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giovedì 21 gennaio 2016

I BAMBINI QUI NON ENTRANO


In questi giorni si parla molto della scelta di un ristoratore di vietare l'ingresso nel proprio locale ai bambini piccoli e alle carrozzine dopo una serie di situazioni spiacevoli che hanno creato vari problemi sul lavoro. 
Ho letto molti commenti su facebook dove diverse persone esprimevano il loro parere sullo spinoso argomento. Anche Barbara D'Urso, in super esclusiva, si è collegata con il ristoratore incriminato per parlare direttamente con lui delle ragioni profonde che lo hanno spinto a fare una scelta così drastica. 
Potevo esimermi io, dopo anni di onorata carriera tra i tavoli di molti ristoranti, di dire la mia? E no... direi proprio di no! 

Allora, iniziamo a elencare un po' di cose...

Un ristorante è un luogo dove ci sono delle persone che lavorano. Anche se sono gentili, vestiti tutti uguali come dei pinguini e vi trattano come se davanti agli occhi gli fosse apparso all'improvviso Papa Francesco, ecco, quelle persone sono lì per lavorare o, per meglio dire, sono lì per servirvi un pranzo o una cena, farvi mangiare bene con la vostra famiglia o i vostri amici, e farvi andare via con un bel ricordo del luogo e del cibo consumato. 
Tecnicamente si chiamano camerieri, barman e poi ci sono anche i cuochi che cucinano e i lavapiatti che lavano quello che voi sporcate. Tutto ruota sul cibo, ok? Quindi, per favore, non scambiateli per psicologi, baby-sitter, educatori o pinguini votati al martirio. No, non sono niente di tutto questo. 
Per questo motivo, quando andate in ristorante, imparate a sedervi intorno al tavolo con i vostri bambini, ordinate le cose che vi garbano e mangiate sereni. 
I bambini che corrono e urlano tra i tavoli non sono graditi, perché i camerieri devono muoversi senza l'ansia di calpestare nessuna pulce urlante e perché devono portare i piatti caldi nei vari tavoli senza la paura di rovesciare la fregula bollente sulla testa di un cliente per una frenata improvvisa. Anche gli altri commensali possono apprezzare molto poco la simpatia dei vostri pargoli che urlano, corrono o buttano cucchiaiate di cibo per terra o le lanciano in orbita verso il soffitto. 
Dipende solo da voi e dalla vostra educazione fare in modo che un pranzo o una cena con i vostri amati figli non si trasformi in un assalto a Fort Apache.

Perciò:
1- quando prenotate un tavolo ricordatevi sempre di conteggiare anche i bambini e di precisare se c'è qualche passeggino da sistemare. Quindi non prenotate per 6 per poi presentarvi in ristorante in 9. Ovvero, 6 adulti, 2 bambini piccoli e un bambino neonato dentro un passeggino-astronave-aliena stile Star Trek che occupa più spazio di un camion. I tavoli non sono fatti di gomma e così neanche le mura... si rischia di non trovare posto. E la scusa: "Non ci abbiamo pensato" non aiuta i camerieri a risolvere il problema. Ok?

2 - quando il vostro bambino non mangia non iniziate a intimorirlo dicendogli che se non manda giù la pasta il signore (ovvero il cameriere) si arrabbierà molto e chiamerà l'uomo nero. Lo trovo un modo poco carino ed educativo di instillare nel futuro adulto una paura inconscia dei camerieri.

3 - quando i vostri bambini si alzano dal tavolo e iniziano a correre per la sala, sappiate che se arriveranno a buon fine soltanto la metà delle maledizioni che vi stanno sparando con gli occhi i camerieri e gli altri commensali, il vostro pargolo non arriverà vivo al suo quarto compleanno. 

4 - quando i vostri bambini fanno più casino di una banda musicale a un incontro di rugby, non li guardate con fare minaccioso se poi sapete benissimo che il vostro sguardo assassino non ha mai sortito un reale effetto sui loro comportamenti criminali. 

5 - quando i vostri bambini vanno in bagno da soli e pisciano fuori dal water e con la carta igienica realizzano un pupazzo di neve per assecondare la loro vena artistica... ecco, quando succede, cari miei, pensate sempre che qualcuno, quel casino lo dovrà pulire. La fatina dei cessi non è stata ancora inventata.

