposte ricevute sono state disarmanti. Solo due librerie forse prenderanno il romanzo. Tutte le altre hanno risposto con un vago "ne riparliamo a settembre". Il problema non riguarda solo me, ovvio, ma riguarda tutti gli autori che pubblicano con le piccole case editrici e non riescono a conquistarsi un posticino tra l'ultimo di Bruno Vespa e l'esordio letterario di Moreno. Ovviamente un libraio fa le sue scelte e nessuno può sindacare sulla politica di una libreria che decide in piena libertà cosa vendere e cosa no. Quello che non capisco è l'ambiguità del messaggio quando qualcuno entra in queste librerie per chiedere IL CLAN DEI CARI ESTINTI e si sente rispondere:
"Non ne sappiano nulla...."
"Guardo sul computer ma non risulta da nessuna parte..."
"Qui non è passato nessuno a proporcelo..."
"Lo abbiamo finito..."
"Deve arrivare..."

Ecco, vorrei dire a chi mi legge, che le cose non sono esattamente così. Se il libro non lo trovate a Sassari o ad Alghero (non parlo delle altre città), molto probabilmente non è perché è finito o perché deve ancora arrivare, e non dipende neanche dal fatto che IO o chi per me non è mai passato in quella libreria per pubblicizzare l'uscita del romanzo. No, dipende solo dalla scelta del libraio di non ordinarlo per motivi tutti suoi. Quindi rispondete pure al libraio che cade dalle nuvole che basterebbe entrare nel sito della casa editrice per contattare direttamente l'editore e ordinare tutte le copie che desidera. Procedura che un libraio coraggioso, passionale e curioso, dovrebbe conoscere se non vuole limitarsi a vendere i tomi di Bruno Vespa e Moreno (che immagino vendano e vendano anche bene!)

Quando uscì il mio primo romanzo portai personalmente a una di queste librerie la scheda del libro e avvisai che sarebbero stati contattati dal responsabile della casa editrice nei giorni seguenti. Nonostante il contatto - e la gentilezza nei miei confronti - non ordinarono il libro. A chi passava a chiederlo toglievano fuori scuse assurde e temporeggiavano. Alla fine, spinti dalle numerose richieste, furono costretti a contattare la casa editrice per ordinare il libro. Comportamento che si è ripetuto preciso preciso con il secondo. Vedremo, quindi, se l'ordineranno a settembre perché non sapranno più cosa rispondere ai clienti che chiederanno IL CLAN DEI CARI ESTINTI.

Poi, per fortuna, ci sono le librerie pazze o virtuose, non so più che pensare, che invece hanno ordinato il libro immediatamente.
Cyrano ad Alghero.
Libreria Azuni e Koinè a Sassari.
Koinè a Porto Torres.

Grazie quindi a Emiliano, Elia, Luca e Aldo.

Tutte le altre?
Hanno paura dei fantasmi... mettiamola così! 

giovedì 2 luglio 2015

IL VIAGGIO DI SAD


Il tempo vola e non mi rendo mai pienamente conto di quello che succede.
Quanti giorni sono passati dalla nascita ufficiale di Sad?
Il lavoro mi assorbe quasi tutto il tempo e IL CLAN DEI CARI ESTINTI, il mio secondo romanzo, cammina con le sue gambe, gira il mondo, va al mare, sale sui treni, prende una corriera per raggiungere un posto lontano, arriva nella portineria di un palazzo, si trasforma in un pacco regalo per qualcuno.

Tutto bello. Tutto strano.

Arrivano i primi commenti, i primi pareri, i primi giudizi e per ora, e sottolineo per ora, sono stati tutti positivi. 
Sono affezionato a Sad e la sua storia nasconde per me un valore speciale che ho provato a svelare durante la prima presentazione. 
Lo farò ancora, perché le storie non nascono sotto i cavoli e non cadono dalle stelle, ma germogliano sempre da semi interrati nelle profondità oscure dell'inconscio.
Incontri, partenze, amori, sogni, speranze, fantasie impossibili.
Una mappa di incroci che definire infiniti è sicuramente limitante.

