venerdì 15 novembre 2013

SEI COME SEI di MELANIA G. MAZZUCCO


Prima di scrivere la recensione di questo ultimo romanzo di Melania G. Mazzucco, sono andato a leggermi i giudizi dei lettori sul sito di IBS per farmi un'idea su come il pubblico aveva accolto la storia di Eva. 
I pareri non sono positivi e questo, sinceramente, mi ha sorpreso. Si accusa la Mazzucco di aver scelto l'argomento di moda - le famiglie omosessuali - per parlare di qualcosa di forte, ma molto lontano dalle sue prove più "serie" e letterarie. 
La si accusa di trattare l'argomento con poca onestà, credibilità e approfondimento psicologico. Insomma, si dice che il libro è deludente, non consigliabile... da evitare.
Peccato che, invece, per me, è uno dei romanzi più belli che mi sia capitato di leggere negli ultimi mesi. 
Un romanzo scritto con un grande senso del ritmo, compatto, armonioso - quasi melodico oserei dire - ma anche essenziale, necessario, utile... coraggioso... devo dire altro?
Un ritratto famigliare, non solo vero, ma utile per capire che le famiglie non sono tutte uguali, così come le scelte e le convinzioni di chi segue una strada nuova, diversa.
Eva Gagliardi e i suoi due padri: Christian e Giose. Il primo, un professore di latino, con la testa sulle spalle e un'idea precisa della vita, e il secondo, un ex cantante punk-rock, rapida meteora nel panorama musicale italiano, con una visione più romantica e anarchica dell'amore e dell'esistenza. 
Il romanzo inizia quando Eva ha 11 anni e cerca di sopravvivere alle attenzioni crudeli dei suoi compagni di classe che la sfottono per la natura deviata della sua famiglia; hanno persino creato una pagina su fb dove pubblicare offese e frasi razziste. 
Lei resiste, tace, racconta agli altri che va tutto bene... millanta una vita diversa... fino a quando, per un banale bisticcio con uno dei compagni di cui più si era fidata... finisce per ribellarsi: nella concitazione dello scontro spinge il ragazzo sulle rotaie della metropolitana e fugge spaventata dalle conseguenze del suo gesto.
La fuga la porterà a cercare il padre Giose che non vede da quando il padre Christian è morto per un incidente stradale. Scappa dalla casa degli zii, scappa da Milano e va alla ricerca della sua origine, del suo passato. 
Il romanzo racconta a ritroso la vita dei due padri. Le loro storie famigliari, le loro evoluzioni personali, la scoperta dell'omosessualità, l'incontro di due anime perse, il progetto di una vita insieme, la ricerca di un figlio, la partenza verso l'Armenia per cercare la donna giusta per il loro scopo, le regole, le procedure, le speranze... e parallelamente si dipana la storia di Elsa, la sua fuga, il suo punto di vista sul mondo, la paura di essere presa dalla Polizia, l'incontro-scontro con Giose...
Ci sono strappi, accelerazioni, silenzi, vuoti e pieni. 
La scrittura è musicale, fluida e densa di fatti, pensieri, sogni... viaggi inseme ai personaggi e in questi spostamenti spazio-temporali, scopri cose che fanno parte anche del tuo mondo, della tua visione, della tua realtà.
La Mazzucco non ha paura delle parole e ancora meno del peso dei sentimenti. Li racconta senza falsi pudori... illumina delle ombre e ne svela l'incanto o la miseria. 
L'argomento non è di moda, come sosteneva uno dei commenti su IBS, ma è sicuramente un argomento vivo, vero, urgente... parla di noi... di noi che non ci vogliamo tappare gli occhi. 
Ho visto la Mazzucco ospite in una puntata di TG3 Linea Notte solo qualche giorno fa: come sempre si è dovuta confrontare con un leader di estrema destra che ribadiva il ruolo della famiglia tradizionale e dichiarava che le scelte di due gay che vivono insieme non è un problema che lo riguarda. 
La Mazzucco ha provato a rispondere che usare la parola "problema" quando si parla dei sentimenti altrui... non è il massimo dell'empatia. Ovviamente è stata zittita dalla parlantina del politico che l'accusava di porsi in modo presuntuoso e saccente. 
Lei ha preferito esimersi dalla lite televisiva e ha lasciato al politico la scena e le luci dei riflettori. E credo che sia stata la scelta più saggia per non cadere nella palude dei luoghi comuni.