6 - quando andate via e vi scusate per il casino che avete lasciato sotto il tavolo dicendo al cameriere che di solito il vostro Marcolino non lo fa mai e non capite cosa gli ha preso quella sera... ecco, quando lo fate, non dovete credere neanche per un attimo al sorriso stampato sulla faccia del cameriere mentre vi risponde: "Non si preoccupi, signora!". Nella migliore delle ipotesi si tratta di una paresi facciale. 

7 - quando chiedete al cameriere se è possibile portare via gli avanzi lasciati nel piatto dal vostro pargolo urlante, non togliete sempre la scusa del gatto o del cane. Chiedete pure senza inventarvi scuse assurde. Intanto, al cameriere, di quello che farete con gli gnocchetti o il salmone affumicato, non gli importa un fico secco. 

8 - quando andate in ristorante, guardatevi intorno e chiedetevi perché i figli degli stranieri stanno seduti intorno al tavolo con i loro genitori e mangiano, e parlano, e sorridono senza rompere le palle a nessuno. Chiedetevelo.

9 - se un cameriere vi fa notare che i vostri bambini stanno disturbando non guardatelo come se vi avesse appena detto che avete uno stronzo caldo posato sulla punta della testa. Alzatevi e recuperate gli indemoniati. 
Non è contemplata in nessun caso la frase: "Ma sono solo bambini!"

10 - quando i bambini sono piccoli si può tranquillamente mangiare a casa. Così, il pavimento sporco, poi, lo pulite voi. 

Grazie.

Ps. detto questo... concludo con una massima: fare il cameriere è una prova di resistenza umana che richiederebbe stipendi molto, ma molto più alti e una medaglia al valore appuntata sul petto della divisa.

Grazie 0.2

domenica 9 novembre 2014

AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA


Ieri sera, io e i miei amici, siamo andati a mangiare in un locale dove suonavano due nostri amici. Ci siamo andati alla cieca, senza sapere niente su come e su cosa si mangiava. Un locale che ha cambiato gestione il 15 ottobre - abbiamo scoperto poi - e che quindi dovrebbe fare di tutto per attirare nuova clientela e, nel caso, confermare la vecchia. Com'è andata? Mah... diciamo che ieri sera ho avuto l'ennesima conferma che ristoratori non ci si improvvisa come pensano molte persone con cui mi capita di parlare. La convinzione comune è che se sei bravo a cucinare e spadellare per gli amici nella cucina di casa tua, sarai anche bravo nella gestione di un cucina professionale che deve sfornare piatti per molte persone con ritmi e scansioni del tutto diverse. Sappiate che non è così. Si pensa, erroneamente, che i guadagni siano facili e che in fondo, dare da mangiare alla gente, è la cosa più semplice che ci possa essere al mondo. Che ci vuole?  Be', prima di tutto ci vuole professionalità in tutti i reparti, perché bisogna saper cucinare e gestire nel modo giusto la cucina, i macchinari, i reparti, la spesa, il personale; perché bisogna saper servire e seguire il cliente con gentilezza e prontezza di spirito; perché si devono usare prodotti di prima qualità e non barare... perché chi bara rischia sempre grosso. 

