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giovedì 17 aprile 2014

UN GAY MORTO: L'UNICO CHE NON ROMPE MAI LE PALLE!


Si chiama Eric James Borges, ha 19 anni e si è tolto la vita mercoledì nella casa che condivideva con un amico in California. Aveva raccontato di aver subito atti di bullismo e violenze piscologiche e fisiche anche da parte della famiglia. Diventato attivista del Trevor Project, il suo compito era aiutare adolescenti gay

Il mese scorso aveva raccontato la sua storia a “It Gets Better”, un progetto in Rete che raccoglie le testimonianze di giovani omosessuali. Davanti a una telecamera aveva detto di essere stato "tormentato, fisicamente e psicologicamente, per anni". Aveva chiesto ai giovani gay di "non mollare mai".
Ma a mollare è stato lui. Eric James Borges, 19 anni, si è ucciso nella casa di Visalia, California, che divideva con un amico. La notizia è stata data dal gruppo Trevor Project, per cui Eric lavorava. Il suo compito era aiutare altri adolescenti gay. Evitare che, esasperati dagli abusi, si togliessero la vita.
Nelle ore successive all’annuncio, c’è incredulità, oltre che dolore, in molti gay e lesbiche americani, Il video era stato visto da tanti in rete e il ragazzo era diventato l’immagine della possibilità per i giovani omosessuali di superare bullismo, discriminazione, paura. La storia di Eric, un giovane bruno e magro, con un filo di barba sul mento, sembrava davvero incarnare la possibilità che le cose potessero “andar meglio”. Oltre al lavoro con Trevor Project, Eric aspirava a un futuro da filmaker. Un suo video di 4 minuti, "Invisible Creatures", mostra coppie di tutte le età e orientamenti sessuali mentre si baciano e scambiano tenerezze. Il messaggio, aveva spiegato il giovane regista, era che “l’amore è universale”.
Eric aveva fatto coming out un anno fa. Da sempre, sin dall’asilo, era stato oggetto di abusi sistematici. “Mi molestavano, mi sputavano addosso, mi escludevano, mi assalivano fisicamente. Il mio nome non era Eric, ma frocio”, racconta nel video. Al momento di entrare alle superiori, il ragazzo aveva sviluppato una forma di emicrania cronica. L’escalation della violenza nei suoi confronti (“un giorno mi assalirono in una classe piena di ragazzi. L’insegnante era presente”) lo portò ad abbandonare la scuola e a diplomarsi privatamente.
Il contesto familiare, conservatore e cristiano, non lo ha mai aiutato. “I miei genitori mi dicevano che ero disgustoso, perverso, innaturale e condannato all’inferno. Mia madre mi sottopose a un esorcismo nel tentativo di curarmi”. Disprezzo di sé, disperazione, suicidio diventarono pensieri abituali: “Mi avevano insegnato che la mia essenza più profonda era insostenibile e inaccettabile”.
Lo scorso ottobre Eric era stato cacciato di casa. Nonostante tutto, le cose avevano cominciato a sistemarsi. L’aiuto di un professore, al college, gli aveva ridato fiducia nel mondo degli adulti. Il sostegno psicologico di “Trevor Project”, con cui poi aveva iniziato a collaborare, sembrava aver cancellato i pensieri di morte. Eric era andato a vivere da solo e, come racconta nel video, si era innamorato.
“Era normale. Non dava segni di depressione. Niente che potesse far pensare al suicidio”, dice ora James Criss, il miglior amico. Il caso di Eric richiama comunque quello di altri due adolescenti gay che, di recente, hanno deciso di togliersi la vita. A fine 2010 Tyler Clementi, uno studente di Rutgers University, virtuoso del violino, si è gettato dal George Washington Bridge dopo esser stato video ripreso dal suo compagno di stanza mentre baciava un ragazzo. E lo scorso settembre un 14enne, Jamey Rodemeyer, si è ucciso a New York per le continue angherie subite a scuole. Episodi che paiono in contrasto stridente con le conquiste più recenti della comunità omosessuale americana (gay nell’esercito, estensione dei benefici sociali ai partner gay degli impiegati federali, matrimoni omosessuali in sette stati americani) e che testimoniano che il cammino verso l’accettazione, soprattutto per i più giovani e deboli, è ancora lungo e incerto. Ha lasciato detto, Eric, in “It Gets Better”: “Vi innamorerete e sarete amati e io vi amo. Avete un’intera vita, che brucia di opportunità, davanti a voi. Non mollate mai e non pensate nemmeno per un secondo che non rappresentate un contributo meraviglioso e pieno di senso a questo mondo. Le cose andranno meglio”.

