venerdì 13 gennaio 2012

MURI INATTESI


Ma guarda che strano!
Passeggi per la città per fare un po' di spesa e in una piazzetta della città ti imbatti in una mostra d'arte esposta all'aperto. Questa iniziativa mi era sfuggita nella bolgia di festeggiamenti natalizi. Mi sono fermato a osservare le foto sotto uno splendido sole e ho immortalato le singole immagini dell'iniziativa. Tutte meno due. Una perché, coperta in parte da uno spicchio d'ombra proiettato dal cornicione di un palazzo, è uscita male e lo scatto del cellulare non rendeva giustizia alla qualità della foto. La seconda perché, molto semplicemente, come annuciava una scritta nel punto esatto dove era stata fissata l'opera, è stata trafugata da ignoti la notte del 31 dicembre.

La mostra si intitola RENAISSANCE ed è stata curata da Roberta Filippelli.
Allestita nella piazza Pino Piras ad Alghero dal 16 dicembre 2011 al 16 gennaio 2012.

Artisti: Stefano Bonazzi, Giusy Calia, Emilio Canu, Elisa Desortes, Matteo Farolfi, Massimo Festi, Roberta Filippelli, Yukiko e Maiakuki, Cristina Meloni, Michele Mereu, Gabriele Monti, Gianni Nieddu, Francesca Randi, Laura Santamaria, Gianfranco Setzu


RENAISSANCE

È un operazione d'arte pubblica inserita nel calendario degli eventi del cap d'Any 2011.
È un progetto volto a rendere esplicita la fiducia in una possibile rinascita in un momento di profondo travaglio e di grande crisi globale.
Agli artisti è stato chiesto di lavorare sull'idea di una ripresa e di una seppure "utopica" renaissance che restituisca vitalità ad una fase della storia così provata dalla regressione economica e culturale dei nostri tempi.
È un progetto che racconta, attraverso 15 scatti, le metafore, le attese, i desideri, di una possibile rinascita. Un modo poetico, leggero, a volte divertito, di guardare al presente fuori dallo stereotipo della depressione.

(Testo riportato fedelmente dalla presentazione dell'evento.)














Ho postato le foto nell'esatta scansione che è stata scelta e pensata per l'allestimento.
Ho trovato queste macchie di colore alieno davvero affascinanti nel grigiore di un muro cittadino che passa puntualmente inosservato.
Mi ci sono fermato davanti e ho cercato di assorbire le emozioni e le intenzioni degli artisti.
Alcune foto mi hanno colpito più di altre.
Ma nell'insieme ho trovato il tutto bellissimo.
Auspicabile anche per il futuro l'idea di un'arte che irrompe nel tessuto cittadino e lo stravolge.

ALIAS

giovedì 12 gennaio 2012

CENERENTOLA A CHI?


