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martedì 29 gennaio 2013
SEDUZIONE LETTERARIA
Parlando con diversi editor e alcuni editori, ho scoperto che il tasso di gente strana, tra gli autori, o i presunti tali (soprattutto esordienti), è decisamente alto.
Un laboratorio interessante è stato il corso di editoria: tra quelle mura ho imparato molte cose, spesso ascoltando confidenze e piccoli sfoghi umani degli editori stessi. La cosa più complessa è gestire la mole imponente di materiale che intasa la casella delle email (pensate cosa succede, poi, se parliamo di case editrici che ancora chiedono il manoscritto in formato cartaceo...spesso per non leggerlo mai e passarlo direttamente al macero per mancanza di personale e di risorse); la difficoltà nasce dall'incapacità diffusa dell'aspirante autore di essere chiaro, di farsi capire, di rendere la lettura più semplice possibile, con una sinossi sintetica ed esaustiva, una biografia agile e completa, e un messaggio di presentazione umile e professionale...senza inutili voli pindarici o presunzioni di sorta...tipo: io sono il nuovo Calvino, eccomi qua!
Questo indispone parecchio chi deve leggervi e valutarvi.
Chiarezza e umiltà sono le prime armi vincenti per non perdere, e far perdere tempo; sarebbe utile visionare anche il catalogo della casa editrice di turno, evitando di spedire, ad esempio, un romanzo fantasy, a chi di fantasy non si è mai occupato.
Molti autori non si informano sull'indirizzo editoriale della casa editrice. L'editore avvisa che non pubblica poesie...e i poeti inviano lo stesso raccolte di poesie; altri si accaniscano a spedire tomi di racconti, quando nel sito è spiegato chiaramente che si prendono in considerazione solo e unicamente romanzi.
Le poesie e i racconti, vendono pochissimo in Italia...e solo piccole realtà...o grandi autori, si possono permettere di pubblicare materiale di questo tipo (Ammaniti, King, Lansdale...)
Quindi, quando si apre un'email di un aspirante autore, ti possono capitare le cose più assurde.
Qualche esempio reale riportatomi durante il corso?
Ritrovarsi un intero romanzo storico di 600 pagine copia-incollato sul corpo dell'email, invece di vederlo inserito come file pdf o word nel messaggio; tentare di sedurre l'editore spedendo, insieme al romanzo, la tua foto, dove appari nudo e ben disposto alla conoscenza; provare, avendo scritto un thriller ispirato alla morte di Meredith Kercher, di colpire il nostro editore allegando una foto dove appari vestito/a con lo stesso costume da strega che indossava la vittima il giorno prima della sua morte. Ecco...pensate di questo genere portano solo a una decisione, se non parliamo di un editore maniaco, ovvero... il cestinamento immediato dell'email...o del manoscritto cartaceo.
Un altro problema è la gestione fisica degli autori che attendono una risposta da parte di un editore.
Lasciano da parte quelli che ti perseguitano via email per avere notizie della loro opera d'arte, c'è anche chi ti viene a cercare durante le presentazioni dei tuoi libri per:
1- minacciarti.
2 -dirti che non capisci nulla di letteratura.
3- mettere la sua vita nelle tue mani.
4 -fingere un interesse che in realtà non sentono.
Ho pensato spesso a quanto è frustrante attendere un cenno, un gesto, un consiglio da qualcuno a cui affidi un sogno...piccolo o grande che sia.
Ma capisco anche il lavoro immane di chi lotta sull'altro lato della barricata.
Scrivere è un lavoro duro e faticoso...essere capiti, scoperti, stimolati e pubblicati a volte dipende dalla fortuna, spesso dalla bravura...e molto più spesso dalla nostra capacità di essere chiari, onesti e diretti.
Qualcuno, in una email, mi ha chiesto perché non continuo a scrivere invece di perdere tempo con il blog. La domanda mi ha sorpreso.
Mi sono chiesto: cosa spinge un lettore a credere che mi sia sotterrato in un blog (parole sue)...rinunciando al piacere della scrittura?
Il fatto che non abbia più parlato delle mie storie?
Ho risposto che il mio "lavoro" per il blog non mi ha fatto mai dimenticare la scrittura. Dopo UN POSTO MOLTO LONTANO DA QUI ho scritto altri 3 romanzi...il fatto che tutto tace...non significa che io abbia appeso la penna al chiodo.
