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domenica 13 marzo 2016

UNO SPUTO DI CIELO - 27 RACCONTI SENZA PARACADUTE


Sono diventato papà per la terza volta. Dopo "Domani sarà un giorno perfetto", dopo "Il clan dei cari estinti", arriva la raccolta di racconti ispirata al mio blog. "Uno sputo di cielo".
Un lavoro che mi ha impegnato per 15 mesi, dove ho coinvolto 25 scrittori e 12 artisti. Un contenitore di storie, sogni, immagini e progetti futuri. Un modo concreto per trasformare le parole in mattoni, banchi di scuola, medicine, giocattoli, cibo.
Qui sotto trovate il comunicato ufficiale della Watson edizioni che ha creduto in questa idea folle, assecondandomi e portando il libro nelle librerie. Un grazie enorme all'arte di Antonio Lorente che ha realizzato una cover splendida, reinterpretando a modo suo la mia idea di un "monello" che fa una bella linguaccia al mondo.
Un grazie immenso anche agli scrittori e agli artisti che mi hanno detto un generoso "Sì".
Gli scrittori coinvolti sono, a parte il sottoscritto:Gianluca Morozzi, Alessandro De Roma, Piergiorgio Pulixi, Riccardo Gazzaniga, Gianfranco Cambosu, Silvia Geroldi, Claudia Crabuzza, Daniela Frascati, Fabio Forma, Francesca Montomoli, Vincenzo Restivo, Elio Satta, Roberto Alba, Stefano Bonazzi, Giuseppe Marotta, Elena Cabiati, Alessandra Gaggioli, Nunzia Volpe, Massimiliano Ferrone, Lalla Careddu, Stefano Pastor, Simona Baldelli, Francesca Caldiani, Gianni Tetti.
Gli artisti coinvolti sono: Pier Gallo, Anna Ferrari, Ivan Lodi, Giovanni Pastorello, Antonio Lucchi, Roberto Oliva, Lorenza De Luca, Emilio Pilliu, Alessandro Marongiu, Max Mazzoli, Flavia Biondi, Jonathan Fara.
18 Marzo, data da ricordare!
Arriva in libreria "Uno sputo di cielo. 27 racconti senza paracadute"
Uno splendido libro curato da Carlo Deffenu e destinato a raccogliere fondi per l'orfanotrofio di Betlemme.
270 pagine, 25 scrittori, 12 artisti.
Prezzo di copertina 12 euro.
E in più una sorpresa, arriverà presto un particolare pezzo unico del libro (Cartonato, rilegatura filo refe a mano) che sarà messo all'asta!
Leggere e fare beneficenza non è mai stato così semplice!
Restate in ascolto: presto vi dirò dove organizzeremo le prime presentazioni. Vi aspetto numerosi! 

giovedì 21 gennaio 2016

I BAMBINI QUI NON ENTRANO


In questi giorni si parla molto della scelta di un ristoratore di vietare l'ingresso nel proprio locale ai bambini piccoli e alle carrozzine dopo una serie di situazioni spiacevoli che hanno creato vari problemi sul lavoro. 
Ho letto molti commenti su facebook dove diverse persone esprimevano il loro parere sullo spinoso argomento. Anche Barbara D'Urso, in super esclusiva, si è collegata con il ristoratore incriminato per parlare direttamente con lui delle ragioni profonde che lo hanno spinto a fare una scelta così drastica. 
Potevo esimermi io, dopo anni di onorata carriera tra i tavoli di molti ristoranti, di dire la mia? E no... direi proprio di no! 

Allora, iniziamo a elencare un po' di cose...