Sono felice?
No, non lo sono.
Direi che sono scombussolato e incredulo.
Ecco, questo lo posso dire con certezza.
Lasciare andare per il mondo un pezzo di sé non è facile.
Ci si mette in gioco e quando il gioco diventa duro, si sa, i duri non si tirano indietro. 

La prossima presentazione sarà il 9 luglio ad Alghero - città che mi sopporta da 15 anni - alla libreria Cyrano. Con me ci sarà Lalla Careddu - perfetta complice - e spero tanti di voi, pronti a farmi sentire meno solo.

Uscire con una piccola casa editrice è un salto coraggioso nel vuoto.
Si deve investire in entusiasmo e in voglia di fare.
I libri non sono ovunque... i libri si devono desiderare e cercare.
Siamo piccolissimi... ma non siamo di certo invisibili.

Grazie ancora a tutti gli amici lettori che con la loro scelta mi hanno confermato ancora una volta che non si scrive solo per se stessi.

Ci vediamo il 9!

L'illustrazione è di Jonathan Fara. Bella vero?

giovedì 28 maggio 2015

IL CLAN DEI CARI ESTINTI di CARLO DEFFENU


Sono passati due anni dall'uscita del mio primo romanzo. Due anni? Mamma mia, se ci penso mi tremano i polsi, sembra accaduto tutto l'altro ieri. E invece il tempo è passato. Noi siamo andati avanti e nel silenzioso antro dove scrivo qualcosa è successo. 
Dopo due anni viene alla luce un altro "figlio". 
Un figlio speciale per diversi motivi personali. Ne parlerò alle presentazioni... se sarà il caso... e svelerò qualche segreto sulla genesi de IL CLAN DEI CARI ESTINTI. 
Inizia così una nuova avventura con una nuova casa editrice. 
Ho traslocato alla WATSON EDIZIONI. Casa editrice di Roma che mi ha scelto e io ho scelto con gioia ed entusiasmo.
Ho impiegato più di due anni per scrivere la storia di Sad, il ragazzino protagonista del romanzo. Iniziata la stesura il 2 novembre del 2012... il lavoro è stato "chiuso" il 4 marzo del 2015. Un'impresa titanica per una storia che è nata spinta da un soffio speciale. Qualcuno mi ha protetto, ispirato e seguito con ironica partecipazione. E io sono immensamente grato a questa guida invisibile. E se non credete ai fantasmi... peggio per voi... non sapete cosa vi perdete! 

Il libro arriverà nelle librerie reali e online il 10 giugno. Un'altra curiosa coincidenza. Anche il romanzo precedente uscì in questa data. Ma, se il primo parlava di luce e di estate (sebbene le ombre non mancassero e fossero nerissime), nel secondo l'estate è lontana e le ombre sono sempre più fitte e imprevedibili. 
Anche questa volta un romanzo corale. Tanti personaggi. Un mistero. Uno sguardo particolare sulla realtà e un viaggio difficile da immaginare nel silenzio della propria cameretta.

Spero vi piaccia. Io l'ho scritto con gioia. 

Attendo un vostro parere sincero.

Il viaggio sta per iniziare... e non è assolutamente vero che non si può tornare indietro.

