martedì 28 giugno 2016

COCCODRILLO



Mi sa che è proprio vero che la scomparsa di certi personaggi pubblici ti colpisce più o meno in base a quanto quel personaggio ha plasmato la tua esistenza. Ovviamente, davanti alla morte, bisogna sempre togliersi il cappello in segno di rispetto.Beh, forse non proprio sempre, sempre. Diciamo "quasi sempre". 
C'è anche tanta brutta gente in giro, diciamocelo, e se schiatta, non dico che brindi alzando i calici al cielo, ma fondamentalmente non te ne frega un fico secco.
Io, al cinema, ho visto solo un film di Bud Spencer quando ero ragazzino, e c'erano di mezzo dei coccodrilli nel titolo. (titolo rimosso). Ci andai con i compagnetti di scuola. Loro erano tutti eccitati e ridevano durante la proiezione come dei debosciati.
Io mi annoiai a morte e mi ripetevo di continuo: "Ma cosa cavolo ci faccio qui?". Prima e ultima volta.
Anche quando trasmettevano i suoi film alla televisione, e mio padre se li guardava se erano di genere western (diciamo western), perché lui guardava tutto quello dove appariva una diligenza, una pentola di fagioli e un indiano a cavallo, io facevo altro. Mi leggevo un fumetto o un libro. Ma scappavo dalla tv.
Non so perché non mi abbia mai "catturato".
Ricordo invece benissimo che rimasi sconvolto dalla visione di un film di Coppola intitolato "I ragazzi della 56a strada", dove recitava un giovanissimo Matt Dillon e una schiera di attori pischelli che diventeranno famosi da lì a pochi anni.
Quello sì che mi sconvolse e mi fece stare male. Si parlava di amicizia, famiglia e onore. E io, come un cretino, fui travolto dalla storia. Provai amore per quei personaggi e nostalgia per loro. Li avrei voluti dentro la mia di vita. Mentre di avere Bud Spencer o l'amico magro con la faccia da volpe (diventato Don Matteo in età adulta) nella mia vita, non mi interessava nulla.
Insomma, ero già strano alle elementari e alle medie la cosa non è migliorata, anzi.
Mi è capitato di vedere da poco un documentario sulla vita artistica di Bud Spencer e mi ci sono soffermato una mezz'ora, ricordando l'amore dei miei compagni per quel gigante con la mano pesante. Era un po' come guardare un documentario sulle piramidi o la foresta amazzonica. Imparavo delle cose che non sapevo, ma emozione zero. Nessun ricordo, se non quell'unico ricordo negativo. Forse mi sono perso un mondo. Forse.
Ps. io, ancora oggi, non riesco a guardare il film di Coppola senza stare male. Uno struggimento pazzesco. Per un film, tra l'altro, sicuramente minore nella sua immensa filmografia. Vai a capire come funziona il cervello e il cuore. Vai a capire. 

lunedì 13 giugno 2016

ORLANDO

Ho saputo di Orlando al lavoro. Ho saputo che era successo qualcosa senza sapere bene cosa. Ho continuato a lavorare con il bisogno urgente di capire e sapere di più. Poco prima di finire il turno ho letto "50 vittime in una discoteca" e subito dopo sono inciampato sul messaggio di cordoglio di quella iena di Mario Adinolfi. Ho provato una rabbia così forte e una tristezza così grande che avrei bruciato il mondo intero e i suoi pregiudizi con la sola forza del mio cuore. 
Le parole non sono innocue. Le parole modellano il pensiero, lo condizionano e lo dirottano verso derive pericolosissime. Siamo tutti responsabili e i politici, la chiesa e "i maestri" ancora di più. Seminare odio produce solo frutti d'odio. Amari e succosi.
Penso a tutte le stronzate che ho letto durante la discussione sulla Cirinnà. Stronzate solo in apparenza, in realtà semi di odio velati da civile confronto. E così i dibattiti che ritornano sempre quando si parla di gaypride. Inutili sfilate di pagliacci esibizionisti. E certo. Molto meglio le sfilate di camicie nere tutte uguali. Molto meglio. Saranno contenti molti di questi sublimi pensatori (e sostenitori) della "normalità". 
50 culattoni in meno. 50 peccatori in meno. 50 possibili genitori deviati in meno.
Alziamo i calici!