Ieri sera siamo arrivati quando il locale era già pieno. Tavolo prenotato per le 21:30. Siamo in sei. Ci sediamo senza che nessuno ci accolga e ci indichi il tavolo. Lo scopriamo da soli perché si trova all'ingresso con un cartellino con su scritto il mio cognome. Nessuno si avvicina a chiederci se siamo i clienti che hanno prenotato. Nulla. Una cameriera, dopo una decina di minuti, ci porta due menù e ci avvisa che appena può ce ne porterà degli altri. Ci arrangiamo con quelli e vediamo cosa propone il ristorante. Alla fine optiamo per tre tagliate di manzo con patate arrosto e tre grigliate miste di carne con contorno compreso. Ordiniamo della birra e acqua naturale. Dopo pochi minuti si avvicina una nostra amica, seduta in un altro tavolo, e scopriamo che il loro menù è diverso dal nostro. Incuriositi le chiediamo di farcelo vedere e nell'altro menù ci sono insalate di tutti i tipi e piatti comporti di carne e di pesce a un prezzo decisamente più economico. Chiediamo una spiegazione a una cameriera quando ci portano le tagliate e le patate fritte. L'avvisiamo che abbiamo ordinato tre porzioni di patate arrosto e lei, impacciata, ci lascia la carne e ci dice che va a controllare. Cosa è successo? Lo scopriamo quando al tavolo torna il capo-servizio che ha preso l'ordine. La cameriera ha portato al nostro tavolo un menù sbagliato e le patate al forno non ci sono. Ah... ok. Peccato che la comanda l'hai presa tu. I contorni della grigliata non sono compresi ma da pagare a parte. Come scusa? Ci lamentiamo perché noi abbiamo letto altro nel nostro menù e lui ci dice di stare sereni che sistemerà le cose lui. 
Io tendo a non dire mai nulla in questi casi, ma un amico più preciso e pignolo di me, quando il gestore gli chiede se va tutto bene gli risponde: non esattamente... dipende se vuole sentire la verità o una frase di cortesia. Alla fine ridono e scherzano e gli spiega il problema. Lui si scusa dicendo che hanno aperto da poco, che lui nella vita fa il falegname e quella è una nuova avventura dove si è appena infilato e allora tu capisci che quello che stai pensando - ovvero che sei capitato tra mani di gente improvvisata - è proprio vero. Mi fanno quasi tenerezza. 
I tavoli vicino a noi si lamentano. Un tipo si alza per cercare il capo-servizio per l'ordine. Un altro tavolo riceve delle cose che non ha ordinato dopo un'attesa lunghissima e per sfinimento accettano di mangiare quello che è arrivato. Insomma... una catastrofe. Una cameriera ci spiega che i clienti sono arrivati tutti insieme e che non si aspettavano un afflusso così grande perché avevano solo tre tavoli prenotati. Molto male. Tu, di sabato, non puoi organizzare una serata e sottostimare la situazione. Devi essere pronto, in cucina e in sala, ad affrontare almeno il numero di coperti che prevede il tuo locale. Ci offrono 4 panne cotte per coccolarci e quando chiediamo il conto ci sbagliano il totale di ben 10 euro. Lo facciamo presente e scusandosi in aramaico, ci restituiscono i soldi. Peccato che dopo di noi, arrivi un'altra cliente a lamentarsi per un conto sbagliato. Mah... ecco, queste sono le cose che rischiano di trasformare un'ingenuità in un dubbio poco piacevole. 

Come abbiamo mangiato? I piatti erano buoni - scarsa la porzione della tagliata - e di certo non siamo usciti di malumore, ma... ecco... ci sono molti ma. Se il signor falegname non limerà un po' di cose che non vanno... mmmm... come dire... non credo che andranno molto lontano. Un gestore che chiede consiglio ai clienti perché lui non è del mestiere, come dicevo, può fare tenerezza, ma non è un bel biglietto da visita per chi viene a spendere i suoi soldini - spesso scarsi di questi tempi - per mangiare nel tuo locale. 

Quindi, se siete un idraulico o un meccanico o un infermiere, e vi viene l'idea folle di aprire un ristorante... ecco, pensateci bene. Rischiereste di buttare al vento i vostri preziosi risparmi e di aumentare la montagna di debiti. 