Oh, yeah!
martedì 27 novembre 2012
IN QUESTO MONDO DI SQUALI
Ieri c'è stata la quarta lezione del corso di editoria.
L'ultima lezione abbiamo presentato una nostra sinossi. Io sono stato l'unico a leggere la sinossi di un mio romanzo. Ho fatto in modo di girare a mio favore i compiti a casa: dovevo scrivere la sinossi e usando uno schema proposto durante la lezione, ho scritto la mia. Breve, essenziale e con il finale inserito.
Di solito si tende a ometterlo pensando che non sia il caso di rovinare la sorpresa a chi legge. Ma un editor non cerca una quarta di copertina. Non deve essere stuzzicato alla lettura, ma al contrario deve capire che tipo di testo si sta accingendo a leggere. Il suo sguardo è tecnico, letterario e, ovviamente, commerciale.
La mia sinossi è piaciuta. Ha stimolato i miei compagni di corso e acceso un interesse anche negli occhi degli insegnanti.
Un piccolo segnale positivo per il mio lavoro.
Ieri abbiamo parlato anche del contratto di edizione (quante cose che si scoprono...my god!) e infine ci siamo confrontati sull'editing e sulla correzione delle bozze. E' un lavoro duro e, in fondo, stimolante. Ci hanno rivelato alcuni segreti e alcune procedure: le riletture sono infinite e si usano svariati trucchi. Persino la lente di ingrandimento per scovare errori e refusi. Un altro segreto è leggere il testo a voce alta. Solitamente, quello che passa in una lettura silenziosa, spicca subito all'occhio (o dovrei dire all'orecchio) a una lettura "parlata". Suoni, parole stonate, periodi goffi o confusi...tutto diventa palese, chiaro. Provate. Anche per i dialoghi. Capirete subito se suonano "veri" o "finti".
Insieme abbiamo lavorato su un libro pubblicato dalla casa editrice: da una parte il testo ufficiale, e dall'altra il manoscritto originale. Abbiamo potuto vedere con i nostri occhi il lavoro fatto per smussare, ripulire, perfezionare il testo.
Ecco, davanti all'evidenza, capisci quanto uno scrittore venga "costruito" dagli editori. Non nel senso negativo...ma nel valore positivo del termine. Si trasforma un testo passionale, personale, intimo, in qualcosa di concreto, reale, fisico, commerciale. Si crea un CORPO per il romanzo. E' stimolante, forte, creativo. Vizi di forma, imperfezioni, regionalismi...tutto viene visto, valutato e ridimensionato. Per la prossima lezione ci hanno assegnato il capitolo di un altro romanzo edito (la versione originale) e ci hanno chiesto di fare noi la correzione delle bozze senza tenere conto del lavoro fatto dalla casa editrice.
Il discorso che ho fatto in precedenza sulle case editrici a pagamento si arricchisce di una costola interessante: uno scrittore diventa tale solo quando pubblica con una casa editrice che investe su di lui?
Quindi chiunque arrivi in libreria è un autore? Ho qualche dubbio e i casi elencabili sono infiniti. Essere pubblicato non è sinonimo di qualità narrativa. Sarebbe troppo semplice. Come non credo che si possa affermare che la patente di scrittore te la possa dare una casa editrice. Ti può legittimare sul mercato editoriale, ma questa, per me, è un'altra questione. Basta entrare in una libreria qualsiasi per capire come spesso, i libri, siano trattati come semplici prodotti di consumo. Copertine identiche, titoli che si somigliano tutti, richiami a vampiri, spezie (zenzero, sandalo, caffè) o lavori (esecutore, imbalsamatore, esattore) per non capire che c'è una corsa sfrenata alle 50 (e più) sfumature di grigio.
Lo squalo mangia il pesce più piccolo...e la lotta è impari e disperata.
Se potete date fiducia alle piccole realtà editoriali. Investite un po' di soldini negli esordienti. Scoprite cosa si dice di nuovo sul mercato editoriale. Non chiudetevi nella vostra torre d'avorio. L'umiltà e il confronto portano molto lontano.
Ve lo dice uno che scrittore, forse, non lo diventerà mai.
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