Stay tuned!

venerdì 17 aprile 2015

CAFONERIE COMMERCIALI



Fila alla casa del market dove abitualmente faccio la spesa. 
Una signora anziana con i capelli cotonati ha occupato tutto lo spazio disponibile per caricare le buste con il suo cestino rosso, la sua spesa e le sue buste personalizzate. Parla a raffica con la cassiera chiedendo delucidazioni sul concorso nuovo e non si sposta e non imbusta e non lascia passare gli altri clienti. Parla a mitraglia, se la ride da sola e tu... in fila... aspetti paziente che la signora si decida a parlare e agire nello stesso momento. 
Arrivato il mio turno - la signora è appena uscita - il ragazzo davanti a me, che doveva pagare solo un pacco di rasoio, rivolgendosi alla cassiera le fa: "In bocca al lupo!"
La cassiera sorride e dice: "Fa sempre così. Mi chiede sempre le stesse cose e non si rende conto che non può bloccare la fila."
Io intervengo dicendo che quando si lavora con il pubblico devi un po' farti crescere il pelo sullo stomaco o altrimenti esci di testa. La cassiera mi da ragione e inizia a elencarmi una sfilza di comportamenti assurdi. 
Io ascolto, curiosissimo: a quanto pare, l'affronto più grande che puoi fare a una cassiera, è quello di entrare in un market Sigma e chiederle se puoi appoggiare le buste - PIENE!!! - della catena Eurospin sul rullo della SUA cassa. 
"Faccio in un attimo!... E poi, la maleducata, sparisce nei corridoi del market e quando ritorna ha comprato solo una confezione di varechina perché da noi è in offerta e costa meno! Ma ti rendi conto???"

Io annuisco e dico solo: "Cafonerie commerciali!"

martedì 7 aprile 2015

INIZIA LA BELLA STAGIONE-ONE-ONE


Scopri che la nuova "stagione estiva" sta davvero per iniziare quando in prossima delle festività pasquali ritorna il cinesino che vende le calamite per il frigorifero con la sua mercanzia nuova, quando riapre la biglietteria per i traghetti che portano alle Grotte di Nettuno, quando riappare il pittore con il suo cavalletto che dipinge sempre lo stesso quadro, quando riaprono i chioschi e i bar lungo la passeggiata Barcellona (con cambio di sedie e tavolini), quando nelle viuzze del centro ritrovi i mendicanti stagionali, quando i negozianti che vendono gioielli e corallo allestiscono le vetrine con un grande bustone di conchiglie, quando ritorna il banchetto con il torrone di Tonara, quando spuntano come funghi i turisti altissimi e biondissimi, quando i piedi e le gambe iniziano a farti un male cane.

Perché con la Pasqua un cameriere fa tutta la santa trafila in pochi giorni. Supplizio, crocefissione, morte e resurrezione. Un battesimo del fuoco prima di iniziare la vera stagione estiva.
Ieri notte, dopo una giornata lunghissima con una pausa di un'ora tra servizio della mattina e servizio della sera, mi sono seduto sul divano (sepolcro) e sfilato le scarpe. I piedi erano due cose rosse e gonfie che pulsavano e mi dicevano: "Te possino!!! Ci spieghi cosa cavolo ti abbiamo fatto noi per meritare questo supplizio? Scale, scale, scale... su e giù, senza sosta... ma pensi che siamo stati creati per questo, eh?"
E cosa vi devo dire care estremità?
Nel mondo esistono le bollette Enel e Telecom!
Ho visto cose che voi umani... dicevano in un film cult... e ogni volta mi dico che solo una masochistica passione per la flagellazione giustifica certi lavori alla mia veneranda età (oppure una totale assenza di alternative... vedi "crisi"!)
Beh, c'è anche un lato positivo, eh... si incontra gente strana, gente simpatica, gente scoppiata, gente esaurita, gente da tutte le parti del mondo e anche gente vegana (che, si sa, un po' alieni lo sono di sicuro!),
La festa per i camerieri inizia il martedì dopo la Pasquetta.
Ora sei risorto e poi trasformarti in un cliente come per magia!
Pizza o fainè? 

