venerdì 13 settembre 2013

UN POSTO ANCHE PER ME di FRANCESCO ABATE


Ho letto l'ultimo romanzo di Francesco Abate con un carico di emozioni e di aspettative forse eccessivo e fuori luogo.
In me era ancora bello vivido il ricordo del suo precedente romanzo, intitolato "Chiedo scusa", edito sempre da Einaudi; un libro che ho letto e ho fatto mio come mi capita raramente. Una storia forte, intensa, scritta con lievità e ironia... una storia che mi aveva catturato e trasportato altrove. Sono magie che scattano solo in alcuni casi e trasformano un semplice libro in qualcos'altro: una porta, un varco, una connessione, un viaggio, una caduta, una scoperta. Per me fu un incontro speciale... sicuramente uno dei libri più belli letti l'anno scorso, se non forse il più bello. 

Avrei dovuto azzerare tutto e ricominciare come se niente fosse successo, ma forse, e dico forse, tutto questo è impossibile quando ti innamori di qualcosa/qualcuno.

UN POSTO ANCHE PER ME racconta Peppino, il suo mondo, i suoi silenzi, le sue parole - parole rivolte a Marisa - le sue regole, le sue atrocità. Gira la notte per Roma con la sua merce, gira su autobus pieni o vuoti, spenti o accesi, sicuri o pericolosi. Sfiora fantasmi, incontra mostri, scappa dai suoi zombie... e ricorda il suo passato di bambino sfigato. 
Impossibile non entrare in empatia con lui. Anche quando non capisci del tutto cosa succede e cosa vede nella sua mente "lenta".
Il mondo è classificato con gli aliti delle persone che incontra.
Peppino ha un naso fino e sente tutte le puzze del mondo: nicotina, rabbia, cipolla, disperazione, menta, paura... cosa tutto non buttano fuori quelle bocche quando si aprono?
Saliamo con lui sull'autobus e viaggiamo verso un nulla che avvolge e, spesso, annienta e uccide.
Peppino è uno degli ultimi... uno di quelli che si confondono con le ombre e spesso, come le ombre, si adattano a tutti i muri.
Ma forse un riscatto c'è... passa attraverso la morte del sogno e della speranza... forse... o forse attraverso la presa di coscienza che un angolo, nell'immenso mondo, esiste anche per chi ha sempre pensato di non avere un'ombra e di non meritare la felicità.

Il preambolo di questo post vuole forse dire che il libro non mi è piaciuto o mi è piaciuto meno di CHIEDO SCUSA?
No, vuole spiegare come, per gli innamorati, è difficile dimenticare... e vuole anche spiegare come un autore ha il diritto - e il dovere - di andare oltre, superando i luoghi, i modi, i temi di un suo romanzo fortunato - e bellissimo - per andare oltre... con coraggio e onestà.



Consigliato a chi, almeno una volta nella sua vita, si è sentito una caccola senza importanza e ha temuto di essere schiacciato dagli ingranaggi del mondo.
A naso... posso azzardare... che gli esclusi saranno pochissimi.

4 commenti:

  1. Ho sempre rivendicato come una gran fortuna il mio essere incompresa dalla massa ... certo è stato un po' più difficile da bambina/ragazzina, ma quanto ripaga essere se stessi nonostante tutto! (ti leggo sempre anche quando non intervengo).

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  2. incompresa dalla "massa"? Come fai a parlare degli altri, di te, in questo modo? Tu sei la massa.

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