Vi consiglio questo romanzo nonostante le critiche dei lettori di IBS e nonostante le sparate del politico di turno. Forse non amerete la visione della Mazzucco... forse troverete Eva e i suoi padri solo delle misere figure senza spessore... ma se qualcosa passerà dalla pagina al vostro cuore... se saprete andare oltre le più banali obiezioni su "natura" e "ordine"... forse, capirete che l'amore se ne frega della carta d'identità dei suoi protagonisti.  


lunedì 11 novembre 2013

ARTE DENSA



Non c'è mai fine al peggio.
Mi chiamano ora da una casa editrice per dirmi che hanno adoratooooooooooo un mio racconto... che mi vogliono assolutamenteeeeeeeeee pubblicare... la gentile signorina mi ha fatto mille domande: scrive solo racconti? Si cimenta anche con la poesia? E qui e là... e noi la metteremo in una raccolta dove potrà inserire anche una poesia, verrà inserito nel sito della casa editrice, realizzeremo un video bellissimo che verrà caricato per sempre su Youtube per illustrare al meglio la sua poesia... sarà un'ottima vetrina per lei... conosce il nostro direttore responsabile? - segue nome - ... il suo racconto è così denso, così pregnante, così... così centrato... e bla-bla... io giravo per casa con il telefono attaccato all'orecchio e aspettavo la fine. Perché la fine arriva sempre.
Per tutto questo, signor Deffenu, noi chiediamo solo un piccolo contributo di 180 euro... ma avrà in dono anche un libro di poesie del nostro direttore responsabile. Allora, signor Deffenu, lei vuole pubblicare con noi?

NO, SIGNORA... IO NON VOGLIO PUBBLICARE CON VOI...
Ma perché?
PERCHE' IL PAPA NON E' RE...
Scusi?
LASCI PERDERE...
Quindi nulla?
NO, NULLA... MI PRIVO DI QUESTA GRANDE POSSIBILITA'... SONO UN AUTOLESIONISTA... COSA CI VUOLE FARE.
Sicuro?
DI PIU'... BUONA GIORNATA.

Mi stavano girando le palle a mille... grrrrrrrrrrr... avrei voluto entrare nel telefono, materializzarmi nell'ufficio di questa cretina e caccarle una bella poesia densa sulla sua scrivania.

Adesso pubblica questa se ci riesci. 

domenica 3 novembre 2013

CI METTO LA FACCIA!


Ok, uno scrive un libro e si inventa una storia.
Un po' è scontato che prenda qui e là dalle esperienze fatte, dalle storie sentite, dalle persone incontrate.
Io adoro le storie, e se trovo uno che me ne racconta una buona - cosa rara - non riesco a stare nella pelle. 
Inizio a fermentate come il mosto nella botte - o sbaglio qualche passaggio? - e inizio a colorarmi di sapori, idee, profumi, seduzioni, ricordi...
Sono riverberi, riflessi... ecco cosa sono.
Come quelli che vedi in un bicchiere di vino se lo sollevi controluce prima di berlo.
Io non capisco moltissimo di vino... ma mi piace bere... e quando una storia scivola in gola e si prova piacere... be', cazzo... io mi ci ubriaco. 
Non riesco a dire di "no"!

Questo per dire che anche se prendo qui e là idee e spunti... non è detto che infarcisca le mie storie di omaggi personali e di riferimenti circostanziati.
Dico... se chiamo un personaggio Eustachia... non è detto che parli dell'Eustachia che ho conosciuto nell'ottobre del 1977. 
E se parlo di una cugina ninfomane... non vuol dire che c'è una mia cugina ninfomane nascosta tra i rami dell'albero genealogico.
Sono storie... solo storie.
Fantasie.

Non mi prendete troppo sul serio.
Perdete tempo.
Leggete e - se possibile - divertitevi senza cercare parallelismi o legami inesistenti.

Parola di lupetto!

giovedì 31 ottobre 2013

LA FINE DELLA STRADA


È passato un anno.
Un anno esatto.
Mi appare come un soffio il tempo trascorso.
E invece è stato lungo.
Lunghissimo.
Ho fatto del mio meglio per non perdermi.
Onorare questa avventura superando la prossima curva.
Invisibile.
Inesorabile. 

La tua partenza è stata improvvisa, inattesa e io, io ricordo ancora quel pomeriggio ventoso... 
Le tombe, le lapidi... il freddo e il tuo sorriso impertinente.
Il tuo ultimo sberleffo prima di andare via.

Quel seme è cresciuto e ora vive tra i file segreti del mio computer.
Dorme in attesa di un goccio di fiducia e di speranza.

