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venerdì 17 gennaio 2014

E NEANCHE LA SFIGA CI HA FERMATO!


A poco più di due ore dall'inizio della presentazione del mio libro nella libreria Cyrano di Alghero, cerco di non pensare troppo a come andrà l'incontro con il pubblico e il confronto con Lalla Careddu e Giuseppe Mussi. 
L'ultima presentazione l'ho fatta a Pozzomaggiore nel mese di novembre e quasi mi sembra strano presentarlo nella città dove vivo da 13 anni dopo così tanti mesi dalla sua uscita nelle librerie. 
Per logica, Alghero, sarebbe dovuta essere la scelta ottimale per inaugurare il mini-tour nelle librerie sarde e invece, per diverse situazioni e convergenze sfavorevoli, tutto questo non è stato possibile. 
Molto è dipeso dal mio lavoro: nei lunghi mesi estivi gestire il tempo diventa un'impresa davvero complicata e tutte le cose che ami fare si trasformano in mete impossibili da raggiungere. 
Lo so. Ci ho fatto il callo e non mi lamento. Prendo semplicemente atto che non si campa d'aria e, ahimè, neanche di parole e storie. 
La scrittura è una perversione, una mania, un hobby, un tic nervoso... chiamatelo come volete... ma a parte qualche piccola soddisfazione personale e molti rodimenti di fegato, concede ben poco al tuo anemico conto in banca.

In questi giorni ho riletto il libro per tornare dentro quelle atmosfere e mettere a fuoco le sensazioni che lo hanno fatto nascere. 
E quando capita trovo sempre un libro leggermente diverso dalla volta precedente, come se il testo si fosse modificato misteriosamente e avesse deciso da solo di mettere in risalto certe parti rispetto a delle altre. La comprensione delle cose avviene grazie alla sedimentazioni di tante osservazioni che ti arrivano dall'esterno. Anche per questo le presentazioni sono importanti, perché ti aiutano a definire meglio il senso di quello che hai creato nel silenzio della tua testa.

Ogni volta temo che la sala resti vuota e non ci sia nessuno a parte me, i librai e chi mi presenta. 
Ogni volta ho la paura folle di dire cose ovvie o di ripetere concetti già espressi in altre occasioni.
Ogni volta ho paura di non riuscire a guardare in faccia il pubblico o di sentirmi a disagio sulla sedia, dentro i miei pantaloni, nella stanza dove mi mettono... ecco perché, spesso, entro in un bar e mi faccio un Montenegro... mi facilita la parlantina e penso meno a quello che succederà. 
Per calmarmi ho messo su Purple Rain di Prince e ho iniziato a ballare e a cantare in cucina. I miei canarini mi guardavano, sconcertati dalle mie piroette, e Camillo, alla fine, si è unito ai coretti.
Mi sono vestito con la felpa nuova comprata per l'occasione, ho cercato di abbinare pantaloni e camicia e sono uscito di casa con la sensazione netta di aver dimenticato qualcosa. 

Arrivato in libreria alle 18:35... mi sono spaventato. C'era pochissima gente. Ho salutato e ho cercato di prendere contatto con la realtà. Lalla Careddu si è seduta e abbiamo iniziato a parlare e ad allentare la tensione (la mia) parlando di Patty Pravo e bellezza. Piano piano la sala si è animata e le sedie, all'improvviso, non erano più vuote. Wow... che figata!

Lalla comincia a parlare e io mi incanto... dice delle cose bellissime, delle cose che per quanto sono belle, precise, puntuali... mi illuminano i pensieri e mi fanno dire: "Azz... figo!"
La presentazione è stata, alla fine, una piacevole chiacchierata per raccontare non solo il libro, ma anche me, l'autore, e io, nel mio piccolo, ho cercato di rispondere in modo sincero e diretto alle domande che mi venivano rivolte con arguzia e intelligenza. Ho parlato della mia adolescenza, di mia madre e della mia famiglia stramba. Il pubblico ascoltava e in alcune occasioni ha persino interagito rendendo più viva e allegra la presentazione. 
Ho conosciuto dei lettori nuovi, ho scritto delle dediche e ho visto negli occhi di una ragazza dei lucciconi che non mi aspettavo.
"Cosa succede?", ho chiesto.
"Nulla... mi sono emozionata!", mi ha risposto.
"MI dispiace... non volevo..."
"No, va tutto bene. Stasera non inizio il libro perché sono troppo sconvolta... lo inizierò domani."
Ho sorriso, ho scritto la dedica e l'ho ringraziata per la presenza e la gentilezza.