domenica 13 marzo 2016

UNO SPUTO DI CIELO - 27 RACCONTI SENZA PARACADUTE


Sono diventato papà per la terza volta. Dopo "Domani sarà un giorno perfetto", dopo "Il clan dei cari estinti", arriva la raccolta di racconti ispirata al mio blog. "Uno sputo di cielo".
Un lavoro che mi ha impegnato per 15 mesi, dove ho coinvolto 25 scrittori e 12 artisti. Un contenitore di storie, sogni, immagini e progetti futuri. Un modo concreto per trasformare le parole in mattoni, banchi di scuola, medicine, giocattoli, cibo.
Qui sotto trovate il comunicato ufficiale della Watson edizioni che ha creduto in questa idea folle, assecondandomi e portando il libro nelle librerie. Un grazie enorme all'arte di Antonio Lorente che ha realizzato una cover splendida, reinterpretando a modo suo la mia idea di un "monello" che fa una bella linguaccia al mondo.
Un grazie immenso anche agli scrittori e agli artisti che mi hanno detto un generoso "Sì".
Gli scrittori coinvolti sono, a parte il sottoscritto:Gianluca Morozzi, Alessandro De Roma, Piergiorgio Pulixi, Riccardo Gazzaniga, Gianfranco Cambosu, Silvia Geroldi, Claudia Crabuzza, Daniela Frascati, Fabio Forma, Francesca Montomoli, Vincenzo Restivo, Elio Satta, Roberto Alba, Stefano Bonazzi, Giuseppe Marotta, Elena Cabiati, Alessandra Gaggioli, Nunzia Volpe, Massimiliano Ferrone, Lalla Careddu, Stefano Pastor, Simona Baldelli, Francesca Caldiani, Gianni Tetti.
Gli artisti coinvolti sono: Pier Gallo, Anna Ferrari, Ivan Lodi, Giovanni Pastorello, Antonio Lucchi, Roberto Oliva, Lorenza De Luca, Emilio Pilliu, Alessandro Marongiu, Max Mazzoli, Flavia Biondi, Jonathan Fara.
18 Marzo, data da ricordare!
Arriva in libreria "Uno sputo di cielo. 27 racconti senza paracadute"
Uno splendido libro curato da Carlo Deffenu e destinato a raccogliere fondi per l'orfanotrofio di Betlemme.
270 pagine, 25 scrittori, 12 artisti.
Prezzo di copertina 12 euro.
E in più una sorpresa, arriverà presto un particolare pezzo unico del libro (Cartonato, rilegatura filo refe a mano) che sarà messo all'asta!
Leggere e fare beneficenza non è mai stato così semplice!
Restate in ascolto: presto vi dirò dove organizzeremo le prime presentazioni. Vi aspetto numerosi! 