Resta in ascolto, amico caro.
La strada non è finita...

lunedì 28 ottobre 2013

QUELLO CHE NON TI ASPETTI


Qualche giorno fa, in ristorante, è capitata una cosa imprevedibile.
In questa stagione - e in tante altre esperienze del passato - ne ho visto di tutti i colori, ma questa, credetemi, le supera tutte. 

Siamo quasi a fine turno. I clienti hanno tutti mangiato e iniziano a pagare i conti e ad andare via. Mentre la sala lentamente si svuota, e io lavo una cesta di bicchieri, entrano due ragazzi e mi chiedono sorridendo se possono cenare. Sono giovani, carini e molto curati nell'abbigliamento. Li faccio accomodare e gli porgo i menù. Torno in cucina e continuo a lavare la montagna di bicchieri. Lascio passare qualche minuto prima di prendere l'ordine: pizza e una bottiglia d'acqua. 
Mentre in cucina il pizzaiolo si mette all'opera io mi metto in spalla i contenitori vuoti dei panetti e li porto in magazzino. Mentre cammino incrocio un signore con i capelli neri, una sciarpa intorno al collo e un passo un po' malfermo.
"Ciao!"... mi fa.
"Salve", rispondo io, rallentando il passo perché mi accorgo che il signore si protende verso di me come se mi volesse dire qualcosa. 
"Che lavoro fai?", mi chiede.
"Il cameriere", rispondo io, indicando la mia divisa.
"E dove lavori?"
"Qui", rispondo, rivolgendo lo sguardo verso la vetrata illuminata della sala interna.
Continuo a camminare, entro nel magazzino e deposito su un cavalletto i contenitori del piazzaiolo.
Torno verso il ristorante e vedo il signore che cerca di entrare spingendo la porta sbagliata.
"Scusi... guardi che il ristorante è chiuso", dico io... infastidito dall'invadenza dell'uomo decisamente ubriaco.
Si rivolge a me parlandomi in francese e io ribadisco che è inutile che mi parli in francese perché non capisco quello che mi dice. 
Lui farfuglia, dondola, sorride in modo strano.
I due ragazzi, vedendo l'uomo che spinge la porta sbagliata, lo avvisano in francese che si entra dall'altra parte: quindi, l'uomo, in qualche modo, ha attirato la loro attenzione, penso.
L'uomo mi chiede se può almeno guardare com'è fatto il ristorante.
Lo faccio entrare. L'uomo si dirige subito verso l'altra sala e mi dice che dentro ci sono due suoi amici.
"Posso entrare a salutarli?"
"Prego", rispondo. 
Mi siedo in cassa e aspetto qualche minuto per capire cosa fare.
Lo chef, uscendo fuori per prendere una boccata d'aria, mi avvisa che il signore si è seduto vicino ai due ragazzi.
"Mi ha detto che sono due suoi amici."
Passano pochi minuti e il signore esce di nuovo sulla strada senza degnarmi di uno sguardo.
Io mi avvicino ai ragazzi e chiedo se va tutto bene: loro mi sorridono e mi dicono che si sono fatti solo una breve chiacchierata.
Intanto, il signore ubriaco, attacca bottone con lo chef e Wilma, la mia collega, impegnati a parlare tra di loro.
"Avete visto quei due dentro?" chiede l'uomo.
"Sì" rispondono i miei colleghi.
"Io, i froci, li fiuto subito. Li sento con il naso... snif-snif...Sono persone di merda... li prenderei a calci tutti quanti... meritano solo tante botte. Mi sono avvicinato e gli ho chiesto chi faceva l'uomo e chi la donna. E loro sapete cosa mi hanno risposto? NOI CI ALTERNIAMO!"
In quel momento passano tre ragazzi per la via, lui gli guarda in cagnesco e rivolgendosi ai miei colleghi dice: "Anche quelli sono tre froci di merda."
Wilma, inizia a pensare che se non si alza velocemente dal gradino dov'è seduta, rischia di reagire molto male alle volgarità dell'uomo. 
A un certo punto squilla il cellulare del molestatore; l'uomo risponde e inizia a parlare con una donna che forse gli chiede dove si trova in quel momento.
L'uomo chiede sottovoce allo chef dove si trovi, in quale città. Lo chef risponde Alghero e l'uomo, rivolto alla voce di donna, risponde: "Passeggio per il centro di Bologna!"
Dopo un ulteriore scambio di battute, chiude la telefonata e chiede allo chef: "Ma tu di dove sei? Non lo capisco: Modena, Firenze..."
"No, io sono di Napoli", risponde lo chef.
L'uomo spalanca gli occhi preoccupato: "No, lasciami stare... lasciami stare"... e così dicendo si allontana velocemente come se avesse visto il diavolo in persona.
I colleghi rientrano in sala e mi raccontano quello che è appena successo.
Mi cade la mascella... non ci posso credere.