Un ristorante è un luogo dove ci sono delle persone che lavorano. Anche se sono gentili, vestiti tutti uguali come dei pinguini e vi trattano come se davanti agli occhi gli fosse apparso all'improvviso Papa Francesco, ecco, quelle persone sono lì per lavorare o, per meglio dire, sono lì per servirvi un pranzo o una cena, farvi mangiare bene con la vostra famiglia o i vostri amici, e farvi andare via con un bel ricordo del luogo e del cibo consumato. 
Tecnicamente si chiamano camerieri, barman e poi ci sono anche i cuochi che cucinano e i lavapiatti che lavano quello che voi sporcate. Tutto ruota sul cibo, ok? Quindi, per favore, non scambiateli per psicologi, baby-sitter, educatori o pinguini votati al martirio. No, non sono niente di tutto questo. 
Per questo motivo, quando andate in ristorante, imparate a sedervi intorno al tavolo con i vostri bambini, ordinate le cose che vi garbano e mangiate sereni. 
I bambini che corrono e urlano tra i tavoli non sono graditi, perché i camerieri devono muoversi senza l'ansia di calpestare nessuna pulce urlante e perché devono portare i piatti caldi nei vari tavoli senza la paura di rovesciare la fregula bollente sulla testa di un cliente per una frenata improvvisa. Anche gli altri commensali possono apprezzare molto poco la simpatia dei vostri pargoli che urlano, corrono o buttano cucchiaiate di cibo per terra o le lanciano in orbita verso il soffitto. 
Dipende solo da voi e dalla vostra educazione fare in modo che un pranzo o una cena con i vostri amati figli non si trasformi in un assalto a Fort Apache.

Perciò:
1- quando prenotate un tavolo ricordatevi sempre di conteggiare anche i bambini e di precisare se c'è qualche passeggino da sistemare. Quindi non prenotate per 6 per poi presentarvi in ristorante in 9. Ovvero, 6 adulti, 2 bambini piccoli e un bambino neonato dentro un passeggino-astronave-aliena stile Star Trek che occupa più spazio di un camion. I tavoli non sono fatti di gomma e così neanche le mura... si rischia di non trovare posto. E la scusa: "Non ci abbiamo pensato" non aiuta i camerieri a risolvere il problema. Ok?

2 - quando il vostro bambino non mangia non iniziate a intimorirlo dicendogli che se non manda giù la pasta il signore (ovvero il cameriere) si arrabbierà molto e chiamerà l'uomo nero. Lo trovo un modo poco carino ed educativo di instillare nel futuro adulto una paura inconscia dei camerieri.

3 - quando i vostri bambini si alzano dal tavolo e iniziano a correre per la sala, sappiate che se arriveranno a buon fine soltanto la metà delle maledizioni che vi stanno sparando con gli occhi i camerieri e gli altri commensali, il vostro pargolo non arriverà vivo al suo quarto compleanno. 

4 - quando i vostri bambini fanno più casino di una banda musicale a un incontro di rugby, non li guardate con fare minaccioso se poi sapete benissimo che il vostro sguardo assassino non ha mai sortito un reale effetto sui loro comportamenti criminali. 

5 - quando i vostri bambini vanno in bagno da soli e pisciano fuori dal water e con la carta igienica realizzano un pupazzo di neve per assecondare la loro vena artistica... ecco, quando succede, cari miei, pensate sempre che qualcuno, quel casino lo dovrà pulire. La fatina dei cessi non è stata ancora inventata.

6 - quando andate via e vi scusate per il casino che avete lasciato sotto il tavolo dicendo al cameriere che di solito il vostro Marcolino non lo fa mai e non capite cosa gli ha preso quella sera... ecco, quando lo fate, non dovete credere neanche per un attimo al sorriso stampato sulla faccia del cameriere mentre vi risponde: "Non si preoccupi, signora!". Nella migliore delle ipotesi si tratta di una paresi facciale. 

7 - quando chiedete al cameriere se è possibile portare via gli avanzi lasciati nel piatto dal vostro pargolo urlante, non togliete sempre la scusa del gatto o del cane. Chiedete pure senza inventarvi scuse assurde. Intanto, al cameriere, di quello che farete con gli gnocchetti o il salmone affumicato, non gli importa un fico secco. 