sabato 12 marzo 2016

LA BANALITÀ DEL MALE

"
"Tutto è cominciato una settimana fa, con l'incontro con un ragazzo all'uscita del cinema che diceva di chiamarsi Carlo, lo scambio dei numeri di telefono e la promessa di vederci all'indomani insieme ad altri amici. Con Carlo così, vengono Angelo e Gianni, chiacchieriamo un po', poi si decide di fare qualcosa all'indomani, io dico che non avrei potuto, allora si fissa per lunedì. L'appuntamento è per le quattro del pomeriggio. Arrivano solo Angelo e Gianni, Carlo, dicono, aveva una festa alla sua villa di Lavinio, se avessimo voluto raggiungerlo… ma a Lavinio non arrivammo mai. I due a un certo punto si fermano a un bar per telefonare a Carlo, così dicono; quando Gianni ritorna in macchina dice che l'amico avrebbe gradito la nostra visita e che andassimo pure in villa che lui stava al mare. La villa era al Circeo e quel Carlo non arrivò mai. I due si svelano subito e ci chiedono di fare l'amore, rifiutiamo, insistono e ci promettono un milione ciascuna, rifiutiamo di nuovo. A questo punto Gianni tira fuori una pistola e dice: "Siamo della banda dei Marsigliesi, quindi vi conviene obbedire, quando arriverà Jacques Berenguer non avrete scampo, lui è un duro, è quello che ha rapito il gioielliere Bulgari". Capiamo che era una trappola e scoppiamo a piangere. I due ci chiudono in bagno, aspettavano Jacques. La mattina dopo Angelo apre la porta del bagno e si accorge che il lavandino è rotto, si infuria come un pazzo e ci ammazza di botte, e ci separano: io in un bagno, Rosaria in un altro. Comincia l'inferno. Verso sera arriva Jacques. Jacques in realtà era Andrea Ghira, dice che ci porterà a Roma ma poi ci hanno addormentate. Ci fanno tre punture ciascuna, ma io e Rosaria siamo più sveglie di prima e allora passano ad altri sistemi. Prendono Rosaria e la portano in un'altra stanza per cloroformizzarla dicono, la sento piangere e urlare, poi silenzio all'improvviso. Devono averla uccisa in quel momento. Mi picchiano in testa col calcio della pistola, sono mezza stordita, e allora mi legano un laccio al collo e mi trascinano per tutta casa per strozzarmi, svengo per un po', e quando mi sveglio sento uno che mi tiene al petto con un piede e sento che dice: "Questa non vuole proprio morire", e giù a colpirmi in testa con una spranga di ferro. Ho capito che avevo una sola via di uscita, fingermi morta, e l'ho fatto. Mi hanno messa nel portabagagli della macchina, Rosaria non c'era ancora, ma quando l'hanno portata ho sentito chiudere il cofano e uno che diceva: "Guarda come dormono bene queste due!"

Queste sono le parole di Donatella Colasanti, scampata al massacro del Circeo. La sua amica, Rosaria Lopez, non ebbe la stessa fortuna. Fu ritrovata cadavere nel portabagagli di una Fiat 127. 