Con l'anno nuovo arrivano molti buoni propositi.
Diversi vengono inevitabilmente disattesi.
Qualcuno lo si abbandona per motivi insindacabili.
Alcuni si portano a buon fine con qualche fatica e ripensamento.
Le mie scarpe da corsa riposavano nella scarpiera da mesi.
Esattamente dall'aprile scorso quando ho ripreso a lavorare in ristorante.
La stagione estiva mi ha impedito di programmare un allenamento e sono arrivato a Natale stanco e fuori forma. Il fiato sparito e le gambe rigide.
Il colpo di grazia è arrivato quando sono andato a donare il sangue (come ho raccontato qualche post fa!) e la dottoressa mi ha fatto notare il peso eccessivo e tutti i rischi che sono correlati a questa deriva fisica.
Colesterolo-diabete-pressione-infarto.
Insomma...stufo di avere il fiatone corto dopo una semplice passeggiata...stufo di chi ti chiede come mai sei così ingrassato e rammenta di te magrezze che non hai mai avuto...stufo della bilancia che ti insulta ogni mattina... stufo dello specchio che eviti come la peste...ecco, stufo di tutto questo MI SONO DECISO...ho rianimato le mie care scarpette da runner in riposo e ho ripreso a correre.
Ieri per l'esattezza.
Ho replicato oggi e in tutti e due i casi ho sentito il corpo bestemmiare contro non so bene cosa.
Muscoli, tendini, ossa...tutto si ribellava a quella scelta masochistica.
Ho deciso di controllare anche l'alimentazione.
Di volermi un po' di bene per non esser costretto a cambiare tutto il guardaroba e indicare nelle nuove foto che pubblico su FB la mia vera identità a chi non mi riconosce più.
Ora ho le gambe che rassomigliano a due blocchetti di cemento e non riesco quasi a camminare.
Dolore atroce e assoluto.
Sono vivo...sì, sì...nessun dubbio!
In attesa dei nuovi splendori che mi attendono alla fine della strada, mi butto sul letto e mi sciroppo qualche pagina di uno dei libri che ho sottomano in questo momento.
La mezzanotte è passata da mezz'ora e mi sento tutto meno che una Cenerentola...sebbene, le scarpe, in questa rivoluzione qualcosa c'entrino eccome!
Per ora accantono il corso di cinese e di arabo. Il corso di bricolage creativo. Il corso di fotografia. L'idea di dipingere i muri di casa. L'idea di un cane. L'idea di un gatto.
L'idea di un forno a microonde. Il proposito di iscrivermi in palestra, piscina, pugilato. L'idea della depilazione definitiva con il laser o la luce pulsata. La donazione del mio seme per qualche coppia infelice. L'idea di un figlio. L'idea di partire per Honolulu.
Mi limito a correre.
Da qualche parte arriverò...si spera!

ALIAS

martedì 10 gennaio 2012

IL KEBAB INVISIBILE


Ieri sera, contro ogni previsione (nelle mie intenzioni c'era un filetto al sangue e delle verdure grigliate) sono andato per la prima volta a mangiare il kebab.
No, non sono un marziano.
Farà strano pensare che una persona, in un paese sempre più multi-etnico come l'Italia, non abbia mai assaggiato un specialità marocchina che ha conquistato orde di fans in tutta la penisola, ma la verità è questa. Ho resistito all'idea del cinese dopo la traumatica sessione in bagno post-involtino-cagavera e non ho invece potuto deviare la tentazione del kebab. Gli amici di un mio caro amico, che avevo conosciuto durante l'aperitivo, non ne volevano sapere di cambiare idea. E allora, per non fare il solito brontolone guastafeste mi sono arreso.
Siamo andati a mangiare in un piccolo ristorante vicino alla stazione. Siamo entrati nel locale e tutti gli avventori seduti ci hanno squadrati come dei quarti di manzo appesi in una macelleria.
Nessuno ci ha accolto, salutato e indicato un tavolo.
Contro ogni minima regola di bon-ton ci siamo seduti da soli.
Dopo qualche minuto è arrivata una ragazza (dire cameriera sarebbe dire troppo) con un jeans e un maglione a righe che senza salutare ci porta i menù.
Ho pensato che le marocchine fossero di natura un po' timide e riservate e ho sorvolato sullo strano comportamento.
Mi faccio consigliare dagli amici per capire cosa prendere e scelgo un piatto di kebab con verdure e riso. Ritorna la ragazza-cameriera per prendere l'ordinazione. Quando parla non capiamo bene quello che dice. Riusciamo a ordinare dopo qualche incomprensione e ci consoliamo con la birra in attesa dei piatti.
Guardando l'asta dove viene infilato il kebab mi rendo subito conto che praticamente è finito. C'è rimasta davvero pochissma carne. Neanche a dirlo dopo 20 minuti torna la ragazza-cameriera e ci avvisa che per i piatti non c'è abbastanza carne per i piatti e che possiamo ordinare solo panini e omelette. Devio verso il panino. Aspettiamo altri 20 minuti e mi arriva questa cosa:


