martedì 31 maggio 2011

RIVELAZIONE


Ieri, durante il servizio, mi è capitata una cosa particolare.
Una piccola illuminazione che ha fatto girare le rotelle del mio cervello imploso per tutto il giorno.
Io non so mai dove mi portano certe piccole rivelazioni.
Stavo chiedendo a una coppia di inglesi se gradivano un dessert o un caffé alla fine del pranzo.
Dopo la loro risposta negativa (stavano bene così) ho preso il cestino del pane al centro tavola per portarlo via e un pezzo di pane carasau (pane in sfoglia) si è impigliato sui petali dei fiori (veri) nel vasetto decorativo, sfilandone due e facendoli cadere sul pavimento.
Mi sono inchinato per raccoglierli e li ho risistemati nel vasetto.
La signora, guardando la scena, ridendo esclama: "Jumping Flowers!"
Non so perchè, questo commento improvvisato, mi ha colpito come un pugno in piena faccia.
L'inglese, molto spesso, con una sintesi perfetta e musicale, sa creare un'immagine che dice già tutto.

Un piccolo film.

Una rivelazione...appunto!

Babel

lunedì 30 maggio 2011

QUELLO CHE NON VOGLIO FARE


C'è una classifica dei lavori che non vorreste mai fare?

Piccolo salto indietro.

Oggi, domenica, ho lavorato solo a pranzo
(come sempre scrivo passata la mezzanotte!)
Giornata splendida che urlava MARE e SOLE.
Eppure c'è gente strana che con una giornata così, invece di raggiungere la prima spiaggia libera e buttarsi tra le onde, preferisce chiudersi in un ristorante per mangiare.
Ho iniziato il turno alle 10 e non mi sono fermato fino alle 16 (saltata anche la pausa pranzo!)

In città c'è un moto raduno e in sala ha prenotato una tavolata di giudici di gara con le rispettive consorti.
Hanno mangiato, bevuto e dopo ore di sosta ai "box", non avevano nessuna voglia di andare altrove per continuare la conversaione INTERESSANTISSIMA!
Ci mancava solo che con i colleghi iniziassimo a ballare la macumba per fargli capire che aspettavamo solo che si decidessero ad alzare i loro culi sazi da tavola per cambiarci e andare via.
Mentre ritiravo le sedie dalla terrazza, uno dei giudici si è alzato e accendendosi una sigaretta sulla porta (ma non vedi che devo passare con le sedie impilate?) mi fa: "Ragazzi, fatte un lavoro che io non farei mai!"
Ed io: "A chi lo dice!"
E lui: "Dare retta a tutta la gente che viene a mangiare...troppo faticoso."
Ed io (penso): "Era necessario che sparassi un bengala sul soffitto per capire che era ora di cambiare aria? Con tutti i bar che ci sono sulle vecchie mura, davanti al mare, proprio qui te ne devi stare a parlare della tua vita dal primo vagito all'ultimo stronzo che hai cacato questa mattina?"
E si...noi camerieri, a fine turno, siamo capaci di pensare le peggiori nefandezze.

Però, l'affermazione del cliente, si è sedimentata dentro la mia testa e mi sono chiesto più di una volta, a naso, che lavoro non vorrei mai fare nella vita.

L'autista e il camionista: odio guidare.
Il rappresentante e l'agente immobiliare: odio guidare.
Il becchino: odio guidare.
Il corriere: odio guidare.
Il poliziotto e il postino: odio guidare.
Ecco, vorrei fare un lavoro dove le 4 ruote non sono contemplate.
Ve ne viene in mente qualcuno, a parte lo scrittore di successo, ovviamente?