Ho ripensato a questo terribile fatto di cronaca (ma negli anni se ne sono ripetuti tantissimi) quando ho letto frasi farneticanti di molti commentatori (politici, opinionisti del "so-tutto-io", gente comune) pubblicate sui giornali online e su Facebook, sul caso agghiacciante della morte di Luca Varani nell'appartamento di Manuel Foffo. Si è arrivati a evocare la pena di morte e usare questo episodio al limite della comprensione umana (vedi il caso Circeo) per colpevolizzare il mondo gay, accusato di abominio per uso di droga, sesso sfrenato e violenza su un povero ragazzo attratto lì con l'inganno. Ovviamente, gli sciacalli, usano sempre questi fatti di cronaca per strumentalizzare l'opinione pubblica, per parlare alla pancia (anzi, all'intestino) della gente, e così facendo inquinano il dibattito sulle unioni civili e le adozioni, con sparate meschine e fuorvianti. 
Gli uomini (nel senso ampio del termine) hanno sempre ucciso nei modi più crudeli e barbari. Una storia antichissima. E gli assassini sono assassini a prescindere dai loro gusti sessuali. I violentatori-assassini del Circeo erano giovani ragazzi eterosessuali della Roma Bene. Perché lo hanno fatto? Perché hanno massacrato di botte due povere ragazze del quartiere popolare della Montagnola? Impossibile capire cosa spinga la mente umana a pensare e compiere gesti così estremi e brutali. Pensiamo a Erika e Omar? Due adolescenti come tanti altri che un giorno decidono di massacrare la famiglia di lei a colpi di coltello. Il padre, alla fine, si salvò. A perire sotto la furia dei due giovani furono la madre di Erika e il fratellino di 12 anni. Una vera e propria mattanza che sconvolse gli inquirenti arrivati sul posto. La banalità del male, direi. Perché spesso, indagando e scandagliando le motivazioni profonde che hanno portato al delitto, si scopre che queste motivazioni sono tutt'altro che profonde, ma banali, superficiali, e ancora più inquietanti per questo motivo. 
Io chiederei alla giustizia italiana di punire con sentenze più dure chi si macchia di delitti così atroci. Vi ricordate la storia di uno degli assassini del Circeo? 
Angelo Izzo, nel 2004, approfittando della semi-libertà, uccise altre due donne (madre e figlia) legandole e strangolandole. La ragazzina aveva solo 14 anni. 
Ora il Foffo identifica la scintilla del massacro con il suo odio viscerale per il padre (quel padre che lo ha difeso a spada tratta nei salotti televisivi) e quindi, la morte di Luca Varani, sarebbe un assurdo sfogo per interposta persona. 
Io non so se sia vero. Il "dopo" è sempre caratterizzato da cambi di versione, ricostruzioni differenti, scambi di accuse e responsabilità. 
Io vorrei solo vivere in un Paese dove gli assassini vengono giudicati per quello che hanno fatto, senza nessuna criminalizzazione dei loro gusti sessuali. Perché amare o desiderare persone del proprio o dell'altro sesso, nella stragrande maggioranza dei casi, porta solo amore e gioia, non morte e violenza.
Mi pare, tra l'altro, una cosa così ovvia, che non sarebbe neanche il caso di precisarla in un post. Solo un'idiota potrebbe sostenere che tutti gli eterosessuali sono pericolosi perché un branco di ragazzi violentò, torturò e uccise delle ragazzine inermi. Lo stesso ragionamento vale per il caso di Luca Varani. I due assassini sono due assassini. Punto. E vanno puniti per quello che hanno fatto. Si indaghi pure sulle loro abitudini di vita che non si possono però in nessun modo allargare a un'intera categoria umana. 
Anche la dichiarazione di Rita Dalla Chiesa, condivisa da moltissime persone (anche miei amici e conoscenti) non riesco a condividerla. Sono contrario alla pena di morte sempre e comunque. Troppo comodo usarla o tirarla fuori a intermittenza quando veniamo toccati da una storia o un accadimento particolare. Pretendo una giustizia più giusta, questo sì, ma la pena di morte non ha mai, e ripeto, mai, impedito al male di manifestarsi e agli uomini di sbagliare. 
Insegnare il rispetto per le differenze, credo che sia una via giusta per migliorare il nostro mondo. Insegnarlo nelle scuole, scioglierlo nel latte del biberon insieme ai biscotti con cui alimentiamo i nostri figli, farlo uscire dalle tette morbide delle madri. Fare in modo che sia parte integrante delle cellule che creano e determinano i nostri figli. DNA trasmesso da padre in figlio. Da maestro ad alunno. Da uomo a uomo. 
La cultura, la condivisione, il rispetto, l'empatia... tutto questo può davvero guarire il mondo dalla banalità del male.

martedì 8 marzo 2016

UN PROGETTO NATO DA UN BLOG





































Ecco, finalmente posso svelare il progetto a cui ho lavorato per 15 mesi. 
Un progetto che parte dal mio blog e che vuole andare molto lontano usando la fantasia. Seguiteci, sarà bellissimo stare tutti insieme per un viaggio che spero ci porterà molto lontano. Nel carrozzone sono saliti molti scrittori e molti artisti e io sono fiero di ogni parola scritta, di ogni immagine disegnata, di ogni scatto fotografico, di ogni passo fatto, giorno dopo giorno.

Sotto il primo comunicato della Watson Edizioni:
Il 2016 lo inauguriamo con una pubblicazione con finalità benefiche.
"Uno sputo di cielo. 27 racconti senza paracadute."
Un progetto di Carlo Deffenu dedicato al mondo dei più piccoli, ai tanti bambini nati in un posto sbagliato nel momento sbagliato.
Bambini splendidi e con grandi occhi pieni di cielo.
Hanno preso parte alla raccolta 25 scrittori e 12 artisti:

Gianluca Morozzi, Alessandro De Roma, Piergiorgio Pulixi, Riccardo Gazzaniga, Gianfranco Cambosu, Silvia Geroldi, Claudia Crabuzza, Daniela Frascati, Fabio Forma, Francesca Montomoli, Carlo Deffenu, Vincenzo Restivo, Elio Satta, Roberto Alba, Stefano Bonazzi, Giuseppe Marotta, Elena Cabiati, Alessandra Gaggioli, Nunzia Volpe, Massimiliano Ferrone, Lalla Careddu, Stefano Pastor, Simona Baldelli, Francesca Caldiani, Gianni Tetti.

