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mercoledì 27 marzo 2013

MALOCCHIO


Ieri mattina, parlando con i colleghi di crisi economica e di locali commerciali che abbassano le saracinesche,  Salvatore, il cuoco napoletano, ci ha spiegato come si fa a Napoli per benedire un locale, un ristorante, un negozio quando si teme qualcosa (crisi, malocchio, sfortuna in genere). 
La soluzione ideale è quella di chiamare un sacerdote gay. 
Io, Wilma e Claudia ci siamo guardati negli occhi increduli e dubbiosi. 
"Ma scherzi, vero?" chiedo io.
"No, no... è proprio così. Chiami un sacerdote gay e risolvi tutti i tuoi problemi."
"E come lo capisci che un sacerdote è gay?"
"Eeeee... guagliò, si capisce... qui nessuno è fesso!" mi risponde lui facendomi l'occhiolino.
"E io che pensavo che il top fosse un sacerdote con la pancia o con la gobba..."
"No, dev'essere gay se vuoi che la benedizione funzioni!"

Dopo questa notizia ho pensato ad alcune cose per spiegarmi il momentaccio che stiamo vivendo:
1- con tutte le attività commerciali che chiudono forse la benedizione di un sacerdote gay non è così infallibile come pensa Salvatore.
2- il numero di sacerdoti gay è decisamente insufficiente per soddisfare l'elevata richiesta di benedizioni in questo periodo drammatico per l'economia.
3- non esistono sacerdoti gay.
4- la sfiga guarda più allo spread che alla sessualità dell'uomo di chiesa.
5- a Napoli hanno molta fantasia.

mercoledì 6 marzo 2013

LO GNOCCO IN CUCINA

Questa mattina parlavo con un amico commerciante e in silenzio ascoltavo il suo sfogo che posso riassumere con una sola esclamazione: qui non entra più nessuno!
Il passo successivo è stato provare a immaginare un modello di vita diverso. 
Il mio amico è un ex-cuoco che, una quindicina d'anni fa, ha lasciato il suo lavoro per prendere in mano l'attività commerciale del padre. Un impegno che ha coinvolto l'intera famiglia e che ora, dopo anni di sacrifici e belle soddisfazioni, è arrivato a un punto morto. 
Se ti guardi intorno capisci che il fenomeno è trasversale e coinvolge tutto il commercio. Basterebbe girare per le strade di Alghero per capire le proporzioni del dramma. La gente non ha soldi e quei pochi soldi che ha se li tiene ben stretti per pagare tasse, mutuo, bollette, cibo e imprevisti vari. 
Il soldo non gira, il commercio non va, i consumi crollano, i posti di lavoro sfumano come per magia e tu... tu ti chiedi: resistere o chiudere bottega? Restare prigioniero dentro le mura del negozio o cercare nuove forme di lavoro? 
Hai un talento? Sai fare bene qualcosa? E allora mettiti in gioco... metti in discussione abitudini, comodità e piccoli privilegi... creati un nuovo sistema di priorità. 
Si può vivere con poco senza una pressione fiscale che ti uccide, senza le ditte che ti chiamano per pagare la merce che non sei riuscito ancora a vendere, senza la banca che gode perché il tuo scoperto gronda sangue. 
Sinceramente non ho saputo cosa rispondere al mio amico quando mi ha esposto i suoi dubbi... ma quando ho scoperto questo favoloso sito LO GNOCCO IN CUCINA... ho subito pensato a lui. 
Certo, noi non viviamo nella fantasmagorica Milano, la città dove tutto è possibile, ma perché non possiamo pensare in modo estremo, coraggioso, rivoluzionario... cosa abbiamo da perdere? La faccia?
Un bel cuoco gnocco che arriva a casa tua, cucina per te e i tuoi ospiti, vivacizza una serata o un evento e tu... padrone di casa... devi solo pensare a goderti il cibo, il cuoco gnocco e i sorrisi soddisfatti dei tuoi amici.
Clienti benestanti e generosi che non hanno problemi per arrivare a fine mese, ovvio... c'è sempre uno zoccolo duro d'italiani che la crisi non sa neanche cosa sia.
Caro amico... ti manca solo il certificato di GNOCCO e poi hai tutto quello che ti serve per cambiare il tuo destino con due colpi di culo!

