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venerdì 19 dicembre 2014

IL CONDOMINIO DENTRO LA MIA TESTA


Per un autore i personaggi delle storie che scrive non sono semplici creature di fantasia relegate in un mondo di carta e inchiostro, ma incarnano qualcosa di molto più ricco e complesso.
Sono pensati, creati, costruiti rubando caratteristiche e ricordi a persone che si amano o si sono amate in passato - oppure odiate... nelle storie ci sono anche personaggi poco raccomandabili -, oppure si tende a saccheggiare il baule delle cose lette, viste o scoperte da quando parli, leggi o guardi la TV. 
Una miriade di informazioni che si sono accavallate nella tua testa e vengono fuori quando meno te lo aspetti. In letteratura si chiamano "plagi" oppure "citazioni", "omaggi". 
I plagi non sono sempre volontari. 
Tu mica puoi ricordarti che in una puntata di un telefilm visto all'età di sette anni c'era proprio quel particolare che hai inserito nel tuo romanzo. 
Quella cosa c'è, ma tu, molto semplicemente, ignori di averla archiviata nel tuo database personale. 
A volte ti rivela il misfatto un lettore quando durante una presentazione ti domanda: "Ma in quella scena volevi omaggiare la serie televisiva "Le isole perdute", vero?"
La tua faccia da ebete spiegherebbe molte più cose del tuo vago tentativo di parlare delle influenze artistiche in modo mooooolto generico per deviare la domanda. Ma il lettore insiste e persiste e tu, ancora più ebete, ascolti un'interpretazione della tua storia a te completamente ignota. A volte persino più figa, ricca e articolata di quella che hai pensato tu nella tua umile testolina. Perché spesso si procede per istinto... si segue un ritmo, un'idea senza pensarci troppo, assecondando un impulso creativo indomabile. Le interpretazioni le lascio a chi mi legge. 

Ecco qual'è il guaio: i personaggi ti tengono compagnia per mesi - a volte per anni - e sono più presenti di amici, mogli e parenti.Ci sono in piena notte quando ti alzi dal letto per buttare giù alcune idee. Ci sono la mattina appena ti alzi e ci sono anche quando lavori e dovresti rendere in un altro senso. Servi ai tavoli di un ristorante e nel cervello di riserva - io lo chiamo così - pensi ancora alla storia che stai cercando di scrivere. I personaggi ti parlano sempre. Invadono i sogni e si modellano lentamente, occupando spazi e tempo libero. 
Poi, dopo mesi o anni, quando "chiudi" una storia, ti capita di soffrire di depressione per abbandono o per distacco coatto. O almeno ci provi a staccare la spina... a pensare ad altro, ma loro mordono ancora e pretendono attenzioni. In realtà non li cancelli mai, anche quando passi a un'altra storia e il tuo condominio mentale si affolla di altre presenze, loro si siedono ancora alla tua tavola e bevono il caffè in tua compagnia, ridendo delle tue occhiaie e dei tuoi scazzi creativi.
"Se ci sei riuscito con noi puoi farcela con qualsiasi personaggio. Fidati." Me lo dicono con il sorriso... per sfottermi e farmi coraggio. 
Il mio consiglio è imparare a conviverci anche nei momenti più duri... quando vorresti tutto meno che una banda chiassosa di fantasmi che continua a chiederti se hai messo la moka sul fuoco. 

A volte, quando passeggio per Alghero, mi capita di vedere Dumas. Lo vedo chiaramente con la sua Minolta a tracolla che inquadra scorci cittadini per evocare Dora, la donna amata. E mi succede la stessa cosa con altri personaggi. Vedi Danette e Denis. Ma anche con creature che non avete ancora avuto modo di incontrare perché vivono ancora rinchiusi nella mia testa e nel mio computer. 

Tra non molto dovrebbe uscire il mio nuovo romanzo. Si parla del mese di marzo e io ci spero tanto. Un'altra corsa folle che non so esattamente dove mi porterà. 
Altre facce, altre storie e altri fantasmi da dare in pasto ai lettori. 
Vi devo confidare un segreto: Io non vedo l'ora che accada per sentirmi più leggero e fare spazio ai nuovi arrivi. 