Lo mangio per fame e non riesco per niente a cogliere il sapore del kebab in quel miscuglio di roba. I miei amici mi dicono che hanno messo pochissima carne e troppe verdure. La mia solita sfiga. Mi decido dopo secoli ad andare al ristorante marocchino e che succede? Non c'è kebab! Tutto nella norma. Devo controllare se la macchina ha tutte le ruote gonfie, se la mia banca non è fallita e se i miei trigliceridi non hanno sforato la scala di valutazione.
Finisco di mangiare e bevo un po' di birra per attenuare il sapore in bocca.
Ascoltando una conversazione tra la ragazza-cameriera e un tavolo vicino scopro le origini della fanciulla.
"No, ma io non sono marocchina...io sono sarda...di Buddusò!"
Ci scambiamo uno sguardo allibito con gli amici e cerchiamo di non scoppiare a ridere.
Incredibile come il suo aspetto ci avesse ingannato.
Non prendiamo dolce e neanche caffè per evitare di aspettare altri 20 minuti.
Arriva il conto. Spesa per persona: 6.50 euro.
Pazzesco...ma poi mi dico...ho mangiato un panino e bevuto della birra in bottiglia...mica un succoso filetto al sangue...cosa volevo spendere!
Già...filetto mon amour...aspettami...tornerò!
Torno a casa con gli abiti che puzzano di kebab e aromi vari ed entrando in macchina scopro che almeno l'odore non è invisibile.

ALIAS

sabato 7 gennaio 2012

SANGUE GRASSO



Questa mattina mi sono alzato alle 6.30 per prepararmi, bere un caffè e partire verso Sassari per donare il sangue. Appuntamento alle 8.30 a casa di un amico per prelevare lui e un altro amico della banda. Durante il viaggio ho sofferto per il sole che mi sputava in faccia: in certi punti della strada non mi permetteva di vedere neanche le linee laterali. E la stessa cosa si è verificata una volta entrato in città: sembrava che in certi punti, il sole bassissimo, mi esplodesse direttamente sul parabrezza.
Siamo arrivati in ospedale alle 8.45 (ho parcheggiato all'interno del complesso in alcuni stalli lasciati liberi per i donatori) e contro ogni previsione abbiamo trovato, nella corsia del reparto trasfusionale, il MONDO!
25 persone prima di noi.
Prendiamo la cartella - a me capita la n°27 - e compiliamo il questionario.
Certe domande mi hanno fatto davvero ridere.
Tipo: nell'ultimo periodo - 4 mesi - avete registrato un dimagrimento improvviso? Si o No?
Io ho scritto: SEMMAI!
Un'altra domanda, e ricordo bene la definzione, chiedeva: nell'ultimo periodo avete sofferto di Insonnia cronica mortale?
Non mi ricordo esattamente ma si capiva che la definizione parlava di un'insonnia da paura...occhi spalancati, tremori e bava alla bocca.
Nell'attesa che ci chiamino arrivano anche la sorella del mio amico Stefano e suo cognato.
Aspettiamo due ore buone per registrarci, controllare l'emoglobina, fare la visita medica e iniziare il prelievo vero e proprio.
Io, come sempre, ero agitato a mille.
Quando sono entrato nell'ambulatorio per la visita la dottoressa mi ha misurato la pressione e mi ha detto che avevo la minima alta.
"E signore...lei deve dimagrire...mangia molto vero? Lo sa che è pericoloso? Diabete, colesterolo...controlliamo il cuore. Hmmm...normale...mi sa che è un po' agitato...fuma? No? Bene. Ma la dieta...la dieta..."
Mi porta verso la sala con i lettini per la donazione e vedo Stefano e Graziano già intubati con le loro sacche che si riempiono di oro rosso.
Io avverto subito l'infermiera che non voglio vedere aghi e racconto ai miei amici il referto clinico disastroso che ho appena ricevuto.
L'infermiera mi fa: "Chissà che sangue bello grasso avrà dopo le feste. Ha mangiato molto?"
Ed io: "Ma no...ho fatto il bravo."
"Noccioline?"
"Sì...è grave?" rispondo sentendomi terribilmente in colpa.
"Colesterolo a manetta...ahi-ahi-ahi..."
Ho finito più velocemente di quanto pensassi.
Quasi mezzo litro di sangue è stato donato per chi ne ha bisogno.
Dopo il mio bel gesto (che figo che sono!) mi hanno regalato un gettone grande per la bibita e un gettone piccolo per un panino o una merendina, da prelevare in una delle macchinette automatiche predisposte in una stanza a parte.
Io ho scelto un succo all'ananas e un paninozzo fontina e salame.
Si sa...per la DIETA questo e altro!