lunedì 4 marzo 2013

SENTIRSI ALL'ALTEZZA GIUSTA


Questa mattina sono tornato all'ufficio di collocamento per aggiornare la mia scheda anagrafica.
L'impiegato, controllando i miei dati, mi ha informato che rientrerei in una legge che garantisce degli sgravi fiscali al datore di lavoro. Sono tornato a casa tutto contento. Poi, parlando con un amico che di mestiere fa il consulente del lavoro, ho ricevuto informazioni opposte. Il mio umore è tornato giù. Un saliscendi niente male per le mie coronarie. La giornata di sole invitava a rallentare il passo, sedersi in un bar della piazzetta e godersi un caffè in compagnia... e così ho fatto. Un momento di tregua per non pensare a tutti i miei casini. Sarebbe opportuno non rispondere più al telefono per non sentire brutte notizie... sperare che le persone che amo trovino la luce e il sorriso. 
La città, sepolta sotto un sudario di tristezza, inizia a dare i primi segni di vita... l'arrivo delle vacanze pasquali... i primi voli... i turisti. Il lavoro che si rimette in moto. E io, insieme ad altre migliaia di persone, in cerca di un posto. Una lotteria, dove contano le agevolazioni, l'età, la fortuna, le conoscenze.
E la politica che fa? Nulla.
Un balletto ridicolo. 
Mi dicono che sono troppo pessimista. Già... perché c'è forse qualcosa per cui ridere? Ditemi voi.

Mi sono goduto solo una piccola gioia in questi ultimi giorni... un mio racconto è stato scelto per una raccolta che parla di giocattoli... un libro che, se tutto va bene, uscirà nel prossimo autunno per Farnesi Editore.
Per il resto... si galleggia... parteciperò anche quest'anno al Torneo di GeMS... ma questa volta, dopo 3 edizioni, non provo nessuna spinta e nessuna gioia. Brutta cosa perdere l'innocenza...

Spero di ritrovare presto la voglia di scrivere... e visto che ci siamo... anche quella di vivere.

Vorrei saper pregare per te... e anche per te... crederci a tal punto da smuovere tutto questo silenzio... non sentire più le lacrime e il rumore dell'acqua... non perdere più i ricordi... e non sentire la paura del futuro... colorato un tempo... e oggi lucido e bianco.


domenica 24 febbraio 2013

DIVIETO DI ACCESSO


Mercoledì mattina ho ricevuto una telefonata alle 9 del mattino. 
Era Nosferatu, il proprietario del ristorante dove ho lavorato nelle ultime 5 estati, e ha esordito così: 
"Devo darti una brutta notizia..."
"Oh, mio Dio! Cosa è successo?" ho risposto io, spaventato dalla possibilità che qualcuno di mia conoscenza si fosse sentito male.
"No, tranquillo... nulla di grave..."
"Ah, per un attimo ho temuto il peggio..."
"Volevo solo informarti che per te, quest'anno, non c'è posto. A lavorare in sala prendo mio figlio... non ha trovato niente in questi mesi e... insomma... metto lui al posto tuo. Ha 30 anni e qui e là... bla-bla-bla..."
Io ascoltavo e lo tranquillizzavo. 
"Va bene... ok... cercherò altro... non si preoccupi..."
E mentre dicevo queste cose pensavo al mio amico che doveva arrivare da Roma alle 13... a tutte le cose da fare, alla casa da sistemare, alla spesa da fare, alle lenzuola pulite da stendere sul letto, al bagno da pulire... e poi il funerale della mamma di un altro amico da presenziare quello stesso giorno... e poi organizzare in qualche modo quei 4 giorni di vacanza per Adriano... e così, preso dai mille impegni, non ho avuto il tempo materiale di pensare concretamente a questo piccolo terremoto. 
Be', sì... in effetti nulla di grave... aveva ragione Nosferatu; ho solo perso il lavoro che mi permetteva di campare in questo periodo di crisi assurda... ma, a parte questo, va tutto a meraviglia, direi!
Ho parlato con i colleghi... sono tutti molto dispiaciuti per questa scelta drastica e improvvisa del boss, ma io, non so perché, ci rimuginavo da mesi sull'eventualità di un forte cambiamento del mio destino prima dell'inizio della nuova stagione estiva. 
Ora devo capire cosa fare...
Sicuramente bloccherò il mutuo della casa per un anno.
Forse emigrerò.
Forse, in un altrove ancora indefinito, sarò più felice e fortunato di come mi sento adesso... in questo limbo grigiastro.
Forse scriverò ancora... forse qualcuno di pubblicherà... forse resterò sempre il solito pirla senza gloria.
Ho pensato tanto in queste ultime notti... nel buio della stanza... cercando di non disturbare il mio ospite... ho pensato a miliardi di cose... e ho paura. 
Una paura fottuta di non farcela...