Torno a scusarmi con i due ragazzi e scambio con loro qualche battuta, ironizzando su Wilma, ex-campionessa di arti marziali, prontissima a stenderlo con un colpo ben assestato all'altezza delle ginocchia, se solo avesse osato passare dalle parole ai fatti. 
Loro sorridono e continuano a dire che non è successo davvero niente e che la colpa, comunque, non è di certo la nostra se si è finto loro amico.
"Torneremo perché siamo stati bene."
"Be', sicuramente avrete qualcosa da raccontare agli amici", dico io.
"Poco, ma sicuro!", mi rispondono ridendo.

Ecco, io volevo solo dire questo: ho trovato la risposta dei due ragazzi geniale. 
Gli avrei offerto la pizza... GIURO!

Davanti a tanta ignoranza e violenza verbale - e la sbornia non c'entra un cazzo... la sbornia toglie fuori di te solo quello che hai dentro di te... nulla di più e niente di meno - arriva l'ironia e l'eleganza.

Bravi ragazzi... la bandierina Raimbow, attaccata sul vetro della porta, non è messa lì a caso. 

giovedì 17 ottobre 2013

L'ASSENZA


Ci sono mesi che durano 30 giorni.
Qualche volta durano 31 giorni.
E ci sono mesi che durano molto di più... superano la barriera del tempo... si allungano e si accorciano come l'elastico della memoria che ti riporta sempre indietro.
Indietro alle cose che si affollano come scorie bellissime nelle tue cellule... passaggi organici e chimici... lacrime e sorrisi...
Ci sono mesi che non si dimenticano e si salgono come una scala infinita... mesi che vorresti arrotolare come un bacio lungo e silenzioso... mesi che vorresti bere come una cassa di birra in compagnia degli amici...
Vorresti tante cose... miliardi di cose... fermarti un attimo a pensare per esempio... unire le mani e trattenere qualcosa che non si può imprigionare.
Acqua libera che ti bagna e passa oltre.
Ci sono mesi che non dimenticherai mai.
Come certi diavoli impertinenti che mascherano dietro un naso rosso, una burla e una smorfia comica un dolore immenso e invadente.

C'è sempre chi rimane... c'è sempre chi attende un nuovo mese... c'è sempre chi decide che è ora di volare altrove... e non ti dice perché...
Lo fa... perché è giusto così... o forse perché non si può fare altrimenti per i suoi occhi tristi... 
...e quel mese non sarà mai più un mese qualsiasi per te che rimani. Dilaniato e incredulo... 

Ma un punto... una svolta... un salto verso l'ignoto... una domanda senza risposta... un silenzio solido come la lama che senti nello stomaco...

Un mese non è sempre solo un mese...

Ciao cuginetto... e scusa la mia assenza colpevole.

venerdì 11 ottobre 2013

20 ANNI DOPO













Cosa succede quando scatti una foto che riproduce il più possibile una foto di 20 prima, quando tu eri ancora un bambino o un neonato che si metteva in bocca le dita del piedino, e intorno a te c'era tutto un mondo diverso?

Succede che il confronto tra il bambino che eri e l'adulto che sei diventato, può far scattare il sorriso, la sorpresa, l'imbarazzo, la soddisfazione per come sono andare le cose, la conferma che i nostri volti bambini hanno già scritto nei lineamenti tutto quello che diventeremo in un futuro prossimo. 

Mi capita spesso di guardare i volti dei bambini e di immaginarmeli adulti.
E molto spesso riesco a visualizzare perfettamente le future donne e i futuri uomini che popoleranno questo nostro Pianeta alla canna del gas.
Ci sono bambini che ti stanno subito simpatici, altri di cui ti innamori, altri che vorresti far sparire con una bacchetta magica, esattamente come ti capita con gli adulti.
Un bambino è un concentrato potenziale di un adulto futuro.

