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giovedì 28 maggio 2015

IL CLAN DEI CARI ESTINTI di CARLO DEFFENU


Sono passati due anni dall'uscita del mio primo romanzo. Due anni? Mamma mia, se ci penso mi tremano i polsi, sembra accaduto tutto l'altro ieri. E invece il tempo è passato. Noi siamo andati avanti e nel silenzioso antro dove scrivo qualcosa è successo. 
Dopo due anni viene alla luce un altro "figlio". 
Un figlio speciale per diversi motivi personali. Ne parlerò alle presentazioni... se sarà il caso... e svelerò qualche segreto sulla genesi de IL CLAN DEI CARI ESTINTI
Inizia così una nuova avventura con una nuova casa editrice. 
Ho traslocato alla WATSON EDIZIONI. Casa editrice di Roma che mi ha scelto e io ho scelto con gioia ed entusiasmo.
Ho impiegato più di due anni per scrivere la storia di Sad, il ragazzino protagonista del romanzo. Iniziata la stesura il 2 novembre del 2012... il lavoro è stato "chiuso" il 4 marzo del 2015. Un'impresa titanica per una storia che è nata spinta da un soffio speciale. Qualcuno mi ha protetto, ispirato e seguito con ironica partecipazione. E io sono immensamente grato a questa guida invisibile. E se non credete ai fantasmi... peggio per voi... non sapete cosa vi perdete! 

Il libro arriverà nelle librerie reali e online il 10 giugno. Un'altra curiosa coincidenza. Anche il romanzo precedente uscì in questa data. Ma, se il primo parlava di luce e di estate (sebbene le ombre non mancassero e fossero nerissime), nel secondo l'estate è lontana e le ombre sono sempre più fitte e imprevedibili. 
Anche questa volta un romanzo corale. Tanti personaggi. Un mistero. Uno sguardo particolare sulla realtà e un viaggio difficile da immaginare nel silenzio della propria cameretta.

Spero vi piaccia. Io l'ho scritto con gioia. 

Attendo un vostro parere sincero.

Il viaggio sta per iniziare... e non è assolutamente vero che non si può tornare indietro.

Stay tuned!

martedì 25 novembre 2014

DICIOTTO OSSA ROTTE di FRANCESCA RAMOS


Ho finito di leggerlo ieri notte e come succede tutte le volte che inciampo per puro caso in una cosa bella, ne sento subito una straziante nostalgia.
Sono arrivato al libro leggendo un post nel blog di Matteo B. Bianchi: mi incuriosiva l'idea che si trattasse di un romanzo uscito postumo (Francesca Ramos è morta i primi mesi del 2012 per delle complicazioni sopraggiunte dopo un delicato intervento chirurgico) e mi incuriosiva ancora di più il lavoro svolto da Matteo per riportare alla luce una storia che non meritava di restare nascosta nella penombra di un cassetto o nella memoria di chi l'aveva letta nelle sue varie bozze e versioni.
E così, con il benestare della famiglia dell'autrice, Matteo ha lavorato sul testo seguendo fedelmente le indicazioni e gli appunti lasciati da Francesca. Il suo intento era quello di riprendere in mano la storia dopo l'operazione per un'ultima revisione; aveva in mente qualche piccolo cambiamento e delle aggiunte per rendere più articolato l'ambiente musicale in cui si muove e lavora la protagonista. Cambiamenti che potevano arricchire il testo, ma non modificare l'ossatura principale della storia.

