lunedì 18 agosto 2014

LA NASCITA DI UN LIBRO: IL CLUB DEI CANTANTI MORTI di SUSANNA RAULE


Ho evitato di parlarne in modo esplicito sul blog e sulla mia pagina Facebook fino al giorno in cui, il libro, finalmente, dopo due lunghi mesi di lavoro, non è arrivato nelle librerie.

Sono entrato nel progetto Otto Micron senza quasi accorgermene; perché a volte, parlando con un amico, può succedere che le parole prendano forma e peso, e lentamente inizino a diventare qualcosa di molto più concreto nonostante tutte le spinte contrarie che ti consigliano di lasciar perdere (vedi "crisi dell'editoria" e "crisi economica").

E invece no!
Invece decidi di metterti in gioco anche se il tempo è poco e non sai quanto potrai dare per rendere un'idea un progetto reale.

Il mio ruolo?
Si dice "editor"... ma ovviamente io non sono un editor.
Sono un lettore e sono "uno che scrive".
Uno che ama le storie.
Ho fatto solo questo: letto.
E dopo aver letto... ho scelto.
Quando Susanna Raule mi ha spedito il suo romanzo "IL CLUB DEI CANTANTI MORTI", mi è bastato leggere il lungo prologo per capire di avere tra le mani una storia perfetta.
Uno: perché ho riso come non mi capitava da tempo.
Due: per la scrittura cinematografica, velata di ironia e citazioni colte per chi vuole approfondire certi temi.
Tre: per i personaggi e l'ambientazione. 
Quattro: per un'emozione che ricorderò.
Cinque: perché la Raule è davvero una tipa figa e se ne frega di certe regole editoriali scegliendo, lei, nota autrice Salani, di uscire con noi: piccoli, piccolissimi e un po' folli come lei.

E dopo due mesi di editing, dopo aver coinvolto Armando Rossi per la cover, dopo aver riletto il romanzo non so quante volte, sorprendendomi ogni volta... ecco, dopo due mesi, ora tocca ai lettori dirmi/ci cosa pensano nel nostro primo libro.

Io ci metto un bollino giallo di qualità.  :-)

Ps. per presentazioni, eventi e altre novità... potete seguire la pagina Otto Micron su Facebook. 

mercoledì 6 agosto 2014

AUTOPSIA DELLA GENTILEZZA


Agosto... decenza non ti conosco!

Non saprei in quale altro modo definire il marasma cafonal che approda in ristorante nel mese più caldo dell'anno. 
Chi lavora nella ristorazione lo sa: agosto è il mese degli italiani che vanno in ferie e gli italiani in ferie - forse per sfogare frustrazioni e problemi accumulati in un anno di lavoro e sacrifici - danno il peggio del peggio solo per fare ammattire chi in agosto lavora più degli altri mesi.
Bisogna armarsi di pazienza, contare i giorni e sperare che il primo settembre arrivi veloce e quasi-indolore. 

L'altra sera mi è capitata una situazione assurda.
Un cliente sardo (ma che vive a Londra e quindi è molto internazionale nella visione del mondo!!!) con moglie (silente) e figlio (quasi-silente) è arrivato mezz'ora in ritardo rispetto all'orario della prenotazione. Non si è scusato - e non ha chiamato per avvisare del ritardo - e ha dato per scontato che il tavolo fosse ancora disponibile. 
Il tavolo era disponibile perché - essendo già venuto altre due volte - sapevamo quando fosse lagnoso e rompiballe. 
Si siede in una terrazza strapiena nel momento più delicato: quello del cambio del turno. Quando i clienti del primo turno (19:30-20:00) si sono alzati dai tavoli e bisogna prepararli per i clienti prenotati per il secondo (21:30- 22:00). Ovviamente continuando a servire chi ancora mangia tranquillo senza nessuna consapevolezza del terremoto che si agita intorno al loro tavolo. 
Dopo due minuti due, il cliente ritardatario ferma una collega e le chiede se può prendere l'ordine. La collega risponde che devono attendere me - o Alberto - per l'ordine. Il signore - un sosia brutto di Severgnini - chiede allora una bottiglia d'acqua perché muoiono di sete. La collega gli porta subito l'acqua e riprende a servire in sala. Io corro avanti e indietro per fare in modo che tutti si siedano e noto che il sosia brutto di Severgnini allunga il collo come uno struzzo per intercettare il mio sguardo: sono passati 4 minuti e nessuno si avvicina? Finalmente - dopo un minuto - mi chiama. Mi avvicino e mi dice: "Siamo pronti per l'ordine!". E me lo dice con una faccia tronfia della serie: c'è bisogno che ti chiami io per servirmi?
"Deve aspettare un attimo il suo turno, signore. Serviamo i tavoli in ordine di arrivo e ci sono due tavoli che si sono seduti prima di voi."
Dovevate vedere la sua faccia: ALLIBITA!!!
Tradotto: come osa rispondere a me medesimo - ma lo sai con chi stai parlando? - che non merito l'attenzione che so di meritare?
Mentre mi allontano per prendere l'ordine ad una coppia che aveva atteso paziente il suo turno senza sbracciarsi o allungare il collo, sento con la coda dell'orecchio il sosia brutto di Severgnini che dice alla moglie: "Ce ne andiamo?"