Babel

sabato 28 maggio 2011

L'ASSASSINO NEI TUOI OCCHI


Siamo stati invasi e inquinati da lunghi mesi dalla storia di Sarah Scazzi e dalle mille versioni di suo zio Michele. Siamo stati frullati dalla infinite interviste di Sabrina e della sorella in tutti i salotti televisivi. Abbiamo ascoltato le loro parole e visto le loro lacrime. Il padre, quel padre semplice e silenzioso, lo rinnegavano con una netta presa di posizione contro l'orrore, gli auguravano di scontare fino all'ultima goccia di pena nel più assouluto abbandono, anche famigliare e poi, poi è arrivato l'arresto di Sabrina e la giostra mediatica ha iniziato a girare impazzita su un asse incomprensibile.
Ancora non è finita.
Ora è toccato alla madre Cosima Serrano.
Alla sorella maggiore di Concetta, madre della vittima, che in tv dichiara, sull'uscio di casa, semi-nascosta dal battente e da una tenda scivolosa, che la sorella non poteva non sapere niente, che Sarah, sicuramente, si è difesa, ha urlato, si è dimenata, e spera che finalmente parli, racconti tutto quello che sa, perchè qualcosa la sa di sicuro.
In questa storia non c'è nulla di buono, sano, edificante.
Solo squallida marginalità e una triste deriva morale.
Non so Sarah com'è morta e chi ha commesso il terribile delitto e per quali disumane motivazioni.
Però, quello che mi ha lasciato basito e senza parole, è stato vedere la folla fuori dalla casa dei Misseri urlare insulti e un coro di "ASSASSINA" contro Cosima che veniva tradotta in carcere con la sua solita espressione attonita e assente. Quasi triste, rassegnata.
Ho trovato la scena orribile.
Mi chiedo quanto tempo manchi al forcone e alla corda sul primo albero disponibile.
Mi chiedo cosa spinge dei comuni cittadini a radunarsi fuori da una casa per insultare una donna che vive un dramma più grande di lei, condannandola alla forca, umana e divina, a prescindere dagli esiti dell'indagine.

Pessima Italia.

Pessima.

Babel  

venerdì 27 maggio 2011

TRANCI D'ETA'


Il lavoro mi ruba tutto il tempo e l'energia.
Chi lavora nell'ambiente della ristorazione sa benissimo di cosa parlo.
Vorrei fare tante cose e invece mi limito a eseguire il minimo indispensabile.
Non riesco a scrivere nulla di nuovo.
A malapena riesco a leggere e a seguire i blog dei miei amici.
L'altro giorno, nel mio giorno di riposo che rimane sempre il "martedì", ho cercato di fare un po' di spesa per non essere schiavo del frigo vuoto.
In macelleria la radio trasmetteva a tutto volume "Maledetta primavera" di Loretta Goggi.
Senza rendermene conto ho iniziato a cantarla.
La macellaia, dietro il bancone, ferma con il coltello insaguinato in mano, mi fa: "Non posso crederci! Conosci questa canzone?"
Ed io, divertito dalla domanda, rispondo: "La mia età mi concede certi privilegi!"
E la macellaia: "Ma perchè, quanti anni hai?"
Ed io: "Quarantaquattro a luglio."
Ho visto la sua faccia perplessa.
Mi ha tagliato e preparato i petti di pollo e poi, alla cassa, mentre mi batteva lo scontrino, continuava a guardarmi incredula e a ripetermi...NON CI POSSO CREDERE!

Sono uscito dal negozio con il sorriso stampato sulle labbra, e non per il complimento indiretto della mia bionda dispensatrice di proteine, ma per quel maledetto motivetto che mi faceva vibrare il cuore di allegria e ricordi.

"Che fretta c'era...maledetta come me!"