Il romanzo inizia con Francesca che è costretta a partire per raggiungere la madre a Roma, dove si è rotta una gamba. La partenza improvvisa la obbliga a chiedere aiuto alla cugina Alessandra - una cantante jazz che non vede da parecchi anni - perché si prenda cura del fratello Leonardo, un ragazzo affetto da un ritardo mentale che lo fa vivere in un mondo tutto suo pieno zeppo di regole, abitudini e amicizie immaginarie. 
Il romanzo è tutto qui in fondo... racconta l'incontro tra queste due anime sole e la loro convivenza complicata e coatta. 
Una cantante che cerca di cavarsela in un mondo musicale complicato e competitivo, e un ragazzo che non si separa mai dal suo bastoncino rosa. 
Nei pochi giorni passati insieme ritornano a galla i ricordi di un passato mai dimenticato, le estati trascorse insieme, le complicità, i giochi, i rituali della famiglia, il ricordo della piccola Elisa, la sorella di Francesca e di Leonardo, che all'età di 10 anni si è buttata dalla finestra senza un motivo apparente, scombussolando con la sua morte improvvisa gli equilibri già fragilissimi di una famiglia provata dalla nascita di Leo. 

Le diciotto ossa rotte del titolo sono le ossa che la piccola Elisa si rompe prima di morire in una calda notte d'estate nel giardino della casa al mare, tra i frutti marci dell'albero di nespolo. E la sua voce, dolce e infantile, spietata e lucida, ci accompagna nella storia raccontandoci la sua famiglia dal suo personale punto di vista.

Un romanzo fragile, tenero, semplice, diretto, crudo e poetico.

Come scrive Matteo B. Bianchi nella postfazione: "Diciotto ossa rotte" è la storia di una ragazza che è scomparsa troppo giovane e che riesce comunque a trovare il modo di comunicare la sua verità a chi è rimasto. Un'analogia così significativa non poteva in alcun modo essere ignorata.

IMPERDIBILE. 

domenica 7 luglio 2013

LASCIA ANDARE LA STORIA


Arrivano le prime impressioni, le prime opinioni, le prime critiche al mio romanzo.
Messaggi personali, commenti su facebook, conversazioni sulla chattina, persino messaggi inattesi da persone che non conosco. 
Mi sento una nuvola persa che viaggia sullo specchio di un grande mare. 
Ancora non mi rendo bene conto di quello che succede quando ti esponi al giudizio del pubblico semplicemente pubblicando un libro.
Durante la presentazione, per la prima volta, ho capito cosa vuol dire "lasciare andare le storie": tutti le possono leggere e farle loro. 
Immaginano i personaggi come tu non li hai mai immaginati, ci trovano dentro significati che tu non hai mai pensato o cullato nella tua mente, ci rivivono sopra le loro emozioni, filtrate dall'esperienza personale. 
Io ascoltavo e cercavo di capire il potere dilaniante delle parole... non le mie... le parole in genere. 
Il potere evocativo che nascondono come una seconda pelle, una seconda natura.
Solo ora sono cosciente di quanto la storia di Danette, Denis e Dumas mi ha scavato un buco nel cuore e di come ci sono caduto dentro come un fesso.
Ho impiegato 3 anni della mia vita per scriverlo e farlo diventare quello che è ora... e 3 anni sono lunghi e complessi da gestire. 
Non importa se dopo questa storia ne ho scritte molte altre: quando torni sul "luogo del delitto"... quando pensi al calore del "primo amore"... tutto si accende di una luce verde fortissima.
Perdi pezzi di lucidità e il senso stesso del tempo... e torni lentamente a galleggiare nel vuoto.
Ammasso di molecole informi... alla deriva.

Ho visto un luccichio sorpreso negli occhi di qualcuno, e questo, a volte, ripaga il tuo sforzo più di mille parole.

martedì 28 maggio 2013

DOMANI SARÀ UN GIORNO PERFETTO di CARLO DEFFENU


E finalmente posso dirvelo... i primi di giugno (data indicativa il 5 giugno) esce il mio primo romanzo in formato cartaceo grazie a una piccola casa editrice molto battagliera.
La FARNESI EDITORE ha amato il mio romanzo finalista al Torneo 2011 organizzato da GeMS (uscito soltanto in versione ebook) e lo ha scelto per inaugurare la sua collana di narrativa BLUINCHIOSTRO.
Tutto ha avuto inizio in tempi non sospetti  grazie alla passione di Federica Gnomo, una cacciatrice di storie  instancabile che mi ha tenuto d'occhio e mi ha spinto a crederci e a non mollare mai la presa.
Il romanzo è stato riscritto con l'aggiunta di due nuovi capitoli e dopo mesi di dubbi e sudore, ora posso dire, senza paura di smentite, che la storia ha trovato una strada nuova, imprevedibile e, almeno per me, sorprendente. 
Pensavo di aver detto tutto quello che c'era da dire e invece... be', mi sbagliavo... eccome se mi sbagliavo!