domenica 12 gennaio 2014

INCONTRO RAVVICINATO CON FRANCESCO ABATE


Ieri ho realizzato un piccolo sogno: ho conosciuto e ascoltato Francesco Abate durante la presentazione del suo ultimo romanzo UN POSTO ANCHE PER ME
Le coincidenze erano tutte favorevoli: il luogo, Alghero, la città dove vivo da 13 anni, e il giorno, sono potuto entrare al lavoro un'ora più tardi per una dimenticanza della mia Capa che si era dimenticata di avvisarmi che ieri si lavorava. 
Tutto contento mi sono preparato per raggiungere la libreria Cyrano in tempo per la presentazione e sono arrivato trafelato alle 18 in punto. Entro e trovo solo i due librai e una coppia di clienti che curiosa tra gli scaffali. 
Mi guardo intorno stupito e dico: "Ma insomma, arrivo sempre primo?"
Elia mi guarda e mi fa: "Primo per cosa?"
"Per la presentazione, no? Anche l'altra volta, a quella di Capitta, sono arrivato tra i primi..."
"Ma guarda che la presentazione di Abate non è mica qui" mi avvisa Elia.
"Come non è qui? E dov'è?"
"Alla biblioteca comunale in via Mazzini... si sono appena mossi... se ti sbrighi non ti perdi nulla..."
"Accidenti, sono passato qui prima di entrare al lavoro e invece, fuso come sono, ho sbagliato posto!"
Si vede che "un posto anche per me" non c'è mai... sono sempre, irrimediabilmente sfalsato rispetto alla realtà. 
Saluto gli amici librai e corro verso la biblioteca. Arrivo dopo 10 minuti e litigo con la porta d'ingresso. Una signora mi dice: "Bisogna tirare." 
Vero, c'è il cartello che dice proprio quello... tirare la porta. Però io mi bisticcio sempre con le cose e tiro sempre quando devo spingere e viceversa. Entro insieme alla signora e chiacchierando sulle scale scopro che si tratta di una volontaria della biblioteca. Grazie a lei raggiungo la sala dove si tiene la presentazione senza perdermi nell'edificio. Ovviamente la sala è già piena, io sono accaldato e non so dove mettermi. Poi, miracolo dei miracoli, tra tante teste vedo Lalla Careddu, Luisa Pala e Gianfranco Jeff Pisoni (autore delle bellissime foto che arricchiscono questo post) seduti in prima fila e mi fiondo da quella parte per occupare una delle due ultime sedie rimaste libere. Si sa che la prima fila è sempre una terra di nessuno dove i culetti non amano proprio stare. Neanche ci scappasse il rischio di una domanda da parte del tanto odiato professore di matematica! Allora sì che le prime file erano davvero trincee pericolose per le medie del quadrimestre. Saluto e abbraccio i miei amici e Luisa mi fa un gesto per dirmi... girati! Mi volto e Francesco Abate - cioè... non so se mi spiego - si è alzato e proteso verso di me per stringermi la mano. Imbarazzato gli porgo la mia mano e lui - imprevedibile e folle - accenna un baciamano e un piccolo inchino. Non vi dico come stavo... il fegato stava al posto del cuore che, a sua volta, si era spostato in zona milza che, ovviamente, mi era salita in gola... un rimescolamento totale insomma! 
Saluto anche Alessandro De Roma (un altro autore che seguo da tanti anni) e mi siedo buono buono in attesa che inizi la presentazione. 
Io il libro l'ho già letto in agosto (nel pieno del casino estivo... quando il lavoro diventa delirio e mi appaiono tutti i Santi in ordine strettamente alfabetico) e l'ho anche recensito in questo blog avariato. Premi QUI per leggere l'articolo. Ma nonostante conoscessi la storia e sapessi di cosa parlasse il romanzo, ascoltare le parole dell'autore mi ha fatto scoprire un altro libro ancora. O per meglio dire, mi ha aperto porte nuove, spiragli inattesi che mi spingono a tornare urgentemente tra quelle pagine per cogliere davvero tutto quello che durante la prima lettura mi era sfuggito. 
Il romanzo narra una storia vera, così vera che a volte può apparire inverosimile, al punto tale da spingere l'editor, e di conseguenza l'autore, a sacrificare una scena per evitare di calcare troppo la mano su un sentimentalismo eccessivo che avrebbe potuto indispettire il lettore. Ci pensate? Quell'episodio è veramente accaduto, eppure, non si può scrivere perché apparirebbe poco credibile. 
E poi dicono che la realtà non supera la fantasia... 
Ascoltare Abate mi ha fatto capire come si fa una presentazione: con leggerezza e gioia... perché, come dice lui, il momento più bello della vita di uno scrittore arriva quando incontri i lettori e il libro vive negli occhi e nelle domande della gente. Alessandro De Roma si è prestato al gioco delle parti  e ha saputo assecondare l'autore con arguzia e simpatia. Anche perché, a dirla tutta, Abate mica lo fermi così... :-)






Ieri sera si è parlato di tante cose, alcune più leggere, altre più dense e importanti.
Si è parlato del libro corale che uscirà a fine gennaio per la Einaudi. Un libro pensato e voluto da Marcello Fois per raccogliere fondi preziosi per aiutare la popolazione di Bitti colpita dall'alluvione. Sei autori sardi che con le loro parole tentano di creare qualcosa di concreto e tangibile per le persone sfortunate che lo Stato dimentica troppo facilmente. Marcello Fois, Francesco Abate, Alessandro De Roma, Paola Soriga, Michela Murgia e Salvatore Mannuzzu. Costa solo 6 euro e tutti i soldi andranno in beneficenza. Anche gli editor e le altre figure professionali della casa editrice hanno lavorato gratis, donando le loro ore di lavoro al progetto messo in moto da Marcello Fois. Dobbiamo comprare questo libro non solo per leggere 6 bellissimi racconti, ma anche per essere coinvolti attivamente in questo movimento d'azione letteraria. Perché il libro SEI PER LA SARDEGNA ti vuole dire proprio questo: SEI coinvolto anche tu!