Articolo di Roberto Festa da "Il fatto quotidiano".



Ogni volta che leggo una notizia del genere, si muove in me un sentimento che va dall'incredulità, all'impotenza, alla rabbia. 
Inutile dire quanto sia assurdo uccidersi per quello che si è... semplicemente per quello che si è... o si ama, o si pensa, o si vive.
Inutile dire quanta gente pessima abiti questo mondo.
Mentre non è mai inutile ricordare le responsabilità gravissime di chi può cambiare le cose e non lo fa per convenienza e sudditanza culturale e religiosa.
Elenco lungo... ma certe facce le conosciamo bene.
Le vediamo sempre in TV che si riempiono la bocca di paroloni vuoti di senso e non muovono il culo per una causa che sia una.
"Fatti li cazzi tuoi..."
Razzi... profeta in patria.

E poi c'è chi se la cava con una multa quando va con minorenni. E torna in famiglia redento. Il grande uomo. Pronto a fare la morale agli altri... perché è sempre facile fare il frocio con il culo degli altri.



lunedì 28 ottobre 2013

QUELLO CHE NON TI ASPETTI


Qualche giorno fa, in ristorante, è capitata una cosa imprevedibile.
In questa stagione - e in tante altre esperienze del passato - ne ho visto di tutti i colori, ma questa, credetemi, le supera tutte. 

Siamo quasi a fine turno. I clienti hanno tutti mangiato e iniziano a pagare i conti e ad andare via. Mentre la sala lentamente si svuota, e io lavo una cesta di bicchieri, entrano due ragazzi e mi chiedono sorridendo se possono cenare. Sono giovani, carini e molto curati nell'abbigliamento. Li faccio accomodare e gli porgo i menù. Torno in cucina e continuo a lavare la montagna di bicchieri. Lascio passare qualche minuto prima di prendere l'ordine: pizza e una bottiglia d'acqua. 
Mentre in cucina il pizzaiolo si mette all'opera io mi metto in spalla i contenitori vuoti dei panetti e li porto in magazzino. Mentre cammino incrocio un signore con i capelli neri, una sciarpa intorno al collo e un passo un po' malfermo.
"Ciao!"... mi fa.
"Salve", rispondo io, rallentando il passo perché mi accorgo che il signore si protende verso di me come se mi volesse dire qualcosa. 
"Che lavoro fai?", mi chiede.
"Il cameriere", rispondo io, indicando la mia divisa.
"E dove lavori?"
"Qui", rispondo, rivolgendo lo sguardo verso la vetrata illuminata della sala interna.
Continuo a camminare, entro nel magazzino e deposito su un cavalletto i contenitori del piazzaiolo.
Torno verso il ristorante e vedo il signore che cerca di entrare spingendo la porta sbagliata.
"Scusi... guardi che il ristorante è chiuso", dico io... infastidito dall'invadenza dell'uomo decisamente ubriaco.
Si rivolge a me parlandomi in francese e io ribadisco che è inutile che mi parli in francese perché non capisco quello che mi dice. 
Lui farfuglia, dondola, sorride in modo strano.
I due ragazzi, vedendo l'uomo che spinge la porta sbagliata, lo avvisano in francese che si entra dall'altra parte: quindi, l'uomo, in qualche modo, ha attirato la loro attenzione, penso.
L'uomo mi chiede se può almeno guardare com'è fatto il ristorante.
Lo faccio entrare. L'uomo si dirige subito verso l'altra sala e mi dice che dentro ci sono due suoi amici.
"Posso entrare a salutarli?"
"Prego", rispondo. 
Mi siedo in cassa e aspetto qualche minuto per capire cosa fare.
Lo chef, uscendo fuori per prendere una boccata d'aria, mi avvisa che il signore si è seduto vicino ai due ragazzi.
"Mi ha detto che sono due suoi amici."
Passano pochi minuti e il signore esce di nuovo sulla strada senza degnarmi di uno sguardo.
Io mi avvicino ai ragazzi e chiedo se va tutto bene: loro mi sorridono e mi dicono che si sono fatti solo una breve chiacchierata.
Intanto, il signore ubriaco, attacca bottone con lo chef e Wilma, la mia collega, impegnati a parlare tra di loro.
"Avete visto quei due dentro?" chiede l'uomo.
"Sì" rispondono i miei colleghi.
"Io, i froci, li fiuto subito. Li sento con il naso... snif-snif...Sono persone di merda... li prenderei a calci tutti quanti... meritano solo tante botte. Mi sono avvicinato e gli ho chiesto chi faceva l'uomo e chi la donna. E loro sapete cosa mi hanno risposto? NOI CI ALTERNIAMO!"
In quel momento passano tre ragazzi per la via, lui gli guarda in cagnesco e rivolgendosi ai miei colleghi dice: "Anche quelli sono tre froci di merda."
Wilma, inizia a pensare che se non si alza velocemente dal gradino dov'è seduta, rischia di reagire molto male alle volgarità dell'uomo. 
A un certo punto squilla il cellulare del molestatore; l'uomo risponde e inizia a parlare con una donna che forse gli chiede dove si trova in quel momento.
L'uomo chiede sottovoce allo chef dove si trovi, in quale città. Lo chef risponde Alghero e l'uomo, rivolto alla voce di donna, risponde: "Passeggio per il centro di Bologna!"
Dopo un ulteriore scambio di battute, chiude la telefonata e chiede allo chef: "Ma tu di dove sei? Non lo capisco: Modena, Firenze..."
"No, io sono di Napoli", risponde lo chef.
L'uomo spalanca gli occhi preoccupato: "No, lasciami stare... lasciami stare"... e così dicendo si allontana velocemente come se avesse visto il diavolo in persona.
I colleghi rientrano in sala e mi raccontano quello che è appena successo.
Mi cade la mascella... non ci posso credere.