Detto questo... trovo questa serie di foto deliziose. 
E voi?

mercoledì 9 ottobre 2013

IL BELLO DI UNA PRESENTAZIONE


La presentazione di un libro è sempre un momento particolare che ti fa vivere delle gioie e delle ansie tutte da valutare. 
Ti muovi tra l'eccitazione per quello che potrà accadere, e la paura che non venga nessuno e ti tocchi parlare a una sala vuota o semi-deserta. 
L'ultima presentazione nel circolo Borderline è stata strana e speciale in tutti i sensi.
Mi aspettavo molta gente per una serie di motivazioni favorevoli: l'orario decisamente più consono per i lavoratori, le promesse di amici e conoscenti che su FB mi avevano sommerso di: "Finalmente riesco a venire a una tua presentazione!", la pubblicità virale del circolo, il luogo dell'incontro che accoglie un pubblico più vario e ampio... e invece, contro ogni previsione - mia! - eravamo pochi intimi. 
E, strano a dirsi, il bello è stato proprio questo. 

Certo, il giovedì è una serata sfigata... poi mettici la partita della Dimano Basket- che nella mia città è come dire: "Ci vediamo in Piazza Castello che c'è la Canalis che sfila nuda!"... anzi... nella mia città, la Dimano asfalta la Canalis 1 a 100. 
Poi c'era un evento in Piazza Tola dove si elargiva beozia gratis... e se non vuoi avere casini, non organizzare niente quando c'è in programma birra gratis per tutti da qualche altra parte. I Sassaresi ci vanno in massa per procacciarsi una bottiglia di Ichnusa. 

Quindi, boys&girls, tirando le somme della serata, devo dire grazie alla trentina di disperati romantici che hanno scelto la mia presentazione, ascoltandomi per due ore... il tempo, per me, è volato, spero lo stesso per voi.

Grazie a Rita Bonomo e Stefano Cossu che hanno letto alcuni passaggi del romanzo con la solita bravura che mi provoca emozione e brividi lungo la schiena (e in questo caso la febbre non c'entra niente).
Grazie a Daniele Salis che mi ha presentato stimolando nuovi spunti di riflessione.
Grazie a Barbara Tetti - presidente del MOS - per le sue domande particolari e umanissime.
Grazie al Borderline che ha organizzato una presentazione davvero carina... con buffet e bicchiere di vermentino per l'autore-parlante.
Di solito mi devo portare l'acqua da casa, qui, mentre parlavo, sorseggiavo persino un buon bicchiere di vino; cosa volete di più?

Le presentazioni sono un momento di confronto... e di rivelazione.
Io scopro sempre moltissime cose su di me e sul mio libro negli incontri con i lettori.
Si tratta di uno scambio reale... vivo e intenso.
E questo mi piace.
Mi piace moltissimo.

domenica 6 ottobre 2013

IL BIGLIETTO DEL CLIENTE


I clienti strani non mancano mai.
Personaggi curiosi che arrivano come degli alieni e ti lasciano sempre incerto e confuso ai bordi del tavolo.

Questa sera appena passata è toccato a un ragazzo grasso, con gli occhialini di John Lennon e una bella zazzera riccia, che si è messo a mangiare nel piccolo tavolo vicino alla porta che si scorge in questa foto. 
Una birra e una pizza di mezzo metro consumata in piena solitudine.

Verso la fine della cena ha scambiato qualche battuta con me e la cassiera.
Frasi generiche e domande banali.
Spesso borbottava da solo.
Ha chiesto notizie della mia Capa, assente perché diventata mamma del terzo figlio solo qualche giorno fa, e quando ha saputo dalla cassiera del lieto evento, ha fatto una strana faccia.

Dopo una decina di minuti ha pagato il conto e, prima di andare via, ha chiesto un biglietto per scrivere un messaggio per la Capa.

Io ho continuato a lavorare e solo quando ho sentito la cassiera esclamare spaventata MIO DIO!... mi sono fermato per capire cosa fosse accaduto.

La cassiera mi passa il biglietto e mi dice: "Leggi cosa ha scritto."

Ho letto e sono rimasto senza parole.
Il messaggio era strano... diceva che lui era un viaggiatore instancabile che aveva inseguito un sogno... ormai infranto per sempre. Era chiaro che parlava in modo inequivocabile di un sentimento o di una passione non ricambiata. Ma il bello arrivava quando giravi il biglietto.
Qui, a stampatello, si leggeva.

DOMANI MI AMMAZZO

P.S. - non lo so se si tratta di uno scherzo di cattivo gusto o dello sfogo reale di un innamorato infelice. 
Ho provato a rincorrere il tipo... ma ormai era già sparito nella movida del sabato sera. Rientrato in ristornate ci siamo guardati tutti negli occhi e nei nostri sguardi non c'era più nessuna voglia di ridere.