Ci tengo a pubblicizzare anche un'altra iniziativa pensata da Francesco Abate per aiutare la famiglia del poliziotto che ha perso la vita mentre scortava con i colleghi un'ambulanza verso l'ospedale. Il ponte crollò proprio in quel fatidico momento e Luca Tanzi perse la vita, lasciando una giovane moglie e due figli. Domenica 19 gennaio, al Teatro Eliseo di Nuoro, alle ore 18:30, Abate presenterà una sua opera teatrale intitolata È COLPA TUA. Lo scopo è creare delle borse di studio per aiutare i figli di Luca a proseguire nel loro cammino di formazione. Potete prenotare i biglietti online sul sito di POINT TICKET e nel caso siate troppo lontani per andare allo spettacolo, ma volete donare lo stesso il prezzo del biglietto, fate così, comprate il biglietto online e poi scrivere un messaggio su Facebook a Francesco Abate, comunicandogli che avete preso il biglietto ma che, non potendoci andare, quel biglietto può essere rimesso in vendita. Diamoci una mossa e facciamo sentire il nostro calore ad Annalisa Tanzi, la moglie di Luca.

Finita la presentazione, mi sono fatto firmare la mia copia e dopo aver salutato tutti sono corso al lavoro. Ancora il cervello e il cuore saturi di emozioni e voglia di fare... perché non c'è niente di meglio che mescolarsi con gli umori del mondo per capire davvero chi siamo. E così sono entrato in servizio, ho indossato la mia divisa e ho iniziato ad accogliere i clienti. E mentre preparavo le bibite per un tavolo chi entra in ristorante? Indovinate? 
Francesco Abate, Alessandro Roma e gli amici della libreria Cyrano.
E sì... ieri ho avuto anche l'onore di servire la pizza al Grande Frisco. 

Triplo salto di gioia!!!

Ora devo solo rileggere il libro.
Perché non è mai troppo tardi per trovare un posto anche per me.
Piccolo, tutto mio, e dove le porte si aprono senza litigare con maniglie e pomelli.


lunedì 28 ottobre 2013

QUELLO CHE NON TI ASPETTI


Qualche giorno fa, in ristorante, è capitata una cosa imprevedibile.
In questa stagione - e in tante altre esperienze del passato - ne ho visto di tutti i colori, ma questa, credetemi, le supera tutte. 