Forse non ho detto solo stronzate... mi sono risposto mentre la guardavo andare via... forse qualcosa è arrivato. 
Poi un altro lettore mi ha chiesto la dedica e la serata è andata avanti.

Io non lo so quanto durerà. Forse questo sarà il primo e ultimo libro della mia vita... però, queste piccole emozioni, resteranno impresse nella mia memoria... e anche nel mio cuore, più malleabile di quanto non vada raccontando in giro.



Grazie alla libreria Cyrano.
Grazie alla stupenda Lalla Careddu.
Grazie a Giuseppe Mussi (la maledizione del giorno 17 ha colpito ancora!).
Grazie a Giovanni Gelsomino, Simone, Grace, Jeff, Gianmichele e Antonello (uno stalker davvero piacevole!).
Grazie a tutte le persone che sono venute alla presentazione e hanno reso il tutto più bello di quanto sia riuscito a immaginare mentre ballavo Prince in mutande.

Grazieeeeeeeeeeeee...

venerdì 15 febbraio 2013

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE


Sono schiavo della mia mente. 
Lo sono da sempre... però, ultimamente, The Brain, inizia a prendersi un po' troppo spazio. 
Dopo mesi di scrittura mi sono fermato e ho cercato di capire cosa era davvero necessario per il mio benessere. 
Ho scritto un racconto per un contest e sono contento del risultato finale. 
Non amo scrivere racconti, e non amo farlo perché non ci riesco... le mie idee hanno bisogno di più spazio per evolversi; con i racconti ho sempre l'impressione di contenermi, limitarmi... 
Questa volta l'idea è arrivata: chiara, lucida, precisa. 
Ho scritto il racconto tenendo presente il limite di battute e, tagliando e pulendo, ho portato a casa il risultato.
Io scrivo per immagini - non a caso, molti lettori, mi dicono che il mio stile è parecchio cinematografico - e quando VEDO una storia ho già fatto buona parte del lavoro. 
Mi tocca solo sedermi, con pazienza e volontà, per dare corpo alle mie visioni. 
Dopo giorni di letture (leggo moltissimo e Simenon è il mio compagno di viaggio preferito ultimamente), questa mattina, mi è nata un'idea... un'immagine... ci ho pensato e mi sono detto: ecco, sei proprio fuori di testa!
In realtà, ho un progetto più complesso in stand by... ci penso da un po', devo solo trovare la spinta giusta per buttarmi dentro il vortice della storia. 
Ho paura di non farcela... di non avere la forza per affrontare l'impresa. 
L'idea nuova è più leggera, solare, positiva... forse più adatta al mio blocco emotivo.
Scrivere è un salto nel vuoto... sei sicuro di sapere dove cadrai con il tuo paracadute e invece... dopo pochi metri di volo... tutto si confonde e si altera nella tua percezione degli eventi.
Mi è stato chiesto di esprimere con una frase breve il mio pensiero su cosa è per me scrivere... ho risposto così...


E ci credo fermamente. 
La scrittura mi ha salvato dal vuoto, dalla depressione e dalla solitudine nera.
Non tutti lo capiscono.
Ci sono abituato.
Ma se riesci a ridere, se riesci a piangere, se riesci a fermarti nel silenzio della notte con una parola che pulsa come un neon, se pensi ai personaggi come a delle persone vere, se desideri viaggiare... e con la fantasia ci riesci benissimo senza portarti dietro nessuna valigia, se in un foglio puoi essere quello che hai sempre desiderato diventare nei tuoi sogni di bambino, se con la penna puoi gridare quello che con nessuno ammetteresti mai... neanche con un sussurro... allora, forse, e ripeto... forse... qualcosa vive in te.

domenica 4 novembre 2012

GIRA LA RUOTA

 
Qualcuno dice: hai voluto il triciclo?
E allora pedala!
 
E io, infatti, pedalo e sono felice di farlo.
Ho finito un romanzo complesso e ora, dopo mesi di lavoro, posso finalmente plasmare il materiale, rifinirlo, smussarlo, rielaborarlo.
Domani lo riprendo seguendo i consigli dei primi lettori di fiducia (non potete immaginare quanti refusi, errori, ripetizioni possono rimanere tra le righe nonostante i tuoi infiniti controlli!) e dopo qualche giorno di riposo lo stampo e lo rileggo su carta.
Posso assicuravi che l'effetto cambia notevolmente.
Hai una sensazione di controllo - direi quasi materico - che sullo schermo del pc è difficile raggiungere.
 