8 - quando andate in ristorante, guardatevi intorno e chiedetevi perché i figli degli stranieri stanno seduti intorno al tavolo con i loro genitori e mangiano, e parlano, e sorridono senza rompere le palle a nessuno. Chiedetevelo.

9 - se un cameriere vi fa notare che i vostri bambini stanno disturbando non guardatelo come se vi avesse appena detto che avete uno stronzo caldo posato sulla punta della testa. Alzatevi e recuperate gli indemoniati. 
Non è contemplata in nessun caso la frase: "Ma sono solo bambini!"

10 - quando i bambini sono piccoli si può tranquillamente mangiare a casa. Così, il pavimento sporco, poi, lo pulite voi. 

Grazie.

Ps. detto questo... concludo con una massima: fare il cameriere è una prova di resistenza umana che richiederebbe stipendi molto, ma molto più alti e una medaglia al valore appuntata sul petto della divisa.

Grazie 0.2

lunedì 18 gennaio 2016

LA PATENTE CHE NESSUNO TI POTRÀ MAI DARE


Tutti che si riempiono la bocca con la parola BAMBINI. Salvare i bambini. Preservare i bambini. Difendere i bambini. Prima di tutto i bambini. Bambini qui e bambini là. Tutti perfetti, tutti bravissimi, tutti eccelsi quando si parla a vanvera di diritti che riguardano ovviamente qualcun altro. I loro diritti non si toccano che quelli sono divini, naturali, costituzionali, ma soprattutto benedetti dalla Santa Chiesa che con i bambini coltiva da sempre un rapporto privilegiato. 
Come se bastasse possedere un utero e una prostata per trasformare due persone in due buoni genitori. Osservando le cosiddette famiglie "naturali" o "normali", osservando bene i loro bambini protetti da "un sistema standard" che li preserva dallo shock di avere due mamme o due papà (blasfemia!!!)... beh, guardandoli bene (il ristorante è un punto di osservazione piuttosto interessante) mi chiedo dove sia nascosta questa benedetta perfezione tanto sbandierata. 
Spesso mi sono chiesto da solo: "E a questi due nessuno può dire niente solo perché sono geneticamente sdoganati e possono mettere al mondo tutti i figli che vogliono?" E sì, più di una volta mi sono detto: "Poveri bambini!" 

Penso da sempre che fare i genitori sia complicatissimo e richieda una pazienza e una volontà incredibili, un grande amore e una forte determinazione. Pazienza, volontà, amore, determinazione e aggiungerei senso del sacrificio, apertura verso il mondo e un pizzico di incoscienza. E la patente di buon genitore non te la regala nessuno, ne la Chiesa e neanche la Natura: distributore ufficiale di uteri e prostate. 
Rassegnatevi. La patente che sventolate con tanta superbia e arroganza è farlocca e non dimostra un bel niente. Uno stupido fake, una panzana, una vana illusione. 
Urlate pure il vostro dissenso (le caste fanno sempre così quando si sentono toccati sul vivo), ma il mondo va avanti e l'amore se ne frega delle vostre paure e dei vostri pregiudizi. I bambini che tanto volete difendere esistono accanto ai vostri da parecchi anni, ci giocano insieme, condividono lo stesso banco a scuola, si allenano nella stessa piscina e nello stesso campo di calcio e mangiano persino le stesse cose dei vostri pargoli. Non hanno antenne strane e non sono verdi o blu. No, niente di tutto questo. Sono bambini esattamente come i vostri. E quando tornano a casa trovano due genitori che li amano e li crescono con orgoglio. Due genitori e non due uteri o due prostate, come siete abituati a ridurre voi le cose belle della vita. 
Bambini normali quindi, forse un po' più aperti, consapevoli e sereni dei vostri grazie all'esempio trasmesso dai genitori, che non potranno che promuovere e insegnare l'accoglienza per tutte le diversità. E nel mondo, di diversità, ce ne sono davvero tantissime e la maggior parte non riguardano la forma dei genitali.

