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martedì 28 maggio 2013

DOMANI SARÀ UN GIORNO PERFETTO di CARLO DEFFENU


E finalmente posso dirvelo... i primi di giugno (data indicativa il 5 giugno) esce il mio primo romanzo in formato cartaceo grazie a una piccola casa editrice molto battagliera.
La FARNESI EDITORE ha amato il mio romanzo finalista al Torneo 2011 organizzato da GeMS (uscito soltanto in versione ebook) e lo ha scelto per inaugurare la sua collana di narrativa BLUINCHIOSTRO.
Tutto ha avuto inizio in tempi non sospetti  grazie alla passione di Federica Gnomo, una cacciatrice di storie  instancabile che mi ha tenuto d'occhio e mi ha spinto a crederci e a non mollare mai la presa.
Il romanzo è stato riscritto con l'aggiunta di due nuovi capitoli e dopo mesi di dubbi e sudore, ora posso dire, senza paura di smentite, che la storia ha trovato una strada nuova, imprevedibile e, almeno per me, sorprendente. 
Pensavo di aver detto tutto quello che c'era da dire e invece... be', mi sbagliavo... eccome se mi sbagliavo!

Vi aggiornerò molto presto su presentazioni, incontri e iniziative di ogni genere... in attesa, ovviamente, dei vostri commenti e del vostro parere.

Ecco qui sotto la cover completa.


 P.S. - Grazie al mio angelo. Il cielo non è mai stato così luminoso come in questi ultimi giorni.

P.S. 2 - "In culo alla balena!"... per sicurezza me lo dico da solo. 



lunedì 18 febbraio 2013

IL RUMORE DEI TUOI PASSI - VALENTINA D'URBANO


Si può essere giovani, belle e talentuose senza risultare antipatiche? 
Si può partecipare a un torneo letterario con un romanzo scritto in poco più di un mese e vincerlo a testa bassa, sbaragliando centinaia di concorrenti?
Si può disegnare divinamente e creare con le proprie illustrazioni un mondo fantastico, capace di far sognare i bambini?
Sì, si può se ti chiami Valentina D'Urbano, hai 28 anni e hai chiaro in mente quello che vuoi fare nella vita... e lo fai usando l'arma dell'ironia e della modestia.
Ho letto IL RUMORE DEI TUOI PASSI nella sua prima versione, quella del torneo,  non ancora editata, e ho capito subito di trovarmi tra le mani un testo che pulsava vita, energia... con una forza rara. 
La storia racconta l'amicizia tra un ragazzo, Alfredo, e una ragazza, Beatrice. 
Li chiamano I Gemelli, perché si rassomigliano in modo impressionante - camminano, pensano, vivono l'esperienza della vita in una borgata chiamata La Fortezza, come in simbiosi. Bea è una ragazza coraggiosa, testarda, caparbia, e cerca di difendere il suo Alfredo dal male - la droga - con tutte le sue forze; ma la lotta contro il male non è facile da vincere quando stai rannicchiato nell'ultimo gradino della scala sociale, e nessuno ti vede e ti considera. Sei solo un'incrostazione in un lavandino otturato... una striscia di sporcizia da lavare via senza rimorsi. 
Bea lotta come una leonessa, perché il richiamo dell'infanzia è forte, perché la condivisione di rituali, luoghi e segreti la fa sentire a casa, perché il seme di un amore potente e fragile inizia a sbocciare nel suo cuore confuso. 
Lo stile usato dalla D'Urbano è scarno, essenziale... non si perde in inutili contemplazioni: descrive la periferia, e la vita dei personaggi che la animano, con un tocco di compassionevole ironia.
Dopo diversi mesi dall'uscita, e dopo aver venduto 15 mila copie ed essere stato un libro venduto con successo anche all'estero... ho intervistato Valentina per conoscerla meglio e carpire qualche segreto della sua arte.


Ciao, Valentina. Com’è iniziato per te questo 2013?
Ciao Carlo! Devo dire che questo 2013 è partito alla grande, speriamo continui così.

Il 2012 ha visto la nascita del tuo primo romanzo: Il rumore dei tuoi passi. Ci puoi raccontare il tuo viaggio editoriale?
Sono arrivata alla pubblicazione grazie al torneo IoScrittore di cui sono stata finalista nel 2010 (pensa quanto tempo è che ci conosciamo!). Il rumore dei tuoi passi è uscito nel maggio 2012, quasi due anni dopo. L’attesa è stata lunga, ma alla fine qualche soddisfazione me la sono tolta! ;)

Cosa cambia nel tuo rapporto con la scrittura quando varchi la porta di una casa editrice?
Per il primo romanzo niente, visto che ormai lo hai scritto e c’è solo da sistemarlo. È tutto bello, sembra un gioco. È quando devi scrivere il secondo che arrivano le dolenti note: hai sulle spalle l’esperienza e il lavoro fatto sul primo, l’aspettativa dei lettori, e della casa editrice. Dai più importanza al meccanismo editoriale e cerchi di evitare certi errori, perché conosci tutto il lavoro che c’è dietro a un libro.