Siamo quasi a fine turno. I clienti hanno tutti mangiato e iniziano a pagare i conti e ad andare via. Mentre la sala lentamente si svuota, e io lavo una cesta di bicchieri, entrano due ragazzi e mi chiedono sorridendo se possono cenare. Sono giovani, carini e molto curati nell'abbigliamento. Li faccio accomodare e gli porgo i menù. Torno in cucina e continuo a lavare la montagna di bicchieri. Lascio passare qualche minuto prima di prendere l'ordine: pizza e una bottiglia d'acqua. 
Mentre in cucina il pizzaiolo si mette all'opera io mi metto in spalla i contenitori vuoti dei panetti e li porto in magazzino. Mentre cammino incrocio un signore con i capelli neri, una sciarpa intorno al collo e un passo un po' malfermo.
"Ciao!"... mi fa.
"Salve", rispondo io, rallentando il passo perché mi accorgo che il signore si protende verso di me come se mi volesse dire qualcosa. 
"Che lavoro fai?", mi chiede.
"Il cameriere", rispondo io, indicando la mia divisa.
"E dove lavori?"
"Qui", rispondo, rivolgendo lo sguardo verso la vetrata illuminata della sala interna.
Continuo a camminare, entro nel magazzino e deposito su un cavalletto i contenitori del piazzaiolo.
Torno verso il ristorante e vedo il signore che cerca di entrare spingendo la porta sbagliata.
"Scusi... guardi che il ristorante è chiuso", dico io... infastidito dall'invadenza dell'uomo decisamente ubriaco.
Si rivolge a me parlandomi in francese e io ribadisco che è inutile che mi parli in francese perché non capisco quello che mi dice. 
Lui farfuglia, dondola, sorride in modo strano.
I due ragazzi, vedendo l'uomo che spinge la porta sbagliata, lo avvisano in francese che si entra dall'altra parte: quindi, l'uomo, in qualche modo, ha attirato la loro attenzione, penso.
L'uomo mi chiede se può almeno guardare com'è fatto il ristorante.
Lo faccio entrare. L'uomo si dirige subito verso l'altra sala e mi dice che dentro ci sono due suoi amici.
"Posso entrare a salutarli?"
"Prego", rispondo. 
Mi siedo in cassa e aspetto qualche minuto per capire cosa fare.
Lo chef, uscendo fuori per prendere una boccata d'aria, mi avvisa che il signore si è seduto vicino ai due ragazzi.
"Mi ha detto che sono due suoi amici."
Passano pochi minuti e il signore esce di nuovo sulla strada senza degnarmi di uno sguardo.
Io mi avvicino ai ragazzi e chiedo se va tutto bene: loro mi sorridono e mi dicono che si sono fatti solo una breve chiacchierata.
Intanto, il signore ubriaco, attacca bottone con lo chef e Wilma, la mia collega, impegnati a parlare tra di loro.
"Avete visto quei due dentro?" chiede l'uomo.
"Sì" rispondono i miei colleghi.
"Io, i froci, li fiuto subito. Li sento con il naso... snif-snif...Sono persone di merda... li prenderei a calci tutti quanti... meritano solo tante botte. Mi sono avvicinato e gli ho chiesto chi faceva l'uomo e chi la donna. E loro sapete cosa mi hanno risposto? NOI CI ALTERNIAMO!"
In quel momento passano tre ragazzi per la via, lui gli guarda in cagnesco e rivolgendosi ai miei colleghi dice: "Anche quelli sono tre froci di merda."
Wilma, inizia a pensare che se non si alza velocemente dal gradino dov'è seduta, rischia di reagire molto male alle volgarità dell'uomo. 
A un certo punto squilla il cellulare del molestatore; l'uomo risponde e inizia a parlare con una donna che forse gli chiede dove si trova in quel momento.
L'uomo chiede sottovoce allo chef dove si trovi, in quale città. Lo chef risponde Alghero e l'uomo, rivolto alla voce di donna, risponde: "Passeggio per il centro di Bologna!"
Dopo un ulteriore scambio di battute, chiude la telefonata e chiede allo chef: "Ma tu di dove sei? Non lo capisco: Modena, Firenze..."
"No, io sono di Napoli", risponde lo chef.
L'uomo spalanca gli occhi preoccupato: "No, lasciami stare... lasciami stare"... e così dicendo si allontana velocemente come se avesse visto il diavolo in persona.
I colleghi rientrano in sala e mi raccontano quello che è appena successo.
Mi cade la mascella... non ci posso credere.

Torno a scusarmi con i due ragazzi e scambio con loro qualche battuta, ironizzando su Wilma, ex-campionessa di arti marziali, prontissima a stenderlo con un colpo ben assestato all'altezza delle ginocchia, se solo avesse osato passare dalle parole ai fatti. 
Loro sorridono e continuano a dire che non è successo davvero niente e che la colpa, comunque, non è di certo la nostra se si è finto loro amico.
"Torneremo perché siamo stati bene."
"Be', sicuramente avrete qualcosa da raccontare agli amici", dico io.
"Poco, ma sicuro!", mi rispondono ridendo.

Ecco, io volevo solo dire questo: ho trovato la risposta dei due ragazzi geniale. 
Gli avrei offerto la pizza... GIURO!

Davanti a tanta ignoranza e violenza verbale - e la sbornia non c'entra un cazzo... la sbornia toglie fuori di te solo quello che hai dentro di te... nulla di più e niente di meno - arriva l'ironia e l'eleganza.

Bravi ragazzi... la bandierina Raimbow, attaccata sul vetro della porta, non è messa lì a caso. 

domenica 6 ottobre 2013

IL BIGLIETTO DEL CLIENTE


I clienti strani non mancano mai.
Personaggi curiosi che arrivano come degli alieni e ti lasciano sempre incerto e confuso ai bordi del tavolo.