La patente di essere umano, invece, quella dico, non scade mai e non c'è bisogno di fare domanda per ottenerla. Usatela più spesso per capire il mondo che vi circonda e abbracciarlo con fiducia, amore e condivisione reale. 

Ps. i gay, le lesbiche, i trans e i transgender non arrivano da Marte. Anche loro hanno una mamma e un papà. Seguendo il vostro ragionamento, si potrebbe dire che in questi casi, il nucleo perfetto della famiglia ideale, non ha prodotto i frutti desiderati. Accidenti alla vita che ti frega quando meno te lo aspetti! 

lunedì 3 febbraio 2014

DOVE SONO?


Dai racconti di mia zia Graziella, ho scoperto che quando ero piccolo, immagino intorno ai 3-4 anni, e andavo a trovare mia nonna Vittoria, avevo la curiosa abitudine di nascondermi dentro l'armadio nella grande camera da letto dove dormiva la nonna. Lasciavo l'anta aperta e chiedevo a tutti di cercarmi. 
Ovviamente tutti sapevano dove mi infilavo per sparire agli occhi del mondo, ma, tutte le volte, trattenendo le risate, fingevano di cercarmi ovunque, per trovarmi, poi, solo alla fine di una estenuante ricerca; ed io, immancabilmente, gridavo per la gioia, mai sazio di quel gioco senza limiti di tempo, sempre capace di sorprendermi e riportarmi sul luogo del misfatto ancora una volta. 

I bambini piccoli sono così. Chiudono gli occhi e sono sicuri di sparire. 
Nascondono la testa e, patapum, anche il corpo diventa invisibile.
Queste foto raccontano la fantasia, l'ingenuità e la meravigliosa follia dei bambini.

E voi, da piccoli, quale oggetto, angolo o nascondiglio avete trasformato nella vostra personale macchina del tempo?















mercoledì 24 luglio 2013

FAMIGLIA OVERSIZE


Ieri mattina, a pranzo, c'era in agenda una prenotazione per un tavolo da 10.
Alle 14:20, con quasi un'ora di ritardo, si sono presentati un uomo e una donna con 8 bambini di diverse età.
Abbiamo temuto il peggio - urla, schiamazzi, cibo lanciato contro i muri o sbrindellato sotto il tavolo, confusione, corse per la sala di bimbi indemoniati - e invece, contro ogni più pessimistica previsione, ci siamo trovati davanti a una famiglia educata e organizzata.
Ebbene sì, una famiglia con due genitori e 8 figli che andavano dall'età di 15 anni a un anno di età del piccolo Giovanni - un angelo biondo con i capelli ricci e due fossette irresistibili che apparivano sulle guanciotte tutte le volte che sorrideva alle mie sollecitazioni.
"Signora... pensate di fermarvi qui o vista la giovane età siete a metà dell'opera?" 
"Mi creda... io non lo so mica come ci siamo arrivati a 8 figli!" mi ha risposto lei, sorridente e materna.
Tutti e due lavorano, sono medici, e tutti due trasmettevano una grande serenità a vederli in mezzo a quella tribù di bambini sorridenti, allegri, ma incredibilmente educati e composti a tavola.
Si capiva subito che dietro c'era una bella organizzazione e un'impostazione di base molto solida.
"Noi siamo una squadra", ci ha detto la mamma. "Tutti sanno cosa devono fare e come ci si comporta per semplificare le cose: dalla colazione del mattino, agli spostamenti in giro per la città, alle vacanze... tutto è organizzato nel modo più semplice e naturale. Per noi è una realtà normale... per chi ci guarda da fuori, forse, risultiamo un po' alieni."
E a giudicare dagli sguardi degli altri commensali seduti nei tavoli vicini - sguardi incuriositi, sorpresi e ammirati - la mamma non si sbagliava di molto.
Prima di andare via per la fine del mio turno di lavoro, mi sono avvicinato al tavolo per salutarli e fargli ancora i complimenti per la bellissima famiglia.
Si sono scusati per il ritardo: "Ci siamo persi nel dedalo di vicoli del centro storico."
"Per noi è stato un piacere conoscervi... ritardo perdonato", ho risposto io, salutando con un buffetto il piccolo Giovanni con il musetto sporco di sugo.