Hai fatto delle presentazioni? E cosa ne pensi? Sono utili?
Non sembrerebbe ma sono timida, non mi piace parlare di me. E poi sono di una pigrizia mortale, perciò mi costa molto alzare le terga e recarmi a una presentazione. Però sì ne ho fatte molte, e una volta iniziato finisce per piacerti. Soprattutto quando il pubblico è attento e c’è confronto, quello lo trovo molto utile. Durante le presentazioni ho scoperto cose sul mio romanzo che neanche io sapevo.

Ci puoi raccontare un episodio buffo e uno tenero capitati durante un incontro con i lettori?
Allora, quello buffo, in realtà è una figuraccia che ho fatto, che ancora mi vergogno: Poco prima di un incontro, mi si avvicina un ragazzo e mi si presenta, nome e cognome. Io gli chiedo se è venuto ad assistere alla presentazione o se è un addetto ai lavori e lui imbarazzato mi dice: “Veramente, io sono quello che presenta insieme a te…” Ammutolita, non sapevo che dire, mi sono vergognata tantissimo.
Invece, poche presentazioni dopo, una ragazza è venuta da me, e mi ha dato un pacchetto con una lettera. Dentro c’era una collana molto bella fatta da lei e nella lettera scritta a mano, c’era un messaggio bellissimo che mi ha commosso (e che tengo per me!). *_*

Il tuo romanzo racconta la vita in una borgata romana. Come ti sei documentata…o cosa ti ha ispirato per rendere al meglio le atmosfere del libro?
Diciamo che sono partita con un discreto vantaggio: io nella borgata romana ci sono nata e cresciuta, e prima di me ci sono nati e cresciuti i miei genitori. Perciò è stato più facile raccontare qualcosa che avevo vissuto in pieno. Dove abito io esistono ancora realtà simili a quelle della Fortezza e pensandoci mi rendo conto che sono stata molto fortunata ad uscirne fuori.

La droga… argomento tosto: il tuo libro riesce a essere ironico e caustico anche quando tocca temi così delicati… è stato difficile mantenere vivo un tono simile?
È il personaggio di Beatrice che mantiene quel tono per tutta la narrazione. Semplicemente perché quello è il suo carattere, il suo modo di trattare le cose. È un personaggio drammatico, ma lo è senza rendersene conto e secondo me è proprio questo che la rende reale.

I tuoi personaggi possiedono i tratti peculiari di qualche persona reale?
In realtà credevo di no, ma poi chi mi conosce bene mi ha fatto notare che tutti i personaggi possiedono qualcosa di me, in certi casi addirittura mi assomigliano molto (e non è un complimento…) Credo sia un processo del tutto naturale.

Stai scrivendo qualcosa di nuovo?
Sì, e adesso forse scriverò qualcosa di ancora più nuovo del nuovo! J

Ti piace scrivere racconti?
Mi piace, sì. Ho cominciato con i racconti e continuo a scriverne per piacere personale. Ma il mio grande amore sono i romanzi.

Generi che non riesci proprio a leggere?
Il fantasy.  Ci ho provato ma non è assolutamente nelle mie corde.

Puoi descriverci la tua giornata tipo?
Mi alzo tardi e vado a letto a notte fonda. Ho la fortuna di fare un mestiere che adoro, e oltretutto non richiede spostamenti e  non è condizionato da orari stabiliti, perciò preferisco lavorare di notte.

Scrivi pensando a un lettore-tipo o segui la tua idea senza farti influenzare?
Scrivo quello che mi piacerebbe leggere!

Scrivere è?
Passione, ma anche fatica. Il prossimo che dice che quello dello scrittore è un mestiere facile, me lo mangio.

Una cosa che speri che esista?
La giustizia divina, il karma, o la ruota che gira. Qualcosa della serie: “tutto quello che fai ti ritorna indietro”. Spero esista, anche se per ora non ne vedo in giro.

Un personaggio dei fumetti che vorresti come amico?
Rat-man di Leo Ortolani, Mr Wiggles di Neil Swaab e Il Malvagio Dottore di Daw.

Il cattivo perfetto?
Yzma, de “Le follie dell’imperatore” La adoro.

Caffè in cialda o moka?
Caffè lungo americano. 

Tre libri letti nel 2012 che consiglieresti a chi ti legge?
Il linguaggio segreto dei fiori (diffenbaugh), la luce sugli oceani (Stedman), di tutte le ricchezze (Benni)

Ridi spesso?
Rido sempre! 