Vi aggiornerò molto presto su presentazioni, incontri e iniziative di ogni genere... in attesa, ovviamente, dei vostri commenti e del vostro parere.

Ecco qui sotto la cover completa.


 P.S. - Grazie al mio angelo. Il cielo non è mai stato così luminoso come in questi ultimi giorni.

P.S. 2 - "In culo alla balena!"... per sicurezza me lo dico da solo. 



giovedì 23 maggio 2013

CORAL GLYNN di PETER CAMERON


L'ultimo romanzo di Peter Cameron, uscito in Italia in contemporanea con l'uscita americana, è una storia ambientata nella primavera del 1950 in un'Inghilterra piovosa, umida, oscura... ancora ferita dalla guerra nel corpo e nello spirito. 
Ci sono fratelli morti in guerra e ci sono uomini tornati dal fronte con menomazioni e fantasmi invadenti. 
La protagonista del romanzo, Coral Glynn, è una graziosa infermiera sola al mondo. 
I suoi genitori sono morti, suo fratello, come si diceva prima, è morto in guerra... la sua realtà è fatta di case di estranei dove lei arriva per curare un malato terminale e vi rimane giusto il tempo di alleviare gli ultimi giorni dell'anziano sofferente. 
Tutte le volte è un nuovo inizio, una nuova partenza.
Qualcosa sembra cambiare solo quando Coral arriva a villa Hart per assistere una vecchia signora malata di cancro. Nella grande villa vivono anche il figlio Clement, un uomo taciturno e di bell'aspetto, rimasto ferito in guerra, e una governante ben poco cordiale con la bella infermiera.
Qui, Coral, cerca una nuova normalità... un nuovo nido dove sentirsi al sicuro dagli artigli affilati del mondo, e il suo arrivo smuoverà i sensi sopiti di Clement, chiuso nel suo dolore e impossibilitato ad amare per una confusione emotiva che il suo amico Robin non lo aiuta a dipanare, cercando un contatto ormai impossibile.
Si intuisce che tra i due, in gioventù, è successo qualcosa di importante. Ma se Robin, sebbene sposato, vive ancora nel ricordo di quell'antica passione, Clement, si lascia solo accarezzare dai riflessi di un errore passato. 
Villa Hart è circondata dalla Foresta Verde, un intricato bosco dove Coral ama spesso passeggiare nei pochi momenti liberi che le concede il suo lavoro. Qui, tra le foglie fitte di un agrifoglio, un giorno, vedrà una scena che devierà il corso del destino. 
Poco giorni dopo, il delitto di una bambina, scuoterà l'atmosfera immobile della piccola cittadina e Coral, proprio il giorno del suo matrimonio con il maggiore Clement - celebrato dopo l'improvvisa morte dell'anziana madre - verrà travolta dagli eventi e sarà costretta a fuggire verso Londra per evitare l'arresto. 
Cameron è bravissimo a tratteggiare i personaggi e a renderli vivi con dialoghi sempre perfetti e sincronizzati con ironia. Un'ironia tagliente, dolorosa, spesso disarmante.
I suoi personaggi sono anime sofferenti che inseguono un ricordo, un sogno, una vaga speranza. Piccoli volatili feriti che sbattono le ali sempre più deboli per non venire inghiottiti dalle acque gelide di uno stagno putrido.
Il soggiorno di Coral a Londra, complice il gesto egoista di Robin che nasconde le lettere della ragazza e non le consegna al suo amico Clement, novello sposo trepidante e sconsolato, porterà la nostra eroina a una nuova consapevolezze di sé, all'incontro con un giovane polacco dal fascino sfrontato e le idee molto chiare (la scena della seduzione notturna nella pensione della madre del ragazzo è tra le più comiche e dirette che ho letto nella mia vita) e a una nuova idea di possibile felicità. 
Sono molte le scene che restano impresse nella memoria.
Piccoli particolari che rimangono lì, incastonati tra i pensieri, fulgidi come pezzi di vetro tra la sabbia arroventata dal sole. 
Inutile dirvi che Peter Cameron è un autore che stimo moltissimo.
E come ho letto in una recensione... "Il libro è la perfetta sintesi della qualità prima di Cameron, quella di dar figura a personaggi in doloroso equilibrio tra frustrazione e stupore, quello di chi non sa cosa aspettarsi dalla vita, si infila in garbugli crudeli e non sa trarre altro partito dagli incontri che il rammarico."
Vivamente consigliato.