Ecco qua, nonostante la mia terribile fama di "mangia-bambini" - fama immeritata e che tendo ad alimentare con battute feroci solo per un puro divertimento personale - ... ci sono casi in cui ancora ho una grande fiducia nel genere umano.

venerdì 26 aprile 2013

BAMBINI DI OGGI


Vi capita mai di guardare il volto di un bambino piccolo, molto piccolo, e di restare incantati dall'espressività del suo volto?
In quel momento hai l'impressione di osservare il volto di un adulto condensato nei lineamenti di una piccola creatura lunga meno di un metro. 
Occhi vividi, intensi... capaci di scrutarti con una profondità disarmante.
Sorrisi aperti, misteriosi, accennati... e lunghi silenzi.
Ti senti osservato, indagato e ti chiedi: "Cosa vede davvero di me?"
Mi è capitato di recente con Ernesto, il figlio della mia datrice di lavoro (un anno e tre mesi) e mi è ricapitato con la figlia di 8 mesi di una sua amica. 
La bambina si chiama Libera Mafalda (già un inno alla libertà, all'indipendenza e alla ribellione) e possiede un'intensità di sguardo e una mimica facciale davvero impressionanti.
E' difficile non fissarla e non restare ammaliati dal suo prorompente carisma.
La mamma mi ha rivelato che già a un mese di età, quando di solito i neonati hanno dei volti poco espressivi e definiti nei lineamenti, lei, tenace e caparbia, aveva già messo su questa faccina sveglia e impertinente.
Riesco quasi a proiettarmi nel futuro... già la vedo... piccola di statura, magra, mora e con due grandi occhi neri... una bella parlantina e una forte curiosità per il prossimo... camminare a testa alta lungo le strade del mondo.
Quando incontri bambini così... riflessi di un mondo famigliare sereno e positivo... ti illudi per un attimo che un futuro migliore ci sarà per lei... per loro.
I bambini di oggi.

sabato 23 marzo 2013

martedì 15 gennaio 2013

ARMANDO MASCHINI: L'UOMO DELLE FAVOLE


Ho già parlato di Melodia e altre storie in un post dove intervistavo Federica Gnomo, l'editor della Farnesi Editore. Oggi voglio scambiare due parole con il suo autore, Armando Maschini, per conoscerlo meglio.

Ciao, Armando. Com’è iniziato questo 2013?
Ciao, Carlo. L’anno che si è concluso è stato per me una meravigliosa avventura, il nuovo è iniziato splendidamente e sta regalandomi delle belle soddisfazioni.

Con il libro Melodia hai pubblicato le tue favole. Puoi tirare un bilancio del tuo viaggio letterario fino a questo momento e dirci cosa vuoi trasmettere con le tue storie?
Melodia e altre storie,  un sogno finalmente realizzatosi, un percorso ben definito e supportato da una pregevole casa Editrice e da una responsabile editoriale, Federica Gnomo, attenta e coinvolgente.
Con le mie fiabe, ho cercato di trasmettere quella sensibilità che riveste la mia persona. Amo definirmi un alieno tra gli alieni, proprio per le mille sfaccettature che fanno da corollario al mio carattere, al modo con cui guardo il mondo e soprattutto le persone che mi vivono accanto, ma anche quelle che come meteore passano nella mia vita. Avevo un sogno, quello di riportare gli adulti incontro alla fiaba, ci sono riuscito sai? Le centinaia di recensioni e ( mi vergogno nello scriverlo) il grande successo di vendita, sono una evidente magnifica attestazione. La sensibilità esiste ancora, era solo sopita, dormendo un lungo inverno.