Secondo te un gay o una lesbica possono essere dei buoni genitori?
Non credo che l’orientamento sessuale di una persona pregiudichi la capacità di essere un buon genitore.

Hai mai fatto una sorpresa a qualcuno?
No perché non sono una grande fan delle sorprese. Mi mettono l’ansia, mi spiazzano. Ho l’assurda pretesa di tenere tutto sotto controllo, per questo non mi piacciono granché.

Se la tua casa brucia cosa salvi?
Il computer e l’hard disk, senza di loro sono perduta!

Un amico è?
Uno che conosce i tuoi lati peggiori e li accetta.

Il primo bacio… te lo ricordi?
Sì, che schifo!

Cosa ti auguri di raggiungere nel prossimo futuro?
Stabilità e serenità. Lo so, dovrei dire sesso droga e Rock ‘n roll ma io sono anziana dentro.

Tre personaggi che inviteresti a una cenetta tra amici?
I due bamboloni di cinquanta sfumature, gli metto il Guttalax nella minestra!

Guardi la tv e cosa?
Non accendo la tv da anni, in effetti.

Un consiglio per chi spera di arrivare dove sei arrivata tu?
Niente consigli, mica sono un saggio! L’unico suggerimento che mi sento di dare è quello di divertirsi. Che la scrittura sia sempre una festa, magari faticosa, ma festa. Se scrivendo uno pensa “che palle” forse c’è qualcosa che non va, non è la strada o la storia giusta.

Hai mai seguito un corso di scrittura creativa?
No, ma ho seguito un corso di illustrazione e uno di sceneggiatura, vado bene lo stesso? ;)

Dove, come e quando scrivi?
Possibilmente di notte, seduta alla scrivania e in totale solitudine.

Descrivi la tua città con tre parole.
Caotica, affollata, sporca. Noi romani ci lamentiamo sempre di Roma, ma guai ai non romani che ne parlano male! 

Una frase storica di tuo padre?
Scommetto che questa non è una domanda di rito!

Se alzi gli occhi e guardi il cielo… cosa vedi?
Un sacco di belle speranze!

Ringrazio Valentina per la sua disponibilità e simpatia.
Aspettiamo con curiosità il tuo nuovo romanzo... e per chi non ha ancora letto il primo... cosa aspettate, pigroni? 
Basta già la D'Urbano come pigrona D.O.C.! J

giovedì 24 gennaio 2013

UN GIORNO ARRIVERO' di SILVANA MOSSANO


Pochi giorni fa ho scritto un post su facebook dove dicevo: "Oggi mi sono portato a casa un po' di classici della letteratura...sentivo un forte bisogno di concretezza." 
Il messaggio seguiva la fine della lettura di un libro intitolato UN GIORNO ARRIVERO', scritto da Silvana Mossano, giornalista del quotidiano LA STAMPA, nata e cresciuta a Casale Monferrato, dove tutt'ora vive. 
Quella terra è il palcoscenico dove si muove Anita, la protagonista del libro, una donna forte e coraggiosa, che la Mossano segue dai primi anni del '900, quando, ancora bambina, osserva un mondo contadino regolato da ritmi, stagioni e doveri, fino ad arrivare, dopo una lunga cavalcata, alla metà degli anni '90. 
Una vita dominata da un sogno impossibile...rimandato tutte le volte per seguire l'impellenza del momento - un funerale, una nascita, un matrimonio - c'è sempre un motivo per spendere i soldi risparmiati per vedere l'America. 
America del Sud - Argentina- dove emigra la sorella maggiore di Anita, con il suo giovane sposo, per cercare fortuna e un importante riscatto sociale. 
Quella terra, difficile anche solo da immaginare, diventa per Anita la spinta per andare avanti, l'oasi fantastica da raggiungere sulle ruote dell'immaginazione. Ci spera fino all'ultimo di salire sulla grande nave per solcare l'oceano, e arrivare dopo una lunga traversata in un posto magico dove a Natale brucia l'estate, e la gente gira per le strade con le gambe nude e le camicie di cotone, dove i bambini non muoiono per una stupida malattia e le donne sono amate e rispettate.
Mi sono trovato dentro un romanzo che non ha il timore di raccontare l'epopea di una vita...un susseguirsi di generazioni...dove il ritmo delle giornate è regolato dal lavoro nei campi, dalla povertà, dalla guerra con l'avvento di Mussolini e il fascismo, la successiva caccia agli ebrei, la lotta partigiana, il ritorno dall'Africa di un fratello creduto morto, la rinascita, l'arrivo nelle case di una strana scatola chiamata televisione (scena bellissima), il lavoro nella fabbrica che produce l'eternit...e sempre filtrando la GRANDE STORIA con la rete intima della famiglia di Anita. Un filtro che deforma, forse, ma permette di vedere le cose da un punto di vista completamente diverso: quello delle donne che restano a casa e lottano per salvare la famiglia tra mille difficoltà.
Ho iniziato questa recensione parlando di classici della letteratura: leggendo il libro della Mossano mi sono visto trasportare fuori dal tempo...con uno stile semplice, pulito...reticente e mai ruffiano...ho pensato ai romanzoni del passato.
Tra le pagine di UN GIORNO ARRIVERO' non ci sono smorfie, sgambetti o facili scorciatoie. Tra le righe vibra un'onestà rara...che prende il cuore e riesce a soffiarti sugli occhi il suo respiro caldo, esattamente come fa una madre quando un granello di polvere ti strizza lacrime dense.
Il titolo originario, VADO A LA MERICA - titolo che ho sempre trovato geniale - in fase di editing è stato cambiato con un titolo più classico e molto meno audace. Peccato. 