Quello che non ti ammazza... ti fortifica.
Mi auguro BUONA FORTUNA da solo... ne ho bisogno.

P.S. - grazie ai sorrisi di Adriano... mi hai fatto ridere tantissimo in questi giorni... ne avevo un bisogno quasi fisico. E grazie a te che sai starmi vicino... discretamente. 

martedì 12 febbraio 2013

ACQUA ALLA GOLA


Questo pomeriggio mi sono recato nell'ufficio del mio amministratore di condominio per pagare le spese ordinarie e chiedere spiegazioni su alcune "minacce" contenute nella lettera ricevuta a casa... si parla di avvocati, di chiusura dell'acqua se non si effettueranno i pagamenti delle bollette, di un tetto da riparare dal mese di luglio dell'anno scorso, di morosità qui e morosità là, e il tutto scritto in un italiano alquanto curioso.

Es: "Ricordo a coloro che sono subentrati che non si facciano discorsi che loro non hanno consumato quell'acqua perché non c'erano. L'acqua verrà slacciata a loro e non a chi gli ha venduto l'appartamento; quindi si regolino di conseguenza, io non devo andare a cercare che non so più dove è!"

Il personaggio in questione non lo avevo mai incontrato - mi era sempre capitato di trattare con la moglie - e quando me lo sono ritrovato davanti ho capito tutto: è il pazzo che ha preso a urla un mio collega nel mese di agosto. Lo accusava di aver visto un rappresentante di vini graffiare con le chiavi la sua macchina parcheggiata davanti al ristorante, e questo soltanto perché un attimo prima il mio collega ci stava parlando. Non credendo al mio collega chiamò persino la polizia e fummo costretti a rispondere tutti alle domande dell'agente a pochi minuti dall'inizio del servizio serale. 
E ora eccolo lì, seduto alla scrivania, con i capelli lunghi e untuosi, le unghie sproporzionate, la camicia strattonata, la schiena curva, occhiali da miope (scrive con il viso attaccato al foglio)... un personaggio perfetto per un fumetto noir. 
Chiedo spiegazioni per capire a chi si riferiscono le minacce (io ho pagato l'acqua a novembre) e mi dice: "La lettera è generica, mica posso farla personalizzata per ogni condomino, lei deve pagare solo le quote ordinarie... niente di grave. L'unico problema scatterà se i morosi non pagheranno l'acqua entro i cinque giorni indicati nella lettera: il gestore la chiuderà al tutto condominio e ci rimetterà pure lei che ha pagato la sua quota!".
"Ah, bene... ma come sono contento! E sono molti i morosi?"
"Tanti... non so più che fare. La situazione è sempre più grave. Ha visto la Grecia? Non siamo mica lontani, sa! Anche il Papa si è dimesso..."
"E che c'entra?"
"Il degrado... è un segnale pessimo..."
"Mio Dio!"
Ho pagato le mie quote e mogio mogio me ne sono tornato a casa.
Ho aperto il rubinetto e ho guardato l'acqua scendere bella cristallina dentro il lavandino.
Durerà?
Domani vado ad accendere un cero in chiesa... non si sa mai.

giovedì 31 gennaio 2013

L'EPOPEA DEL CALENDARIO


Ho capito di essere precipitato in una crisi profonda solo negli ultimi giorni.
Non mi è capitato quando ho rischiato di non pagare il mutuo, e neanche quando ho fatto la fila all'ufficio di collocamento per iscrivermi un'altra volta alle liste di disoccupazione, e a pensarci bene non l'ho capito neanche quando ho fatto i conti con la spesa alimentare mensile, l'assicurazione della macchina e il canone Rai...non ci sono arrivato quando ho visto attività commerciali chiudere nel giro di pochi mesi, e neppure quando i cartelli VENDESI e AFFITTASI si sono moltiplicati come un'epidemia, ricordandomi l'Argentina di qualche anno fa. 
No, niente...testardo come un mulo non l'ho capito neanche quando i consumi crollavano e il mio guardaroba non si arricchiva di un solo capo nuovo...nemmeno mutande e calze...che almeno quelle a Natale te le regalavano di solito. 
Il SOLITO...non esiste più!