Babel

martedì 24 maggio 2011

INGORGO


Oggi (lunedì 23) davanti al ristorante si è svolta una scena che mi ha fatto pensare a un mix di Tarantino e Woody Allen.
Una coppia su una Ka bianca frena quando vede (miracolo!) un parcheggio, fa marcia indietro per iniziare la manovra e tampona, o viene tamponata, dalla macchina che sopraggiunge, guidata da un uomo di mezza età.
I guidatori escono dalle macchine e iniziano le accuse reciproche e le versioni divergenti dei fatti.
Il guidatore della Ka è napoletano e si attacca subito al telefono per chiamare i vigili.
La moglie scende dalla macchina con il cane e si mette da parte senza intervenire nella disputa verbale.
Il marito non vuole spostare la macchina finché non arriveranno i vigili e in breve tempo si forma una fila di macchine che iniziano a strombazzare per sbloccare l'ingorgo.
Ancora non sanno cosa succede.
Il danno è minimo.
Un graffio al paraurti.
Una situazione che si può risolvere con un accordo amichevole.
Ma non c'è nulla da fare.
Il guidatore della Ka persiste nella sua convizione: IO DA QUI NON MI MUOVO!
Le macchine più vicine al luogo dell'incidente, per scappare da quel imbuto senza via d'uscita, salgono sul marciapiede e superano il blocco causato dalle due macchine ferme vicino alla linea d'arresto.
In lontananza si vede arrivare anche il Trenino Catalano carico di turisti armati di macchine fotografiche.
Alcuni automobisti iniziano a uscire dalle macchine e a risalire la strada per capire quale sia la causa dell'ingorgo.
Quando si rendono conto che si tratta di un banale tamponamento, cercano di far ragionare il signore della Ka, chiedendogli di liberare la strada e far circolare le macchine.
L'uomo risponde insispettito così: "Questo è il mio incidente e faccio come dico io. Quando farai il tuo incidente...fai come dici tu!".
Sento un ragazzotto alto e robusto tornare sconsolato verso la macchina e dire a un altro uomo: "Ci sarebbe da ammazzarlo di cazzotti!".
Un altro signore con i capelli bianchi, vestito in modo distinto e con degli occhiali da sole molto fashion, esclama, girandosi verso di noi, tutti in fila con la divisa da camerieri: "Solo ad Alghero capitano queste cose...solo ad Alghero!"
Arriva subito dopo una signora su una Fiat 600 rossa, con un adesivo della Ferrari sulla portiera.
Ci chiede cosa succede e spazientita inizia a strombazzare.
Dopo pochi minuti, furiosa, tira il freno a mano, mette la macchina in folle ed esce dall'auto, sparendo in una via parallela senza dire niente.
La macchina con il motore acceso inizia a spargere nella strada un fastidioso odore di bruciato.
La 600 rossa Ferrari (scolorita e puzzosa) impedisce alle macchine dietro di scappare attraverso il marciapiede.
I clacson iniziano una nuova cacofonia di suoni.
Il Trenino Catalano scappa imboccando una via laterale contromano.
Pazzia totale.
Quando la signora della 600 torna in compagnia di un ragazzo e gli automobilisti le chiedono se è modo di lasciare la macchina, la donna (un'Anna Magnani più robusta e tarchiata) urla così: "Cosa volete da me? Io ho le mie cose da fare!".
Sale in macchina, riparte e salendo sul marciapiede con un rovinoso rumore di motore sotto stress, sparisce dietro l'incrocio.
Finalmente arrivano i vigili.
Misurazioni, transazioni, chiarimenti.
Le macchine vengono spostate e il traffico riprende a scorrere.
Sono stati 20 minuti di sublime follia.
Abbiamo riso come dei matti sulla porta del ristorante, osservando il circo che si esibiva davanti ai nostri occhi increduli!

Babel

lunedì 23 maggio 2011

LOTTA DI IDEE


Da un po' di tempo penso al mio nuovo romanzo.
Ci sono due idee che fermentano nella testa.
La prima è la più "vecchia" e la più "seria".
Una saga famigliare con un'implosione interna: ho già scritto 80 pagine e devo solo riprendere in mano il timone della storia.
La seconda, invece, è un'idea più nuova e decisamente molto più folle e incerta nei contenuti e nella direzione che prenderà.
La bilancia oscillava tra un'idea e l'altra e non riuscivo a decidermi sul prossimo passo da fare.
Almeno fino a questa mattina.
Mentre mi rasavo mi è passata davanti agli occhi, esattamente come un piccolo film, tutta la scena iniziale della seconda ipotesi, quella nuova e folle.
Mi sono divertito soltanto a pensarla, figuriamoci cosa scatterà in me quando la scriverò!
Le mie rotelle hanno iniziato a girare a una velocità diversa, e se il meccanismo continuerà a macinare immagini con questi ritmi vertiginosi, la decisione verrà presa per resa emotiva indiscutibile.
Si può iniziare a scrivere un romanzo basandosi solo su un'idea vaga e una scena iniziale particolarmente divertente?
Si, si può.