Pier Gallo, Anna Ferrari, Ivan Lodi, Giovanni Pastorello, Antonio Lucchi, Roberto Oliva, Lorenza De Luca, Emilio Pilliu, Alessandro Marongiu, Max Mazzoli, Flavia Biondi, Jonathan Fara...
e Antonio Lorente che ha curato la splendida copertina.

Seguiteci quindi! 


Il volume arriverà in libreria il 18 Marzo e sarà possibile acquistarlo anche online.
L'incasso sarà interamente devoluto all'associazione Ponti non Muri per il progetto in atto presso l'orfanotrofio La Creche di Betlemme.

venerdì 4 marzo 2016

IL TEMPO CALDO DELLE MOSCHE di VINCENZO RESTIVO


Conosco Vincenzo Restivo personalmente. Condividiamo la stessa casa editrice, la Watson Edizioni, e durante la fiera dell'editoria indipendente a Roma, PiùLibriPiùLIberi, abbiamo condiviso tempo, idee, sogni e speranze. 
Una bella persona, Vincenzo, diversamente da tanti autori (anche giovani) che qualche volta sarebbe meglio non incontrare mai, limitandosi a leggere le loro opere. Una persona umile, uno scrittore istintivo, intenso e che non si nasconde dietro maschere di comodo. 
Ci siamo conosciuti personalmente, dicevo, eppure, leggendo questo terzo romanzo, sono rimasto spiazzato dalla storia e dalla forza delle immagini che la sua arte ha dipinto. Godendo del suo affresco ho ripensato al ragazzo con cui ho pranzato, bevuto un caffè, preso la metro, riso e scherzato, e ho capito che non si può cogliere tutto di una persona, anche credendolo possibile, non ci si riesce mai davvero. 
Siamo prismi misteriosi e riflettiamo luci infinite.

IL TEMPO CALDO DELLE MOSCHE è un vero pugno nello stomaco. Un'ambientazione bucolica che nasconde molti segreti e molti angoli bui. Una storia che potrebbe definirsi horror pur non essendolo del tutto, ma anche un romanzo di formazione e un'indagine sul contagio del male in una comunità dove si professa amore e condivisione. Alcune scene sono memorabili. Molto cinematografiche. Una fra tutte? La scena dove si descrive un bambino che trascina con il guinzaglio una lontra morta, come se l'animale fosse ancora vivo. Un flash che non ti scordi, che ti rimane impresso a fuoco nella retina della fantasia. 
Io non racconto mai le trame dei libri, preferisco sottolineare emozioni e stati d'animo. La scrittura di Restivo è fuori dal tempo e non ha connotazioni rigide che possono darci un'idea precisa di dove ci troviamo proiettati. Il luogo fisico conta poco. Il paesaggio è universale e abita dentro di noi, ci invade, ci imprigiona, ci rende vittime e carnefici. La sua narrazione ricorda una favola nera e crudelissima. Una favola orfana di lieto fine e con una morale smembrata e lasciata lì, come pezzo di carne in balia delle mosche... che tutto vedono, tutto coprono, tutto succhiano con la loro insaziabile ingordigia. 
Alla fine della lettura un fantasma ha continuato a tormentarmi crudele per molti giorni e non mi è stato possibile scrivere niente finché non ho frapposto la giusta distanza tra me e la storia di Martin e Caleb. 
E ancora adesso una domanda mi tormenta assillante: c'è possibilità di una redenzione per chi commette un delitto? 
Oppure, quando il male ci contagia, i gesti più deprecabili diventano banali e scontati? 



mercoledì 3 febbraio 2016

RED HOT


Ci sono molte manie e molti feticismi quando si parla di bellezza e attrazione. 
I rossi sono una fissa molto diffusa, almeno a dare retta ai pareri di molti amici e conoscenti.
Il fascino dei rossi incuriosisce, turba, intriga e spesso, nei romanzi, le donne fatali sono rosse di capelli e gli uomini, invece, interpretano o il nerd imbranato o il cattivone di turno. 
Ruoli sempre estremi, mai banali... come se il rosso determinasse una connotazione estetica così forte da non passare inosservata.
I rossi imperversano in alcuni paesi europei e qui da noi, invece, sono decisamente molto meno diffusi. Si parla di rossi naturali. Quelli chiarissimi di pelle e con le lentiggini sparse su tutto il corpo. 