Non se ne sono andati. 
Ha preferito alzarsi, scendere in cassa per lamentarsi del pessimo servizio e della maleducazione del cameriere.

Risultato: si sono dovuti scusare - per cosa poi? - e una collega - la capo-servizio - è dovuta correre al tavolo per prendere l'ordine. 

Bella gente, eh?

Immaginate voi nella stessa situazione: dopo 5 minuti il cameriere vi dice di aspettare un attimo perché ci sono dei tavoli prima di voi e voi, indignati e offesi, vi alzate per lamentarvi con il responsabile del ristorante. 

Nessun rispetto per il lavoro altrui.
Nessun rispetto per gli altri clienti.
Nessun senso di decenza. 

Ecco cosa ci tocca subire. E poi chiedetevelo perché i camerieri sclerano in agosto... CHIEDETEVELO... gente!

giovedì 10 luglio 2014

PERDERE TEMPO IN MODO CREATIVO


Il fenomeno delle PERLE DI STAGIONE è decisamente curioso: iniziato come un gioco per ridere di certe situazioni che si creano in un posto di lavoro come tanti - vedi ristorante -, si è trasformato lentamente nell'unico sfogo letterario che mi posso concedere negli ultimi mesi, sempre a causa degli impegni lavorativi che di fatto mi impediscono di lavorare con continuità al mio quinto romanzo. 
Sì, quinto, avete letto bene, perché dopo "Domani sarà un giorno perfetto" ne ho scritto altri tre e da un po' di tempo cercavo di procedere con una storia che mi ronza in testa dall'anno scorso. 
In inverno ho dedicato molte energie al progetto del carcere e al corso di scrittura creativa che dovrebbe partorire molto presto qualcosa di concreto e ho lasciato pochissime risorse mentali alla scrittura producendo a malapena un'ottantina di pagine. 
Ho letto moltissimo per piacere e per lavoro, e sapere che la mia ultima produzione si riduce a una serie di piccole scenette di vita quotidiana su FB mi diverte e mi preoccupa. Un altro sberleffo del destino? 
Molti mi chiedono di raccogliere le "perle" in un libro e io continuo a pensare che le "perle" possono avere un senso nell'immediatezza di un social-network, ma perderebbero la loro spinta propulsiva se venissero ingabbiate in un libro che non ho capito bene di cosa potrebbe parlare. 
Capitò lo stesso con la striscia umoristica le "Lumachine" e ormai inizio a pensare sempre più seriamente di essere io troppo volubile per riuscire a dare un peso e a una forma alle tante idee che girano nella mia testolina confusa.
Ci sono altre cose che bollono in pentola - e non parlo della pentola del ristorante - e spero molto presto di poterne parlare anche qui. 
In attesa di ritrovare un po' di calma per tuffarmi di nuovo nella scrittura del mio ultimo romanzo... mi dedico al lavoro e alle storie scritte da altri.

Se le "Perle" diventeranno mai un libro io, questo, non lo so. Per ora mi limito a scriverle... poi vedremo cosa ci riserverà il futuro. 

martedì 8 luglio 2014

SELFIE O BIRRETTA?