Torno a scusarmi con i due ragazzi e scambio con loro qualche battuta, ironizzando su Wilma, ex-campionessa di arti marziali, prontissima a stenderlo con un colpo ben assestato all'altezza delle ginocchia, se solo avesse osato passare dalle parole ai fatti. 
Loro sorridono e continuano a dire che non è successo davvero niente e che la colpa, comunque, non è di certo la nostra se si è finto loro amico.
"Torneremo perché siamo stati bene."
"Be', sicuramente avrete qualcosa da raccontare agli amici", dico io.
"Poco, ma sicuro!", mi rispondono ridendo.

Ecco, io volevo solo dire questo: ho trovato la risposta dei due ragazzi geniale. 
Gli avrei offerto la pizza... GIURO!

Davanti a tanta ignoranza e violenza verbale - e la sbornia non c'entra un cazzo... la sbornia toglie fuori di te solo quello che hai dentro di te... nulla di più e niente di meno - arriva l'ironia e l'eleganza.

Bravi ragazzi... la bandierina Raimbow, attaccata sul vetro della porta, non è messa lì a caso. 

giovedì 26 settembre 2013

LA GALLINA DI BANDERAS


Guido Barilla: ""Noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri."

Ecco, io, a volte, mi chiedo semplicemente perché. 
Cosa spinge un imprenditore italiano importante come Guido Barilla a rilasciare una dichiarazione così ottusa, omofoba, assurda, cieca, autolesionistica?
Un limite personale? Un'impostazione aziendale? Un momento di follia?
Lo sappiamo che per Barilla il mondo è fatto di Banderas che parlano con le galline e cucinano biscotti e merendine in un Mulino Bianco immerso in un paesaggio surreale che non ha niente a che vedere con le zone industriali che vediamo nelle nostre città.
Lo sappiamo che per Barilla la mattina nessuno ha l'alito pesante, i capelli spettinati e le palle girate... che tutti hanno voglia di ridere, a nessuno scappa la pipì e tutti hanno tante cose belle da raccontarsi...
Lo sappiano che nel mondo Barilla tutti sono felici, sorridenti, senza aloni sotto le ascelle e con le mutande con l'elastico sempre perfetto che non cede di un millimetro...
Lo sappiamo e quasi ci sentiamo delle merde pensando alla puzza che esce dalle nostre bocche, alla tristezza delle nostre mutande slabbrate, al grigiore delle nostre colazioni silenziose con l'unico suono della tv che ci dice che tempo fa e cosa capiterà al nostro segno zodiacale...
Incontrerai un imprenditore che ti indicherà la via...
E certo... la via per la demenza.
E poi scappi al lavoro, gay o non gay... se sei fortunato e un lavoro ce l'hai, ovvio... e poi torni a casa, ti siedi a tavola e ti chiedi: e adesso che faccio? Mangio le penne della famiglia felice o mi rifiuto di soccombere per una semplice questione di principio?
E dove compro i Tarallucci e i Galletti?
Mi butto sulle imitazioni Eurospin?