ALIAS

giovedì 5 gennaio 2012

PLEASE


Giorni strani questi.
Giorni che cerco di dominare e gestire nel miglior modo possibile.
Del mio ebook ancora non si sa nulla.
Salto anche l'uscita di gennaio.
Sono alle prese con il mio secondo romanzo e passo da momenti di entusiasmo folle a momenti di scoramento totale.
Scrivere è anche questo.
Muoversi in un terreno paludoso nella speranza di non essere azzannati da un coccodrillo, morso da un serpente velenoso o divorato dalle sabbie mobili.
Cerchi di capire cosa si muove nella tua testa, cosa non ti fa dormire, cosa ti tira gli alluci dei piedi...e non è facile controllare questo marasma di idee, insicurezze ed emozioni.
Ho scritto più di 200 pagine...sono a metà del percorso e mi sento strano...perso e ritrovato.
Insomma...un casino.
Genere?
Thriller? Fantasy? Sentimentale? Storico? Fantascienza? Horror?
Cosa tira?
Cosa piace?
Cosa vende?
Ma sopratutto...cosa cavolo voglio raccontare io???
Aiuto...PLEASE!

ALIAS

martedì 3 gennaio 2012

ASSENZA DI VENTO di ANNA PONARA


Ho chiuso il 2011 con il libro ideale.
Un romanzo leggero, sereno, gioioso, dominato da un'ironia sublime che riesce a incunearsi sotto pelle con inaspettata intensità.
Inizi a leggere pensando che ti ritrovi tra le mani un classico romanzo giallo e scopri ben presto che la trama gialla è solo un felice pretesto per parlare di molto altro.
Quello che spicca di più tra le pagine del romanzo di Anna Ponara è la varietà dei personaggi, le loro psicologie, le storie che si sfiorano e si contaminano. Ma non solo: c'è l'incanto della Natura e l'amore assoluto per gli animali.
L'indagine del commissario Fabio Magritte procede come è normale che succeda in qualsiasi libro giallo.
Il colpevole, dopo tante peripezie, viene scoperto e assicurato alla giustizia, ma quando si arriva alla verità si capisce che della scoperta del colpevole ci interessava fino a un certo punto, presi com'eravamo dalle vicende personali dei tanti personaggi.
Un libro con un tocco speciale.
Scritto con leggerezza e partecipe divertimento da una esordiente che promette davvero bene.

Ho avuto l'onore di assistere alla presentazione del libro nella mia città e di chiedere all'autrice se mi concedeva un'intervista per il mio blog.
Dal nostro incontro è nato lo scambio umano che segue.
Buona lettura:

Domanda Com’è nata l’idea del romanzo?
Risposta - Un giorno, per caso, parlando con alcune persone del fatto che tutti – ma proprio tutti - scrivono libri, mi sono detta: perché non provo anch’io? E così, per gioco, ho iniziato ad immaginare una trama di un omicidio alle poste, dove lavoro.  Qualche settimana dopo mi sono messa al computer e ho iniziato a scrivere, ma senza prendermi sul serio. E non mi sono più fermata.
D. -L’ambientazione particolare in una piccola cittadina e ancora di più in un ufficio postale nasce da una conoscenza diretta dei luoghi che racconti?
R. - Ho vissuto 7 anni a Conegliano e vi ho lavorato come portalettere per circa 2 anni.
D.- Nel libro ci sono molti animali, raccontati con ironia e partecipazione, come personaggi reali della storia e non come semplici comprimari di contorno. La narrazione stessa inizia con una lepre che fugge e quando lo si scopre si resta un po’ spiazzati. C’è un intento ecologista nelle tue scelte o solo il desiderio di rendere la storia ancora più buffa e surreale?
R. - Gli animali fanno parte della mia vita, da sempre. L’amore che provo per loro è scritto nel mio DNA, non l’ho cercato o voluto, me lo sono trovato già addosso, probabilmente ereditato dal nonno materno, che più o meno cento anni fa non esitava a scagliarsi contro chi seviziava gli animali. Così nel mio romanzo racconto di loro semplicemente perché sono parte di me, e anche per sensibilizzare il lettore a certe tematiche ( in questo caso abbandono e caccia) e spingerlo nella mia direzione. Insomma, nel mio piccolo cerco di fare qualcosa per gli amici a 4 zampe.
D.- La tua passione per la scrittura quando nasce e dove e quando ami scrivere?
R.- Come ho detto sopra, nasce per caso, tre anni fa circa, è una cosa a cui non avevo mai pensato prima. Ricordo che quando studiavo al liceo, per me scrivere un tema era un vero incubo, non sapevo come riempire i fogli di protocollo, arrivare alla terza colonna mi sembrava un’impresa sovrumana, forse perché gli argomenti da affrontare erano sempre gli stessi, noiosi e scontati, senza spazio per la fantasia. Però adoravo, e adoro, la letteratura e sono sempre stata una divoratrice di libri fin da bambina. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, scrivo nei ritagli di tempo che lavoro e impegni famigliari mi lasciano, nel pomeriggio o di sera: se a computer, sempre nello stesso posto (in cucina davanti alla finestra che guarda le colline), se a mano, ovunque mi trovi.
D.- Fabio Magritte: un altro commissario tra i tanti che popolano la narrativa italiana. In cosa differisce da tutti gli altri e come hai lavorato sul personaggio?
R.- Per quanto riguarda la figura di Fabio Magritte, ho immaginato il commissario di Polizia che mi piacerebbe incontrare: figo (ovviamente), sicuro di sé e scanzonato. Partendo da questa base ho costruito il personaggio. Ciò che lo distingue dagli altri commissari della narrativa risiede forse nell’essere un uomo autentico e tutto d’un pezzo che però vive e si diverte come un ragazzino.  
D.- La scelta di iniziare ogni capitolo con il titolo di una canzone ti ha aiutato a creare una struttura o è solo un gioco citazionista?
R.- In effetti questa scelta mi ha aiutato a creare una struttura, ma non sono partita da tale considerazione, ma dal fatto che amo la musica (non potrei mai vivere senza, un po’ come i cani) e così l’ho inserita nel romanzo. 