Per omaggiare la bellezza dei rossi è stato creato un calendario e un libro.
Un rosso caldo.
Provocatorio.
Tentatore.

Le immagini meritano e bisogna ammettere che davanti a tanta bellezza si può solo soccombere, anche se, diciamocelo, si tratta di modelli e modelle... gente che con la bellezza ci campa alla grande. Nella realtà le cose, come per tutti, sono un po' diverse. E infatti, io, in classe, mi sono ritrovato il rosso più brutto e antipatico che mi potesse capitare in sorte. E la ragazzina rossa della classe accanto alla mia, era molto diversa dalla ragazzina dai capelli rossi che tormenta da sempre le notti di Charlie Brown. Perché la vita reale è molto più crudele di un film, un romanzo o un fumetto. 

P.s. - e voi siete attratti dai rossi/rosse?

P.s. 2 - ora che ci penso il mio editore è rosso. Quindi i rossi hanno anche un certo buongusto nello scegliere gli autori da pubblicare. :-)
























venerdì 22 gennaio 2016

SEDUZIONE UN TANTO AL CHILO


Succede di imbattersi in servizi fotografici strani, bizzarri, ironici, provocatori e quando succede ti fermi un attimo per capire cosa stai guardando di preciso. 
Intasati come siamo da immagini patinate, plastificate, super-toniche, asciutte, glabre, leggere, ieratiche... quando inciampi in uno scatto anomalo, alieno, tu per primo devi fare un reset mentale per osservare l'immagine con occhi nuovi.

Guardando queste foto la prima cosa che ho pensato è stata: ma guarda un po', un gay con un'estetica bear che gioca ironicamente con la sua fisicità generosa per prendere in giro i modelli delle riviste patinate. Poi leggi, ti informi e capisci che hai sbagliato tutto.

Lui è Brendon Williams di Langford, Canada. Nel mese di settembre chiede alla sua amica fotografa Masika May di scattare delle foto sexy per realizzare un libro fotografico che vuole regalare alla moglie per il suo compleanno che cadrà il 19 gennaio. L'amica decide di accettare anche se normalmente non sono il tipo di foto che ama scattare. Lo fa perché conosce la coppia da una vita e negli anni ha immortalato tanti momenti della loro storia d'amore. 
Il risultato? Non lo so. Mi dovrei mettere nei panni della moglie ma, a naso, direi che qualche bella risata può aver solo scaldato un bel momento di complicità tra moglie e marito. Olè!








giovedì 21 gennaio 2016

I BAMBINI QUI NON ENTRANO


In questi giorni si parla molto della scelta di un ristoratore di vietare l'ingresso nel proprio locale ai bambini piccoli e alle carrozzine dopo una serie di situazioni spiacevoli che hanno creato vari problemi sul lavoro. 
Ho letto molti commenti su facebook dove diverse persone esprimevano il loro parere sullo spinoso argomento. Anche Barbara D'Urso, in super esclusiva, si è collegata con il ristoratore incriminato per parlare direttamente con lui delle ragioni profonde che lo hanno spinto a fare una scelta così drastica. 
Potevo esimermi io, dopo anni di onorata carriera tra i tavoli di molti ristoranti, di dire la mia? E no... direi proprio di no! 

Allora, iniziamo a elencare un po' di cose...