lunedì 30 marzo 2015

QUELLO CHE SIAMO STATI


Domenica pomeriggio, mi sono fatto una bella chiacchierata con la mia super-nonnina. Ho vissuto con lei dai 0 ai 3 anni. Mia madre insegnava nei paesi più sperduti dell'isola e tornava sempre troppo tardi il pomeriggio per potermi lasciare solo. Ci pensò mia nonna ad aiutarli e io, per 3 anni, ho vissuto con lei e mio nonno ad Alghero. I miei genitori venivano a trovarmi tutte le domeniche e si restava insieme. Mia nonna mi ha raccontato di quel periodo. Del Carlo piccolo che la chiamava "mamma". Un bambino bravissimo e sorridente.
"Ti mettevo sul vasino con un banchetto davanti per giocare con le macchinine e tu stavi lì anche un'ora, giocando sereno. Io pulivo casa e tu giocavi e ridevi."
"Ti piaceva chiuderti nello sgabuzzino per giocare con le pentole. Tiravi la tenda e giocavi con tegami e padelle."
"Quando la domenica arrivavano i tuoi genitori, esplodevi di gioia... e quando, la sera, tornavano a Sassari, ti prendevo in braccio e tu li salutavi con la manina dalla finestra. Tutte le volte li chiamavi e dicevi: "Mamma... io voglio mamma!"... tua mamma piangeva di nascosto e andava via con il cuore rotto. Poi ti calmavi, io ti dicevo che mamma sarebbe tornata la domenica successiva e tu aspettavi quel giorno sereno."
Ora ho capito molte cose.
Ricordo quegli anni come anni sereni. Adoravo mia nonna. La amavo di un amore assoluto e pensare alla sua morte mi faceva tremare i polsi. Era lei che mi accudiva e coccolava, Lei che mi dava da mangiare e mi portava ai giardinetti a giocare. Lei che mi sorrideva con i suoi occhi tersi e mi ricopriva di baci. Tutti la scambiavano per la mia mamma e lei, ogni volta, diceva... "No, io sono la nonna!"
Ricordo lo sgabuzzino e tutte le stanze di quella casa. Ricordo nonno e i pesci che portava la domenica e ricordo mia zia Angela e la sua bellezza. Ricordo tante cose... tutte strade segnate sul mio volto.
Nella foto si vede mia zia Angela, allora una giovane fanciulla di 20 anni, la mano di mia Nonna che mi vuole pettinare e io che sono convinto di essere - forse - un grande sarto che controlla la piega del vestito. Chissà cosa aveva attirato la mia attenzione!

mercoledì 25 marzo 2015

OCCHIO ALLA MONTATURA (MEDIATICA?)


Venerdì scorso mi sono recato in un negozio di ottica dove mi servo da diversi anni per ordinare gli occhiali nuovi. 
Il momento è arrivato. Il solco saltato. Il bivio finalmente giunto sulla mia strada. Passo dalle lenti mono-focali alle lenti progressive. Primo segnale che l'età avanza inesorabile. 
Il mio difetto di vista, superati i 40 anni, porta a un improvviso invecchiamento degli occhi di un lustro, e urge rimediare con degli occhiali che mi permettano di vedere da lontano e da vicino (lettura), con una gradazione intermedia per media distanza (computer), 
Fatta la visita a dicembre dal mio oculista, ho tentennato diversi mesi ascoltando diversi opinioni su queste famigerate lenti progressive. Molte persone mi hanno raccontato di problemi di adattamento pazzeschi: nausea, capogiro, persino crisi di vomito... e io mi sono chiesto: "Mi toccherà girare con due occhiali per il resto della mia vita? Uno per la vista da lontano e uno, agganciato al collo, per riuscire a leggere il prezzo dei ravanelli al mercato della frutta e verdura?"
Decido di affrontare la situazione - anche economica - e cerco di capire cosa mi aspetta.