Questa sera appena passata è toccato a un ragazzo grasso, con gli occhialini di John Lennon e una bella zazzera riccia, che si è messo a mangiare nel piccolo tavolo vicino alla porta che si scorge in questa foto. 
Una birra e una pizza di mezzo metro consumata in piena solitudine.

Verso la fine della cena ha scambiato qualche battuta con me e la cassiera.
Frasi generiche e domande banali.
Spesso borbottava da solo.
Ha chiesto notizie della mia Capa, assente perché diventata mamma del terzo figlio solo qualche giorno fa, e quando ha saputo dalla cassiera del lieto evento, ha fatto una strana faccia.

Dopo una decina di minuti ha pagato il conto e, prima di andare via, ha chiesto un biglietto per scrivere un messaggio per la Capa.

Io ho continuato a lavorare e solo quando ho sentito la cassiera esclamare spaventata MIO DIO!... mi sono fermato per capire cosa fosse accaduto.

La cassiera mi passa il biglietto e mi dice: "Leggi cosa ha scritto."

Ho letto e sono rimasto senza parole.
Il messaggio era strano... diceva che lui era un viaggiatore instancabile che aveva inseguito un sogno... ormai infranto per sempre. Era chiaro che parlava in modo inequivocabile di un sentimento o di una passione non ricambiata. Ma il bello arrivava quando giravi il biglietto.
Qui, a stampatello, si leggeva.

DOMANI MI AMMAZZO

P.S. - non lo so se si tratta di uno scherzo di cattivo gusto o dello sfogo reale di un innamorato infelice. 
Ho provato a rincorrere il tipo... ma ormai era già sparito nella movida del sabato sera. Rientrato in ristornate ci siamo guardati tutti negli occhi e nei nostri sguardi non c'era più nessuna voglia di ridere.

martedì 30 luglio 2013

IL CASO DELLA CLIENTE ULTRASENSIBILE


Ieri sera, una signora magrissima al momento dell'ordine:
Lei: "Senta, ci tengo ad avvisarla che sono intollerante a un po' di cose..."
Io: "Ah, sì? Tipo?"
Lei: "Vorrei prendere il riso, ma non mangio molluschi e pesce... solo verdure, ma condite senza spezie..."
Io: "Quindi può andare bene il risotto con la crema di zucchine?"
Lei: "Ma la crema è stata preparata senza burro?"
Io: "Non usiamo burro signora... solo olio extra-vergine..."
Lei: "Non posso assumere neanche quello... e il riso, mi raccomando, scotto... scottissimo e poco salato..."
Io: "Per il sale cerco di fare il possibile."
Lei: "E gradirei anche un'insalata... ma senza pomodori... mi riempio di bolle se ne mangio uno... ecco, gradirei un pochetto di rucola... ma davvero un ciuffo..."
Io: "Ok."
Lei: "Avete un pane fatto con la farina per celiaci?"
Io: "No, signora. Mi dispiace. Usiamo il lievito madre... ma non siamo organizzati per fare anche una linea per celiaci. Non ce lo permette lo spazio ridotto del locale e della cucina."
Lei: "E l'acqua? Avete un'acqua con poco residuo..."
Io: "Se vuole abbiamo un'acqua oligominerale... (segue marca dell'acqua)."
Lei: "Troppo dura per i miei reni."
Io: "Gradisce un aranciata biologica?"
Lei: "Hanno usato il coriandolo?"
Io: "Proviamo a leggere l'etichetta?"
Lei: "Certi aromi mi sfasano tutto il metabolismo."
Io: "Capisco."
Lei: "E per il dolce? Avete qualcosa senza latte, burro, nocciole, uva passa e mandorle?"
Io: "Al dolce ci pensiamo dopo... ora partiamo con il risotto...."
Lei: "Cosa mi consiglia... lo prendo?"
Io: "Stia tranquilla... è buonissimo."