P.S. - Ah... non ho parlato del grande divertimento e la grande gioia che si prova quando si inventano storie e personaggi. Ma di questo potrei parlare in un altro post, sempre che i fantasmi non si montino troppo la testa e inizino a pretendere l'impossibile. :-)

domenica 8 dicembre 2013

IL MATTINO HA L'ORO IN BOCCA


In questi giorno il mio libro DOMANI SARÀ UN GIORNO PERFETTO è presente alla Fiera della media e della piccola editoria, ovvero, Più libri, più liberi, che si tiene a Roma, nel palazzo dei congressi all'Eur. 
Siamo arrivati alla seconda edizione e nei prossimi mesi, con la Farnesi Editore, speriamo di camminare ancora un bel po' con questo libro che per me rappresenta un salto verso l'ignoto. C'è dentro tanto di me... c'è passione, dolore e anche speranza. C'è quello che volevo raccontare. E soprattutto c'è il seme di quello che spero continui a crescere nel mio giardino di sogni e fantasie. 
Ho fatto diverse presentazioni, ho incontrato tanti lettori, ho collaborato con delle persone stupende che non ringrazierò mai abbastanza, ho conosciuto librai, giornalisti, scrittori, bibliotecari, appassionati, malati di parole... e ho cercato di tenere botta nonostante la mia timidezza e la mia eterna inadeguatezza. 
La mia storia, piccola e intima, ha deluso sicuramente molti addetti ai lavori. E a tutti i silenzi che interpreto come delle delicate omissioni per non ferirmi, posso solo rispondere con le belle parole che mi sono arrivate in mille modi dai lettori che mi hanno dato fiducia. Perché non sai mai dove può arrivare una storia. Ti illudi di controllarla, ma lei, alla fine, fa quello che vuole.
Leggo sempre tantissimo. Sono curioso e insaziabile. Mi piace scoprire cosa scrivono scrittori lontanissimi e a volte vicinissimi alla mia sensibilità. E alla mia naturale insicurezza, dico... molla la presa... dammi aria e fammi godere queste piccole gioie. 

Da qualche giorno ho ripreso un progetto abbozzato nel mese di giugno. Non sarà facile questa nuova sfida. So già che dovrò sudare parecchio per portare a casa la storia. Ci vuole pazienza. Ci vuole tempo per ascoltare la voce dei personaggi. Ci vuole orecchio e naso per riconoscere l'odore del tuo nuovo mondo. Uno scrittore lavora anche quando vive. Se non vive non c'è linfa e non c'è fuoco per far camminare le storie future. Oggi mi ci sono bagnato le mani e i piedi in questa storia. Mi sono incazzato davanti alla pagina bianca per quel silenzio ostinato che non mollava la presa, e alla fine, non so come, qualcosa è arrivato. Un ricordo... una sensazione... e le parole sono scivolare fuori come onde. 
Molti lettori mi chiedono: quando uscirà il prossimo libro?
E io rispondo: non c'è nessuna fretta. Ancora non mi sono fatto il fiato per arrivare al traguardo con le braccia alzate al cielo. 

In questo momento non sono solo nel silenzio di questa sala immensa. 
Loro, i personaggi, mi guardano come tanti fantasmi e mi sorridono. Qualcuno suona una musica malinconica e una mano sottile mi chiama per danzare... solo stelle e parole... vedi? Solo stelle e parole... 

Prego maestro...

domenica 7 luglio 2013

LASCIA ANDARE LA STORIA


Arrivano le prime impressioni, le prime opinioni, le prime critiche al mio romanzo.
Messaggi personali, commenti su facebook, conversazioni sulla chattina, persino messaggi inattesi da persone che non conosco. 
Mi sento una nuvola persa che viaggia sullo specchio di un grande mare. 
Ancora non mi rendo bene conto di quello che succede quando ti esponi al giudizio del pubblico semplicemente pubblicando un libro.
Durante la presentazione, per la prima volta, ho capito cosa vuol dire "lasciare andare le storie": tutti le possono leggere e farle loro. 
Immaginano i personaggi come tu non li hai mai immaginati, ci trovano dentro significati che tu non hai mai pensato o cullato nella tua mente, ci rivivono sopra le loro emozioni, filtrate dall'esperienza personale. 
Io ascoltavo e cercavo di capire il potere dilaniante delle parole... non le mie... le parole in genere. 
Il potere evocativo che nascondono come una seconda pelle, una seconda natura.
Solo ora sono cosciente di quanto la storia di Danette, Denis e Dumas mi ha scavato un buco nel cuore e di come ci sono caduto dentro come un fesso.
Ho impiegato 3 anni della mia vita per scriverlo e farlo diventare quello che è ora... e 3 anni sono lunghi e complessi da gestire. 
Non importa se dopo questa storia ne ho scritte molte altre: quando torni sul "luogo del delitto"... quando pensi al calore del "primo amore"... tutto si accende di una luce verde fortissima.
Perdi pezzi di lucidità e il senso stesso del tempo... e torni lentamente a galleggiare nel vuoto.
Ammasso di molecole informi... alla deriva.

Ho visto un luccichio sorpreso negli occhi di qualcuno, e questo, a volte, ripaga il tuo sforzo più di mille parole.