La moda del selfie imperversa e nessuno - o quasi - è immune dal contagio. 
Tutte le occasioni sono buone per immortalare un momento che per noi - e solo per noi - ha una qualche importanza. 
A casa, in bagno, in camera da letto, nel camerino di un negozio, in palestra - la palestra è un must del fenomeno -, in ascensore - tutte le superfici riflettenti stimolano il fenomeno -, da soli, in coppia, in gruppo, in vacanza, al lavoro, con i figli, con l'animale di casa, i nonni, il boyfriend o girlfriend... insomma, ormai è davvero impossibile non aprire un qualsiasi social-network e non imbattersi in una valanga di selfie più o meno divertenti o geniali.
I miei scatti sono quasi sempre circoscritti ad attimi particolari sul lavoro. Mi imbarazza un po' fotografarmi in pubblico o in certi contesti sociali. Alcuni miei amici, invece, sono dei veri maestri del fenomeno: riescono sempre a scattare selfie fighissimi dove tutti escono benissimo. Io, neanche a dirlo, ho sempre una faccia da idiota!
Adesso ho letto che è esplosa la moda di fotografarsi il culo e, ultimo grido, anche quella di immortalarsi la faccia senza trucco - a Hollywood le Star fanno a gara per pubblicare il loro scatto-verità - e a volte, immagino, le cose si possono confondere e sovrapporre. 
Io vivo il selfie come una piccola coccola un po' stupidina che ti fai in un momento di gioia o tristezza... una coccola che lanci verso il mondo virtuale che ti circonda, sperando che poi ritorni con tanti smile a destinazione.
Perché è sempre più vero che la voglia di farsi amare non passa mai di moda... selfie o non selfie... ma qua, ormai, si vive di "I like" e condivisioni. 

P.S.- continuo a pensare che una birretta con un amico, anche senza dirsi chissà cosa, resta il selfie mentale ideale per stare bene con se stessi. Senza ansia e senza fretta. 

P.S. 2 - ovviamente, se proprio scappa la voglia di uno scatto selvaggio, c'è sempre la possibilità di farsi un selfie al bar mentre ci si beve la birretta con l'amico. 

sabato 5 luglio 2014

SEI FUORI TARGET!


Sei fuori target!
Ormai mi aspetto di sentirmelo dire tutte le volte che presento un mio romanzo a una casa editrice. 
Eternamente fuori target e difficilmente inquadrabile in un genere.
Io scriverei con uno stile più semplice e ironico, più adatto a un pubblico giovane che dovrebbe rappresentare il target di riferimento ideale. 
Io eliminerei tutti i riferimenti - nomi e situazioni - che soltanto un ragazzo dai 25 anni in su può capire veramente.
Io ambienterei il romanzo in un paese immaginario.
Questi sono alcuni consigli di un editor che sta lavorando su un mio romanzo che vorrei fare arrivare alle stampe.
Tutti pareri personali, sebbene espressi da un professionista che conosce bene il suo lavoro e sa come si muove - agita o ristagna - il mercato editoriale.
Ma se provate a farvi editare un testo - a pagamento - da un editor e seguite tutte le sue indicazioni, e poi, per puro scrupolo, affidate quel testo già editato ad un altro editor... scoprirete che il secondo editor vi criticherà e vi correggerà proprio i punti criticati e corretti precedentemente dal suo collega. Se siete fortunati tornerete alla vostra idea originale, se gira male, vi ritroverete tra le mani una terza versione della storia. Se cocciuti proverete con un terzo editor, state sereni, capiterà la stessa cosa: tutto verrà rimesso in discussione e non saprete che pesci pigliare.
Perché i giudizi su un testo sono sempre tutti molto personali e per riuscire a sfondare il muro compatto dell'indifferenza occorre - pare facile! - solo un editor, UNO SOLO, che si innamori della tua storia. 
Tutto qui.
Perché quando ti innamori le menate sul target e il genere e la grandezza e lo stile vengono tutti in secondo piano... perché quando ti innamori vedi tutto con occhi più ampi e lucidi... e riesci a vedere il bello anche dietro un'evidente piccola imperfezione.