L'illuminazione è arrivata quando ho provato a chiedere un calendario del 2013 al market dove mi servo quasi tutti i giorni. 
Una catena di negozi che negli anni precedenti era pronta a regalarmene quanti ne volevo, tanto che alla fine ero io a dire a loro: "No, basta...per favore...non me ne servono più!"
E' successa la stessa cosa con l'assicurazione: era così bello quando con le feste natalizie mi regalavano il loro favoloso calendario con le caselle comode per segnarci gli appuntamenti importanti. Niente cose fighe di design...un sano, onesto calendario vecchio stile con tanto spazio per scriverci sopra.
E non parliamo della ferramenta...del benzinaio...del fruttivendolo...del veterinario...nessuno ti regala più l'oggetto più desiderato dei primi giorni dell'anno.
C'è la crisi... dicono...e si taglia.
In realtà non te lo dicono neppure...si limitano a sorridere in modo vago e cambiano discorso...tipo: "Ha visto che tasso di umidità insopportabile c'è questa mattina?"
E così, sconsolato e amareggiato, me ne torno a casa e guardo il vecchio calendario scaduto che ancora non sono riuscito a buttare via e penso: "Ma proprio sul mio calendario dovevano tagliare?"

lunedì 28 gennaio 2013

IL PACCO VIRTUALE


In tempi di crisi l'economia diventa creativa. 
Chi non si arrende alla sorte avversa si inventa nuovi modus operandi per guadagnarsi la pagnotta, e non sempre lo fa rubando soldi o ingannando il prossimo con truffe più o meno ingegnose; a volte, capita semplicemente un colpo di fortuna, e ti ritrovi a svolgere un lavoro particolare, a dir poco, che mai avresti immaginato neppure nella notte più acida della tua vita.
Se possiamo mettere da parte certe mode virulente (vedi la moltiplicazione dei negozi-macchinetta che ti permettono di realizzare ogni tuo desiderio 24 ore su 24...per non parlare della novità dell'anno: piccole botteghe che vendono sigarette elettroniche a una marea di tossici devoti alla dea Nicotina!)...mode capaci di auto-implodere in un tempo relativamente breve, saturando il mercato alla stessa velocità di un'epidemia di febbre...ecco, archiviati questi fenomeni malati...ci rimane la fantasia pura.
Me lo dicono spesso: INVENTATI UN LAVORO!
Fosse facile.

Sabato mattina, passeggiando con un'amica sotto un sole primaverile, ho scoperto un nuovo lavoro davvero pazzesco: un amico in comune spedisce pacchi. O per meglio dire...spediva.
All'inizio non capivo a cosa si riferisse la mia amica: ho pensato a uno di quei lavoretti-trappola dove devi produrre a domicilio collanine, biglietti, gingilli vari...e invece no. 
Il suo compito era preparare dei pacchi - dentro non ci doveva mettere niente...bastava della carta di giornale appallottolata - chiamare un corriere, spedirlo e il gioco era fatto. 
Lo faceva di continuo e in questo modo permetteva ai boss della catena delle spedizioni...di controllare l'efficienza dei suoi corrieri.
In poche parole, fingi una spedizione per verificare la qualità del servizio.
A Sassari e dintorni, ci sono solo 2 persone che si dividono l'intera fetta di mercato...il nostro amico, per un inverno intero, ha avuto del lavoro in subappalto da uno di questi signori...bene, i guadagni erano così sostanziosi che non ha avuto più bisogno di fare altro per cinque mesi. 
Peccato che la bambagia sia durata molto poco.

Io, personalmente, ero rimasto al testatore di fast-food...lavoro svolto da un altro amico...che aveva il compito di andare a consumare del cibo in una nota catena e di compilare alla fine una scheda per segnalare pregi e difetti del servizio. 

Insomma, ho capito che devo allenare la mia fantasia...se la metto tutta nelle mie storie, poi come cavolo mangio se non divento il nuovo Fabio Volo?

