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mercoledì 28 novembre 2012

IL REFUSO NON PERDONA

 
Nel post precedente ho parlato del trucco della lente di ingrandimento per scovare in un manoscritto refusi ed errori di battitura.
C'è chi legge a voce alta, chi legge alla rovescia, chi partendo dall'ultima riga per arrivare alla prima, chi legge a salti, chi a voce alta, chi usando un righello per separare le righe dal contesto generale...insomma, l'incubo del refuso è sempre presente nella vita di un autore e in quella professionale di un editor.
Proprio l'altro giorno, lavorando alle bozze di un testo al corso di editoria, abbiamo scoperto un piccolo refuso nel libro stampato. Di cosa si tratta? Una stupidata, ma nel suo piccolo...stona.
Allora, la casa editrice, per una loro convenzione metodologica, scrive i nomi delle città, le località, le parole straniere, le marche o ad esempio il nome di un vino, sempre in corsivo. Quindi, se un autore scrive ad esempio "La Pelosa"* tra virgolette, loro tolgono le virgolette e scrivono la località in corsivo. Bene, tutto chiaro, peccato che poi, confrontando i due testi, si scopre che La Pelosa è stato scritto in corsivo tra virgolette nella versione definitiva.
Cosa è successo? Molto semplice: una svista. Hanno corretto la parola, ma non hanno eliminato le virgolette. Quindi, se nella ristampa quel refuso non ci sarà, il merito è tutto nostro.
Perché parlo di questo? Perché l'altro giorno, dopo aver inviato tutto orgoglioso il mio ultimo romanzo a una cara amica, vengo a scoprire, grazie a lei, un orrore ortografico proprio nel primo capitolo. Una svista assurda, impossibile...eppure...è capitato. A volte ci si mette anche il computer a cambiarti le parole, o a volte ti ci metti tu, che cambi la costruzione di una frase e ti dimentichi una H di troppo! Fa sempre male...peggio di un calcio negli stinchi.
Puoi leggerlo mille volte ma lui...lui...il dannato refuso spunta sempre quando meno te lo aspetti.
 
* La Pelosa: famosa spiaggia di Stintino.

martedì 27 novembre 2012

IN QUESTO MONDO DI SQUALI

 
Ieri c'è stata la quarta lezione del corso di editoria.
L'ultima lezione abbiamo presentato una nostra sinossi. Io sono stato l'unico a leggere la sinossi di un mio romanzo. Ho fatto in modo di girare a mio favore i compiti a casa: dovevo scrivere la sinossi e usando uno schema proposto durante la lezione, ho scritto la mia. Breve, essenziale e con il finale inserito.
Di solito si tende a ometterlo pensando che non sia il caso di rovinare la sorpresa a chi legge. Ma un editor non cerca una quarta di copertina. Non deve essere stuzzicato alla lettura, ma al contrario deve capire che tipo di testo si sta accingendo a leggere. Il suo sguardo è tecnico, letterario e, ovviamente, commerciale.
La mia sinossi è piaciuta. Ha stimolato i miei compagni di corso e acceso un interesse anche negli occhi degli insegnanti.
Un piccolo segnale positivo per il mio lavoro.
Ieri abbiamo parlato anche del contratto di edizione (quante cose che si scoprono...my god!) e infine ci siamo confrontati sull'editing e sulla correzione delle bozze. E' un lavoro duro e, in fondo, stimolante. Ci hanno rivelato alcuni segreti e alcune procedure: le riletture sono infinite e si usano svariati trucchi. Persino la lente di ingrandimento per scovare errori e refusi. Un altro segreto è leggere il testo a voce alta. Solitamente, quello che passa in una lettura silenziosa, spicca subito all'occhio (o dovrei dire all'orecchio) a una lettura "parlata". Suoni, parole stonate, periodi goffi o confusi...tutto diventa palese, chiaro. Provate. Anche per i dialoghi. Capirete subito se suonano "veri" o "finti".
Insieme abbiamo lavorato su un libro pubblicato dalla casa editrice: da una parte il testo ufficiale, e dall'altra il manoscritto originale. Abbiamo potuto vedere con i nostri occhi il lavoro fatto per smussare, ripulire, perfezionare il testo.
Ecco, davanti all'evidenza, capisci quanto uno scrittore venga "costruito" dagli editori. Non nel senso negativo...ma nel valore positivo del termine. Si trasforma un testo passionale, personale, intimo, in qualcosa di concreto, reale, fisico, commerciale. Si crea un CORPO per il romanzo. E' stimolante, forte, creativo. Vizi di forma, imperfezioni, regionalismi...tutto viene visto, valutato e ridimensionato. Per la prossima lezione ci hanno assegnato il capitolo di un altro romanzo edito (la versione originale) e ci hanno chiesto di fare noi la correzione delle bozze senza tenere conto del lavoro fatto dalla casa editrice.
 
Il discorso che ho fatto in precedenza sulle case editrici a pagamento si arricchisce di una costola interessante: uno scrittore diventa tale solo quando pubblica con una casa editrice che investe su di lui?
Quindi chiunque arrivi in libreria è un autore? Ho qualche dubbio e i casi elencabili sono infiniti. Essere pubblicato non è sinonimo di qualità narrativa. Sarebbe troppo semplice. Come non credo che si possa affermare che la patente di scrittore te la possa dare una casa editrice. Ti può legittimare sul mercato editoriale, ma questa, per me, è un'altra questione. Basta entrare in una libreria qualsiasi per capire come spesso, i libri, siano trattati come semplici prodotti di consumo. Copertine identiche, titoli che si somigliano tutti, richiami a vampiri, spezie (zenzero, sandalo, caffè) o lavori (esecutore, imbalsamatore, esattore) per non capire che c'è una corsa sfrenata alle 50 (e più) sfumature di grigio.
Lo squalo mangia il pesce più piccolo...e la lotta è impari e disperata.
Se potete date fiducia alle piccole realtà editoriali. Investite un po' di soldini negli esordienti. Scoprite cosa si dice di nuovo sul mercato editoriale. Non chiudetevi nella vostra torre d'avorio. L'umiltà e il confronto portano molto lontano.
 
Ve lo dice uno che scrittore, forse, non lo diventerà mai.