Un ristorante è un luogo dove ci sono delle persone che lavorano. Anche se sono gentili, vestiti tutti uguali come dei pinguini e vi trattano come se davanti agli occhi gli fosse apparso all'improvviso Papa Francesco, ecco, quelle persone sono lì per lavorare o, per meglio dire, sono lì per servirvi un pranzo o una cena, farvi mangiare bene con la vostra famiglia o i vostri amici, e farvi andare via con un bel ricordo del luogo e del cibo consumato. 
Tecnicamente si chiamano camerieri, barman e poi ci sono anche i cuochi che cucinano e i lavapiatti che lavano quello che voi sporcate. Tutto ruota sul cibo, ok? Quindi, per favore, non scambiateli per psicologi, baby-sitter, educatori o pinguini votati al martirio. No, non sono niente di tutto questo. 
Per questo motivo, quando andate in ristorante, imparate a sedervi intorno al tavolo con i vostri bambini, ordinate le cose che vi garbano e mangiate sereni. 
I bambini che corrono e urlano tra i tavoli non sono graditi, perché i camerieri devono muoversi senza l'ansia di calpestare nessuna pulce urlante e perché devono portare i piatti caldi nei vari tavoli senza la paura di rovesciare la fregula bollente sulla testa di un cliente per una frenata improvvisa. Anche gli altri commensali possono apprezzare molto poco la simpatia dei vostri pargoli che urlano, corrono o buttano cucchiaiate di cibo per terra o le lanciano in orbita verso il soffitto. 
Dipende solo da voi e dalla vostra educazione fare in modo che un pranzo o una cena con i vostri amati figli non si trasformi in un assalto a Fort Apache.

Perciò:
1- quando prenotate un tavolo ricordatevi sempre di conteggiare anche i bambini e di precisare se c'è qualche passeggino da sistemare. Quindi non prenotate per 6 per poi presentarvi in ristorante in 9. Ovvero, 6 adulti, 2 bambini piccoli e un bambino neonato dentro un passeggino-astronave-aliena stile Star Trek che occupa più spazio di un camion. I tavoli non sono fatti di gomma e così neanche le mura... si rischia di non trovare posto. E la scusa: "Non ci abbiamo pensato" non aiuta i camerieri a risolvere il problema. Ok?

2 - quando il vostro bambino non mangia non iniziate a intimorirlo dicendogli che se non manda giù la pasta il signore (ovvero il cameriere) si arrabbierà molto e chiamerà l'uomo nero. Lo trovo un modo poco carino ed educativo di instillare nel futuro adulto una paura inconscia dei camerieri.

3 - quando i vostri bambini si alzano dal tavolo e iniziano a correre per la sala, sappiate che se arriveranno a buon fine soltanto la metà delle maledizioni che vi stanno sparando con gli occhi i camerieri e gli altri commensali, il vostro pargolo non arriverà vivo al suo quarto compleanno. 

4 - quando i vostri bambini fanno più casino di una banda musicale a un incontro di rugby, non li guardate con fare minaccioso se poi sapete benissimo che il vostro sguardo assassino non ha mai sortito un reale effetto sui loro comportamenti criminali. 

5 - quando i vostri bambini vanno in bagno da soli e pisciano fuori dal water e con la carta igienica realizzano un pupazzo di neve per assecondare la loro vena artistica... ecco, quando succede, cari miei, pensate sempre che qualcuno, quel casino lo dovrà pulire. La fatina dei cessi non è stata ancora inventata.

6 - quando andate via e vi scusate per il casino che avete lasciato sotto il tavolo dicendo al cameriere che di solito il vostro Marcolino non lo fa mai e non capite cosa gli ha preso quella sera... ecco, quando lo fate, non dovete credere neanche per un attimo al sorriso stampato sulla faccia del cameriere mentre vi risponde: "Non si preoccupi, signora!". Nella migliore delle ipotesi si tratta di una paresi facciale. 

7 - quando chiedete al cameriere se è possibile portare via gli avanzi lasciati nel piatto dal vostro pargolo urlante, non togliete sempre la scusa del gatto o del cane. Chiedete pure senza inventarvi scuse assurde. Intanto, al cameriere, di quello che farete con gli gnocchetti o il salmone affumicato, non gli importa un fico secco. 

8 - quando andate in ristorante, guardatevi intorno e chiedetevi perché i figli degli stranieri stanno seduti intorno al tavolo con i loro genitori e mangiano, e parlano, e sorridono senza rompere le palle a nessuno. Chiedetevelo.

9 - se un cameriere vi fa notare che i vostri bambini stanno disturbando non guardatelo come se vi avesse appena detto che avete uno stronzo caldo posato sulla punta della testa. Alzatevi e recuperate gli indemoniati. 
Non è contemplata in nessun caso la frase: "Ma sono solo bambini!"