Ma alla fine torno al mio dubbio principale: perché fare certe dichiarazioni?
"Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri"... cosa nasconde questa frase? Qualcuno ha importunato Mr. Barilla personalmente o come dirigente? Qualche associazione gay ha organizzato un sit-in per avere più gay negli spot della Barilla?

VOGLIAMO TIZIANO FERRO DENTRO IL MULINO BIANCO...
VLADIMIR LUXURIA SA FARE LE MERENDINE COME BANDERAS...
CI AVETE EMARGINATO E NOI SIAMO LE REGINE DELLA CASA...

Insomma... non capisco perché parlando di pasta e pubblicità si attribuisca ai gay un atteggiamento molesto e fastidioso. In fondo negli spot mancano anche i disabili, i neri e gli etero stronzi. La realtà è sempre edulcorata e falsificata. Non mi stupisco che non si rappresenti la realtà per quella che è. Che poi diciamocelo... anche la rappresentazione dei gay è sempre manipolata e funzionale al prodotto. La cosa assurda è dichiarare certe cose come l'ultimo scemotto del paese, senza calcolare l'onda mediatica di certi passi falsi. Detto questo mi chiedo: ma gli altri produttori sensibili a certe categorie di genere... hanno fatto una cazzata o sono delle volpi furbette?



Solo all'estero hanno capito che i gay sono una fetta di mercato importante che si deve coccolare e attirare con spot calibrati al millesimo per le loro esigenze?
Fa tanta tristezza sapere che siamo tutti fette di mercato... numeri e potenziali consumatori... e cosa importa a Guido Barilla cosa fa nel suo letto un mangiatore di pasta? O i gay vanno bene solo per comprare dischi di Madonna, mutande di Dolce&Gabbana e ceramiche per il bagno di Versace?
Be', da uno che crede che i Banderas parlano con le galline... non ci possiamo aspettare certo uova di saggezza. O no?
Io consiglierei di prendere le cose con la giusta ironia e sensibilità. E se vi capita di comprare un pacco di stelline della Barilla... e vi parte il senso di colpa tardivo... usatele come glitter di tendenza dopo averle colorate d'argento e oro.


Come trasformare un attore in un idiota. Ecco il mondo Barilla... che se io fossi la gallina, con uno sguardo così, mi terrei ben stretto il buco del culo.


P.S. - La Barilla bisognerebbe lasciarla perdere a prescindere... se vuoi mangiare pasta buona non compri sicuramente la Barilla. 

giovedì 25 luglio 2013

UNA PALLONATA CONTRO L'OMOFOBIA


Se ne parla da anni e ancora tutto tace.
Una legge contro l'omofobia.
Per un Paese civile, moderno e giusto.
Il MOS (movimento omosessuale sardo) ha realizzato e prodotto uno spot con la partecipazione attiva delle squadre e degli atleti più importanti e amati della città di Sassari.
La Dinamo Basket, la Torres Calcio maschile e femminile, l'H.C. Sassari pallamano femminile... tutti pronti a scacciare il pregiudizio, la violenza, il sopruso con la forza di una pallonata.

Lo spot "Fai squadra contro l'omofobia" è semplice, efficace e capace di veicolare il messaggio senza inutili pesantezze. 
Conosco le persone che lo hanno pensato, elaborato e realizzato e mi fa piacere diffonderlo nello spazio colorato di questo blog.

In attesa che il parlamento italiano si svegli...

sabato 25 maggio 2013

IL PAESE SOGNATO

                        

"Caro direttore, questa lettera è, forse, la mia unica alternativa al suicidio. Ciò che mi ha spinto a scrivere è la notizia di un gesto avvenuto nella cattedrale parigina. Un uomo, un esponente di destra, si è tolto la vita in modo eclatante sugli scalini della famosa chiesa per manifestare il proprio disappunto contro la legge per i matrimoni gay deliberata dall'Assemblea Nazionale francese.