D. - La tua prima memoria culturale?
R. - Topolino.
D.- Il libro è dominato da una leggerezza di fondo che invita al sorriso e a pensieri positivi. Volevi scrivere un libro che stimolasse belle sensazioni nel lettore?
R.- Era un periodo che mi capitava di leggere solo romanzi tristi, noiosi e pesanti e non riuscivo a trovarne uno che alla fine mi facesse sentire bene, ma sempre con un peso dentro. Così me lo sono scritto io! Tanto più che per me scrivere non è uno sfogo, cioè non riverso nelle pagine i miei problemi o le mie malinconie, ma è crearmi un altro mondo, come piace a me, con personaggi che mi piacerebbe incontrare nella vita normale. Quando scrivo, entro e vivo in un altro mondo e voglio stare bene lì dentro visto che ci devo passare anni interi.
D.- Tutti i personaggi hanno dei nomi curiosissimi: come li hai scelti?
R.- In vari modi. Ad esempio il commissario l’ho chiamato Magritte perché in quel momento stavo leggendo una rivista sul pittore René Magritte che io adoro, ed inoltre cercavo un cognome che non terminasse con la vocale i: nei libri che stavo leggendo in quel periodo mi ero accorta che tutti i cognomi terminavano in tal modo e la cosa aveva iniziato a darmi sui nervi. La rottweiler l’ho chiamata Loulou Blanc perché così si chiamava realmente la cagnolina eterna compagna del pittore. Maria Maggiorina è un nome che ho visto su una lettera che stavo incasellando al lavoro. Alicante è una città spagnola di cui mi era capitato di leggere su un giornale e mi piaceva il suono della parola, Cherry Red l’ho sentito in un film dove un uomo definiva la propria auto “a brand new cherry red Mustang”, o qualcosa del genere. Cherry Red suonava così allegro e pieno di colore che mi serviva per contrastare la storia triste della lepre. Anche Strapasson l’ho visto su una lettera alle poste. Nessun nome comunque è casuale, sono tutti pensati e pesati.

D.- Biografia in una playlist?

R.- Lucio Battisti  Emozioni;
Guns ‘N’ Roses  Knockin’ on heaven’s door;
Stadio  Sorprendimi;
Rino Gaetano Anche questo è Sud.

D.-  Cosa stai leggendo in questo momento?
R.- Olive comprese di Andrea Vitali.
D. - Cosa odi e ami del web?
R.- Amo la sua utilità, e odio la sensazione di mancanza di privacy che mi dà.

D.- La frase-scusa preferita?
R.- Sono stanca, oggi proprio non ce la faccio.
D. - A 13 anni cosa volevi fare?
R.- La pallavolista. Già lo ero, ma sognavo la serie A, la nazionale, cose così.
D.- Hai il potere assoluto per un giorno. La prima cosa che fai?
R.- Salvo tutti gli animali che soffrono sulla terra.
D.- Se la tua vita fosse un film chi sarebbe il regista?
R.- Gabriele Salvatores.
D.- Come spiegheresti a un bambino la parola: felicità?
R.- Gli mostrerei il mio cane festoso e scodinzolante che mi corre incontro quando arrivo a casa, e gli direi: “Vedi? Fa così perché è felice”.
D. - Cosa conta più dell’amore?
R.- Niente, ahimè. L’amore è tutto, di qualunque tipo esso sia. Senza amore, non si è completi.
D. - La tua casa brucia. Cosa salvi?
R.- Le fotografie. 

D. - Se ti dico Italia…cos’è la prima cosa che ti viene in mente?
R. - Il colore azzurro.
D.- La volta che hai riso di più?
R.- Al mare, con le mie amiche, per una battuta stupida abbiamo riso tutta una notte.
D.- Una cosa che non hai mai capito della gente?
R.- La poca disponibilità. Soprattutto quando non costa nulla.
D.- Una cosa che volevi e non hai avuto?
R.- Una barca a vela.
D. - Un consiglio che non hai dimenticato?
R.- La forza devi trovarla dentro di te.
      D. - Quando hai visto per la prima volta il tuo libro nel suo formato cartaceo cosa hai provato?
R.- Felicità assoluta.
D.- Cosa guardi in tv e cosa odi della tv?
R.- A parte le previsioni del tempo, Striscia la notizia e qualche film, il resto non lo sopporto.
D.- Una frase che ti rappresenti?
R.- Non guardare indietro, non è in quella direzione che stai andando.
D.-  Cosa ti piace di più del corpo di un uomo?
R.- Occhi e  mani.
D.-  Quanto conta il sesso nella vita?
R.- Fa muovere il mondo.
D.- Il senso più importante?
R.- La vista.
D.- Cosa c’è sempre nel tuo frigo?
R.- Il prosecco!
D.- Una cosa stupida che non riesci di smettere di fare?
R.- Fumare.
D.- Il vero lusso è?
R.- Per me, addormentarmi abbracciata al mio cane.
D.- Progetti futuri?
R.- Continuare a scrivere romanzi.
D.- Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
R.- Checco Zalone.
D.- Se alzi gli occhi al cielo a cosa pensi?
R.- Che è sempre più blu, come canta Rino Gaetano.