Fai molti incontri con i tuoi piccoli lettori. Ci puoi raccontare qualche episodio buffo che ti è capitato in questi mesi?
Incontrare i piccoli lettori è una esperienza entusiasmante. Sono ricchi di curiosità, fanno domande che a volte ti spiazzano, possedendo quella sincerità che spesso manca agli adulti. Episodi buffi ne sono capitati moltissimi. Bambini che ti abbracciano chiedendoti di andare a vivere a casa loro, bambini che guardano il proprio papà e in piena presentazione dicono: “Vedi, tu non mi hai mai letto le fiabe, e neanche sai scrivere.”  Ma anche bambini che ti lasciano basito dicendoti: “Le favole non sono quelle che mi racconta la mia mamma, quando per farmi stare buono promette di regalarmi la play-station e poi non lo fa mai, le fiabe invece sono quelle che racconti tu, perché dicono la verità!”


Cosa ti ispira? Cerchi gli spunti delle tue favole nella realtà quotidiana, o inventi mondi paralleli?
Sono un grande osservatore, ma soprattutto una spugna che assorbe tutto quello che la vita offre. Nelle mie fiabe ci sono mondi veri, messaggi veri, a volte anche situazioni dolorose, come nella fiaba “ Melodia”, dove si racconta uno spaccato di vita vera: la malattia di una bambina di sei anni, la disperazione che in un attimo ruba la serenità , la paura dei genitori. Poi arrivo io, cercando di addolcire con messaggi pregni di magia anche la fiaba- realtà più triste.

C’è ancora spazio per le fiabe?
Si, soprattutto oggi. Là fuori c’è un mondo che corre, dimenticandosi che ogni tanto fa bene fermarsi andando incontro ai ricordi della nostra infanzia, dove vivevano nonne attente e premurose, genitori più presenti, case meno accoglienti ma rivestite di quel tepore che oggi non esiste più. La fiaba è un viaggio a ritroso, un momento di sana riflessione, un incontro con la parte magica della vita, un abbraccio d’amore per i nostri bambini.  

Due o tre cose che ti hanno insegnato i bambini?
I bambini ti insegnano a non mentire, mai. Devi sempre essere te stesso, sederti a terra e parlare con loro, ridere guardandoli negli occhi. Scrutano il tuo volto e come dei vecchi saggi, decidono poi se premiarti. I bambini sono la parte più bella della vita, sono il nostro futuro, un futuro che va protetto con qualsiasi arma a nostra disposizione, perché no? Anche raccontando loro ogni sera, una fiaba!


Stai scrivendo qualcosa di nuovo?
Sì, un romanzo lungo. Una sfida con me stesso, una nuova prossima avventura con Farnesi Editore. Per scaramanzia e tu lo sai bene essendo uno scrittore, meglio non anticipare nulla, però una cosa te la voglio dire: “Non abbandonerò il mio particolare imprinting fiabesco!”

Hai scritto anche un racconto per il libro NON VOGLIO VEDERE VERDE, insieme a tanti autori illustri. Parlaci di questo progetto.
Mamma mia che bella esperienza. Io scrittorucolo, insieme a tutte queste personalità di spicco. La soddisfazione più grande è stata quella di poter partecipare con un mio racconto ad un progetto benefico, per sensibilizzare e fare conoscere ai lettori il famigerato Citomegalovirus che se contratto in gravidanza può arrecare danni importanti al feto. Scrivere un racconto e legarlo ad una ricetta culinaria è stata per me un’idea geniale per fare apprezzare alcuni cibi a bambini inappetenti, e assolutamente contrari a mangiare verdure. Insomma, un’altra bella occasione supportata dal marchio Farnesi Editore.