P.S. - fare innamorare un editor non è tutto e non porta in modo scontato alla pubblicazione, lo so... ma se capita, la strada è molto più agevole e serena. 

P.S.2- a chi mi chiede quando uscirà il mio prossimo romanzo (quale delle tre storie che ho già pronte?) rispondo sempre che è più facile fare innamorare Angelina Jolie che tornare sugli scaffali di una libreria. 

P.S.3 - io mi sa che ci morirò fuori target. 

sabato 14 giugno 2014

LO SPAZIO PER L'AMARO


Ci vuole slancio nella vita.
Ci vuole per non mollare la presa e per andare avanti.
Il lavoro.
Una bella utopia quando vedi giovani - e meno giovani - perdere la voce - e i sogni - in un call-center per cercare di vendere ad altri sfigati una tariffa telefonica vantaggiosissima o un set di bottiglie di vino direttamente dalla Marche.
Una bella utopia quando ti rendi conto che il tuo titolo di studio puoi anche appenderlo al chiodo o usarlo per girarti una canna. Passa...dai...
Una bella utopia restare qui... invece di seguire i tanti amici che hanno fatto le valigie per cercare altrove una vita diversa.
I problemi sono ovunque, lo so, ma qui da noi sono più tenaci e subdoli.

E allora io continuo a sudare in sala.
Continuo a far star bene le persone che vengono a mangiare e sudo.
Sudo tanto.
E mi chiedo per quanto tempo ancora potrò reggere questi ritmi.
Quando la mia schiena e le mie gambe mi diranno: "Sai che c'è? ...Noi ci fermiamo qua!"

E non devo guardare le vite altrui su FB. Non devo farlo che altrimenti mi deprimo e penso che l'unico sfigato sono io tutte le volte che sbircio foto scattate all'estero, al mare, su una barca... foto di gente che ride felice, abbronzata, bella e figa... e io sudo.... sudo... e non tengo mai i soldi per andare da nessuna parte. 
Io... che non fumo neppure... 

Siamo davvero tutti così felici, condivisi, mi-piaciati (scusando la licenza poetica)... o forse siamo solo alla frutta e fingiamo di avere ancora spazio per un amaro?

martedì 10 giugno 2014

UN COMPLEANNO LETTERARIO


10 giugno.
Un anno fa usciva il mio romanzo "Domani sarà un giorno perfetto".
In un anno sono successe molte cose.
Non tutte belle... non tutte positive.
Un libro carbonaro, ribelle, nascosto, sfuggevole... un libro che si è mosso da solo grazie al passaparola. 
Nessun aiuto dai giornali o dai blog.
Nessun aiuto dalla casa editrice.
Qualche libreria coraggiosa.
Facebook.
Amici e conoscenti.
Una piccola storia che si è fatta spazio solo con le sue forze.
Sono fiero di Danette, Denis, Dumas e Polar?
Spero che loro lo siano di me.
Ho cercato di raccontarli nel modo più sincero possibile e qualche soddisfazione me la sono tolta.
Mi piacerebbe ricevere da chi lo ha letto un pensiero di buon compleanno.
Una piccola testimonianza per rimarcare un sentimento, un pensiero, un ricordo.

Forse non mi risponderà nessuno... ho la sensazione che nessuno legga davvero questo piccolo spazio di libertà... ma se qualcosa arriverà... be'... io ne sarò molto felice.

Grazie a tutti... di cuore.

sabato 31 maggio 2014

NELLA MIA BUSTA PAGA GLI 80 EURO ARRIVANO O NON ARRIVANO?

La mia produttività bloghesca si è ridotta in modo impressionante. 
Nei mesi scorsi ho scritto una media di 6 post, a maggio, invece, mi sono fermato a 2 soltanto (questo sarebbe il terzo per arrivare a un 50% di calo e ridurre i sensi di colpa).
Il problema è sempre lo stesso: il lavoro e i suoi ritmi che mi rubano tutta l'energia e il tempo. 
Questa volta è stata ancora peggio del solito. 
Dopo mesi di energie spese in altro - ovvero cose belle che non mi hanno però portato in tasca un solo euro - sono di nuovo precipitato nel gorgo della stagione estiva.