P.S. - Grazie Anna per la simpatia e la disponibilità.

ALIAS

***
ASSENZA DI VENTO di ANNA PONARA edizioni VOLTALACARTA EDITRICI - prezzo euro 12.

lunedì 2 gennaio 2012

SANTA LOTTERIA










E sì, il mio capodanno è stato davvero un po' particolare.
Il telefonino aiuta sempre a fermare alcune immagini e alcuni momenti particolari, come ad esempio una lotteria organizzata in una chiesa per raccogliere fondi per i poveri che, guarda caso, aumentano sempre di più. Solo questa chiesa (parrocchia) assiste 80 famiglie e bere un caffè alle due di notte nel centro che raccoglie gli alimenti per i più sfortunati, fa un certo effetto. 
E' stato anche bellissimo visitare la chiesa in piena notte, con gli schiamazzi della gente che festeggiava per le strade, e il silenzio tra i banchi e le navate. Mi sarebbe piaciuto immortalare certi scorci e certe atmosfere, ma la luce davvero scarsa dentro la chiesa non permetteva di scattare foto con il potenziale di un semplice cellulare.

ALIAS

domenica 1 gennaio 2012

sabato 31 dicembre 2011

SCATTI DI UN ANNO



Ultimo giorno dell'anno.
Tempo di bilanci.
O forse no.
Oggi si cerca solo di vivere questo ultimo scampolo del 2011 con un po' di leggerezza, con la vicinanza di qualche amico sincero, con la complicità di un amore sicuro, con la gioia di un bambino che ancora si meraviglia, con lo sguardo silenzioso di una nonna che sgranocchia un pezzo di torrone morbido.
Si alzeranno i calici e si brinderà.
Nella memoria ognuno di noi avrà i suoi scatti...le sue foto personali.
Alcune felici, altre meno.
Ma queste sono le regole del gioco.
Per finire l'anno con un volo radente sul mondo vi propongo le foto che sono arrivate prime al bel noto National Geographic Photo Contest 2011.
La giuria ha dovuto visionare ben 20 mila foto provenienti da 130 Paesi e tra tutte queste immagini ha vinto la splendida macro di una libellula sorpresa da un improvviso acquazzone. Foto realizzata da un fotografo indonesiano: Shikhei Goh.
Ha vinto 10 mila dollari e un viaggio al prossimo National Geographic Photography Seminar: un sogno per qualsiasi amante della fotografia.
Bisogna ammettere però che anche le altre foto arrivate in finale, a un passo dalla vetta del podio, meritano attenzione: sono immagini che non raccontano soltanto i prodigi e i misteri della natura, ma si soffermano sulla vita dell'uomo relazionata all'ambiente che lo circonda: urbano o naturale. 
In questa varietà di scorci di vita si può cogliere davvero tanto della mondo che ci gira intorno e che spesso viviamo con occhi poco attenti al dettaglio.

Ecco tutte le foto finaliste:












Belle vero?

Buon anno a tutti.

P.S. - Voglio ringraziare tutte le persone che sono passate sulle pagine di questo blog e hanno lasciato una traccia di sé.
Anche chi non ha mai commentato e si è limitato a leggere in silenzio.
Grazie a tutti.

ALIAS