Libro consigliato per chi ha voglia di rallentare.

Allego una breve intervista all'autrice in formato video. Buona visione. 

sabato 1 dicembre 2012

IL GIOCATTOLAIO di STEFANO PASTOR

 
"Le famiglie perfette esistono solo alla televisione, sono un'illusione. L'illusione più grande di tutte. Il compito di una famiglia è quello di proteggere i propri figli. Ma che succede quando la famiglia è una minaccia?"
 
Inizio questa recensione estrapolando una frase dal romanzo di Stefano Pastor, "Il giocattolaio", e lo faccio perché il titolo originale dell'opera era "L'illusione" (il romanzo ha partecipato e vinto l'edizione 2011 del Torneo di GeMS) e perché di illusioni, appunto, si parla nel libro.
Partiamo dalle mie illusioni. Mi spiego meglio: il cambio di titolo, il richiamo in copertina (Guarda. Entra. Scegli. E spera che non ti costi troppo) e la foto, mi avevano fatto credere di trovarmi davanti a un romanzo con qualche debito di riconoscenza a "Cose preziose" di Stephen King.
Immaginavo la bottega di un giocattolaio dove chi entra per comprare un giocattolo rischia di ritrovarsi tra le mani qualcosa di diverso da quello che desiderava. Mi sbagliavo: era solo un'illusione.
Il giocattolaio Peter (vi ricorda qualcosa Peter Pan?) è tutto meno che un uomo pericoloso e con qualche mistero di troppo.
E allora di cosa parla il romanzo? Parla di bambini e adulti. Anzi, parla di figli e padri, di figli e madri, di figli e famiglie esplose, disperse o miseramente allo sbando. Il tutto immerso in un luogo chiamato in modo neutro "Il Quartiere", dove negli ultimi mesi sono scomparsi dei bambini, e dove la crisi ha fatto scappare la gente. C'è miseria, desolazione, disperazione. Interi palazzi e case abbandonate al degrado, alle ombre, ai vagabondi senza una meta da raggiungere.
I bambini protagonisti girano come trottole impazzite alla ricerca di un senso, una strada, una casa, una carezza...e si perdono nei meandri di un labirinto senza fine e, ahimè, senza pace.
Non vi voglio raccontare la trama. I libri si devono leggere e scoprire.
Posso solo dire che la scrittura è secca, essenziale, quasi telegrafica, come va tanto di moda ultimamente (niente King quindi...qui non si spreca fiato) ma una cosa è certa: il romanzo poteva essere asciugato ancora un po'.
Le prime 100 pagine sono lente e...ripetitive. Un loop che porta un po' allo sfinimento e ti fa desiderare più di una volta di mollare il tutto. Trovo ad esempio sacrificabile tutta la parte sulla sparizione del piccolo vicino di casa di Mina, una delle protagoniste del romanzo.
Il meccanismo della storia scatta solo verso pag. 170. E quando scatta...ve lo posso assicurare, sono dolori per tutti. Qui l'orrore arriva e fa male. Malissimo. La parte migliore del libro.
Un libro triste, disperato, allucinato...un po' troppo sovraesposto...i caratteri dei personaggi sono sempre estremi. Più di una volta ho provato fastidio per le loro reazioni ma, questo, non è sempre un difetto: vuol dire che il meccanismo-tagliola mi ha catturato alla grande.
La fine è catartica solo in apparenza. Le ferite non si dimenticano. E' pura illusione pensare il contrario.
 
Titolo: Il giocattolaio - Fazi Editore.
Pagine: 397
Copertina: 6 (si poteva fare di più...il viso della bambola...altra illusione...fa pensare a ben altro!)
Stile: 7 (con punte da 9...vedi la parte finale).
Trama: 8
Personaggi: alcuni convincono più di altri...io ho amato Massimo e Marco...soprattuto l'ultimo.
Consigliato: a chi ha pochi soldi (costa  solo 9.90 euro) e a chi non ha paura di tornare a scuola.
 
Iniziamo l'appello!