lunedì 21 gennaio 2013

I COMPLICI - GEORGES SIMENON


Ho parlato nel post precedente degli 8 romanzi 8 di Simenon ancora da leggere. 
Ho iniziato dall'ultimo pubblicato dalla Adelphi, targato 1955, e ancora inedito in Italia. Leggendo la quarta di copertina mi ha intrigato subito la trama - semplice, esile e spietata - e velocemente mi sono calato nel torbido meccanismo letterario predisposto con maestria e intelligenza dal sempre sorprendente Simenon: ero curioso di capire dove mi avrebbe portato.
La trama, dicevo, è di una semplicità disarmante.
Il protagonista, Joseph Lambert, un uomo qualunque senza nessuna dote particolare, già nella prima pagina del romanzo provoca un terribile incidente stradale scontrandosi con un pullman. Nello scontro, seguito da un rogo che non lascerà scampo a nessuno (solo una bimba si salva per miracolo), morirà un'intera scolaresca, le insegnanti e l'autista. 
Joseph, sconvolto, non si ferma...continua per la sua strada e cerca di scappare dalle sue responsabilità. Testimone muta dell'accaduto è la sua segretaria-amante, la signora Edmonde Pampin, che poco prima si lasciava accarezzare in mezzo alle gambe da Joseph. Da questo gioco erotico improvvisato e audace, scatta la tragedia...un suono di clacson, una distrazione, una sbandata...e l'inevitabile accadde. 
Il romanzo racconta il tormento e la gestione del senso di colpa da parte del protagonista. La cittadina è galvanizzata dalla tragedia, tutti parlano soltanto della Citroen che ha provocato l'incidente, dello sconosciuto che è scappato senza soccorrere i bambini prigionieri nel pullman, della bambina in coma - piccolo spiraglio di speranza - e delle indagini serrate per arrivare al colpevole. 
Joseph inizia a diffidare di tutti: e se qualcuno mi ha visto?
La sua solitudine è sempre più solida...nulla gli procura conforto, neanche il corpo di Lèa, una prostituta tenera e accogliente. 
Il romanzo arriva a una conclusione nera che più nera non si può, con un stile torbido, asciutto, tagliente come una lama. 
Un esempio di come si può scrivere un bel romanzo con pochissime carte da giocare con sapiente parsimonia. 
Ottimi i dialoghi e il tratteggio psicologico di tutti i personaggi: il fratello virtuoso, la moglie delusa, la segretaria glaciale, la domestica rancorosa, gli amici del bar.

"L'avrebbe comunque portata in campagna, in un posto qualsiasi, e l'avrebbe posseduta selvaggiamente. Ne aveva bisogno. Bisogno soprattutto di provare a se stesso che erano loro due ad avere ragione, che quello era un loro diritto, che non c'era niente di sporco o di colpevole nel piacere che si davano l'un l'altro...di che cosa erano colpevoli, alla fine? E se non lo erano, perché, da quando conosceva Edmonde, si sentiva così spesso preda di una sorda inquietudine?"