Le piccole case editrici come la Farnesi…cosa possono fare per gli autori esordienti?
Molto, possono fare molto. Personalmente per esperienza diretta debbo dirti che il mio sodalizio con Farnesi si è rivelato vincente. Attenti, accudenti, professionali. Non mi hanno mai fatto sentire “solo e abbandonato”. Certamente l’esordiente deve scarpinare, dandosi da fare cento volte di più di uno scrittore già conosciuto, con umiltà deve accettare consigli e non pensare mai di essere “arrivato”, anche quando  è riuscito a vendere tanto e quanto uno scrittore, legato ad una media-grande casa editrice. Amo definire Farnesi Editore “la mia seconda famiglia.”

Puoi descriverci la tua giornata tipo?
Alzataccia ad orario semi notturno, avendo scelto di vivere un tantino lontano da Milano. Una lunga percorrenza sulla metropolitana milanese, dove, haimè, osservo tutto e tutti, per giungere poi al mio ufficio, ubicato in una grande struttura ospedaliera. Una giornata colma di impegni e di contatti con i pazienti, occupandomi di Cromoterapia. Attraverso il colore insegno a  coloro che soffrono di emicrania cronica quotidiana a rilassarsi ritrovando un briciolo di serenità, distaccandosi dall’abuso quotidiano di farmaci.
Il colore per il sottoscritto è vita, avendo studiato Storia dell’Arte e per anni insegnato educazione artistica, poi un cambio di direzione ed eccomi qua, pendolare, ospedaliero e scrittore. Poi si torna a casa. Nel mio mondo dove ritrovo la parte  importante della mia esistenza, mia moglie Angela e i miei figli, Jacopo, ventenne studente di Psicologia, e Arianna, dolce bimba di dieci anni che dal papà ha preso tutta la sensibilità esistente sulla faccia della terra.
Poi quando a tarda sera tutto tace, mi ritiro nel mio studiolo e lascio che i pensieri prendano forma, scrivendo!    

Scrivi pensando a un lettore-ideale o ti lasci andare senza troppi limiti?
Carlo, quando scrivo non ho mai in mente a chi potrà piacere un mio racconto, scrivo perché è una necessità atavica, debbo imprimere sulla carta tutte le emozioni che un uomo come il sottoscritto prova quotidianamente. Sono una fucina inesauribile di emozioni e non mi vergogno a dirti che la sera, quando faccio un sunto della giornata, rivedendo volti, riascoltando voci sofferenti, mi viene il magone. Forse sto invecchiando e inesorabilmente torno bambino. Quel bambino che non ha mai smesso di esistere e che mi accomuna ad un eterno Peter Pan. Scrivo sperando di emozionare sempre, che siano il piccolo lettore oppure il nonno piegato in due dalla durezza della vita.


Scrivere è?
Un bisogno primario, come dormire, mangiare, fare all’amore, custodire gelosamente i propri affetti, amicizie. Insomma vivere la vita nella più totale completezza.

Una cosa che speri esista davvero?
Presenze buone accanto ad ognuno di noi. Lievi e carezzevoli presenze pronte a sorreggerci quando smettiamo di credere e di sperare. Sì, lo so, ho visioni utopistiche della vita (detto da qualcuno) ma ne sono strafelice e orgogliosamente convinto!

Un personaggio dei fumetti che vorresti come amico?
Paperino. Brontolone come il sottoscritto, ma con un cuore grande, immenso, sincero!

Il cattivo perfetto?
Colui o colei che provando invidia del successo di un altro, con spietata crudeltà mettono in pratica ogni sorta di cattiveria, privi come sono di insegnamenti e di speciali condivisioni. Sono un alieno te l’ho detto, io faccio festa quando una persona è felice avendo raggiunto un sogno!

Caffè in cialda o moka?
Assolutamente moka, sempre.