Entro, spiego cosa cerco e consegno la prescrizione del mio oculista al commesso del negozio di ottica. Mi accompagna nella sala dove sono esposte le montature. Vorrei una montatura simile a quella che indosso. Lui mi osserva, poi si gira verso la vetrina illuminata con tutte le montature e ne sceglie una. Me la porge. Chiedo la marca. Mi risponde. "Dolce & Gabbana."
"Noooo... niente Dolce & Gabbana!"ribatto io, con piglio deciso. 
Lui mi guarda e mi dice: "Mmm... anche lei? Mi è già successo in questi giorni."
Provo altre due montature e il commesso, chiamato da un responsabile del negozio, mi lascia nelle mani di una collega. Mi presento. Spiego anche a lei cosa sto cercando. Prende sorridente una montatura dallo scaffale e mi dice: "Provi questa!"
"Marca?"
"Dolce & Gabbana."
"Di nuovo?", penso. "Ma sono appassionati del marchio o cercano di vendere delle montature che nessuno vuole più?"
Ripeto anche a lei che non voglio montature di quella marca e vedo l'espressione stranita della commessa che si incrocia con un'altra collega. Anche un altro cliente, un signore di mezza età impegnato come me nella scelta di un occhiale progressivo, mi guarda e sorride. Ha capito.
Dopo varie prove individuo due montature. Una di Gucci e una di Armani. Quella di Gucci è fighissima. Quella di Armani è molto particolare. Chiedo il prezzo. Gucci 240 euro ('sticazzi!), Armani 120 euro. E figurati se io non mi innamoro della montatura più costosa!
Ci sediamo e parliamo delle lenti. Mi apre davanti uno schema e mi illustra come sono composte le lenti progressive. In poche parole, a parte le tre zone per vista da lontano, distanza media e da vicino, ai lati, ci sono due zone cieche, dove non riesci a mettere a fuoco l'immagine. Quindi, più sono ampie queste zone laterali, più si restringe la zona dove metti a fuoco l'immagine, e più scende il prezzo delle lenti. Ovviamente con tutte le problematiche di adattamento (vedi nausea, capogiri, vomito) che ne conseguono. Chiedo il costo delle tre opzioni. Sono già seduto... non posso crollare al suolo. Arriva la sentenza. Mettendo le lenti più buone e la montatura Armani spendo 950 euro. Parliamo di 3/4 di uno stipendio medio. Pazzesco! Con lo sconto arrivo a 870, compresa l'assicurazione sulle lenti che mi garantisce, nei prossimi 2 anni, di poterle cambiare con il 70% di sconto se le dovessi graffiare o danneggiare. 
Okay... li compro. Non posso farne a meno. Senza occhiali non distinguo i parenti.
Ho un mese di tempo per capire se mi abituerò alle lenti progressive. Se non riuscissi proprio a tenerli e indossarli, mi faranno due occhiali, uno da lontano e uno da vicino, con la stessa medesima cifra (troppo buoni!)
Esco dal negozio frastornato e nei giorni successivi mi scontro con mezzo mondo. Tutti mi dicono: "Ma sei matto? Ma dovevi andare qui e dovevi andare là e risparmiavi." 
Si sa, sono tutti furbissimi e bravissimi quando si parla dei casini altrui. Io sorrido e dico solo: "E non potevi dirmelo prima?"... così li faccio contenti e ci passo per fesso io. Poi ho anche pensato alle piccole azioni che tutti noi facciamo e mi sono detto: "Beh, mica è una cosa da poco se uno dice no a una montatura d'occhiale, se uno dice no a una borsetta e un altro a un pantalone... l'effetto a catena può essere devastante per un marchio come Dolce & Gabbana!"
Sono pentito del mio boicottaggio? Manco per niente. Io sono molto Dolce e non sono per niente un Volta-Gabbana... diversamente da certi signorotti ricchi e viziati che pensano di poter sparare cazzate senza subire nessuna conseguenza e urlano FASCISTI a chi decide di non comprare più un bottone della loro linea di moda. 

Post dedicato ai BAMBINI SINTETICI. Facciamoci una risata alla faccia loro. :-)