Vivamente consigliato

martedì 27 novembre 2012

IN QUESTO MONDO DI SQUALI

 
Ieri c'è stata la quarta lezione del corso di editoria.
L'ultima lezione abbiamo presentato una nostra sinossi. Io sono stato l'unico a leggere la sinossi di un mio romanzo. Ho fatto in modo di girare a mio favore i compiti a casa: dovevo scrivere la sinossi e usando uno schema proposto durante la lezione, ho scritto la mia. Breve, essenziale e con il finale inserito.
Di solito si tende a ometterlo pensando che non sia il caso di rovinare la sorpresa a chi legge. Ma un editor non cerca una quarta di copertina. Non deve essere stuzzicato alla lettura, ma al contrario deve capire che tipo di testo si sta accingendo a leggere. Il suo sguardo è tecnico, letterario e, ovviamente, commerciale.
La mia sinossi è piaciuta. Ha stimolato i miei compagni di corso e acceso un interesse anche negli occhi degli insegnanti.
Un piccolo segnale positivo per il mio lavoro.
Ieri abbiamo parlato anche del contratto di edizione (quante cose che si scoprono...my god!) e infine ci siamo confrontati sull'editing e sulla correzione delle bozze. E' un lavoro duro e, in fondo, stimolante. Ci hanno rivelato alcuni segreti e alcune procedure: le riletture sono infinite e si usano svariati trucchi. Persino la lente di ingrandimento per scovare errori e refusi. Un altro segreto è leggere il testo a voce alta. Solitamente, quello che passa in una lettura silenziosa, spicca subito all'occhio (o dovrei dire all'orecchio) a una lettura "parlata". Suoni, parole stonate, periodi goffi o confusi...tutto diventa palese, chiaro. Provate. Anche per i dialoghi. Capirete subito se suonano "veri" o "finti".
Insieme abbiamo lavorato su un libro pubblicato dalla casa editrice: da una parte il testo ufficiale, e dall'altra il manoscritto originale. Abbiamo potuto vedere con i nostri occhi il lavoro fatto per smussare, ripulire, perfezionare il testo.
Ecco, davanti all'evidenza, capisci quanto uno scrittore venga "costruito" dagli editori. Non nel senso negativo...ma nel valore positivo del termine. Si trasforma un testo passionale, personale, intimo, in qualcosa di concreto, reale, fisico, commerciale. Si crea un CORPO per il romanzo. E' stimolante, forte, creativo. Vizi di forma, imperfezioni, regionalismi...tutto viene visto, valutato e ridimensionato. Per la prossima lezione ci hanno assegnato il capitolo di un altro romanzo edito (la versione originale) e ci hanno chiesto di fare noi la correzione delle bozze senza tenere conto del lavoro fatto dalla casa editrice.
 
Il discorso che ho fatto in precedenza sulle case editrici a pagamento si arricchisce di una costola interessante: uno scrittore diventa tale solo quando pubblica con una casa editrice che investe su di lui?
Quindi chiunque arrivi in libreria è un autore? Ho qualche dubbio e i casi elencabili sono infiniti. Essere pubblicato non è sinonimo di qualità narrativa. Sarebbe troppo semplice. Come non credo che si possa affermare che la patente di scrittore te la possa dare una casa editrice. Ti può legittimare sul mercato editoriale, ma questa, per me, è un'altra questione. Basta entrare in una libreria qualsiasi per capire come spesso, i libri, siano trattati come semplici prodotti di consumo. Copertine identiche, titoli che si somigliano tutti, richiami a vampiri, spezie (zenzero, sandalo, caffè) o lavori (esecutore, imbalsamatore, esattore) per non capire che c'è una corsa sfrenata alle 50 (e più) sfumature di grigio.
Lo squalo mangia il pesce più piccolo...e la lotta è impari e disperata.
Se potete date fiducia alle piccole realtà editoriali. Investite un po' di soldini negli esordienti. Scoprite cosa si dice di nuovo sul mercato editoriale. Non chiudetevi nella vostra torre d'avorio. L'umiltà e il confronto portano molto lontano.
 
Ve lo dice uno che scrittore, forse, non lo diventerà mai.