Il mio sotto-pensiero mentre tentavo di prendere l'ordine: "Ma cosa vai a cenare in ristorante se non puoi mangiare un cazzo di niente?!!!"

martedì 14 maggio 2013

CONSIGLI DA SCRITTORE


Ieri, durante la lezione d'inglese, ho scoperto che Andrew, il mio professore, ama scrivere. La cosa è saltata fuori così, per puro caso, quando gli ho chiesto se per lavoro traduceva anche romanzi e racconti. Mi ha risposto di sì e subito dopo ha aggiunto che un anno fa gli era saltato in testa il pallino di tradurre il romanzo SARDINIA BLUES di Flavio Soriga per puro diletto. Poi, leggendolo, lo ha trovato una brutta copia dello stile di Kerouac e ha lasciato perdere. O per meglio dire: sembrava la copia di una traduzione fatta male del testo di Kerouac. Sono rimasto sorpreso dalla sua dichiarazione perché ho amato molto quel romanzo e lo trovo ancora il più bello scritto da Soriga. 

La sera, durante la battuta in ristorante, mentre sbrigavo le bevande di alcuni tavoli, ho visto la mia "capa" dire a qualcuno che non c'era posto... sbircio oltre il muro e chi ti vedo? Flavio Soriga con una ragazza che chiede un tavolo senza prenotazione e, appunto, riceve una risposta negativa. Lo vedo uscire con il suo look inconfondibile e per una frazione di secondo non ci scambiamo neanche mezzo sguardo. 
Subito dopo la Capa mi fa: "Hai visto Soriga? Ogni volta passa senza prenotare e ogni volta non trova posto... ha un karma molto positivo."

La notte, stanco dalla lunga serata, chi sogno? Su, dài, è facile... ma Soriga, no?
Nel mio sogno mi fa una lezione sul mestiere di scrittore: "Io mi vesto e mi pettino così solo per lavoro. E' una specie di travestimento. Nella vita normale vesto in modo del tutto diverso. Più casual. Jeans e t-shirt. Ma quando faccio lo scrittore, quando esce un libro, quando vado ospite in televisione... be', allora, mi travesto da Soriga Scrittore Sardo!"
Nel sogno ascoltavo inebetito le sue parole e prendevo appunti mentali... non so bene perché... ma se Soriga ti dice qualcosa, che fai, non ascolti?

domenica 14 aprile 2013

TECNICHE DI PERSUASIONE


Come si fa a far capire ai clienti del tuo ristorante che è giunta l'ora di andare via?
Quando la carrozza di Cenerentola è tornata zucca da più di mezz'ora.
Quando hai portato ai tavoli tutto il portabile: cibo, vino, birra, dolce, caffè, digestivo.
Quando hai chiesto 10 volte desiderate qualcos'altro e loro ti sorridono felici e appagati che va bene così e non spostano la sedia di un millimetro.
Quando hai spento la musica, chiuso i cancelli in ferro delle vetrate, finito di caricare i frigoriferi e ti manca solo di buttare una bomba a mano in mezzo alla sala... ecco, in questi casi, cosa rimane da fare per persuadere i tuoi cortesi ospiti che lo spettacolo è giunto alla fine (per te, i tuoi piedi e la tua stanchezza)?
Nel nostro caso ho scoperto di possedere un'incredibile arma segreta: WILMA!!!

Ieri sera, falliti tutti i tentativi sopra citati, Wilma "la guerriera zen" ha terminato di lavare i piatti, i bicchieri e il pavimento della cucina e, con molta nonchalance, è entrata in sala... si è appoggiata a un tavolo libero con gli avambracci (tecnica infallibile per far capire, fisicamente, che sei pronta a lanciare il tavolo medesimo) e sorridendo ha declamato la seguente frase: "Be', cari signori e signore... sono certa che tutti voi possedete una bellissima casa a cui fare ritorno... noi ne abbiamo una e dopo ore di lavoro smaniamo per rivederla. Se nel caso non vi va proprio di tornare a casa... andate pure al Poco Loco per vedere il concerto di Vinicio Capossela... grazie!"
Una signora, con gli occhi sognanti le ha risposto: "Ha ragione... ma qui si sta così bene... sembra di stare a casa propria!"
E Wilma: "E lo so... ma a una certa ora uno si può sentire a casa sua... soltanto a casa sua! Grazie e abbiate pietà!!!"
E con un inchino è tornata in cucina.

Risultato?
La sala si è svuotata in 5 minuti... tra sorrisi, ringraziamenti e informazioni sul concerto di Vinicio... ovviamente inesistente.
Wilma ha la "grazia" speciale di trasformare un gesto eccessivo... in un tocco dl classe.
Lei diventa un personaggio curioso e divertente di cui parlare agli amici... e noi, finalmente, torniamo a casa.