Tre libri letti nel 2012 che consiglieresti a chi ti legge?
James Patterson  - La cerimonia – Longanesi
Glen Cooper – L’ultimo giorno -  Editrice Nord
Joyce Carol Oates - La ragazza tatuata  - Mondadori
E aggiungo un quarto:  Armando Maschini - Melodia e altre storie _ Farnesi Editore J

Il tuo essere padre cosa ti ha insegnato?
A comprendere quanto sia bella la vita, se la guardi di riflesso negli occhi dei tuoi figli. A badare a cose più importanti che a stupide lotte di potere, a sperare sempre di riuscire a mantenere integro il tuo personale universo famigliare, a sentirti perfettamente in grado di sconfiggere ogni drago cattivo si presenti sulla tua strada, vivendo sempre come fosse l’ultimo giorno della tua vita.
Mai rimandare a domani ciò che può essere fatto oggi!

Secondo te un gay o una lesbica sono dei potenziali genitori dannosi per i propri figli?
Assolutamente no. La paternità e la maternità non è assoluta prerogativa di una coppia etero. Anzi, guardandoti attorno scopri che esiste più solidità in una famiglia gay piuttosto che in una tradizionale. L’amore nei riguardi di un figlio non si misura attraverso la tendenza –gusto sessuale.
Un bambino ha bisogno di affetto, vero e profondo e se questo gli viene dato da due mamme oppure da due papà, chi se ne frega! Ma ben venga! Meglio due genitori gay innamorati  e attenti, accudenti, che due genitori per la nostra morale bigotta, perfetti, ma che si ammazzano quotidianamente di botte e parolacce, nelle proprie perfette quattro mura domestiche. Carlo, scrivo fiabe ma ho i piedi ben piantati sulla terra!

Hai mai fatto una sorpresa a qualcuno?
A te in primis, accettando la tua meravigliosa intervista , visto che sei un bambinaccio a volte assai discolo, e poi adorando le sorprese, ogni giorno è festa sia a casa che con gli amici.

Se la tua casa brucia cosa salvi?
Mia moglie e i miei figli, il resto si può sempre riacquistare!

Un amico è?
Un profondo conoscitore del tuo animo, a lui confidi ogni più piccola venatura del tuo “essere, sentire”. Un amico è un dono prezioso, va custodito come un gioiello di inestimabile valore.

Il primo bacio…te lo ricordi?
Eccome, fu quello che ci scambiammo a sedici anni io e mia moglie. Quello fu il primo vero bacio d’amore, tutti quelli che l’hanno preceduto erano prove di trasmissione.

Cosa ti auguri di raggiungere nel prossimo futuro?
Mi reputo già tanto fortunato. Il 1 gennaio ho compiuto 50 anni, un traguardo importante che grazie a Dio, oppure ai miei genitori, non dimostro e neppure sento. Anzi, credo che stia per iniziare una nuova entusiasmante avventura, più ricca d’effetti speciali e di maturità in tutti i sensi, e che la scrittura possa non abbandonarmi mai.

La favola preferita?
Potrò apparire banale ma senza ombra di dubbio: MELODIA. In essa vi sono riposte tutte le speranze, quelle più importanti, quelle che auguro ad ogni bambino nel mondo: riuscire a sconfiggere il “ Male” con qualunque forma si presenti.

Guardi la tv e cosa?
Se guardo la televisione prediligo i programmi che parlano di natura e ambiente. Se vado al cinema, film d’animazione e a teatro commedie assolutamente rasserenanti.
Mi stanno antipatiche tutte quelle forme di prosopopea giusto per dire: io sono un acculturato. Avendo magari dormito tutto il tempo!

Se alzi gli occhi e guardi il cielo…cosa vedi?
L’infinito e oltre!

Grazie per questa bellissima intervista.

***
Grazie a te, per la tua disponibilità e la tua simpatia.
Io un bambinaccio discolo? Ma quando mai? 
In realtà sono un angioletto che ha perso la retta via...J