Ho quindi tra le mani questo progetto in divenire, e spinto da un impulso incontrollabile, ne ho iniziato subito un altro.
Non funziona sempre così.
Di solito le idee ristagnano.
Forse, nella mia vita, c'è una forza che preme per essere espressa...raccontata...esplicitata.
Non lo so spiegare.
 
Frugando su vari blog che parlano di letteratura ho trovato un decalogo di Etgar Keret che spiega cosa è l'azione dello scrivere a chi ama scrivere.
 
1. Godi della scrittura.
Gli scrittori raccontano sempre quanto sia duro il processo di scrittura, e quanta sofferenza provochi. Mentono. Alla gente non piace ammettere di godere del proprio lavoro. Scrivere è un modo di vivere un’altra vita. Molte altre vite. Le vite di un’infinità di persone che tu non sei mai stato, ma che sono assolutamente te. Ogni volta che ti siedi e affronti la pagina e provi a scrivere - anche se non ce la fai - sii grato per l’opportunità che hai di espandere lo scopo della tua vita. È divertente. È figo. È dandy. E non lasciare che nessuno ti dica il contrario.

2. Ama i tuoi personaggi.
Perché un personaggio sia reale, deve esistere almeno una persona al mondo in grado di capirlo e di amarlo, non importa se approvando o meno quello che fa. Tu sei la madre e il padre dei personaggi che crei. Se non li ami tu non li amerà nessuno.

3. Quando scrivi non devi niente a nessuno.
Nella vita se non ti comporti bene vieni sbattuto in galera o in un istituto, ma nella scrittura si può fare tutto. Se nella tua storia c’è un personaggio che ti attrae fisicamente, bacialo. Se c’è un tappeto che detesti, brucialo nel bel mezzo del soggiorno. Quando scrivi puoi disintegrare i pianeti e sradicare intere civiltà con uno schiocco di dita, e un’ora dopo la signora del piano di sotto ti rivolgerà ancora il saluto.

4. Comincia sempre dal centro.
L’inizio è come il bordo di una torta bruciacchiato dalla teglia. Puoi averne bisogno per ingranare ma non è davvero commestibile.

5. Cerca di non sapere come va a finire.
La curiosità è una forza molto potente. Non perderla per strada. Quando stai per scrivere una storia tieni sotto controllo la situazione e i bisogni dei tuoi personaggi, ma lasciati sempre sorprendere dalle svolte della trama.

6. Non usare niente solo perché “si fa così”.
Gli a capo, le virgolette, i personaggi che mantengono lo stesso nome anche se hai girato pagina: sono tutte convenzioni che esistono per servirti. Se non funzionano lasciale perdere. Il fatto che una regola sia stata applicata in ogni libro che hai letto non significa che debba essere applicata anche nel tuo.

7. Scrivi a modo tuo.
Se provi a scrivere come Nabokov, ci sarà almeno una persona che l’ha fatto meglio di te (si chiama Nabokov). Ma se scrivi a modo tuo sarai sempre il campione del mondo dell’essere te stesso.

8. Assicurati di essere da solo nella stanza dove lavori.
Anche se scrivere al bar suona romantico, avere altra gente attorno a te ti rende conformista, che tu te ne accorga o no. Quando in giro non c’è nessuno puoi parlare da solo o metterti le dita nel naso senza problemi. Scrivere è mettersi le dita nel naso, e in mezzo alla gente la cosa non viene naturale.

9. Lasciati incoraggiare dalle persone a cui piace quello che scrivi.
E prova a ignorare tutti gli altri. Quello che hai scritto semplicemente non è per loro. Non importa. Il mondo è pieno di scrittori. Se cercano bene ne troveranno uno che li soddisfa.

10. Ascolta tutto quello che ti dicono ma non dar retta a nessuno (a parte me).
La scrittura è il territorio più privato al mondo. Nessuno può insegnarti come ti piace il caffè, e nessuno può insegnarti come scrivere. Se qualcuno ti dà un consiglio che suona bene e senti che è giusto, usalo. Se il consiglio suona bene e senti che è sbagliato, non ci perdere nemmeno un secondo. Potrà andar bene per qualcun altro ma non per te.

Perfetto direi, no?
Quali punti trovate vicini a voi?
Il primo è da prendere al volo...subito...adesso...per la prossima riga che scriveremo.
E io di righe ne ho ancora tante dentro la testa.
E non sono righe da sniffare...eh! 

Sayonara!