La cosa che mi manca di più è la possibilità di scrivere.
Sono fermo da troppo tempo e il mio cervello inizia a sbarellare. 
Ho dedicato tempo ai sogni degli altri.
Ho letto, revisionato, consigliato, aiutato (TUTTO GRATIS!)... e dopo mesi mi sento svuotato e senza più energia creativa da riversare sulla pagina bianca.

Invidio chi riesce a prendersi un anno sabbatico per pensare solo a se stesso e provarci davvero... SCRIVO E BASTA... e vediamo cosa succede.
Io non ci sono mai riuscito.
Le pressioni della vita reale, soprattutto economiche, me lo hanno sempre impedito.

Coglione o prudente?
Devo ancora capirlo.

Ps. i sogni valgono 80 euro? 

sabato 24 maggio 2014

IL CANDIDATO NASCOSTO MOLTO BENE DENTRO DI ME


Ieri si sono chiuse le campagne elettorali. 
Alghero è stata presidiata dai dibattiti-feste-magna-magna finali prima del voto di domenica.
La città, invasa di mondezza elettorale - infilata, appesa, distribuita, incollata ovunque - faticava a reggere il ritmo di questo enorme tam-tam mediatico.
Facce sorridenti ovunque.
Facce conosciute che ritrovi stampate in un santino con uno slogan e un marchio vicino.
Facce di gente che non voteresti neanche sotto tortura.
Facce di gente che ti ferma, cerca, saluta quando, di solito, devia lo sguardo altrove per evitare la fatica di salutarti.
Abbracci, baci e proclami.
Tanti caimani e tanti squali.
Immensa tristezza.
Scovare vera passione in tanta melma ideologica è un'impresa ardua.

Io non sono stato candidato da nessuno.
Invisibile e impermeabile.
Non so se ritenermi sollevato per la dimenticanza o indignato...
Avrei detto no... ovvio... ma sapere che nessuno ti ha ritenuto degno di salire sulla grande giostra... un po' ti fa pensare sul valore reale - percepito - della tua persona.
No candidato? No party!

Mi sarei divertito a creare uno slogan e un santino fighissimo per dire cose grandissime al mondo assetato di verità e bellezza.
Però, subito dopo, mi sarei svegliato dal sogno e avrei pensato ancora che la politica - quella bella, sana, consapevole e propositiva - richiede serietà, preparazione e - lo ripeto - passione.
Non è un gioco.
Le mie passioni le coltivo altrove e lì ci metto tutto quello che sono e amo.

Io, alla fine, una faccia vera l'ho trovata in mezzo a tutto quel casino di trombe, urla e promesse.
E voi?

martedì 13 maggio 2014

IL SUONO DEL SILENZIO


Il flusso del lavoro mi ha trascinato via come tutti gli anni. 
Il tempo non esiste più.
Passo tante ore in ristorante e quando torno a casa non ho voglia di fare quasi niente,
Le incombenze banali, quotidiane mi rubano le ore della pausa pomeridiana.
La mattina leggo un po' per non lasciare accumulare il lavoro di un nuovo progetto in fase embrionale e la sera, dopo aver cenato, guardo la tv, mi rilasso sul divano e cerco di lottare con il sonno e la stanchezza.
Ho iniziato tre romanzi e li ho tutti mollati.
Non riesco a concentrarmi... mi perdo.
In soccorso sono arrivati i fumetti.
Dopo anni di oblio ho riscoperto Dylan Dog. 
Proprio lui... l'indagatore dell'incubo... rappresenta bene questi miei giorni di sottovuoto.

Vorrei scrivere... ma con la testa non ci sono. 
Zero.
Un mio romanzo è passato a un concorso letterario.
I sogni, diluiti e confusi, non sono svaniti del tutto.
Il carcere e i miei alunni-detenuti mi mancano più di quanto avrei mai immaginato.
Mesi e mesi di lezioni, incontri, confronti e condivisioni... ecco... hanno lasciato il segno.

Vorrei emanciparmi da questo tempo e da questa vita... ma questo tempo e questa vita... ORA... sono la mia dimensione.
Piccole soddisfazioni arrivano ancora dal buio compatto che mi circonda.

Il suono del silenzio... a volte... è assordante.