domenica 20 gennaio 2013

L'UOMO (AL) VERDE

Ieri pomeriggio ho deciso di mettere in ordine la mia libreria. 
Mai l'avessi fatto!!!
Sono saltati fuori dei reperti che non ricordavo nemmeno di possedere. 
E' incredibile come i libri si nascondano ed escano fuori quando meno te lo aspetti.
E questo? 
Da dove salta fuori?
Quando l'ho comprato...o mi è stato regalato?
Be', in realtà, da anni, nessuno mi regala libri e se lo fa...si muove sul sicuro dopo un'attenta indagine per non fare un buco nell'acqua.
Tutto quello che c'è dentro quel mobile - quasi tutto - sono scelte unicamente mie. 
Scelte che seguono stati d'animo, euforia, solitudine, interessi naufragati senza speranza, curiosità, innamoramenti improvvisi...
Penso che se avessi messo da parte tutti quei soldini, ora potrei ritrovarmi proprietario di una piccola casa al mare, o giù di lì!
Mia madre me lo ricorda da anni: Sei uno spendaccione che si è fottuto il patrimonio con libri e fumetti!
Mamma, ma io non fumo, non ho stravizi. Se escludiamo un bicchiere di vino a cena, non spendo in tecnologia inseguendo il nuovo modello di telefonino, mi vesto all'Oviesse...insomma, un libro potrò pure comprarmelo, o no?
Ecco, appunto, fai una vita da poveraccio!
Colpito e...affondato.
Mi sa che le mie priorità devono cambiare.

Pensate che ho trovato 8 romanzi 8 di Simenon ancora da leggere (quelli senza Maigret)...e per non farmi mancare niente ho anche tutta la collezione dei gialli di Maigret (che non sono pochi) da iniziare. 
Proposito che dura da 3 anni.
Questo è solo un esempio della mia bulimia letteraria. 
Se ci fosse una pastiglia la prenderei, almeno per alleviare i sintomi più fastidiosi.
Ho scoperto che a volte basta aspettare che l'onda passi.
Come funziona?
Quando sento un desiderio folle di comprare qualcosa - libro o cd musicale - aspetto qualche giorno contorcendomi come un indemoniato e, alla fine, passa. Semplicemente quell'urgenza svanisce. Pazzesco.
Mi succede di continuo.
Alcuni autori li compro a scatola chiusa (vedi Simenon)...per altri seguo l'istinto.
Mi piace scoprire nuovi autori, esordienti di belle speranze; per chi scrive è utilissimo confrontarsi.
Dopo il riordino della libreria, complice anche la mancanza di lavoro e le finanze allo sbando, ho capito che ho da parte libri per almeno i prossimi 20 anni; se procedo con questo ritmo d'acquisto...finirò per morire con mezza libreria ancora da leggere. 
Mi capita di pensare al mio ultimo libro.
Quel libro che non finirò, che resterà aperto sul comodino: è un pensiero triste, lo so, ma mi viene spontaneo pensare queste cose tremendissime. 
Odio l'idea di non arrivare alla fine di una storia.
Me la posso cavare solo se la sincope mi colpisce tra la fine di un romanzo e l'idea di leggerne un altro.

Quest'ansia del non poter comprare inizia a pesarmi.
Mi sento incastrato dentro un tubo...e la cosa brutta è scoprire che quel tubo puzza di merda. 
I conti sono chiari.
Pagate bollette, rata macchina, mutuo, assicurazione, bollo, canone rai, riempito il frigo e il serbatoio della macchina...cosa ti rimane?
Molto poco.
Ormai è prassi confrontare i prezzi, inseguire le promozioni, usare la lavatrice e il forno solo nelle fasce orarie più convenienti, tirare l'acqua dello sciacquone con moderazione (pipì no...pupù si).
Non ci avevo mai pensato, ma ogni volta che tiri l'acqua, se ne vanno via 12-15 litri di acqua pulitissima. E quante volte tiriamo l'acqua senza un reale motivo? 
Ecco, quando inizi a pensare a tutte queste cose...o sei un uomo-ecolgico...o sei un uomo-al-verde. 

Scusate...ora vado...Simenon mi aspetta.