Babel

domenica 22 maggio 2011

IL LIMITE DELLA FANTASIA


Quando si scrive una storia (sempre che non si tratti di un romanzo fantasy o di fantascienza) si cerca di dare credibilità ai personaggi che si mettono in scena. Si cerca di dare spessore e peso alle azioni che compiono, ai pensieri che pensano, alle parole che pronunciano; si cerca di costruire un contesto sociale credibile e di trovare delle svolte narrative che non tradiscano il senso della struttura narrativa costruita fino a quel momento. 
Creare un mondo credibile non è facile.
La sfida, per il mio romanzo, è questa: superata la prima fase, ora, i nuovi lettori, potranno leggere l'opera per intero e avranno l'occasione di capire dove portano tutte le tracce che ho lasciato intuire nell'incipit.
Come mi ha detto un amico-lettore-editor (come non ringraziarlo per l'aiuto e i consigli ricevuti) tutto dipende da quanto il lettore reggerà bene le svolte della trama.
Può prendere il cambio di registro come un colpo di scena che apre la storia verso nuovi orizzonti inattesi, o può pensare che non sono stato in grado di tenere testa al plot iniziale.
Mi capita di scrivere una pagina e di pensare: ma questa cosa che faccio fare al personaggio X è credibile? 
Poi, apro il giornale, è leggo la storia di un certo sacerdote Seppia (già il cognome dice tutto) che in un quartiere industriale di Genova, non solo ha abusato di minorenni con l'aiuto di una rete di complici che si adoperava per cercare le vittime (tutte sotto i 14 anni d'età) nei centro commerciali e in realtà degradate (genitori tossici che potevano cedere a ricatti e promesse), ma ha confessato agli inquirenti di essere anche tossicodipendente, cocainomane e se tutto questo non bastasse, persino sieropotivo (scatta l'allarme per i bambini e i ragazzini abusati).

Ecco, leggendo queste notizie mi dico che, se dovessi creare un personaggio così per una storia, i lettori mi accuserebbero di aver esagerato con la fantasia e storcerebbero il naso per la scarsa credibilità della vicenda.

Peccato che spesso, la realtà, supera, e di molto, la fantasia più sfrenata.

Babel

sabato 21 maggio 2011

GIUDIZIO NERO


Ho ricevuto i giudizi da parte dei lettori del Torneo Letterario che hanno letto l'incipit del mio romanzo.
Sono passato al turno successivo, è vero, ma leggendo quei giudizi mi chiedo come questo evento sia stato possibile.
Si passa grazie a una media matematica e non conoscendo i voti correlati ai giudizi, mi è impossibole capire una possibile media di voto.
Non ho mai pensato di aver scritto un capolavoro urgente e necessario, ma non ho mai pensato, allo stesso tempo, di aver scritto un testo "moscio, lineare, piatto, freddo, e senza nessuna emozione".
Non so il lettore che ha scritto questo giudizio cosa abbia letto nella sua vita, ma dire che il mio romanzo è quella cosa lì, mi fa ribollire il sangue nelle vene.
Da due giorni sono di pessimo umore e la cosa, credetemi, mi rode parecchio.
Farsi influenzare da una critica così negativa, che io trovo fuori luogo e non veritiera, non è normale e forse indica una mia eccessiva fragilità rispetto a certi argomenti.
Scrivere è una grande perdita di tempo.
Lo è per molti.
Non per me.
Ma davanti a certe "risposte" ti chiedi davvero che senso abbia continuare a farlo.
Sono certo che questo umor nero mi passerà presto.
Ma credetemi...in gola ho incastrato un bel "Ma vai a cagare!" che vorrei girdare a qualcuno che non conosco!

Babel

giovedì 19 maggio 2011

ASILO


Fuori dal ristorante dove lavoro ha iniziato a circolare un mese fa un gatto con la coda mozza.
Si nascondeva sotto le macchine e spiava i movimenti delle persone che mangiavano nei tavolini all'aperto lungo il marciapiede.
Osservandola bene ci siamo resi conto che aveva le mammelle gonfie: chiaro segno che aveva una prole da nutrire nascosta da qualche parte e il bisogno di nutrirsi per allattare i gattini.
Seguendola con lo sguardo abbiamo scoperto che entrava sempre nel giardino di una villa chiusa, attraverso un cancello di ferro chiuso con una catena, e si allontanava verso il fondo del cortile.
Era molto timorosa e guardinga e non si avvicinava mai troppo alle persone.
Poi, Nosferatu, il nostro caposervizio-Boss Supremo, un giorno, con un gesto di umanità inatteso, le ha sistemato tra le ruote di una macchina dove si nascondeva, un piattino con dei resti di pesce e di gamberi.
Coda Mozza, lentamente, si è avvicinata e ha iniziato a mangiare.