Nonostante gli insegnamenti dalla morale cristiana, io ritengo che il suicidio sia un gesto rispettabile: una persona che arriva a privarsi del bene più prezioso in nome di una cosa in cui crede, merita molta stima e riguardo; ma neppure questa considerazione riesce a posizionare sotto una luce favorevole quello che mi appare come il gesto vano di un folle. La vita degli altri continua anche dopo la fine della nostra. Siamo destinati a scomparire, anche se abbiamo riscritto i libri di storia. Morire per opporsi all'evolversi di una società che tenta di diventare più civile è ottusità e evidente sopravvalutazione delle proprie forze.


Il Parlamento italiano riscontrando l'epico passo del suo omologo d'oltralpe ha subito dichiarato di mettersi in linea per i diritti di tutti. Una promessa ben più vana del gesto di un folle. Tutti sappiamo come il nostro Paese sia l'ultimo della classe e che non ci tenga ad apparire come il più progressista. Si accontenta di imitare o, peggio ancora, finge di farlo. La cultura italiana rabbrividisce al pensiero che due persone dello stesso sesso possano amarsi: perché è contro natura, perché è contro i precetti religiosi o semplicemente perché è odio abbastanza stupido da poter essere italiano. Spesso ci si dimentica che il riconoscimento dei matrimoni omosessuali non significa necessariamente affidare a una coppia "anormale" dei bambini ma permettere a due individui che si vogliono bene di amarsi. In questo consiste il matrimonio, soprattutto nella mentalità cattolica. E allora perché quest'ostinata battaglia?

Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così. Il vero coraggio non è suicidarsi alla soglia degli ottanta anni ma sopravvivere all'adolescenza con un peso del genere, con la consapevolezza di non aver fatto nulla di sbagliato se non seguire i propri sentimenti, senza vizi o depravazioni. Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali. Se ci fosse un po' meno discriminazione e un po' più di commiserazione o carità cristiana, tutti coloro che odiano smetterebbero di farlo perché loro, per qualche sconosciuta e ingiusta volontà divina, sono stati fortunati. Io non chiedo che il Parlamento si decida a redigere una legge per i matrimoni gay - non sono così sconsiderato - chiedo solo di essere ascoltato.

Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l'omofobia, un male che spinge molti ragazzi a togliersi la vita per ritrovare quella libertà che hanno perduto nel momento in cui hanno respirato per la prima volta. Non c'è nessun orrore ad essere quello che si è, il vero difetto è vivere fingendosi diversi. Noi non siamo demoni, né siamo stati toccati dal Demonio mentre eravamo in fasce, siamo solo sfortunati partecipi di un destino volubile. Ma orgogliosi di esserlo. Chiediamo solo di esistere."

***

Questa è la lettera scritta da un ragazzo di 17 anni, di nome Davide Tancredi, inviata a La Repubblica e pubblicata dal giornale. Sono parole forti, intense... scritte da un adolescente che chiede semplicemente il diritto di esistere con dignità e rispetto a una società italica ottusa, vecchia, inutile e insensibile. 
Non concordo con tutto quello che scrive Davide. Alcune frasi stonano con la grande bellezza del suo messaggio ("siamo solo sfortunati partecipi di un destino volubile" ... "Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali"), ma tralasciando questi passaggi discutibili, colpisce la lucidità e la profondità di questo ragazzo non ancora maggiorenne. Le sue parole insegnano ai nostri politici cosa sia il senso dello Stato e del Diritto. L'omofobia è molto diffusa e si manifesta nei piccoli soprusi quotidiani, nei silenzi prolungati, nelle esclusioni, nelle prese in giro... e troppo spesso esplode nella violenza, una violenza concreta che non risparmia nessuno. 
Ragazzi e ragazze... uomini e donne. 
Ammiro questo giovane uomo e gli dico di essere orgoglioso di essere quello che è... non si nasce sbagliati... si nasce per andare incontro al proprio destino... unico e irripetibile.

Ps. sarebbe bello che i giovani potessero trovare qui, nel loro paese, la terra fertile dove crescere, amare, studiare, progredire e... lavorare. 
Sarebbe bello... già!