10 - quando i bambini sono piccoli si può tranquillamente mangiare a casa. Così, il pavimento sporco, poi, lo pulite voi. 

Grazie.

Ps. detto questo... concludo con una massima: fare il cameriere è una prova di resistenza umana che richiederebbe stipendi molto, ma molto più alti e una medaglia al valore appuntata sul petto della divisa.

Grazie 0.2

lunedì 18 gennaio 2016

LA PATENTE CHE NESSUNO TI POTRÀ MAI DARE


Tutti che si riempiono la bocca con la parola BAMBINI. Salvare i bambini. Preservare i bambini. Difendere i bambini. Prima di tutto i bambini. Bambini qui e bambini là. Tutti perfetti, tutti bravissimi, tutti eccelsi quando si parla a vanvera di diritti che riguardano ovviamente qualcun altro. I loro diritti non si toccano che quelli sono divini, naturali, costituzionali, ma soprattutto benedetti dalla Santa Chiesa che con i bambini coltiva da sempre un rapporto privilegiato. 
Come se bastasse possedere un utero e una prostata per trasformare due persone in due buoni genitori. Osservando le cosiddette famiglie "naturali" o "normali", osservando bene i loro bambini protetti da "un sistema standard" che li preserva dallo shock di avere due mamme o due papà (blasfemia!!!)... beh, guardandoli bene (il ristorante è un punto di osservazione piuttosto interessante) mi chiedo dove sia nascosta questa benedetta perfezione tanto sbandierata. 
Spesso mi sono chiesto da solo: "E a questi due nessuno può dire niente solo perché sono geneticamente sdoganati e possono mettere al mondo tutti i figli che vogliono?" E sì, più di una volta mi sono detto: "Poveri bambini!" 

Penso da sempre che fare i genitori sia complicatissimo e richieda una pazienza e una volontà incredibili, un grande amore e una forte determinazione. Pazienza, volontà, amore, determinazione e aggiungerei senso del sacrificio, apertura verso il mondo e un pizzico di incoscienza. E la patente di buon genitore non te la regala nessuno, ne la Chiesa e neanche la Natura: distributore ufficiale di uteri e prostate. 
Rassegnatevi. La patente che sventolate con tanta superbia e arroganza è farlocca e non dimostra un bel niente. Uno stupido fake, una panzana, una vana illusione. 
Urlate pure il vostro dissenso (le caste fanno sempre così quando si sentono toccati sul vivo), ma il mondo va avanti e l'amore se ne frega delle vostre paure e dei vostri pregiudizi. I bambini che tanto volete difendere esistono accanto ai vostri da parecchi anni, ci giocano insieme, condividono lo stesso banco a scuola, si allenano nella stessa piscina e nello stesso campo di calcio e mangiano persino le stesse cose dei vostri pargoli. Non hanno antenne strane e non sono verdi o blu. No, niente di tutto questo. Sono bambini esattamente come i vostri. E quando tornano a casa trovano due genitori che li amano e li crescono con orgoglio. Due genitori e non due uteri o due prostate, come siete abituati a ridurre voi le cose belle della vita. 
Bambini normali quindi, forse un po' più aperti, consapevoli e sereni dei vostri grazie all'esempio trasmesso dai genitori, che non potranno che promuovere e insegnare l'accoglienza per tutte le diversità. E nel mondo, di diversità, ce ne sono davvero tantissime e la maggior parte non riguardano la forma dei genitali.

La patente di essere umano, invece, quella dico, non scade mai e non c'è bisogno di fare domanda per ottenerla. Usatela più spesso per capire il mondo che vi circonda e abbracciarlo con fiducia, amore e condivisione reale. 

Ps. i gay, le lesbiche, i trans e i transgender non arrivano da Marte. Anche loro hanno una mamma e un papà. Seguendo il vostro ragionamento, si potrebbe dire che in questi casi, il nucleo perfetto della famiglia ideale, non ha prodotto i frutti desiderati. Accidenti alla vita che ti frega quando meno te lo aspetti!