martedì 11 dicembre 2012

LA TAGLIOLA E IL LIBRAIO

 
Ieri sera, nella nuova lezione del corso sull'editoria, abbiamo parlato di come un libraio lavora con le case editrici e con i distributori.
Il libraio che ci ha tenuto la lezione è un libraio indipendente, quindi la sua visione delle cose, il suo rapporto con la realtà, non può essere paragonato a quello di una libreria di catena (Mondadori, Feltrinelli ecc.).
Un operatore del settore che sceglie di essere "fuori dal mercato", indirizzandosi sempre meno sulla narrativa, e puntando sulla saggistica, con un'attenzione particolare ai temi politici ed economici. Decide, coscientemente, di dire "no" ai libri di cassetta (vedi Vespa) che le permetterebbero di "fare cassa", e "resiste", offrendo qualcosa di diverso, di settoriale, di fortemente voluto, amato, condiviso con i suoi clienti-amici-lettori.
E lo fa inserendo nel punto vendita anche artigianato sardo di qualità, scegliendo gli artigiani, piccoli, piccolissimi; proponendoli, valorizzandoli, contro l'omologazione del souvenir Made in China.
In Sardegna ci sono solo due grandi distributori, il terzo chiuderà i battenti il 31 dicembre di quest'anno. Nato solo 2 anni fa, è passato da un'insolvenza del 25% da parte delle librerie, nel primo anno di attività, a un'insolvenza del 75% nel secondo. Una situazione tragica che ha portato il distributore verso una scelta triste e complicata: quella di chiudere (o fallire).
Le altre due realtà si muovono con metodiche diverse. Il più grosso richiede pagamenti a 60 giorni cascasse il cielo in terra, il più piccolo è meno fiscale e opta per una specie di conto-deposito (a fine anno si fanno i conti e si paga il dovuto). Questo cosa comporta? Semplice: nel primo caso il libraio, con la mannaia del pagamento a 60 giorni, quando ordina, preferisce prendere autori sicuri e puntare meno sulle piccole case editrici e sugli autori esordienti (troppo rischiosi) e il distributore si ritrova con tutte le copie di una C.E. piccola in magazzino, anche se la C.E. ha chiesto al distributore di portarli comunque nei punti vendita, pur di dare visibilità al prodotto. Molti libri quindi fanno muffa in magazzino e non arrivano mai nello scaffale delle librerie.
Nel secondo caso, il libraio, ordina più sereno e può sperimentare strade nuove, autori nuovi, piccole realtà alternative.
Normalmente la distribuzione si prende il 35-40% del prezzo di copertina, il 28% rimane al libraio e il resto all'editore che, se è serio, paga anche i diritti all'autore (5-7%). Quindi vi chiederete...con un margine di guadagno così ridotto, come fanno le grandi librerie di catena a fare sconti del 25%? Semplice: hanno margini di sconto maggiori da parte delle case editrici che guadagnano sulla quantità di libri venduti.
Per le librerie c'è anche il problema del reso. Se anni fa restituire i libri costava poco; c'era infatti un decreto legge che permetteva di usufruire di sconti particolarmente agevoli per la restituzione dell'invenduto (si parla di quello che oggi equivarrebbe a 5 euro per un pacco di 30 kg.), oggi non è più così. Una delle prime cose che ha fatto il governo del Biscione appena insediato, è stata quella di eliminare questa agevolazione SOLO , e ripeto...SOLO, alle librerie indipendenti.
Perciò, mentre le grandi catene continuano ancora a usufruirne, i piccoli devono ricorrere a dei corrieri, con dei costi di spedizione altissimi che vanno a rosicchiare quel misero 28 % di guadagno di cui ho parlato prima.
Con questo tranello si spiega perché le librerie indipendenti ordinano con oculatezza...temendo fondi di magazzino eccessivi...e rispettivi costi di smaltimento. 
Non so se avete intuito come siamo messi, ma la situazione è tutto meno che rosea.
I distributori sono cari, le librerie non riescono a onorare i pagamenti, le case editrici piccole (nel caso di autogestione) non vedono i soldi, i nuovi libri in programma non si pubblicano, tutto il meccanismo si blocca e la piccola editoria, e le piccole librerie, arrancano. 
 
Se pensavate di aprire una libreria...ecco...meditate con attenzione (non parliamo di una casa editrice!). 
I denti della tagliola sono voraci e affilati, e non tutti possono vivere di ideali con un misero 28% di guadagno (anche perché è un 28% apparente...e non di sostanza).
 
Pensateci quando comprate un libro nelle grandi catene. Pensateci al vostro gesto.
E' un gesto politico importantissimo. Pensate alla piccola libreria sotto casa...alla fatica che fa per restare aperta...un presidio invisibile per non cedere al ricatto dei numeri, per non cedere all'idea imperante che un libro è un prodotto da vendere esattamente come una scatola di biscotti. 
Non è così.
Non deve essere così. 
Mai.

lunedì 3 dicembre 2012

SPULCIA-IDEE

 
Anche questo Natale la parola d'ordine è MODERAZIONE.
Solo un regalo per ogni singolo componente della famiglia.
Si decide cosa si vuole e tutti partecipano per comprare il "pensierino".
Io non ho ancora deciso.
E così metto qui un po' di idee e vediamo se mi/vi viene qualche idea.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
O mi butto sul classico libro?
 
Mah!