Inutile dirvi che la gatta ora gironzola sempre dalle nostre parti e che tutto il ristorante si è preso a cuore la salute della mamma-gatta e della sua nidiata ancora invisibile.
Ieri mattina gli ho offerto degli anelli di calamaro e un pezzo di carne.
Coda Mozza ha portato il primo boccone alla cucciolata e quando è tornata indietro con il suo passo felpato, ha mangiato tutto il resto senza fretta.
Un segnale preciso che la cucciolata è stata sicuramente già svezzata e che non manca molto alla prima apparizione dei gattini sulla strada, con il forte rischio che finiscano schiacciati sotto le macchine in transito, traditi dalla curiosità e l'inesperienza.
Ho la netta sensazione che urge mettere in moto la macchina delle adozioni gattesche.

Babel

mercoledì 18 maggio 2011

TESTE DI CAVOLO


Ieri si celebrava la giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia e oggi, nonostante le parole dure e decise del Presidente Napolitano contro l'omofibia in Italia (fenomeno sottostimato e più serio di quanto si pensi e si dica) è stata bocciata, dalla Comissione Giustizia della Camera, il testo unificato contro l'omofobia curato e seguito dalla relatrice Paola Concia (Pd).
Contro il testo hanno votato i deputati del PDL, della LEGA e dei RESPONSABILI (che a dirla tutta lo sono solo di nome ma non di fatto!).
L'UDC si è diviso.
"Nulla di nuovo sotto il cielo" direte voi.
E avete pienamente ragione.
In Italia, leggi, diritti e regole che sono valide in tutta Europa, diventano irrealizzabili per motivazioni misteriose ai più (amen!).
Mi costa un enorme fatica capire le posizioni di questi politici illuminati che non riescono a capire la necessità di una legge che tuteli una minoranza contro la violenza e il sopruso.
In Italia non ci sono esempi che possano arrivare dall'alto per indicare la starda da seguire.
Cantanti, stilisti, personaggi televisivi, giornalisti, attori, ballerini, sportivi, registi...tutti, tutti fingono un'eterosessualità di facciata che è lontana anni luce dai coming out di personaggi famosi di altri Paesi e continenti. 
Ci si vergogna di essere quello che si è per indole naturale.
Si finge una vita altra per poter liberamente fare nell'anonimato quello che più si sente giusto e vero per sè.
Ma i giovani gay, le giovani lesbiche, i trans...dico...tutti loro, che esempi possono prendere dal santa sanctorum della tv?
Malgioglio?
Platinette?
Cecchi Paone?
Vi rendere conto di come siamo messi?
Di come truccato e incravattato sia tutto quello che è stato digerito dal sistema per irridere, blandire, esorcizzare la vera esistenza dei gay reali...di quelli che lavorano, figliano, amano, ci provano a crearsi uno spazio in una realtà che non li vuole vedere?
Il mio Paese mi fa sempre più schifo.
Una latrina di ladri, puttane e furbetti senz'anima.
Vorrei sentire altre parole, vorrei sentire altre voci, vorrei ispirarmi ad altri esempi.
Con questo mio urlo di dolore non voglio di certo privare del loro valore i personaggi nominati.
Tutti hanno diritto di parlare in TV.
Ce lo dicono da anni, no?
Mi dispiace solo che ci siano solo e unicamente loro a parlare di temi così importanti, o, come capita nella maggior parte dei casi, a non parlare proprio mai delle tematiche gay. Si limitano, da buoni professionisti del lustrino, a interpretare il ruolo che gli è stato assegnato nel grande gioco televisivo.
Cosa non si fa per guadagnarsi la pagnotta!

Babel